alexa
  • Adobe-Authorized-Training-Centre
  • Autodesk-Authorised-Training-Centre
  • Pearson-Vue-Authorized-Training-Centre
Mostre ed eventi // Pagina 34 di 218
08.12.2014 # 3959

Daria La Ragione // 0 comments

Shepard Fairey | OBEY

a Napoli fino al 28 febbraio 2015

Dopo il grande successo della mostra di Andy Warhol, con oltre 45.000 visitatori, il PAN | Palazzo delle Arti di Napoli ospita dal 6 dicembre 2014 al 28 febbraio 2015, Shepard Fairey, uno dei più celebrati street artist americani.

Autore tra i più influenti della scena contemporanea, Shepard Fairey, meglio conosciuto con lo pseudonimo di OBEY, ha accresciuto la sua fama grazie all'immagine stilizzata in quadricromia di Barack Obama sovrapposta ai termini Hope (speranza), Change (cambiamento), Progress (progresso), divenuta simbolo della campagna elettorale del futuro presidente degli Stati Uniti d'America nel 2008.

Con questo ritratto, definito dal critico d'arte del New Yorker, Peter Schjeldahl, "la più efficace illustrazione politica americana dai tempi dello Zio Sam", Obey ha dato vita a un'icona pop contemporanea così come Andy Warhol aveva fatto con Marilyn Monroe, Mao, la Campbell's soup e altro.

L'esposizione, curata da Massimo Sgroi, organizzata da Password Onlus, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, presenta per la prima volta in uno spazio museale italiano 60 opere, che raccontano l'evoluzione stilistica di Shepard Fairey, come la serie realizzata per la città di Venezia, Capitol hill, la monumentale tela, finora mai esposta, a cui si affiancano lavori provenienti da collezioni private.

La rassegna conferma il ruolo di Napoli come protagonista della cultura e della contemporaneità e consentirà al visitatore di confrontarsi su tematiche sociali sempre attuali, come la guerra, la repressione, la propaganda, il razzismo, la difesa dell'ambiente e il rapporto con la musica e le icone del nostro secolo. Il fine per Obey è di stimolare il fruitore a giungere a una propria interpretazione e riflettere sul senso di ciò che vede: "È un dialogo costante con l'osservatore; ciò che faccio è inviare uno stimolo e rispondere con un nuovo stimolo in base alla reazione ricevuta".


08.12.2014 # 3958

Daria La Ragione // 0 comments

Lucio Amelio

a Napoli fino al 9 marzo 2014

Questa mostra, dedicata a Lucio Amelio (1931-1994) in occasione dei vent’anni dalla sua scomparsa e organizzata in collaborazione con l’Archivio Amelio, ripercorre la storia di uno degli indiscutibili protagonisti della storia dell’arte contemporanea, che ha contribuito a rendere Napoli uno dei centri più importanti della produzione e della riflessione artistica degli ultimi decenni a livello nazionale e internazionale. Ma è anche la storia dei tanti artisti, collaboratori e compagni di strada che hanno condiviso la loro ricerca con Amelio. Ed è, in qualche modo, anche la storia che conduce, oggi, all’esistenza di un museo come il Madre.


Nel 1965 l’apertura a Parco Margherita di una galleria dedicata ai linguaggi e alle pratiche artistiche più sperimentali, quale fu appunto la Modern Art Agency di Lucio Amelio, concorse ad una radicale trasformazione del dibattito artistico allora in corso, in un contesto un cui erano attive gallerie come Il Centro (animato da Renato Bacarelli e Dina Carola), critici e curatori quali, fra gli altri, Filiberto Menna, Germano Celant, Achille Bonito Oliva, e figure di mecenati e collezionisti quali, in quegli anni, Vittorio Baratti, Peppino Di Bennardo, Renato e Liliana Esposito, Graziella Lonardi Buontempo, Giuseppe Morra, Pasquale Trisorio o Marcello e Lia Rumma, promotori questi ultimi di un evento straordinario quale fu, nelle sue tre edizioni (1966-68), la Rassegna di Amalfi, conclusasi nel 1968 con la tre giorni di Arte povera più azioni povere a cura di Germano Celant. Un discorso questo che, nell’attività di Amelio, si articolerà, lungo tutti gli anni Settanta, attraverso la produzione di progetti di arte pubblica, il sostegno a grandi mostre istituzionali, fra cui quelle a Villa Pignatelli e alla Reggia di Capodimonte, un’intensa attività editoriale e l’organizzazione di mostre personali e collettive spesso pionieristiche e seminali che segnarono, tra l’altro, l’affermazione dell’Arte Povera e della Transavanguardia e approfondirono le relazioni fra arte americana ed europea (esemplarmente rappresentate, nel programma della galleria, dal rapporto fra due artisti come Andy Warhol e Joseph Beuys), delineando una ricerca che spaziò dalle pratiche concettuali a quelle performative, dalla fotografia al cinema e al teatro, dalla letteratura al suono.


Senza dimenticare l’attenzione costante alla scena artistica napoletana e alla “Nuova Creatività nel Mezzogiorno”, alle pratiche del femminismo e alle definizioni di genere, fino al dibattito critico intorno al ruolo dell’istituzione artistica, segnato dall’attività, fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, della Galleria Inesistente, fondata nel 1969 e che in varie occasioni intrecciò la sua storia anche con quella della galleria Amelio, divenuta ormai simbolo di un sistema dell’arte contemporanea che, proprio allora, gettava le sue basi a Napoli. L’istituzione, il 20 novembre del 1982, della Fondazione Amelio (da parte di Amelio con le sorelle Anna, Lina e Giuliana), segnerà la genesi di un altro capitolo fondamentale di questa storia, al contempo artistica e istituzionale, ovvero quello del progetto Terrae Motus: una collezione in progress concepita per stimolare la reazione da parte di alcuni dei più importanti artisti dell’epoca ad un evento devastante quale fu il terremoto dell’Irpinia (23 novembre 1980). Terrae Motus confermò quell’implicazione attiva e diretta dell’arte nel contesto sociale, civile e culturale sempre ricercata da Amelio che non a caso, verso la fine della sua attività, concepì, intorno alla collezione Terrae Motus, ora esposta alla Reggia di Caserta e ideale continuazione di questa mostra, un museo vero e proprio ubicato in un’ala dell’antico complesso conventuale di Santa Lucia al Monte e dotato, oltre che di una sua collezione, di sale espositive, spazi per residenze ed attività educative, laboratori, una biblioteca. I progetti di questo museo “immaginato” da Lucio Amelio per Napoli aprono e chiudono simbolicamente la mostra al Madre, insieme alla raccolta di tutti gli inviti, dalla Modern Art Agency alla Galleria Lucio Amelio. Figura di primaria importanza nella scena artistica napoletana, nazionale e internazionale, Lucio Amelio è quindi una fonte di grande ispirazione ancora oggi, nella sua costante ricerca di una stringente implicazione fra arte e comunità a cui oggi anche un museo come il Madre deve, in parte, la sua stessa ragion d’essere quale consapevole e responsabile testimone di questa eredità intellettuale ed istituzionale.


25.11.2014 # 3947

Daria La Ragione // 0 comments

GIO PONTI. Oggetti misteriosi

a Malpensa fino al 31 marzo 2015

Tre opere di Gio Ponti, grande architetto e designer milanese, frutto della grande stagione creativa del dopoguerra italiano, accoglieranno i passeggeri del terminal 1 di Malpensa.

La Porta di Milano dell’aeroporto di Milano Malpensa rafforza la propria identità di unicum nel panorama delle aerostazioni mondiali, come struttura funzionale di accesso all’aeroporto e come spazio espositivo di grande suggestione.

Dopo il successo delle iniziative legate a due maestri dell’arte del Novecento, quali Fausto Melotti e Marino Marini, ecco il terzo appuntamento che vedrà protagonista Gio Ponti, una delle personalità più importanti e influenti dell’architettura e del design internazionale.



Le opere esposte

Installazione “Espressioni” nello showroom Ideal Standard, Milano, 1966
Ponti inaugura lo show room della Ideal Standard a Milano, riempiendolo completamente di bianchi obelischi di diverse altezze. Scrive Ponti: “L’obelisco insegna Architettura, è forse il simbolo stesso, e puro, dell’espressione dell’architettura, dalla quale parte un “cantare” quando le sue linee non si posano, non stanno soltanto ma sono “staticamente in moto”.
Lo spazio era stato da lui progettato perché ospitasse libere espressioni di architetti, artisti, designer. Espressioni temporanee e sperimentali, pensate per una breve durata e per un luogo preciso, aperto al pubblico ed affacciato con vetrine sulla strada, creando uno spettacolo per i passanti.


Cattedrale di Los Angeles, 1967
Scultura in acciaio inossidabile alta 4,20 metri e larga 2, composta da tre sottili lamine sovrapposte in forma di angelo, tagliate in modo da giocare con la luce.
Presentata alla Galleria De Nieubourg a Milano, è un omaggio a Los Angeles dedicato “ai poeti, i bambini, i giovani puri e Ray e Charles (Eames) abituati ai miracoli”
Una visione simbolica, che già racconta il capolavoro della Cattadrale di Ta-ranto del ’70. La sagoma esagonale del diamante, codice della teoria della “forma finita” che ispirava il lavoro di Ponti negli anni ’50, diviene un traforo in un’architettura sempre più smaterializzata, fatta di giochi di luci e superfici.


Pavimenti per gli uffici della “Salzburger Nachrichten”, Salisburgo, 1976
Con la lucida, colorata e amatissima ceramica, Ponti compone uno straordinario pavimento trasformando una superfice tradizionalmente anonima nel vero protagonista dello spazio.
Pavimenti (e soffitti) nel lavoro di Ponti sono sempre stati occasione per dar carattere, vigore e unità alla composizione degli spazi, ma in questo caso, dove l’architettura era inespressiva e non sua, il pavimento “ruba il palcoscenico” e diventa il vero, primo e unico protagonista.

25.11.2014 # 3946

Daria La Ragione // 0 comments

GIANNI CARAVAGGIO. Finalmente solo

a Gallarate fino all’11 gennaio 2015

Al MA*GA, Caravaggio presenta 40 opere che ripercorrono la sua vicenda creativa, dagli anni novanta a oggi.

La ricerca artistica di Gianni Caravaggio prende forma e materia nelle sculture spesso costruite con un’evidente precarietà di equilibrio. Una particolarità dei suoi lavori è l’utilizzo di una pluralità di materiali molto eterogenei, posti spesso in un rapporto dialettico tra di loro, come marmo, bronzo, alluminio, carta, cuoio, crema cosmetica, borotalco, polistirolo, semi di lenticchia, zucchero e molti altri.

È il caso, ad esempio, di Sugar no Sugar Molecule del 2002, in cui un parallelepipedo dai contorni irregolari è composto da tanti cubi di marmo bianco, polistirolo e zucchero di dimensioni tra loro differenti, o ancora Cosmicomica del 2006, dove gli angoli di un poliedro di marmo bianco sono segnati dalla presenza di un seme di lenticchia rossa.

“In più di un’opera - scrive Alessandro Rabottini nel suo saggio in catalogo - Gianni Caravaggio ha messo in campo una forma di osmosi tra i materiali, amplificando di ciascuno le proprietà mimetiche reciproche e alimentando, di frequente, la sensazione di una simulazione, di un inganno percettivo e di un flusso costante tra come le cose sono e come al contrario esse appaiono”.



25.11.2014 # 3945

Daria La Ragione // 0 comments

LUCA LANZI. LA MANO E L'IDOLO

a Milano fino al 17 Gennaio 2015

Curata da Laura Borghi, la rassegna, dal titolo La mano e l’idolo, presenta 24 opere tra disegni e sculture in ceramica, in cui protagonista è una serie di elementi appartenenti alla sfera ludica come giocattoli, meccanismi, animali.

Il feticcio, il pupazzo, l’animale di pezza o gonfiabile, tradotti nei materiali plastici o trasferiti nello spazio del disegno affiorano, come scrive Flaminio Gualdoni, “al pensiero come contenitori affettivi di uno stato primitivo infantile originario, in cui il tepore del regresso emotivo al tempo del gioco convive con il mistero primordiale della raffigurazione ieratica”.

Le figure di Luca Lanzi nascono da un universo interiore. Sono personaggi fisici e tridimensionali, a prima vista inquietanti, ma capaci di svelare i luoghi segreti dell’anima.
I cavalli, le papere, gli asinelli, i fantocci, sono oggetti che racchiudono il vissuto di qualcuno, in seguito abbandonati per qualche altro interesse o desiderio. E come essi, anche le opere di Lanzi esprimono l’usura del tempo. Quest’aspetto richiama un’innocenza ritrovata, ma anche sentimenti che trasmettono inquietudine.
Luca Lanzi ha scelto di lavorare su soggetti autoreferenziali e per far questo utilizza la scultura e in particolare quella statuaria, come forma espressiva più adatta a dare all’idea una presenza fisica.


Inside Ilas