• Adobe-Authorized-Training-Centre
  • Autodesk-Authorised-Training-Centre
  • Pearson-Vue-Authorized-Training-Centre
Mostre ed eventi // Pagina 21 di 218
07.07.2015 # 4245

Daria La Ragione // 0 comments

I giorni di Roma. L'età dell'angoscia

a Roma fino al 4 ottobre 2015

“Dopo la morte di Marco, la storia passò da un Impero d’oro ad uno di ferro arrugginito“
Ai Musei Capitolini di Roma il quarto appuntamento del ciclo I giorni di Roma. La mostra L’Età dell’Angoscia vuole offrire l’occasione per illustrare i grandi cambiamenti che segnarono l’età compresa tra i regni di Commodo (180-192 d.C.) e quello di Diocleziano (284-305 d.C.). L’avanzata dei Barbari, l’anarchia militare, la crisi di un modello economico; nell’arco di centocinquanta anni, l’Impero cambia totalmente la propria fisionomia. La mostra racconta lo sgretolarsi di un mondo attraverso il riflesso dell’arte, dove tutte queste trasformazioni si ripercuotono in modelli figurativi carichi di un nuovo e forte accento patetico.

07.07.2015 # 4244

Daria La Ragione // 0 comments

MARIO MERZ.

a Venezia fino al 20 settembre 2015

Città Irreale rende omaggio all’opera di Mario Merz, una delle personalità più rilevanti della scena artistica internazionale del secondo Novecento, esponente di riferimento del movimento dell’Arte Povera, attraverso un’esposizione che ripercorre sin dagli esordi gli sviluppi della poetica dell’artista.
Pensata come omaggio ideale del maestro a Venezia, città irreale per eccellenza – luogo metafisico e surreale dove natura e cultura trovano una sintesi perfetta – la mostra si presenta come una riflessione intorno al tema dello spazio incrociando i temi della sensibilità ecologica, in una tensione etica e politica che suggerisce un’idea di società condivisa e partecipata.
La sua ricerca artistica si manifesta in profonda affinità con i temi proposti nell’edizione Expo Milano 2015, “Nutrire il pianeta – Energia per la Vita”, cornice ideale per rilanciare la straordinaria attualità del messaggio poetico di Merz.
Promossa dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per il Veneto, e dal Polo Museale del Veneto, Mario Merz – Città Irreale si svolge dall’8 maggio fino al 20 settembre 2015, in concomitanza con la 56. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e con Expo 2015. Curata da Bartolomeo Pietromarchi, in collaborazione con la Fondazione Merz, l’esposizione viene ospitata presso i nuovi spazi delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, che inaugurano e aprono al pubblico dopo un imponente lavoro di restauro durato circa dieci anni.

07.07.2015 # 4242

Daria La Ragione // 0 comments

POSSESSING NATURE

a Venezia fino al 22 settembre 2015

Il Padiglione del Messico alla 56. Esposizione Internazionale di Arte - La Biennale di Venezia inaugura giovedì 7 maggio, con Possessing Nature di Tania Candiani e Luis Felipe Ortega.
Il Padiglione, curato da Karla Jasso, rimarrà aperto alla Sale d’Armi dell’Arsenale di Venezia fino al 22 novembre 2015.
Il tema scelto per la 56. Esposizione Internazionale di Arte - La Biennale di Venezia dal curatore Okwui Enwezor, All the World’s Futures, si interroga proprio su questo dissidio:quale sia il destino della modernità, che si avvia alla rovina e alla catastrofe. La Biennale Arte 2015 vuole essere, dunque, un invito alla riflessione.
Il Padiglione del Messico ha risposto a questa richiesta, invitando all’analisi e alla riflessione sulle domande che l’arte contemporanea pone in ambito mondiale, condividendo la sua visione con gli altri paesi. Negli ultimi dieci anni il Messico ha svolto un ruolo chiave per quanto riguarda il discorso dell’arte contemporanea internazionale. La presenza degli artisti messicani in fiere, collezioni private e pubbliche a livello mondiale, nelle Biennali come quelle di Berlino, San Paolo, Documenta, nelle mostre individuali alla TATE Modern a Londra o al MOMA di New York, sottolinea un’attenzione e una cura che, per l’INBA, è di primaria importanza assecondare. La presenza del Padiglione del Messico in questa edizione della Biennale Arte è un chiaro esempio del dialogo con la comunità internazionale.

26.06.2015 # 4229

Daria La Ragione // 0 comments

ART KANE. Visionary

a Modena fino al 20 settembre 2015

Questa grande retrospettiva dedicata ad Art Kane a vent'anni dalla sua scomparsa e nel novantesimo anniversario della sua nascita, presenta per la prima volta in Italia un centinaio di fotografie classiche e inedite che hanno contribuito a formare l’immaginario visivo della seconda metà del Novecento.

Una parte della mostra sarà dedicata ai ritratti e alle celebri foto delle maggiori icone della musica degli anni Sessanta, una sezione non meno consistente all'impegno civile (soprattutto la lotta per i diritti civili degli afro-americani e degli indiani, il fondamentalismo religioso, il Vietnam, l'incubo nucleare di Hiroshima, il consumismo, il crescente degrado dell'ambiente), a visionarie riflessioni esistenziali ricavate dal "sandwich" di più diapositive (una tecnica pionieristica in un'epoca senza Photoshop), a illustrazioni fotografiche dei testi di Dylan e dei Beatles e alla moda, senza dimenticare le evoluzioni della società americana, il tutto fissato con sguardo tanto originale e visionario da conquistarsi onori, premi e le copertine dei più prestigiosi rotocalchi internazionali.
"Voglio comunicare gli elementi invisibili in una personalità", diceva Art Kane, racchiudendo in poche parole tutta la sua poetica.
"Penso ad Art Kane come ad un colore acceso, diciamo, come un sole color zucca in mezzo ad un cielo blu. Come il sole, Art fissa il raggio del suo sguardo sul suo soggetto, e quel che vede, lui fotografa, e di solito si tratta di un'interpretazione drammatica della sua personalità". Così diceva di lui Andy Warhol.

"Art Kane è stato un mio idolo - ricorda Franco Fontana - quasi un miraggio per me che lo ammiravo da lontano. Poi l'ho conosciuto nel '77 ad Arles e siamo diventati fratelli di 'colore' legati da un rapporto indimenticabile di amicizia e di intimità. Era un uomo geniale, di grande intelligenza e creatività. Animato dal mito impossibile di un'eterna giovinezza e di una continua rinascita, mordeva la vita fino in fondo: voleva addirittura ricavarne un musical. Girava per New York in Velosolex e una sera mi portò al mitico Studio 54, arrivando vestito di tutto punto da cowboy. Adorava le donne e le fotografava con una sensibilità e un erotismo in cui mi ritrovavo appieno. Amava l'Italia dov'era venuto più volte, anche per dei workshop organizzati da me. Ipercritico con gli studenti, li strigliava senza pietà, provocandoli e incoraggiandoli a scavare sempre in profondità nel loro subconscio".

Art Kane è il leggendario fotografo che alle 10 di un mattino d'agosto del 1958 immortalò per la rivista "Esquire" ben 57 leggende del jazz su un marciapiede della 126ma strada, ad Harlem, ignaro di aver creato l'immagine più significativa della storia del jazz, universalmente nota come "Harlem 1958". Una fotografia che gli è valsa la medaglia d'oro dell'Art Directors Club di New York e così potente da ispirare un libro, un documentario del 1994 che ottenne la nomination all'Oscar ("A Great Day in Harlem"), e più di recente un film di Spielberg, "The Terminal" (2004), con Tom Hanks.

L'obiettivo di Kane si è posato poi altre volte sui grandi della musica, di ogni musica, dai Rolling Stones a Bob Dylan, ai Doors, a Janis Joplin, ai Jefferson Airplane, e ancora Frank Zappa, i Cream, Sonny & Cher, Aretha Franklin, Louis Armstrong, Lester Young, creando una serie infinita di icone, come, una su tutte, quella memorabile degli Who avvolti nella bandiera britannica. Ma Kane è stato molto di più: uno dei veri maestri della fotografia del XX secolo, le cui immagini visionarie hanno influito sulla coscienza sociale di più di una generazione e lasciato un segno sulla cultura mondiale.
Immagini che oggi sono nelle collezioni permanenti del Museum of Modern Art e del Metropolitan Museum of Art.

Sede Palazzo Santa Margherita, corso Canalgrande 103, Modena

A cura di Jonathan Kane, Holly Anderson e Guido Harari

Periodo 25 giugno-20 settembre 2015


26.06.2015 # 4228

Daria La Ragione // 0 comments

MISSONI, L'ARTE, IL COLORE

a Gallarate, fino all'8 novembre 2015

L’esposizione si apre con la suggestiva video-installazione di Ali Kazma Casa di moda, nata nel 2009 per mettere in luce l’esclusivo connubio tra l’aspetto artigianale che affonda nella tradizione e il design contemporaneo, l’approccio rispettoso del materiale e del lavoro della maison Missoni e la volontà dell’artista di osservare da dietro le quinte il mondo glamour della moda e, più ampiamente, dell’attività umana.

Nella sezione Le Radici sono chiarite le origini della ricerca dei Missoni, le prime risorse e fonti d'ispirazione, nel campo delle arti visive e della moda. Il quadro di riferimento è quello della nascita delle avanguardie storiche in Europa, dall'astrattismo lirico di Sonia Delaunay, imprescindibile insieme a Kandinsky, al Futurismo di Balla e Severini e, come ricorda Luciano Caramel nel suo testo, “pregnante soprattutto il rimando a Klee, fondamentale per la comprensione della complessa cultura e pratica pittorica di Missoni”.
Importante per la narrazione è anche l'affermazione, negli anni Trenta, di gruppi, riviste e ricerche volte alla definizione di una pittura e di una scultura geometrica, di carattere costruttivista e concretista. In questo contesto si afferma un linguaggio espressivo basato sulla ritmica composizione di forme e colori utilizzati in modo puro, che i Missoni traducono e rielaborano nei motivi centrali del proprio processo creativo.
Questa sezione infatti, come ricorda Emma Zanella nel suo saggio in catalogo, insieme a i primi “astrattisti italiani Munari, Veronesi, Soldati, Rho, Fontana o Vedova, traccia i confini di specifici territori di ricerca sul colore, sulla forma, sulla linea, sul ritmo che hanno caratterizzato la non figurazione europea nella prima metà del XX secolo e che hanno costituito i presupposti culturali e progettuali del mondo creativo di Missoni”.
Ne è un esempio Sonia Delaunay, le cui opere rivelano particolari affinità con i Missoni per modalità di lavoro e per esiti formali, non solo perché anche Sonia, con il marito Robert, ha messo a disposizione la propria capacità inventiva per il mondo della moda, della produzione di tessuti e del disegno di costumi teatrali, quanto perché l’assonanza dei due mondi tocca le corde fondamentali della loro poetica, per metodo e per risultati.
Altro esempio è Spitz-Rund (Aguzzo-rotondo) di Wassily Kandinsky, dipinto che raccoglie e sintetizza l’esperienza del maestro russo a contatto con la Bauhaus di Weimar e Dessau, evidente nella marcata geometrizzazione delle forme e nell’uso di colori dalle risonanze psichico ed emotive, mentre allo studio del colore in movimento si dedica Luigi Veronesi tra i precursori più acuti e sperimentatori dell’arte astratta nell’ambiente artistico milanese dagli Anni Trenta in avanti, del quale si presentano due film astratti di straordinaria attualità, Film 4 (1940), Film 6 (1941), in cui le linee e i colori si muovono in composizioni libere, dominate dal ritmo.

La mostra prosegue con Il colore, la materia, la forma, una serie di installazioni immersive, progettate da Luca Missoni e Angelo Jelmini, caratterizzate da una profonda fusione tra la ricerca di materia e colore, proprie del fashion design e dimensione ambientale, mutuata dalle arti visive. Realizzare abiti per i Missoni significa, infatti, dare spazio al colore, alla materia e alla forma, immaginate e plasmate secondo una rigorosa e personale ricerca estetica. “I filati sono il medium per il colore che, lavorato a maglia, prende profondità e rilievo”, scrive Luca Missoni nel testo in catalogo, e lo confermano queste grandi e scenografiche installazioni che avvicinano il visitatore all’elasticità della materia e alla ricerca delle tonalità del colore, mostrando l’eleganza e la morbidezza del filato e del tessuto a maglia, principale cifra stilistica della maison documentata anche dagli oltre cento abiti storici esposti.

I dialoghi tra l'intensa attività creativa di Ottavio e Rosita Missoni e la cultura visiva italiana sono, tra gli anni Cinquanta e Ottanta, molto intensi. Un'ampia selezione di opere, provenienti anche dalla stessa collezione del MA*GA, documenta questa costante relazione: i riferimenti, le persistenze e le variazioni di motivi sono ricorrenti opera dopo opera. Troviamo così le tele di Ottavio Missoni confrontarsi con i grandi maestri dell'astrattismo italiano del secondo dopoguerra, dagli autori di Forma 1 come Dorazio e Accardi, al MAC di Munari e Dorfles, fino alle sperimentazioni optical e cinetiche di Dadamaino e Colombo che ci permettono di farci notare come, tra anni Settanta e Ottanta, l'uso di segno e colore si faccia più rarefatto e concettuale conferendo una chiave di lettura del tutto inedita ed autonoma ai molteplici studi e bozzetti realizzati dallo stesso Ottavio Missoni.

Alle opere più significative di Ottavio Missoni è dunque dedicata l’ultima sala della mostra, presentando un’inedita installazione. Si tratta di una serie di grandi Arazzi realizzati in patchwork di tessuto a maglia, allestiti in uno spazio immaginato, ancora una volta da Luca Missoni e Angelo Jelmini, come scenografico e suggestivo. Questo per sottolineare l'importanza che gli arazzi hanno avuto per Ottavio Missoni il quale, a partire dagli anni Settanta li elegge come esclusiva tecnica di espressione artistica, capace di concentrare in modo peculiare gli interessi trasversali, sia nella moda che nell'arte, per materia e colore. “Del resto, se in un primo tempo qualcuno si interrogò dubbioso sulla possibile attribuzione delle opere tessili di Ottavio Missoni, appunto in quanto tali, all’arte […] – scrive ancora Luciano Caramel – ben presto l’equivoco fu contraddetto dai fatti”.

MISSONI, L’ARTE, IL COLORE

Gallarate, Museo MA*GA (via De Magri 1)

19 aprile - 8 novembre 2015


Inside Ilas