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Mostre ed eventi // Pagina 20 di 220
14.10.2015 # 4349

Daria La Ragione // 0 comments

DANIEL SPOERRI. Eat Art in Transformation

a Modena fino al 10 gennaio 2016

Le opere esposte vanno da un primo periodo di sperimentazione legato alla rivista "Material" (1955-1961), ai multipli cinetici, ai celebri tableaux-pièges, "quadri trappola" ottenuti da assemblaggi di oggetti di uso quotidiano incollati a supporti e ribaltati nell'orientamento – composizioni casuali di residui di cibo e stoviglie usate, intrappolati nella resina e disposti in verticale, come quadri, oggi in collezione al MoMA di New York e al Centre Pompidou di Parigi – fino alla scultura e alla ricerca in campo grafico, cui si aggiungono importanti documenti d'archivio.
La poetica di Spoerri consente una lettura a ritroso dell'epocale attrazione dell'uomo nei confronti del cibo. Non a caso l'artista è presente nel Padiglione svizzero dell'Esposizione Universale di Milano con un'opera realizzata ad hoc dal titolo "Meissen Porzellan Puzzle", composta da 36 formelle in porcellana.
In mostra anche le ricette d'artista, i suoi appunti e i menù del Restaurant Spoerri di Düsseldorf (1968) fino al Bistrot di Santa Marta realizzato per la Fondazione Mudima di Milano 2014.
Un'intera sezione sarà dedicata alla grafica, per la prima volta oggetto di studio in una sede museale, che presenta, fra gli altri fogli, i suoi elaborati, i manifesti, gli annunci.
Lettere e documenti saranno testimoni dei rapporti di Spoerri con gli artisti contemporanei, tra i quali, Jean Tinguely, Marcel Duchamp, Man Ray, Meret Oppenheim, Ben Vautier.
Le opere provengono dalla collezione dell'artista, dalla Biblioteca nazionale svizzera di Berna che custodisce l'archivio di Spoerri e da importanti musei, gallerie e collezionisti europei.
A Modena la mostra si arricchisce di una sezione che attinge alle collezioni del tessuto regionale messi a disposizione da generosi prestatori.
sedi Palazzo Santa Margherita, corso Canalgrande 103, Palazzina dei Giardini, corso Canalgrande, Modena
A cura di Susanne Bieri, Antonio d'Avossa, Nicoletta Ossanna Cavadini
Periodo 10 ottobre 2015-31 gennaio 2016
Organizzazione e produzione
 Galleria civica di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

06.10.2015 # 4342

Daria La Ragione // 0 comments

MALEVIČ

a Bergamo fino al 17 gennaio 2016

La mostra restituirà un ritratto esaustivo di un autore chiave del XX secolo, che ha attraversato uno dei periodi storico-artistici più intensi del Novecento.
L’esposizione presenterà circa 70 opere di Kazimir Malevič, accanto a un nutrito corpus di lavori di importanti esponenti russi, appartenenti ai movimenti artistici di inizio Novecento, oltre a documenti e filmati.
Per la prima volta in Italia, una grande sala accoglierà la riedizione de La Vittoria sul Sole, prima opera totale di musica, arte, poesia e teatro, creata da Malevič con Michail Matjusin e Aleksej Krucenych.
Malevič è internazionalmente considerato parte della triade pioneristica che ha aperto le nuove strade dell’arte del XX secolo: se Picasso ha contribuito maggiormente al rinnovamento della tradizione figurativa e Duchamp di quella concettuale, Malevič è colui che ha dato vita all’egemonia della tradizione dell’arte astratta, ancor oggi determinante.
La sua è stata, e continua a essere, una personalità chiave per il secolo scorso, grazie a una produzione complessa, che va oltre il solo lavoro astratto e la nascita del Suprematismo, corrente artistica fondamentale per lo sviluppo dell’arte del XX secolo.
Malevič, infatti, è un artista dalle molteplici sfaccettature; dopo un esordio simbolista e neoimpressionista, che riconsiderava le conquiste dell’arte affermatesi a Parigi verso la fine del XIX secolo, ha abbracciato lo sviluppo del Cubofuturismo, movimento che sintetizzava le conquiste del Cubismo francese di Braque e Picasso e del Futurismo italiano di Balla e Boccioni. Il suo è stato un percorso iniziale comune ad altri artisti russi suoi coetanei, quali Kandinskij, con cui partecipò alle prime collettive d’avanguardia.


06.10.2015 # 4341

Daria La Ragione // 0 comments

ACQUE DELLA LOMBARDIA MEDIEVALE

a Milano fino all’11 novembre 2105

Per la prima volta nella sua secolare storia, la Biblioteca Ambrosiana mostra al pubblico alcuni dei suoi più antichi e preziosi documenti su pergamena. 
Sono diplomi regi e imperiali, bolle pontificie e documenti privati, che dal IX si spingono fino al XII secolo. Li unisce il tema dell’acqua, declinato in diverse accezioni con marcato intento didattico:
- Possedere l’acqua
- Difendere e attaccare
- Navigare
- Acqua e terra

 
La direttrice territoriale privilegiata è quella che segue il corso dell’Adda.
Le carte documento la storia del fiume che, dopo il suo nascere in Val Alpisella, attraversa tutto il territorio della Valtellina, articolandolo in un “al di qua” e in un “al di là” dell’Adda. Poi ne seguono il corso fino al lago di Como, percorrendolo. Documenti antichi raccontano di scambi commerciali tra la Valtellina e la pianura: narrano di barche che solcano il Lario trasportando il prezioso vino della Valtellina; di magazzini sull’Isola comacina che conservano vino e olio “in vasis ligneis” (le botti), secondo la definizione che già fu di Plinio il Vecchio. Gli atti di antichi notai parlano di pranzi a base di pesce e rape; ricordano di battaglie e guerre, in particolare fanno memoria di quella decennale combattuta tra Como e Milano (1118-1127). Vi partecipò anche il padre di Giacomo di Mantello, in bassa Valtellina. Era un personaggio ben noto ai suoi tempi, perché aveva un “bonum equum” (un buon cavallo).
Poi, nella pianura, le carte incontrano il Lambro: fiume dalle acque cristalline, contese per l’irrigazione dei campi. Così come erano contese le acque di un pozzo a porta Ticinese, a Milano. Infine il Ticino: con i suoi ponti e le sue barche, fino al Po.

Accanto alle antiche scritture, protagoniste di ciascuna sezione, la mostra espone alcuni reperti archeologici che provengono da alcuni istituti di conservazione lombardi.
I materiali archeologici, rinvenuti nelle località documentate dalle scritture medievali, rendono concreto e di immediata comprensione il tema di ciascuna sezione. Ad esempio, i pesi da pesca in piombo, di età imperiale, furono rinvenuti a Colonno. Insieme ad essi si trovò anche un ago da rete in bronzo: la sua forma, costante nei secoli, documenta una tradizione di pesca millenaria, durata fino a pochi anni orsono.

28.09.2015 # 4325

Daria La Ragione // 0 comments

STEVE McCURRY - Icons and Women

a Forlì fino al 10 gennaio 2016

Steve McCurry è uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea ed è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, “si riconoscono”. In ogni scatto di Steve McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze e di emozioni e molte delle sue immagini, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo.

La nuova rassegna allestita nella prestigiosa cornice dei Musei di San Domenico a Forlì presenta una selezione delle immagini più famose di Steve McCurry insieme ad alcuni lavori recenti e ad altre foto non ancora pubblicate nei suoi numerosi libri. Il percorso espositivo, curato da Biba Giacchetti, propone un viaggio intorno all’uomo e al nostro tempo, in una inedita declinazione al femminile.

Il punto di arrivo è infatti il ritratto della ragazza afgana nel campo profughi di Peshawar, diventato ormai una icona assoluta della fotografia mondiale, ma anche un simbolo della speranza di pace che sembra impossibile in un mondo agitato da guerre ed esodi di massa. Sarà esposto, accanto alla sala dell’Ebe di Canova, insieme ad altri due scatti, uno inedito ed uno realizzato da McCurry a distanza di oltre 17 anni, dopo averla finalmente ritrovata, come documentato nel video di National Geographic proiettato in mostra.

Il punto di partenza è una straordinaria galleria di ritratti e di altre foto in cui la presenza umana è sempre  protagonista, anche se solo evocata. Il suggestivo allestimento, che Peter Bottazzi ha concepito esclusivamente per questa mostra,  invita ad un percorso di scoperta, che progressivamente si raccoglie in un universo  pienamente femminile, che ci viene incontro con i suoi sguardi e ci coinvolge con la sua dimensione collettiva, in una sorta di girotondo dove si mescolano età, culture, etnie, che McCurry ha saputo cogliere con straordinaria intensità.

La mostra comprende inoltre una sezione dedicata alla guerra, alla violenza e alle atrocità di cui, purtroppo, l’umanità sa rendersi protagonista e che McCurry ha documentato con il suo obiettivo di reporter, allestita in una sorta di vertigine che il visitatore dovrà attraversare per raggiungere un ulteriore ambiente, dove vincerà la poesia, l’accoglienza, la pace e dove le donne saranno ancora protagoniste.  



28.09.2015 # 4324

Daria La Ragione // 0 comments

Brueghel. Capolavori dell’arte fiamminga

a Bologna fino al 28 febbraio 2016

Dopo l’affermato e importante successo della prima mostra dedicata al genio olandese Escher visitata da oltre 300.000 persone, nelle sale di Palazzo Albergati Arthemisia Group prosegue il suo lavoro con un nuovo progetto all’insegna dell’arte, questa volta fiamminga: la mostra Brueghel. Capolavori dell’arte fiamminga. ripercorre la storia, lungo un orizzonte temporale, familiare e pittorico di oltre 150 anni portando a Bologna i capolavori di un’intera dinastia di eccezionale talento attiva tra il XVI e il XVII secolo.
Brueghel, nome di una dinastia diventata nei secoli passati marchio di eccellenza nell’arte pittorica, comprendeva la più importante famiglia di artisti fiamminghi a cavallo tra il XVI e XVII secolo interpreti dello splendore del Seicento.

Prodotta e organizzata da Arthemisia Group a Bologna con il patrocinio del Comune di Bologna nelle sale di Palazzo Albergati dal 2 ottobre 2015 al 28 febbraio 2016 è a cura di Sergio Gaddi e Andrea Wandschneider.


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