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Blog // Pagina 4 di 28
02.02.2017 # 4764

Daria La Ragione // 0 comments

MyDakar - la sfida secondo Renault

Blog! di Daria La Ragione

La Paris Dakar era un mito prima ancora che un rally: partiva dalla capitale francese e arrivava in quella senegalese, attraversando paesi europei e africani e il deserto del Sahara, lasciando sul percorso feriti e non poche vittime, senza mai perdere quel fascino della sfida senza tempo.

Un mito che si è trasformato negli anni, diventando il Rally Dakar e spostando il percorso in Sud America dopo che nel 2008 la corsa era stata sospesa per un rilevante rischio attentati.

Dal 2 al 14 gennaio si è corsa la competizione del 2007 e per l’occasione Renault ha lanciato #MyDakar, una multisoggetto bella e di grande impatto: 4 spot, 4 donne che raccontano quale sia la loro Dakar, la loro sfida, la corsa della vita. E sono tutti progetti che hanno in comune la speranza, la forza dell’ideale da cui partono e un impatto significativo e rilevante nella vita di altre persone.

Vida Corrida è il progetto di Naide a San Paolo, per coinvolgere ragazzi e bambini in contesti a rischio attraverso lo sport e la sua Dakar è portare lo sport nei quartieri degradati; 

 


Fundaciòn Zorba, in Argentina, è progetto di Isabel per interrompere le corse clandestine, con il loro giro di scommesse e tutto ciò che comportano per gli animali. Non è un problema loro spiega, è un problema umano e si chiama violenza e la sua Dakar è interrompere gli abusi sugli animali; 

 


Ana Marìa vive a Medellin in Colombia, la città di Escobar, famosa nel mondo per la droga, che nel 2012 è stata eletta la città più innovativa del mondo: Ecobikes è un progetto per produrre energia grazie all’attività fisica, particolarmente grazie alle biciclette ed  è un progetto che ha trovato il maggiore ostacolo nella resistenza al cambiamento, la sua Dakar è portare ovunque energia pulita e libera; 

 



Aida è messicana, Huerto Romita è un progetto di orti biologici collettivi iniziato per sfida e cresciuto in modo impressionante costruendo una comunità di persone che altrimenti non si sarebbero mai incontrate e che invece si scambiano cibo, coltivato con attenzione e amore, la sua Dakar è riempire la città di orti biologici.

 


La scelta di queste quattro storie è vincente e molto interessante: la forza delle idee e della passione di queste donne è coinvolgente, sono senza dubbio un’ispirazione, anche solo per il loro approccio, per la determinazione con cui raccontano il proprio progetto. Il collegamento con la sfida è immediato e molto forte: arriverò fino in fondo, non importa quali ostacoli incontrerò.

Ma è molto interessante anche il fatto che si tratti donne, non una scelta scontata visto che parliamo di un rally, e che fa venire in mente un tentativo di coinvolgere un pubblico più ampio anche cambiando la narrazione: la sfida è nella vita di chiunque decida di coglierla. E questo è l’altro elemento molto valido di questa pubblicità: suggerisce che ognuno di noi ha un #MyDakar e mentre ascoltiamo queste donne qualcosa nella nostra testa corre già alla vita che viviamo, ai nostri obiettivi ed ecco qua: ci ha presi coinvolti e ha portato a casa il risultato.


Advertising Agency: Publicis, Buenos Aires, Argentina

Creative Directors: Paula Kozub, Ignacio Jardon

Art Director: Javier Agena Goya

Copywriter: Mauro Ribot

27.01.2017 # 4757

Daria La Ragione // 0 comments

Killer in red - Paolo Sorrentino firma il corto di Campari

Blog! di Daria La Ragione

In principio fu Pirelli, dodici scatti, donne bellissime, un grande fotografo e l’edizione limitata: gli ingredienti di The Cal erano pochi e semplici, ma fecero grande un progetto che è entrato nel mito. Dopodiché in molti hanno scelto la strada del calendario “di lusso” e tra quelli che hanno fatto strada e successo i nomi che spiccano sono italiani: Lavazza e Campari per citarne solo due.

Proprio Campari ha saputo andare oltre, annunciando il 24 gennaio la sua Ri(e)voluzione con il progetto Red Diaries: dodici storie, ognuna legata a un bartender e a un cocktail. Il progetto è stato ideato da JWT Milano, che ha affidato al giovano e promettente regista italiano Ivan Olita la regia di questi cortometraggi rilasciati sul sito Campari e sul canale Youtube. “Ogni cocktail racconta una storia” promette l’azienda, e queste storie sono raccontate bene, con fascino e stile.

Il clou di questa campagna però è un altro: Killer in red è il titolo del cortometraggio girato dal premio Oscar Paolo Sorrentino, che racconta la storia di un bartender negli anni ’80, con il dono di capire la personalità dei suoi clienti e dare loro il giusto cocktail, finché arriva un bionda fasciata in un abito rosso e il fantastico Clive Owen, protagonista della storia, le porge un Killer in red, cocktail che scopriremo profetico.

L’atmosfera noir, le tantissime citazioni – una per tutte il cadavere in piscina di Viale del tramonto – lo stile di Sorrentino e il fascino inossidabile del protagonista finiscono per offuscare la bellezza di Caroline Tillette, attrice franco-svizzera semi sconosciuta e baciata dalla fortuna di essere scelta per questo piccolo film.

Per capire la qualità del progetto basterebbe dire che degli oltre 13 minuti di durata, solo 11 sono di narrazione, tutto il resto va via per i titoli di coda, dandoci la percezione di come questo sia in realtà un film in miniatura.

Personalmente ho molto apprezzato il fatto che, benché ci fossero tutti i richiami possibili al cinema americano degli anni ’50, sia stato scelto un regista italiano premio Oscar: un modo importante di sottolineare che Campari è sì un’azienda internazionale, ma che resta profondamente italiana, e proprio per questo innovativa, elegante e fascinosissima.

Ma il calendario? Dopo anni trascorsi in compagnia delle nuove dive non avranno mica lasciato orfani gli aficionados di questo oggetto ormai inutile ma pieno di glamour?

No, non lo hanno fatto: Ale Burset, talentuoso fotografo argentino, ha ritratto i dodici bartender autori dei cocktail e protagonisti dei Red Diaries; anche questa volta – unica tradizione che l’azienda ha rispettato – sono state stampate 9999 copie che verranno regalate. Niente più dive patinate insomma, ma un progetto moderno e integrato.

Chapeau


 


17.01.2017 # 4749

Daria La Ragione // 0 comments

Apologia del nuovo logo della Juventus

Blog! di Daria La Ragione

Alle 21 del 16 gennaio la Juventus, dopo aver lanciato un count down sulla propria pagina Facebook annunciando “una novità”, fa ancora un passo in avanti rispetto alle altre squadre di calcio italiane (e probabilmente europee fatta eccezione per Real, United e Barcellona), ma questa volta non in campionato. No, il passo lo fa nella storia, lanciando un nuovo logo e una nuova esperienza di brand, stravolgendo il classico approccio delle altre società del settore, tutte ferme al solito stendardo: un logo semplice, iconico, che racconta la volontà della Juventus di esplorare nuovi target: donne, bambini, millennials world wide, puntando moltissimo sui social network per dialogare con persone che fino a oggi l’azienda non aveva intercettato.


via brandemia.org


«A cosa pensa la bambina di Shanghai, il millennials di Mexico City, la ragazza di New York? Per questo vogliamo avere un linguaggio meno tecnico e più evocativo», così Andrea Agnelli spiega il cambio di marcia alla presentazione ufficiale del nuovo logo Juventus.

Dopo il nuovo stadio la crescita aziendale passa adesso da una strategia di comunicazione che ieri ha visto solo la prima puntata.

 



Dal Museo della Scienza e della Tecnica di Milano va in onda Black and White and More, nome dell’evento e del progetto con cui la Juventus mira a crescere. Viene presentato il nuovo logo, progettato dalla sede milanese di Interbrand, che si lascia alle spalle le tradizioni calcio per mettere a fuoco l’identità della vecchia signora e che mette insieme tre elementi: la j, iniziale stilizzata con eleganza e semplicità, le strisce bianche e nere che saranno il tema della nuova identità visiva, lo scudetto.

Al momento il nuovo logo Juventus è già sul sito e sui social, sulla maglia arriverà a luglio quando sarà implementato in via definitiva.

Nel frattempo il pubblico ne parla, e tanto: molti tifosi sono contrariati, ma è quello che capita quando un'immagine che conosci da anni viene archiviata, serve un po' di abitudine, in compenso molti apprezzamenti arrivano dagli addetti ai lavori, uno per tutti underconsideration.com, davvero un'autorità: «The execution of the new “J” is great, hinting at both the traditional black-and-white stripes of the uniforms and Gestalting the shit out of your brain for it to complete the shape of a shield, which helps anchor the logo in a more traditional soccer symbol. The monogram works great small, large, in black, in white, and can withstand weird stuff like the image below. The wordmark condensed and industrial-esque wordmark also hints at the uniform stripes and even in its simplicity it has plenty of personality, mostly thanks to the initial “J”.» L'articolo intero potete leggerlo qui.


 

 



17.01.2017 # 4748

Daria La Ragione // 0 comments

Accept: Il tv spot di air bnb contro le discriminazioni

Blog! di Daria La Ragione

«È molto più difficile rifiutare qualcuno guardandolo negli occhi», parola di Jonathan Mildenhall, responsabile marketing di Airbnb, nominato Brand Genius per il 2016 dalla rivista Adweek.

All’indomani dell’elezione tanto discussa di Donald Trump, Airbnb ha pubblicato un tv spot prodotto in house che parla dell’accoglienza come valore imprescindibile della propria community.


In questo commercial succede pochissimo: volti si susseguono uno dopo l’altro, diversi per età, sesso ed etnia. Su questi volti, in sovrimpressione, un messaggio molto chiaro: 


We believe that no matter who you are, where you're from, or where you travel, you should be able to belong in the Airbnb community. By joining this community you commit to treat all fellow members regardless of race, regardless of sex, regardless of ethnicity, religion, sexual orientation, disability, national origin, gender identity or age with respect and without judgment or bias. The world is much more beautiful place when you accept.

(Noi crediamo che non importa chi sei, da dove vieni, o qual è il tuo viaggio, dovresti poter essere parte della community Airbnb. Aderendo a questa communiy ti impegni a trattare tutti i suoi membri, a prescindere dalla razza, indipendentemente dal sesso, indipendentemente dall'appartenenza etnica, religione, orientamento sessuale, disabilità, origine nazionale, identità di genere o età, con rispetto e senza giudizi o pregiudizi. Il mondo è molto più bella posto quando “accetti”.)


Airbnb ha una politica molto severa quando si tratta di discriminazioni e, avendo ricevuto parecchie segnalazioni, all’inizio del mese di novembre ha inserito tra le clausole del contratto con cui si entra a far parte della community proprio questo giuramento.

 


Due cose sono molto rilevanti in questo (bel) tv spot Airbnb: il messaggio non è banalmente un “buon proposito” antirazzista, da sventolare per farsi belli; funziona perché è intimamente connesso al brand e al suo business: viaggiare significa aprire l’orizzonte alla diversità, a una ricchezza di orientamenti, idee, culture ed è fondamentale, visto che parliamo di persone che ospitano nelle loro case altre persone, che il clima di accettazione e armonia; quindi dal punto di vista del branding il messaggio è doppiamente efficace.


La seconda cosa, che interessa particolarmente chi scrive, è il testo: bello lungo prima di tutto, non pronunciato da una suadente voce fuori campo, ma da leggere e che si fa leggere (come sempre accade quando sono ben scritti) segnala una delle nuove tendenze degli ultimi anni: la rivincita dei copy! Complice Google e il suo famigerato algoritmo, viviamo una nuova stagione di splendore che è iniziata proprio grazie alla necessità di scrivere testi che permettessero ai motori di ricerca di individuare l’argomento trattato e stabilirne l’affidabilità. Da qui il passo è stato abbastanza breve: in poco tempo sono stati contagiati anche i mezzi tradizionali, non soltanto questo commercial ma, per esempio, bastava sfogliare l’ultimo catalogo Ikea per scoprire pagine e pagine di “storytelling”, racconto, a segnalare questa inversione di tendenza rispetto a cinque o sei anni fa.


È tutto oro quello che luccica? Ovviamente no: la SEO assedia i copywriter oggi più mai, costringendoli a equilibrismi non facili per trovare il giusto mix di creatività e visibilità.

31.12.2016 # 4740

Daria La Ragione // 0 comments

Fotografia, grafica e arte: regali per tutti

Blog! di Daria La Ragione

Tra fotografia, grafica e arte ci sono un bel po' di cose belle da scaricare (legalmente) in giro per la rete.

La notizia è di quelle che fanno un gran piacere agli amanti dell’arte contemporanea e un gran bene a tutti le persone curiose che voglio scoprire cosa offre la rete: il Moma – Museum of Modern Arts di New York – ha deciso di mettere online i cataloghi delle sue mostre a partire da quella con cui, nel 1929, aprì al pubblico per la prima volta mostrando le opere di Paul Cézanne, Paul Gauguin, Georges Seurat e Vincent Van Gogh.

Sia chiaro, il Moma non è nuovo a queste iniziative: già ad aprile un archivio di immagini era stato messo a disposizione di chiunque, in altissima risoluzione (lo trovate qui) e poco prima aveva attivato un corso di fotografia diretto da Sarah Meister, curatrice del dipartimento di fotografia, anche questo online, anche questo gratuito (e lo trovate qui). 


Poi, dato che Natale è appena passato e manca poco all'Epifania, ecco un altro regalo: non è nuovissimo – sia perché è stato divulgato da un anno almeno, sia perché riguarda pubblicazioni della prima metà del Novecento – ma su Monoskop sono disponibili dodici dei quattordici Bauhausbücher.  
Per quelli che non li conoscono: Il Bauhaus è stata una scuola di progetto talmente innovativa che quelle di oggi ancora arrancano a starle dietro. Basta dire che il piano di studi era rappresentato con un'infografica. Negli anni '30!!




In questa scuola insegnavano i più importanti artisti e intellettuali europei, ma oltre a insegnare si chiedeva loro di fare ricerca (il Bauhaus fu un centro importantissimo di sperimentazioni): gli esiti di queste ricerche trovavano spazio nelle pubblicazioni ufficiali, i Bauhausbücher appunto. Adesso che sapete cos'erano apprezzerete ancor di più la possibilità di trovare online le opere che Kandinskij, Klee, Mondrian pubblicarono in quegli anni, quando insegnare e studiare erano tutt'uno e tra quei laboratori si ponevano domande fondamentali sulla percezione, sugli effetti inconsci delle forme e dei colori, sul rapporto tra arte e tecnica e artigianato.

Cosa manca? Ah, giusto, il link: buon anno nuovo a tutti e buon download.