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Mostre ed eventi // Pagina 4 di 114
09.06.2017 # 4864

Daria La Ragione // 0 comments

CTRLZAK. EXTINCTO

a Lissone (MB) fino al 23 luglio 2017

Benché il creazionismo si opponga all’e-voluzionismo, l’esatto contrario di “evolu-zione” è in realtà l’estinzione. I principali fattori che caratterizzano questo fenome-no sono sempre stati riconducibili alle glaciazioni, alle eruzioni e a eventi impre-vedibili, come la collisione di un asteroi-de; ma il lungo decorso delle estinzioni si sta riducendo in modo parossistico, e per motivi che non hanno nulla a che vedere con il passato.

Ci sono specie che lottano per la propria sopravvivenza e c’è chi, come l’uomo, è causa di tutti i mali. Negli ultimi decenni il fenomeno dell’estinzione è inversamen-te proporzionale all’azione antropica (per esempio: deforestazioni, conversione dei territori in agricoli o pastorizi, l’urbaniz-zazione, l’inquinamento e il conseguente innalzamento della temperatura terrestre, etc). La scriteriata e indiscriminata so-praffazione del genere umano ha infatti alterato gli equilibri della flora e della fau-na, mettendo a rischio tutti gli ecosistemi del pianeta. Non a caso i biologi parlano di una Sesta grande estinzione (definita “antropogenica”) che in breve tempo po-trebbe azzerare la vita del nostro pianeta.
Poiché è difficile capacitarsi dell’entità del problema basandosi soltanto sui dati e le statistiche fornite dalle società scientifi-che, lo studio creativo CTRLZAK ha deci-so di sensibilizzare le persone con un pro-getto che utilizza forme espressive alter-native – l’arte e il design – per avvicinare il pubblico a questo fenomeno.

EXTINCTO è un progetto composto da una serie di interventi ed elementi etero-genei che introducono lo spettatore ai paradigmi dell’estinzione. Attraverso una ricerca accurata sono stati analizzati al-cuni casi emblematici che ci dimostrano come molte specie si siano indebolite a seguito della parcellizzazione dei propri habitat (carenti di risorse naturali e sem-pre più sovraffollati). In esposizione ci sa-ranno opere d'arte, oggetti di uso quoti-diano ma anche oggetti simbolici, uno di questi - Perfect knife – è un coltello a doppia lama che riassume il concetto at-torno a cui ruota tutto l’allestimento: l’uo-mo è una minaccia per tutte le specie viventi, compresa la propria.

EXTINCTO vuole diventare un momento di incontro e un motivo di riflessione sul problema dell'estinzione e sulle sue pos-sibili ripercussioni nel prossimo futuro. Ma soprattutto, EXTINCTO vuole essere un monito, perché la lunga e straordinaria avventura della biosfera è attualmente messa a repentaglio dal genere umano.

CTRLZAK Art & Design Studio agisce a livello internazionale nel campo dell’arte e del design. Lo studio fondato da Thanos Zakopoulos e Katia Meneghini si avvale di strumenti semiotici e cognitivi durante tutto il percorso creativo proponendo for-me che vanno al di là del comune valore estetico.


09.06.2017 # 4863

Daria La Ragione // 0 comments

GIANFRANCO MEGGIATO. Il Giardino delle Muse silenti

a Catanzaro fino al 1 ottobre 2017

Dal 10 giugno al 1° ottobre 2017, Gianfranco Meggiato (Venezia, 1963) è protagonista a Catanzaro con un nuovo progetto site specific che coinvolge i più importanti spazi espositivi della città calabrese, dal Parco della Biodiversità Mediterranea al Museo MARCA, dal Parco Archeologico di Scolacium al MUSMI - Museo Storico Militare.

Il fulcro della mostra, curata da Luca Beatrice, organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, in collaborazione con ARTELITE, ruota attorno al Giardino delle Muse silenti, ovvero la grande installazione ospitata dal Parco della Biodiversità Mediterranea, all’interno del Parco Internazionale della Scultura che accoglie i protagonisti della scultura internazionale quali Dennis Oppenheim, Tony Cragg, Jan Fabre, Mimmo Paladino, Antony Gormley, Wim Delvoye, Marc Quinn, Stephan Balkenhol, Michelangelo Pistoletto, Mauro Staccioli, Daniel Buren e H.H. Lim.

L’opera segna una svolta nella produzione plastica di Gianfranco Meggiato. Abituato a ragionare e a confrontarsi con le grandi superfici, con questo lavoro, tuttavia, l’artista veneziano inizia ad affrontare la pratica installativa di dimensione monumentale. Il Giardino delle Muse silenti è, infatti, un labirinto che occupa un diametro di 20 metri.

Il tema del labirinto, che costituisce una delle cifre stilistiche della ricerca plastica di Meggiato, è stato fin dall’antichità classica, soprattutto mediterranea, metafora della condizione umana e della sua ricerca interiore e si associa con la tecnica scultorea, da sempre considerata l’espressione più matura della civiltà del Mediterraneo.

La mostra, ma sarebbe meglio definirla una complessa iniziativa con un valore non solo artistico, si configura come una profonda riflessione di carattere sociale che non si ferma a una pura questione di forma, di bellezza.

Con il Giardino delle Muse silenti, Gianfranco Meggiato si confronta con argomenti di forte rilevanza, come quello, estremamente attuale, della guerra e delle sofferenze che colpiscono la popolazione civile.



26.05.2017 # 4853

Daria La Ragione // 0 comments

JAN FABRE. GLASS AND BONE SCULPTURES 1977-2017

a Venezia fino al 26 novembre 2017

Jan Fabre torna a Venezia, con un progetto inedito, appositamente studiato per gli spazidell’abbazia di San Gregorio, situata tra il ponte dell’Accademia e la punta della Dogana.

Evento collaterale della 57. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia,dal 13 maggio al 26 novembre 2017, la mostra Jan Fabre. Glass and Bone Sculptures 1977-2017, curata da Giacinto Di Pietrantonio, Katerina Koskina e Dimitri Ozerkov, promossa dalla GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, in collaborazione con EMST – National Museum of Contemporary Art di Atene e The State Hermitage Museum di San Pietroburgo, presenta oltre 40 sculture di Jan Fabre (Anversa, 1958), in grado di ripercorrere la sua ricerca fin dalle origini, innescando una riflessione filosofica, spirituale e politica sulla vita e la morte attraverso la centralità della metamorfosi.

Per la prima volta, saranno riuniti insieme lavori in vetro e ossa, realizzati nell’arco di un quarantennio, tra 1977 e il 2017.

 

Affascinato dall’alchimia e dalla memoria dei materiali, Jan Fabre si è ispirato alla tradizione pittorica dei maestri fiamminghi che erano soliti miscelare ossa triturate con i pigmenti colorati e all’artigianalità dei vetrai veneziani. L’artista ha deliberatamente scelto questi due materiali duri, che sono forti a dispetto della loro delicatezza e fragilità, per mettere in risalto la durezza e la fragilità della vita stessa.


JAN FABRE. GLASS AND BONE SCULPTURES 1977-2017

Evento collaterale della 57. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia

Venezia, Abbazia di San Gregorio (Dorsoduro 172)

La mostra sarà aperta al pubblico dal 13 maggio al 26 novembre 2017

26.05.2017 # 4852

Daria La Ragione // 0 comments

LA RINASCENTE 100 ANNI DI CREATIVITÀ

a Chiasso fino al 24 settembre 2017

Dal 20 maggio al 24 settembre 2017, il m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) ospita la mostra che celebra la vocazione grafica della Rinascente, a cento anni dalla fondazione dei grandi magazzini, nati nel 1917 con la titolazione nata dalla vena poetica di Gabriele D’Annunzio.
L’esposizione curata da Mario Piazza – docente presso il Dipartimento di Design, Scuola del Design del Politecnico di Milano – e da Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo e di Spazio Officina di Chiasso, col patrocinio del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, organizzata con il contributo del Dicastero Educazione e Attività culturali del Comune di Chiasso, di Rinascente in qualità di main sponsor, con il sostegno della Repubblica e Cantone Ticino-Fondo Swisslos, dell’AGE SA e dell’associazione amici del m.a.x. museo, è parte della stagione 2016–2017 del Centro Culturale Chiasso, che si declina nel nome della “creatività”.

L’esposizione analizza i vari ambiti toccati nella storia centenaria della Rinascente: dall’arte al servizio della réclame al cartellonismo, dalla grafica progettata all’imballaggio come sistema comunicativo, dagli allestimenti alla cultura di presentazione teatralizzante delle merci, dalla pubblicità classica al sistema innovativo del design.




25.05.2017 # 5054

Daria La Ragione // 0 comments

Mangasia: Wonderlands of Asian Comics

a Monza fino al 3 giugno

Una grande rassegna internazionale presentata e curata dal Barbican Centre di Londra in collaborazione con The Next Exhibition e Cultura Domani.

L’esposizione, che arriva nel capoluogo lombardo dopo l’anteprima mondiale di Roma al Palazzo delle Esposizioni, presenta un’ampia selezione di tavole originali e volumi di fumetti provenienti da tutta l’Asia che di rado hanno oltrepassato i confini dei loro paesi di origine. Mangasia si concentra inoltre sul processo creativo che sottende alla produzione di un fumetto, offrendo in visione le sceneggiature, gli schizzi e i layout delle pagine finite.

Sei percorsi tematici mettono a confronto le diverse combinazioni di folclore, storia e audaci sperimentazioni su cui si basano i fumetti. La mostra dà spazio anche ai precursori del genere, individuati nelle tradizioni asiatiche delle arti visive narrative, e analizza l’impatto esercitato da questa produzione culturale su altre forme d’espressione quali i film e le serie televisive d’animazione e live-action, la musica, i videogame, la moda e l’arte contemporanea.
In esclusiva per la mostra di Villa Reale di Monza una sezione speciale dedicata ai Cosplay, con una selezione di costumi indossati dai personaggi manga più famosi ed iconici. Gli abiti originali di Sakura di Cardcaptor Sakura, Gong dell’omonimo manga o June May di Cloth Road e molti altri costumi premiati nelle fiere internazionali di settore saranno esposti negli spazi della Villa Reale di Monza.

Oltre alle 281 tavole originali e ai 200 volumi di fumetti, sono presenti anche fac-simili digitali in alta risoluzione e oggetti straordinari tra cui la scrivania originale di un mangaka (in lingua giapponese autore e disegnatore di manga), alcuni kaavad, i santuari portatili usati dai cantastorie del Rajasthan, abiti ispirati ai manga e il fantastico Mechasobi, in cui si può ammirare un mecha (i celebri robot presenti in molti manga e anime) interattivo di ultima generazione.



13.05.2017 # 4846

Daria La Ragione // 0 comments

New York New York

a Milano fino al 17 settembre 2017

Arte Italiana: la riscoperta dell’America

Due percorsi espositivi per una mostra che focalizza l’attenzione sul modo in cui alcuni artisti italiani, attraverso i loro contatti diretti con il mondo americano, hanno partecipato alla graduale internazionalizzazione del mondo e del mercato dell’arte.
New York! New York! racconta la straordinaria avventura di un gruppo di importanti artisti italiani che, dai primi decenni del Novecento attraverso i loro viaggi e contatti con il mondo americano, hanno subìto il fascino di New York e hanno partecipato al fenomeno di graduale internazionalizzazione del mondo e del mercato dell’arte.
Il percorso espositivo, di circa 150 opere, si snoda tra le due sedi in modo complementare.
Negli spazi del Museo del Novecento è restituito l’immaginario americano e, in particolar modo, il rapporto intenso con la città di New York così come percepito dagli artisti italiani, con opere tra gli altri di Lucio Fontana, Giorgio De Chirico, Fortunato Depero, Gastone Novelli, Toti Scialoja, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Rotella, Tano Festa e Ugo Mulas. La rappresentazione di New York si delinea come leitmotiv declinato in soluzioni stilistiche differenti, esemplificative dei percorsi artistici italiani della prima metà del secolo.
Nelle Gallerie d’Italia a Piazza della Scala, è invece proposta un’ampia ricostruzione dei rapporti con le istituzioni, le gallerie e i collezionisti americani che hanno valorizzato la presenza artistica italiana sul territorio americano. A partire dalla mostra XX Century Italian Art, tenutasi nel 1949 al Museum of Modern Art di New York, sono presentati alcuni capolavori di Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Giorgio Morandi, Massimo Campigli, per poi proseguire con opere di autori degli anni Cinquanta e Sessanta tra i quali Carla Accardi, Afro, Gianfranco Baruchello, Enrico Baj, Alberto
Burri, Giuseppe Capogrossi, Renato Guttuso, Lucio Fontana, Pino Pascali, Achille Perilli, Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Rotella, Giuseppe Santomaso, Mario Schifano, Francesco Somaini, Toti Scialoja ed Emilio Vedova.

13.05.2017 # 4845

Daria La Ragione // 0 comments

MIRÓ! Sogno e colore

a Bologna fino al 17 settembre 2017

Trasgressivo, anticonformista e selvaggio, l’artista catalano per tutta la vita ha affiancato alla sua anima più contemplativa una poetica unica tra sogno e colore, così da sfuggire alla banalità e al convenzionalismo, dando vita a un linguaggio artistico universale ma allo stesso tempo unico e personale.

La mostra MIRó! Sogno e colore - a Palazzo Albergati l’11 aprile - vuole raccontare il codice artistico del genio spagnolo: una rassegna esaustiva della sua opera che lasciò un segno inconfondibile nell’ambito delle avanguardie europee.
130 Opere tra cui 100 olii di sorprendente bellezza e di grande formato raccontano a Bologna la sua storia che si intreccia con quella variopinta e fascinosa dell’isola di Maiorca dove Miró visse dal 1956 fino alla morte nel 1983. Quì concretizzò il suo grande desiderio, ovvero di poter creare in un ampio spazio tutto suo, uno studio dove lavorare protetto dal silenzio e dalla pace che solo la natura poteva offrirgli.

30.04.2017 # 4840

Daria La Ragione // 0 comments

JEAN-MICHEL BASQUIAT. New York City

a Roma fino al 2 luglio 2017

Circa 100 i lavori esposti, tra olii, acrilici, disegni, alcune importanti collaborazioni con Andy Warhol, serigrafie e ceramiche, opere realizzate tra il 1981 e il 1987 tra le più rappresentative della sua produzione, tutte provenienti dalla Mugrabi Collection, una delle raccolte di arte contemporanea più vaste al mondo. Un arco di tempo in cui si dipana quasi tutta la turbolenta e sofferta parabola artistica ed esistenziale del pittore americano, diventando presto uno degli artisti più popolari dei nostri tempi. A quasi trent’anni dalla morte avvenuta nell’agosto del 1988, i suoi lavori e il suo linguaggio continuano ancora oggi ad affascinare il pubblico di tutto il mondo.

“Papà un giorno diventerò molto, molto famoso”. Jean-Michel Basquiat aveva questa urgenza, l’urgenza del segno, del gesto, del colore, l’insopprimibile necessità di disegnare, di essere artista.  E proprio i muri di New York saranno, all’inizio della sua carriera, le tele su cui inciderà i tratti distintivi e indelebili della sua arte, pareti sapientemente scelte in prossimità delle gallerie più rinomate.

Apparso con lo pseudonimo di SAMO, Basquiat comincia proprio con il graffitismo che abbandonerà ben presto diventando, a soli 20 anni, una delle stelle nascenti più celebri e celebrate nel mondo dell’arte.

Le sue opere attingono alle più disparate fonti, i suoi mezzi espressivi creano un linguaggio artistico originale e incisivo, che punta ad una critica durissima alle strutture del potere e al razzismo. Orgoglioso delle sue origini afro-americane, Basquiat infonde nelle sue opere quel carattere drammatico, quell’energia e quella determinazione di denuncia sociale, che aprirà una strada alle future generazioni di artisti neri.

La sua produzione sintetizza astrattismo e figurativismo neoespressionista, la sua febbrile e incessante ricerca produce opere dal tratto talvolta viscerale, materico, tribale. Utilizza la pittura, ma soprattutto la scrittura, una presenza costante nelle sue opere, che spesso ne costituisce il tessuto. Basquiat ha usato e trasformato la parole in contesto come segni grafici e significanti – come versi che risuonano al ritmo del suo battito interiore.

Sue muse ispiratrici erano la musica – che non abbandonerà mai e che sarà sempre presente nei suoi dipinti – e ancora l’arte greca, romana, africana. Tra i suoi amici vi erano Andy Warhol con cui aveva una straordinaria e particolare intesa intellettuale, John Lurie, Arto Lindsay, Keith Haring e Madonna.

Anche se l’attività artistica di Jean-Michel Basquiat prende forma nell’arco di una sola decade, in questo breve periodo la sua febbrile attività lo ha portato a produrre un vasto corpus di opere caratterizzate da un segno e uno spirito che lo hanno reso uno dei grandi testimoni della sua epoca.


30.04.2017 # 4839

Daria La Ragione // 0 comments

MICHAEL ROTONDI. End Hits

a Lissone (MB) fino al 14 maggio 2017

Michael Rotondi [Bari, 1977] predica la supremazia del mezzo pittorico nell’arte. La pittura è infatti il focus principale delle sue opere che uniscono elementi di vita quotidiana (sia reali, legati quindi al mondo famigliare e a quello dell’infanzia, sia mitologici, racchiusi cioè in sogni e azioni del periodo adolescenziale) con tracce e input ripresi dal background in cui l’arti-sta è cresciuto.

Al MAC di Lissone l’artista trasferisce una parte del suo studio realizzando così una opera ambientale per raccontare al fruitore l’intero processo lavorativo che lo porta alla realizzazione di disegni, tele, schizzi e stendardi in tessuto, divenuti nel corso del tempo elementi simbolici e riconosci-bili della sua ricerca. A distanza di un an-no dalla sua partecipazione al progetto Rumore Rosso (2016), il MAC ha nuovamente invitato l’artista a ideare un intervento per la Project room del secondo pia-no. Rotondi ricrea dunque un microcosmo personale: un’opera installativa dal titolo End Hits che si ispira all’omonimo album dei Fugazi.

Tre tavoli in legno raccolgono disegni, appunti, quaderni, piccole tele, nature mor-te, souvenir e ricordi del passato (come la foto del passaporto di sua nonna) che Ro-tondi recupera per affrontare la tematica dell’immigrazione e per raccontare la storia della sua famiglia, che partì dalla Pu-glia verso gli Stati Uniti. E poi ancora copertine di libri, cartoline, fotografie, e di-versi altri ammenicoli… Un ricco e denso accumulo di ricordi che l’artista mostra come fosse un diario personale aperto al pubblico, cadenzato – così come suggerito dal titolo della mostra – da un immaginario sottofondo musicale.

Il processo creativo e la sua incubazione partono da questi tavoli per poi svilupparsi in un grande lavoro a parete, un telo di lino dipinto con smalti dove elementi naturali (fiori, foglie e alberi) risaltano all’interno della stanza. Sei piccoli smalti su carta ci svelano invece gusti e stili del passato, dove tematiche sociopolitiche vengono mescolate a intimi episodi di vita. In questi lavori emerge la cifra stilistica di Rotondi, nel suo aspetto più legato alla cultura del fumetto e dell’illustrazione punk; memoria collettiva e persona-le si scambiano e coesistono attraverso i volti delle persone ritratte.


24.04.2017 # 4833

Daria La Ragione // 0 comments

Comicon XIX edizione

a Napoli dal 28 aprile al 1° maggio 2017

Dopo il successo dell’edizione 2016 che ha segnato il record delle 120.000 presenze, dal 28 aprile al 1° maggio, alla Mostra d’Oltremare, arriva la XIX edizione di Napoli COMICON. Protagonista di quest’anno nelle vesti di Magister, Roberto Recchioni (curatore di Dylan Dog, scrittore e sceneggiatore) che rappresenterà il tema principale e filo conduttore del Festival: il rapporto tra Fumetto e Web. Dopo aver esplorato il rapporto tra Fumetto e Stampa e tra Fumetto e Audiovisivi nelle edizioni precedenti, nel 2017 Napoli COMICON sceglie come tema principale della manifestazione il rapporto tra Fumetto e Web, analizzando come questi due media e i loro rispettivi linguaggi si influenzino a vicenda. Non mancano le novità nelle sezioni CartooNa (tra Animazione, Cinema, Serie e Web), Gamecon (con Giochi e Videogiochi), Asian Village (con cosplay, mostre e la cultura orientale), Musica, Mercato (con le ultime proposte editoriali) e l’immancabile sezione per i più piccoli COMICON Kids.



24.04.2017 # 4832

Daria La Ragione // 0 comments

Sixty last suppers

a Milano fino al 18 maggio 2017

Trent’anni fa, nel 1987, il progetto di Andy Warhol dedicato all’Ultima Cena faceva il suo debutto a Milano.

Per celebrare questo importante anniversario, il Museo del Novecento è lieto di annunciare la presentazione di uno dei lavori-chiave della serie: il dipinto monumentale Sixty Last Suppers.
Dal 24 marzo al 18 maggio di quest’anno l’opera sarà allestita nella spettacolare Sala Fontana, affacciata sul suggestivo panorama di Piazza del Duomo e di Palazzo Reale, sotto il monumentale neon di Lucio Fontana.
La mostra, fortemente sostenuta dal Soprintendente del Castello Sforzesco e Direttore del Museo del Novecento Claudio Salsi, anticipa il progetto “Milano e l’eredità di Leonardo 1519-2019”, che celebrerà nel 2019 il V centenario dalla morte di Leonardo Da Vinci.

Nel 1984 il noto gallerista Alexandre Iolas ebbe l’idea di commissionare a Warhol una riflessione sul celebre Cenacolo di Leonardo che il grande Maestro rinascimentale aveva dipinto, tra il 1495 e il 1498, nel refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, su richiesta di Ludovico il Moro, signore della città. Quasi cinque secoli dopo, Iolas invitava Warhol a dialogare con uno dei più rinomati dipinti della storia dell’arte, organizzando poi nel 1987 al Palazzo delle Stelline la mostra inaugurale della serie con una selezione di opere.

Come per la maggior parte dei suoi soggetti, Warhol si avvicinò a L’Ultima Cena attraverso delle rielaborazioni dell’originale, piuttosto che tramite l’originale stesso. Tra queste c’erano souvenirs e immagini prodotte per uso commerciale, ma anche una riproduzione in bianco e nero di un’incisione del XIX secolo molto nota e uno schizzo riprodotto in una pubblicazione del 1913, la Cyclopedia of Painters and Painting. Da questo materiale l’artista generò quasi 100 variazioni sul tema – dipinti serigrafati, stampe, lavori su carta – che testimoniano un profondo coinvolgimento con l’intenso e spirituale capolavoro leonardesco. Alcune opere si appropriano interamente del progetto pittorico di Leonardo, mentre altre ne esplorano i dettagli riproducendo figure singole o gruppi con variazioni nell’orientamento, nella scala e nel colore.
L’apparente irriverenza per la commistione tra sacro e profano, tra arte e design commerciale trasforma un lavoro profondamente religioso in un cliché, alterandone l’intenso messaggio attraverso la ripetizione.

L’opera Sixty Last Suppers, che si avvicina alla scala dell’originale di Leonardo, è uno dei più grandi e complessi lavori del progetto. Ultimo di una lunga sequenza di icone ripetute in serie tra le quali Jackie Kennedy, Marilyn Monroe, Elvis Presley, e la Mona Lisa dello stesso Leonardo, il dipinto si concentra sull’immagine di uno spazio architettonicamente incorniciato – la sala della cena – piuttosto che su una singola figura iconica. Una sobria immagine in bianco e nero de L’Ultima Cena è ripetuta 60 volte in modo che, a distanza, la tela serigrafata appaia come un edificio modernista con la sua griglia di unità di identiche dimensioni. Sixty Last Suppers fu esposta nella leggendaria retrospettiva postuma “Andy Warhol: A Retrospective” al Museum of Modern Art a New York nel 1989.

L’improvvisa e inaspettata morte dell’artista appena un mese dopo l’apertura a Milano trasformò la mostra, la cui inaugurazione alla presenza dell’artista aveva già attratto un’enorme attenzione, in un un evento mediatico di massa.
Infatti, misteriosamente premonitore, The Last Supper fu l’ultimo progetto di Warhol, e in quanto tale funge da potente testimonianza dei principi che ispirarono la sua intera carriera artistica.


La mostra Sixty Last Suppers è stata resa possibile grazie al supporto di Gagosian, e alla collaborazione di Jessica Beck, Curatore Associato del Museo Warhol di Pittsburgh.



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