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Mostre ed eventi // Pagina 162 di 223
05.04.2010 # 1415

Ilas Web Editor // 0 comments

Enzo Cucchi | Costume Interiore

Fino al 05/04/2010

Al MACRO di Roma il visitatore viene coinvolto in un "costume interiore", visionario e immaginario già dalla hall del Museo: una grande istallazione di Enzo Cucchi (Morro d'Alba, Ancona, 1949) di stampo prettamente teatrale, ci accoglie all'ingresso. Biglietto da visita più che significativo e fondante dell'opera di Cucchi, composta da una torre immaginifica con tre forme cilindriche metalliche sovrapposte in cui il visitatore può entrare scoprendone le immagini antropomorfe e i volumi sospesi in forma di teschi, teste, agglomerati di pittura e sfere sottili che rappresentano il "costume interiore", il vestito interno dell'artista. Egli ce lo mostra come in un percorso intimo, di scoperta e fruizione emotiva e parte integrante dell'opera di Cucchi tonfata sul concetto di abito della rappresentazione, luogo di un viaggio interiore che trova, dopo essere stata esposta alla Reggia di Capodimonte, una nuova collocazione tradotta in maniera monumentale, ri-collocata in uno spazio-forma diverso e ri-fondante, ai primordi dell'immagine del sentire. Il visitatore, coinvolto in prima persona, sarà chiamato a salire e a scendere in questa architettura immaginaria inserita in un'architettura reale, luogo d'incontro di visoni immaginate e contestualizzate in una forma verosimilmente irreale, ma intima e interiorizzante. Enzo Cucchi è uno dei protagonisti dell'arte contemporanea assieme a Sandro Chia, Francesco Clemente, Nicola De Maria e Mimmo Paladino, esponente di quella Transavanguardia, il movimento neoespressionista benedetto dalla definizione di Achille Bonito Oliva come un "recupero della pratica del dipingere che includesse in sé la complessa antropologia visiva del XX secolo". Il linguaggio dell'artista Cucchi è caratterizzato da un simbolismo complesso e trasversale, espresso liricamente attraverso il disegno, la pittura e la letteratura. Enzo Cucchi ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 1980 e nel 1993, a Documenta di Kassel nel 1982 e nel 1987, alla Quadriennale di Roma nel 1991 e nel 2005, alla Biennale Internazionale di San Paolo nel 1985 e nel 1996. Le sue opere sono state ospitate nei principali musei del mondo, come il Kunsthaus di Zurigo, 1982 e 1988; Kunsthalle di Basilea, 1984; ICA di Boston, 1984; Kunstmuseum di Düsseldorf e Louisiana Museum di Humlebaek, 1985; Solomon R. Guggenheim Museum di New York e Centre Georges Pompidou di Parigi, 1986; Wiener Secession di Vienna, 1988; Museo Luigi Pecci di Prato, 1989; Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, 1998; Tel Aviv Museum of Art, 2001. La mostra è promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovrintendenza ai Beni Culturali.

05.04.2010 # 1378

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Venezia | Jim Hodges. Love, eccetera

Fino al 05/04/2010

La Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia ospita per la prima volta in Italia Jim Hodges, artista americano molto conosciuto, in una mostra organizzata da Centre Pompidou, Musée national d'art moderne di Parigi in collaborazione con Fondazione Bevilacqua La Masa e Camden Arts Center di Londra. Presenti circa sessanta opere che offrono una panoramica completa del lavoro dell’artista ( classe 1957, Washington ) basato sul concetto di temporalità e fragilità, amore e morte, ispirato al lessico della natura con spunti minimalisti e all’opposto, con suggestioni baroccheggianti, il tutto caratterizzato dalla ricchezza di materiali e dall’uso di colori cangianti e vividi. I materiali vanno dalla carta alle pasticche di colori, dai fiori di stoffa alle foglie d’oro per costruire opere ispirate alla letteratura e alla spiritualità, spesso realizzate in forma di collage, assemblage e découpage. Con le sue tele e le sue composizioni fatte di specchi rotti e fiori appuntati Hodges esprime gioia di vivere ma anche senso della morte e della malattia, attraverso i materiali semplici assemblati in linguaggi diversi e funzionali alle opere.

05.04.2010 # 1303

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Roma | Martin Parr. Sei Fotografie

Fino al 05/04/2010

 Al MACRO di Roma la mostra di Martin Parr "Sei Fotografie" che inaugura un progetto di collaborazione tra il MACRO e FORMA (Centro Internazionale di Fotografia, Milano) che vedrà la mediateca del museo raccogliere diverse mostre di importanti fotografi contemporanei. Al centro dell’opera del fotografo britannico Martin Parr c’è lo studio della ritualità collettiva, come ad esempio il turismo di massa o la crisi dei valori della piccola e media borghesia che lui coglie con il tipico sense of humour britannico in icastiche e lapidarie fotografie, sintetiche ma molto espressive e graffianti. Il suo lavoro è una via di mezzo tra studio sociologico e documentazione. Martin Parr ha vinto per ben tre volte consecutive il premio dell’Arts Council britannico, diventando nel 1994 membro di Magnum Photos. Le sue opere sono raccolte in molte mostre organizzate tra l’Europa e gli Stati Uniti e fanno parte del patrimonio permanente di importanti collezioni pubbliche e private. La collaborazione che il MACRO inaugura con il FORMA di Milano è molto importante dal momento che quest’ultimo, sin dalla sua fondazione, nel 2005 si propone come un centro di raccolta e di documentazione dell’opera fotografica molto importante, con spazi per le proiezioni, per i dibattiti, una libreria aperta alla vendita e mostre articolate intorno a tre direttrici fondamentali, la storia della fotografia, i grandi autori e i maestri della moda e del ritratto. Inoltre, Il FORMA si costituisce anche grazie alla collaborazione tra Corriere della Sera e Contrasto che formano la società Fotospazio, progetto realizzato in collaborazione con ATM.

05.04.2010 # 1275

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Napoli | BAROCK | Arte, Scienza, Fede e Tecnologia nell'Età Contemporanea

Fino al 05/04/2010

Curata da Eduardo Cicelyn e Mario Codognato apre al MADRE di Napoli la grande mostra collettiva Barock che, come suggerisce il titolo per esteso, vuole indagare le analogie e le ricorrenze con l’arte barocca del ‘600, individuando, attraverso determinati artisti contemporanei, le suggestioni e le relazioni con l’arte di oggi. In questo “ calderone” artistico si possono estrapolare significativi punti di discernimento come il progresso scientifico, il fervore religioso sfociato nel fondamentalismo e l’alienazione che ne consegue, maturata in un clima di conflitti ideologici di ritorno rispetto all’epoca barocca, in cui, tanto per intenderci, Galileo era costretto, in seguito alle sue scoperte scientifiche ad abiurare. La mostra è il frutto della mescolanza, contrapposizione e riscoperta della materia storico-artiscica e ideologica che governa queste due epoche, il barocco, appunto e l’era contemporanea, rivelando una serie di verità che spesso soltanto l’arte e la scienza riescono a fornirci, prive spesso di abbellimenti, come invece potrebbe suggerire erroneamente l’arte. La strategia espositiva vede coinvolte le varie strutture interne ed esterne del museo, come il terzo piano, gli spazi aggiuntivi della Chiesa di Donnaregina Vecchia, la Project Room, il cortile interno, la sala polifunzionale, il terrazzo di copertura, le scale monumentali e l’ingresso del museo dove sarà allestita “Heaven” di Damien Hirst, un grande squalo tigre immerso in formaldeide. Gli artisti presenti: del Abdessemed, Micol Assael, Matthew Barney, Domenico Bianchi, Bianco & Valente, Antonio Biasiucci, Karen Cytter, Mircea Cantor, Maurizio Cattelan, Jake & Dinos Chapman, Claire Fontaine, Lara Favaretto, Gilbert & George, Douglas Gordon, Mona Hatoum, Damien Hirst, Anish Kapoor, Jeff Koons, Jannis Kounellis, Shirin Neshat, Carsten Nicolai, Orlan, Philippe Parreno, Giulia Piscitelli, Michal Rovner, Cindy Sherman, Jeff Wall, Sisley Xhafa.

01.04.2010 # 1334

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Berlino | Alighiero e Boetti | Insicuro Noncurante

Fino al 01/04/2010

La galleria Sprüth Magers di Berlino ospita le opere di Alighiero e Boetti risalenti al periodo 1966-1975. Si possono ammirare numerosi schizzi originali, cartoline, lettere e numerose copie e le grandi opere appartenenti alla sua produzione. Alighiero Boetti ( Torino 1940, Roma, 1994) era autodidatta. Entrò presto a far parte del movimento dell'Arte Povera sdoppiandosi in due negli anni '70 e diventando Alighiero e Boetti. Questo rappresenta la dicotomia presente tra la società e l'artista, la contrapposizione tra individuo e società, ordine e disordine, la crisi d'identità dell'artista nei confronti di se stesso. Nella sua vita artistica si è occupato di disegno industriale, di serie di riproduzioni a china di oggetti fra cui microfoni, cineprese e macchine fotografiche. Ha compiuto esperimenti con gesso, masonite, plexiglas ed elementi luminosi. Sin dall'inizio della sua carriera ha utilizzato materiali come extra-artistici e industriali, come l'eternit, il ferro, il legno, il tessuto mimetico e le vernici a smalto. Si dedica poi anche ai ricami ispirati all'attualità e ai viaggi. Presenti in questa mostra 81 fogli numerati e gran parte delle cartoline postali a disegni geometrici e matematici, con gli arazzi e le mappe del mondo che lo hanno contraddistinto. Alighiero e Boetti è uno dei massimi esponenti dell'Arte Povera e Concettuale ed è tra gli artisti italiani il più originale e influente a livello internazionale. Dal 1990 al 1994 si occupò dei fregi per la Biennale fino ai grandi tappeti Kilim e tutta la sua opera confluì nella scultura autoritratto "Mi fuma il cervello".