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11.03.2021 # 5652

Adelma Rago //

Saatchi & Saatchi firma la campagna integrata di Global Women per l’8 marzo

Per la Festa della Donna l’agenzia “la tocca piano”, come è giusto che sia.

8 marzo 2021. Pandemia in corso. Si sente dire ovunque che l’intero mondo è cambiato da un anno a questa parte: stili di vita, tempo libero, abitudini, lavoro. Eppure, Saatchi & Saatchi, con la sua ironia graffiante ci ricorda che la disuguaglianza di genere - in certi casi - è una di quelle cose che fatica a cambiare.


Non è affatto casuale che proprio nel giorno della Festa della Donna, Global Women torni a parlare della disparità di genere sul luogo di lavoro, denunciandone uno degli aspetti più inquietanti: quello legato alla limitazione della carriera per le donne che decidono di essere madri.


Attraverso una campagna integrata composta da spot e annunci, Global Women infatti, ci racconta che la maternità rappresenta ancora oggi, in alcune circostanze, un limite concreto al normale percorso lavorativo di una donna. Nonostante si siano fatti notevoli progressi in tal senso, dalla Nuova Zelanda - paese per il quale è stata prodotta la campagna - arriva un dato allarmante: una donna lavoratrice che decide di avere un bambino, può arrivare a perdere il 12,5% del suo potenziale guadagno nell’arco della sua intera carriera, e può veder svanire le possibilità di concorrere per un’eventuale posizione di leadership.



Saatchi & Saatchi ha deciso di trattare il problema con un umorismo nero, che - nei toni - ricorda vagamente la celebre campagna Never say no to Panda. Con le dovute differenze, infatti, vediamo l’irresistibile protagonista dello spot dare fastidio ai suoi colleghi e al suo capo con gesti dispettosi, apparentemente gratuiti, volti a renderla detestabile. La sensazione è che, con tali gesti, voglia rendere la vita difficile sia a sé stessa, che agli altri. A chiudere le tre situazioni messe in scena nel filmato, c’è la prima parte del titolo “Career-Limiting”, seguita, dopo qualche istante, da altre due parti di esso, che appaiono contemporaneamente a formare la frase “But not as career-limiting as having a baby.”. Una chiusura eloquente, lapidaria, non soggetta ad interpretazioni, che accende ancora una volta i riflettori sull’annosa questione della motherhood penalty.

 

Con il suo inconfondibile stile, Saatchi & Saachi prende bene la mira e va a segno, grazie ad una campagna che non le manda a dire e che, con ironia pungente, arriva dritto al cuore del problema.


09.03.2021 # 5647

Adelma Rago //

DDB presenta "Ex-Machine", la nuova experiential per Cornetto Ecuador

L’esperienza che trasforma un ricordo amaro in un momento dolcissimo…

Come è noto, la fine di una relazione - qualsiasi tipo di relazione - può lasciare l’amaro in bocca. Probabilmente è da questo assunto che è stata concepita Ex-Machine, l’esperienza creata da DDB per Cornetto Ecuador.



Si può trasformare un ricordo negativo in un’esperienza positiva?

Alla DDB si saranno posti questa domanda, e da essa è venuto fuori il concept per Ex-Machine, l’experiential advertising di Cornetto che invita a guardare con dolcezza ad un momento amaro, come può essere quello della fine di una storia. 


Spesso, anche a distanza di anni, ciò che può far viaggiare la nostra mente indietro nel tempo - e ricordarci qualcuno che non fa più parte della nostra vita - sono gli oggetti. Una felpa, un peluche, una tazza, cose semplici, di scarso valore e, talvolta, di poca utilità, ma carichi di significato e indissolubilmente legati al ricordo di una persona in particolare.

Quando la relazione termina, l’oggetto rimane lì, a rammentarci costantemente cosa è stato, cosa sarebbe potuto essere e non è avvenuto. Il già menzionato amaro in bocca, appunto.


Nel corso del video dalla grafica accattivante e abbastanza frenetica, ci viene proposta la definizione che Cornetto da della parola “ex”, letteralmente, “una persona che non fa più parte della tua vita, ti ha superato e probabilmente ti cercherà di nuovo” e il relativo esilarante sinonimo, “l’innominabile”. Subito dopo ci viene mostrato come funziona la Ex-Machine: all’interno di quello che a tutti gli effetti sembra un distributore automatico, bisogna inserire uno degli oggetti sopracitati e, in cambio, la macchina erogherà un Cornetto.



Battute sul prodotto a parte, si potrebbe pensare che questo meccanismo possa essere un facile espediente per rimuovere un passato doloroso, un modo superficiale per sbarazzarsi di ciò che ancora ci tormenta. In realtà è proprio questo il punto: la Ex-Machine punta a rendere leggero qualcosa che leggero non è, offrendo agli utilizzatori la possibilità di tagliare i ponti con il passato e, magari, di condividere l’esperienza sui social, portando un po’ di dolcezza laddove dove non ce la saremmo mai aspettata.


22.02.2021 # 5633

Adelma Rago //

Alla scoperta di “Le Château du Tarot”, il nuovo cortometraggio di Matteo Garrone per la Maison Dior

Dopo “Le Mythe Dior”, il regista ci guida attraverso un percorso ammantato di bellezza, esoterismo e mistero…

Un antico castello, un mazzo di tarocchi e una giovane donna alla scoperta della propria identità: questi sono gli elementi di partenza del nuovo corto di Matteo Garrone per la Maison Dior, Le Château du Tarot.



Maria Grazia Chiuri - attualmente capo della Maison - ha scelto i tarocchi come tema centrale dell’intera collezione: un omaggio al suo fondatore e alla sua grande passione per la cartomanzia. Christian Dior, infatti, al di là di un personale percorso esoterico, trasse da essa - come pure dai numeri e dai simboli - ispirazioni e idee, per realizzare le proprie creazioni.



Per raccontare questa collezione, tanto misteriosa quanto suggestiva, la Maison Dior si è nuovamente rivolta a Matteo Garrone. Un matrimonio felicissimo quello tra il regista italiano e la casa di moda francese. Con Le Mythe Dior, realizzato per la collezione autunno/inverno, Garrone, aveva dato prova di essere pienamente a suo agio con il fantastico e le sue ambientazioni fiabesche, contribuendo a rendere al meglio l’affascinante connubio tra mitologia classica e storia della Maison.

Non a caso ne Il racconto dei racconti, adattamento cinematografico della raccolta Lo cunto de li cunti di Gianbattista Basile - come anche nel suo Pinocchio - Garrone aveva mostrato uno spiccato senso estetico nella composizione delle sue inquadrature, alcune di esse quasi paragonabili ad opere pittoriche, dotate altresì di un’intensa plasticità. Questa particolare cifra stilistica, ha reso Garrone il regista perfetto per Le Château du Tarot.



La storia narra di una giovane donna che, desiderosa di conoscere sé stessa, arriva in un antico castello e si affida alla saggezza di un’anziana cartomante.

Parte così il viaggio - o, per meglio dire, il percorso - della ragazza alla scoperta della propria identità: tra misteriosi corridoi e stanze magnificamente decorate, la fanciulla dovrà sciogliere gli enigmi di alcuni degli arcani maggiori che incontrerà e, solo alla fine, potrà ricongiungersi con sé stessa.



Garrone torna sul “luogo del delitto”, il Castello di Sammezzano, dove girò una parte degli interni del suo Tale of Tales. Superbo esempio di orientalismo, a pochi passi da Firenze, il castello contribuisce ad ammantare la narrazione di fascino e a dare, a chi osserva, l’impressione di trovarsi in un contesto sospeso tra il mistero e l´incanto. 

Ma, bellezza della location a parte, è con la loro visione degli arcani maggiori che, tanto Garrone quanto la Chiuri, rivelano il proprio talento nel cinema, come nella moda.

Per questa collezione, Maria Grazia Chiuri, ha tratto ispirazione da un mazzo antico e prestigioso, quello Pierpont-Morgan Bergamo, uno dei tre mazzi Visconti-Sforza. Conservato nella biblioteca Pierpont-Morgan di New York, è il più recente dei tre mazzi viscontei - datato intorno al 1450 - e il più completo: dei 22 arcani maggiori, chiamati anche trionfi, solo due sono andati perduti. Quelli conservati, presentano uno sfondo oro e parecchi dettagli sull’abbigliamento dell’epoca. Proprio da questi si è lasciata ispirare la Chiuri, ma non solo.



I tarocchi viscontei, rappresentano un’opera d’arte unica: osservando i trionfi, è possibile notare come tutte le figure maschili abbiano sempre delle controparti femminili. Non a caso, la prima carta rivelata dalla cartomante, La Papessa, è emblematica in tal senso: una delle rare raffigurazioni a proporre una versione femminile del Papa.



L’equilibrio tra femminilità e mascolinità, è un tema che ricorre spesso in questo cortometraggio, eppure, al suo interno, l’assenza di attori/modelli di genere maschile è totale: anche trionfi come L’Appeso o Il Matto, sono interpretati da donne. Questa particolarità non è legata esclusivamente al tipo di collezione ma anche al suo significato, al valore simbolico del progetto: un omaggio alla donna e ai tanti volti della sua femminilità. E, in effetti, attraverso il suo percorso, la giovane donna imparerà ad abbracciare e ad accogliere ogni aspetto di sé stessa, compreso il suo lato mascolino.




L’ultima caratteristica da sottolineare è la profonda coerenza nella rappresentazione del senso dei trionfi, un senso che sia la Chiuri, con la sua collezione, che Garrone, con la sua regia e messa in scena, hanno restituito fedelmente. Un concept portato avanti fino in fondo da questi due artisti che, con Le Château du Tarot, confermano la loro straordinaria intesa professionale, regalando allo spettatore minuti di pura meraviglia.


14.02.2021 # 5626

Adelma Rago //

Con “Nian”, Apple celebra il Capodanno cinese: un invito all’apertura e alla condivisione

TBWA firma uno storytelling che parla di come la curiosità possa salvarci dal pregiudizio

Il 12 febbraio 2021 si è celebrato il Capodanno cinese. Una ricorrenza che, quest’anno in particolare, sembra aver offuscato il ben più noto giorno di San Valentino. In un momento in cui le distanze sociali devono necessariamente essere mantenute, quelle culturali sembrano annullarsi e un crescente spirito di curiosità, ci porta a desiderare di conoscere e condividere ancor di più le tradizioni di culture lontane, differenti dalla nostra.



Il nuovo film Apple - che per la sua durata di 12 minuti possiamo definire un cortometraggio - narra la storia di una bambina che da sempre sente parlare del Nian come un mostro leggendario e cattivissimo, che si ciba di bambini e si nasconde nella fitta vegetazione della foresta. Un giorno crede di scorgerlo e, da quel momento in poi, si metterà sulle sue tracce. Naturalmente lo incontrerà, scoprendo che, a dispetto di quanto le è sempre stato detto, il Nian non è una creatura tanto temibile ma, anzi, è un giocherellone. Crescendo, lei e il Nian diventeranno amici e, nonostante un iniziale timore della creatura nei confronti degli esseri umani, alla fine il Nian diventerà parte della vita della giovane donna, annullando paure e reciproci pregiudizi.



Il corto è stato girato interamente con un iPhone 12 Pro Max da Lulu Wang, regista e sceneggiatrice nata in Cina e cresciuta a Miami: scelta per nulla casuale, coerente con il messaggio che TBWA - l’agenzia selezionata da Apple per creare la campagna - ha voluto lanciare al vasto pubblico cinese. 

Non è la prima volta che Apple ci tiene a sottolineare che le immagini di un suo spot sono state realizzate con un iPhone: altre campagne in passato avevano già mostrato questa finalità, solitamente esplicitata da un chiaro avviso in sovrimpressione. Stavolta però, mettere in evidenza le capacità tecniche della fotocamera del suo iPhone 12 Pro Max, sembra essere un pretesto per raccontare qualcosa di diverso da parte di Apple. Grazie al potere della narrazione, l’intento dimostrativo non appare, di fatto, il fine ultimo della campagna e, nel corso della visione, siamo presi da altro.



L’insight, infatti, ci parla della forza della curiosità e di come, andare a scoprire con i nostri occhi le cose che ci vengono raccontate da altri, sia il modo migliore per conoscerle davvero. Un chiaro invito a porsi domande, e a liberarsi dai vincoli della paura e del pregiudizio, attraverso l’autonomia delle proprie scelte.



In Cina attualmente, l’iPhone 12 - non il Pro Max ma la versione più economica - è secondo solo ad OPPO nella classifica delle vendite, ed ha di fatto superato altri colossi asiatici come Xiaomi e Huawei. Possiamo dunque immaginare che Apple stia cavalcando questo trend favorevole e che, con questa campagna, abbia voluto non solo incoraggiare o attirare altri potenziali clienti ma anche celebrare, attraverso un racconto delicato e pieno di tenerezza, le tradizioni di un Paese che ha accolto uno dei suoi prodotti con tanto entusiasmo.



Il cortometraggio è pieno di simboli significativi: dalla bambina che segue il Nian letteralmente, affondando i piedi nelle sue grandi orme, al bel controluce dell’ingresso nella caverna, nella quale la bimba incontrerà la creatura; dal suggestivo riferimento al teatro delle ombre, che i genitori della piccola protagonista si ritrovano ad inscenare, per rappresentare il Nian come un mostro feroce, al cibo, utilizzato non solo come forma di comunicazione primordiale e rivelatrice ma anche come espressione di condivisione, apertura e accoglienza. 

Potremmo citare tanti altri esempi e, visto che il film si presta a varie interpretazioni, si potrebbero trovare numerose chiavi di lettura per queste immagini.



Tuttavia ciò che resta è il messaggio o - come detto in precedenza - l’invito di Apple, un invito ad essere curiosi verso il mondo che ci circonda, per sfatare falsi miti e riuscire a guardare ogni cosa con occhi nuovi, da altre prospettive.


06.02.2021 # 5612

Adelma Rago //

“Bud Light Legends” e “Last Year’s Lemons”: le due abili mosse di Bud Light per il Super Bowl

Evento sportivo e vetrina globale per tanti brand: ecco come Bud Light ha deciso di lasciare il segno in questa 55° edizione

Il Super Bowl è senza dubbio un appuntamento immancabile per moltissimi brand statunitensi. Non solo un evento sportivo, dunque, ma - essendo seguito da milioni di spettatori - una vetrina globale, all’interno della quale i vari marchi fanno a gara per emergere, con campagne davvero creative e, spesso, memorabili.



AB InBev, colosso del beverage, con le sue birre Budweiser e la leggera Bud Light, ha da tempo creato un ottimo rapporto di fidelizzazione con i propri consumatori, rendendo questi suoi due prodotti, indispensabili durante ogni tipo di appuntamento sportivo e, in particolare, durante il Super Bowl.

Non c’è da meravigliarsi, quindi, se Bud Light ha deciso di investire nella propria creatività, lasciando il segno in questa 55° edizione del Super Bowl, sia con la campagna Last Year’s Lemons, sia con l’operazione Bud Light Legends. Vediamole nel dettaglio, partendo proprio da quest’ultima.


All’interno del suo sito - al quale si ha accesso solo inserendo la propria data di nascita - Bud Light ha creato la sezione Legends, nella quale si ha la possibilità di rivedere molti dei suoi spot storici, campagne dall’immancabile tono ironico, in pieno stile Bud Light.



Questi piccoli film, si possono trovare anche sul canale YouTube del marchio. Ma non è tutto. Alcuni dei protagonisti di questi spot sono così amati dal pubblico americano, che Bud Light ha pensato di realizzare un trailer nel quale li riunisce tutti, raffigurandoli in chiave superoistica.



Da qui il nome Bud Light Legends. Nonostante alcuni di questi attori siano leggermente invecchiati - avendo girato queste campagne anche più di dieci anni fa - il risultato è più esilarante che nostalgico, e mette in luce in tutto e per tutto non solo l’ironia ma anche lo straordinario ottimismo alla base della filosofia aziendale del brand.



La campagna Last Year´s Lemons, nasce dal lancio sul mercato delle nuove Bud Light Seltzer Lemonades, una linea di limonate con vari sapori fruttati. Negli Stati Uniti esiste il detto “When life gives you lemons, make lemonade.”, un modo di dire che incoraggia ad essere ottimisti - ancora una volta - di fronte alle difficoltà della vita.



Il 2020 ci ha regalato molte fregature e svariati momenti difficili, “limoni”, appunto. Su questo spiacevole dato di fatto, Wieden+Kennedy - l’agenzia ideatrice della campagna - ha basato il suo geniale insight: il 2020 ci ha dato tanti “limoni"? Ok, non c’è momento migliore per Bud Light di lanciare una nuova linea di limonate. Non fa una piega. Intuizione semplice e immediata che, con un’ironia spiazzante, mette in scena una metafora tragicomica della pandemia, rappresentando gli ultimi - terribili - dodici mesi, in modo surreale e delirante.

 



Anche in una situazione catastrofica come quella che ci ha riservato il 2020, Bud Light ha saputo tirare fuori il coniglio dal cilindro, e lo ha fatto nel momento più opportuno, restando fedele a sé stesso, ribadendo i propri valori aziendali e, non ultimo, garantendosi la piena visibilità, durante un evento dall’incredibile risonanza mediatica come il Super Bowl.


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