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Blog // Pagina 2 di 37
13.03.2020 # 5481

Daria La Ragione // 0 comments

Be a Lady They Said

riflessioni sulla viralità

In questi giorni “virale” è una parola che può essere interpretata in modi diversi: suscita pensieri oscuri se pensiamo a Wuhan, a Bergamo e ormai a tutto il nostro paese; ma può essere un parola che aiuta a sperare se pensiamo alle campagne di crowdfunding con cui si stanno raccogliendo fondi per sostenere gli ospedali in prima linea; virale è un messaggio girato ieri su whatsapp, che chiedeva di donare sangue per gli ospedali pediatrici napoletani, e la notizia di questa mattina è che le persone che hanno risposto a questo appello sono state così tante che in questi ospedali non sono riusciti a fa fronte a un’offerta così massiccia e generosa.

Ma in generale, cos’è che rende “virale” un contenuto? Cosa ci spinge a condividere qualcosa creata da un’altra persona? Lo scrivo interrogando prima di tutto me stessa su questo punto: quand’è che sento il desiderio, quando non addirittura il bisogno, di dire e raccontare usando le parole e le immagini di qualcun altro?

Forse la risposta è più semplice di quello che pensavo: quando le sento mie. Quando credo che esprimano qualcosa che sento e che parla anche di me, quando voglio far sapere ad altri che non sono la sola a pensarla in un certo modo, quando quello che sento è espresso in modo efficace da altri, allora io decido di fare mie quelle parole e quelle immagini e di divulgarle, di “passarle” sperando che contagino qualcun altro, che gli raccontino un pezzetto del mio mondo interiore e lo portino un po’  più vicino a me.


In questi giorni, complice questo 8 marzo in cui ogni anno di più noi donne ci confrontiamo con ciò che manca più che con ciò che abbiamo conquistato, uno spot girato per un magazine femminile (Girl! Girl! Girl!) è diventato virale: evidentemente sono molte le persone che hanno sentito sulla propria pelle le parole della scrittrice Camille Rainville, recitate da Cinthya Nixon (l’avete conosciuta come Miranda, in Sex and the city) con grande intensità. Il testo in questione si chiama “Be A Lady They Said”, ed è un lungo elenco di pressioni sociali che le donne, tutte le donne, a ogni latitudine, subiscono ogni volta che viene chiesto loro di essere all’altezza delle aspettative contraddittorie degli altri: 


«Be a lady they said. Save yourself. Be pure. Be virginal. Don’t talk about sex. Don’t flirt. Don’t be a skank. Don’t be a whore. Don’t sleep around. Don’t lose your dignity. Don’t have sex with too many men. Don’t give yourself away. Men don’t like sluts. Don’t be a prude. Don’t be so up tight. Have a little fun. Smile more. Pleasure men. Be experienced. Be sexual. Be innocent. Be dirty. Be virginal. Be sexy. Be the cool girl. Don’t be like the other girls


il testo integrale è qui


L’ho condiviso? Ho fatto di più, ci ho scritto un articolo per un magazine.

  

Be a Lady They Said from Paul McLean on Vimeo.

12.03.2020 # 5475

Daria La Ragione // 0 comments

Comunicare ai tempi del virus

tra sciacalli e lampi di genio


Tempi duri per tutti, con l’Italia in lockdown, le file a un metro di distanza per poter entrare dal fruttivendolo e le mascherine che costano come se le avesse disegnate Valentino Garavani.

Duri per le aziende e i professionisti, che stringono i denti e sudano freddo sapendo che, dal punto di visto economico, il peggio potrebbe ancora venire; per i ristoranti e i bar, anche e soprattutto quelli che hanno cercato fino all’ultimo momento di resistere; per non parlare dei medici e del personale sanitario.

Lo specchio di questo momento difficile sono i nostri social network: pieni di dubbi, informazioni contraddittorie, rabbia, paura. Chi fa il nostro lavoro in questi giorni non ha fatto che scrivere post che annunciavano la chiusura di locali e attività, con paura ma anche con la speranza che “più è dura, meno dura”. Qualche social media manager si è distratto e così ho continuato a leggere di un open day per la depilazione definitiva fissato per il 16 marzo. E fin qui c’è solo da sorridere.

Poi c’è stata la fiera del cattivo gusto: almeno due comprensori che invitavano a “respirare a pieni

Polmoni” o che offrivano sconti eccezionali ai ragazzi che, con le scuole chiuse, potevano andare a sciare!!!! Un sito che vendeva una maglietta “No alla quarantena, sì alle quarantenni” e svariate altre forme dal delirio al cattivo gusto di cui non vale la pena parlare oltre.

Preferisco invece citare tre esempi di comunicazione intelligente e ben fatta, dal più recente: tra tante campagne di sciacallaggio, ieri ho finalmente tirato un sospiro di sollievo vedendo che c’è anche chi non deve per forza venderti qualcosa anche ora. Lonely Planet, la più importante casa editrice di guide turistiche ha pubblicato questo post:



Semplice, responsabile, ben fatto. Avrebbero potuto invitare le persone a pianificare il prossimo viaggio, pensando a quando tutto fosse passato, non sarebbe stato un messaggio meschino; ma hanno preferito contribuire a informare le persone su ciò che davvero bisogna fare adesso. Restare a casa.

È del 6 marzo la seconda cosa buona di cui vorrei parlare: ci hanno pensato i ragazzi di Kàos Teatri, un’associazione teatrale che si occupa, tra l’altro, anche di formazione e che ha voluto dare un contributo personale spiegando come ci si debbano lavare le mani e per quanto tempo, non cantando “tanti auguri a te” come spiegava un medico ai bambini qualche giorno fa, ma recitando il Macbeth.

 


Infine, l’esempio di un grande imprenditore italiano, che ricorda per molti aspetti Adriano Olivetti e la sua capacità di tenere sempre a mente il lato umano delle cose: Brunello Cucinelli, stilista e imprenditore del cachemire, ha voluto scrivere – in tempi ben lontani dalla diffusion e del coronavirus in Italia – a un “amico cinese” una lettera piena di bellezza e di speranza, con la quale di può essere o meno d’accordo, ma che raccontano uno spessore umano e, di riflesso, un modo di fare impresa a cui dobbiamo guardare con ammirazione.


«Caro amico speciale, la tua Cultura Millenaria è quella che vive in te, quella che a te e a tutti noi, tuoi fratelli, dona la reciproca fiducia e la speranza nei tempi migliori. La storia dell’uomo è segnata da momenti di difficoltà, ma quanto è prevalso è stato sempre il nostro valore umano, la gioia di vivere nel Creato, di amarlo e di custodirlo. Questo è stato sempre decisivo per rialzare la testa e tornare a guardare le stelle, questo è stato sempre più importante delle preoccupazioni economiche.

La primavera della vita tornerà presto, e con essa torneremo, insieme alle nostre famiglie a respirare il profumo dei fiori, ascoltando il suono dolce e sereno del vento.»


Leggi qui la lettera integrale



26.02.2020 # 5448

Daria La Ragione // 0 comments

GM Educator Discount: cinque insegnanti da ringraziare

GM Educator Discount dedica uno spot agli insegnanti che hanno saputo costruire un rapporto speciale con i propri studenti. Un commercial semplice e ma ben girato, che parla al cuore del target

Sono molte le aziende che offrono sconti speciali per gli insegnanti e gli studenti. Nel caso di General Motors, il programma si chiama GM Educator Discount e, in occasione del Teacher Appreciation Mounth, per promuoverlo ha incaricato l’agenzia MRM//McCann Detroit di realizzare un commercial dedicato proprio a loro.

Anche se non se ne parla spesso, gli insegnanti sono una categoria fortemente a rischio di esaurimento professionale anzi, secondo alcuni studi sono addirittura la più esposta. Questo perché il carico di responsabilità che pesa sulle loro spalle, non equivale al poter decisionale e alle soddisfazioni: in buona sostanza subiscono decisioni altrui, ma si assumono in prima persona le conseguenze della loro applicazione.

E le soddisfazioni?

Quelle, evidentemente, attengono alla sfera personale e alla capacità del singolo di instaurare una relazione soddisfacente con i propri studenti: insomma sta tutta là la differenza tra un bravo insegnante e uno che non lo è.

Alla MRM//McCann Detroit devono aver fatto lo stesso ragionamento, perché hanno scelto di raccontare cinque microstorie di successo, attraverso altrettanti insegnanti e i loro studenti. Il meccanismo è un classico: il professore di turno viene intervistato sul perché abbia scelto quella professione, le risposte sono montate alternandole con il racconto degli studenti che poi viene mostrato anche ai protagonisti, e alla fine c’è l’incontro commovente e strappalacrime.

Ed è la dimostrazione che quando tocchiamo i sentimenti, la soddisfazione personale, il desiderio di sentirsi riconosciuti e gratificanti per il proprio impegno, anche uno spot che di originale ha poco o nulla diventa un bello spot, perché è un linguaggio che funziona.






26.02.2020 # 5447

Daria La Ragione // 0 comments

Awaken the Phantom, un piccolo gioiello di W+K per Nike

Nike continua a scegliere W+K: insieme da oltre vent´anni, continuano a fare advertising con la freschezza dei primi giorni insieme. Per il lancio delle nuove Phantom arriva un commercial epico

Awaken the Phantom è lo spot per lanciare il nuovo modello dedicato al football.

Quando ho iniziato a studiare pubblicità il panorama era molto molto diverso. Esistevano le agenzie “multinazionali”, grandi colossi che la facevano da padrone e dominavano la scena e a noi consigliavano di cercare i loro showreel, imparare a riconoscerne lo stile, studiare le cose che facevano.

Non c’era ancora stata la rivoluzione 2.0 e il mercato dell’advertising era molto molto diverso, soprattutto i tempi lo erano: arrivava un brief, lo studiavi, lo digerivi, buttavi giù le idee, poi le correggevi, le buttavi via e ricominciavi daccapo. Insomma c’era tanto tanto ragionamento dietro ogni campagna, anche piccola, anche locale, perché i costi di produzione e pubblicazione erano molto più alti.

Da allora è cambiato moltissimo, l’advertising è cambiato tanto, e di strategia a lungo termine se ne vede sempre meno. Molte di quelle grandi agenzie che studiavamo nei primi anni 2000 non esistono più e hanno lasciato spazio a strutture più leggere e flessibili.

Qualcuna invece è rimasta, per fortuna una delle mie preferite: Wieden + Kennedy non soltanto esiste ancora, ma continua a fare cose bellissime e farle per uno dei suoi clienti storici: Nike.

Questo è il commercial che hanno girato per lanciare il nuovo modello di Phantom, le super scarpe da football.






Si sparge la voce che qualcosa di mai visto prima sta arrivando e, come ci insegnava già Senofane nel V sec. a.C., ognuno immagina gli dei o gli eroi a propria immagine e somiglianza: brasiliano, donna, con quattro o otto gambe, o per lo meno a immagine dei suoi preferiti (Coutinho, Neymar, De Bruyne, Ronaldinho, Pugh).


I mortali si immaginano che gli dei sian nati
e che abbian vesti, voce e figura come loro.
Ma se i bovi e i cavalli e i leoni avessero le mani,
o potessero disegnare con le mani, e far opere come quelle degli uomini,
simili ai cavalli il cavallo raffigurerebbe gli dei,
e simili ai bovi il bove, e farebbero loro dei corpi
come quelli che ha ciascuno di loro.



È epico, come solo Nike sa essere da più di vent’anni a questa parte, è divertente, veloce e coinvolgente.

W+K (si abbrevia così quando si vuole fare i fighi) insieme a Nike continua a essere uno dei miei punti di riferimento quando voglio ricordarmi come si fa un commercial bello.


25.02.2020 # 5440

Paolo Falasconi // 0 comments

MINI Countryman 2019. Don’t fence me in

MINI afferma che il suo Countryman offre ai conducenti lo spazio per ispirare. Labrinth canta il testo di

MINI Countryman 2019: è on line il film commercial realizzato dall’agenzia americana Pereira & O’Dell, con base a San Francisco e New York.

La musica che sentiamo nello spot è  Don’t Fence Me In, una canzone popolare americana con musiche di Cole Porter e testi di Robert Fletcher e Cole Porter nella cover realizzata da Labrinth al secolo Timothy Lee McKenzie un cantautore e produttore britannico che interpreta anche come attore il film, alla guida dell’auto.

 

Originariamente scritta nel 1934 per Adios, Argentina, un film musicale mai realizzato dalla 20th Century Fox, “Don’t Fence Me In” era basata sul testo di un poeta e ingegnere del Dipartimento delle autostrade di Helena, Robert (Bob) Fletcher. Cole Porter, al quale era stato chiesto di scrivere una canzone sui cowboy per la 20th Century Fox, acquistò la poesia da Fletcher per la somma di 250 dollari. Porter rielaborò la poesia di Fletcher e quando il brano venne pubblicato per la prima volta, Porter fu accreditato della paternità esclusiva.

Nato nel borgo londinese di Hackney, Labrinth si è avviato inizialmente nella carriera di produttore discografico, ma poi, grazie a Simon Cowell, ha firmato un contratto da artista per l’etichetta Syco Records.

Nel marzo 2010 ha fatto il suo ingresso nella Official Singles Chart col brano Pass Out, realizzato in collaborazione col rapper Tinie Tempah. Ha collaborato in diverse occasione con Tinie Tempah, soprattutto in due hit (Frisky e appunto Pass Out) presenti nell’album Disc-Overy (2010).

Il primo singolo da solista di Labrinth è uscito nel settembre 2010 ed è Let the Sun Shine, mentre l’album d’esordio è uscito nel marzo 2012 ed è intitolato Electronic Earth. L’album ha raggiunto il secondo posto nella Official Albums Chart.[1]

Sempre nel 2012 ha avuto successo col singolo Beneath Your Beautiful, che contiene il featuring di Emeli Sandé.

Nel 2011 ha fondato la vanity label Odd Child Recordings.

Nel settembre 2014 pubblica il singolo Let It Be, primo estratto dal suo secondo album.

Nel 2017 collabora con Sia alla colonna sonora del film Wonder Woman, e nel 2018 con la cantante australiana e Diplo formerà il supergruppo LSD(acronimo per Labrinth, Sia, Diplo) che ha pubblicato i brani Genius e Thunderclouds.

La musica dello spot

Special: behind the scenes


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