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Still Standing: quando fotografare significa restare
Still Standing: quando fotografare significa restare

Still Standing: quando fotografare significa restare

La 35ª edizione del SI Fest di Savignano sul Rubicone riflette sulla fotografia come forma di presenza, resistenza e attenzione al mondo.

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Paolo Falasconi //

Still Standing: quando fotografare significa restare

La 35ª edizione del SI Fest di Savignano sul Rubicone riflette sulla fotografia come forma di presenza, resistenza e attenzione al mondo.

Ci sono fotografie che raccontano qualcosa. E poi ci sono fotografie che, prima ancora di raccontare, scelgono di esserci.

È da questa distinzione che sembra partire Still Standing, il tema della 35ª edizione del SI Fest – Savignano Immagini Festival. Due parole semplici, quasi una dichiarazione: ancora in piedi. Non un’espressione celebrativa, ma una posizione. Un modo per dire che, nonostante tutto ciò che cambia, qualcosa continua a resistere. E che tra le cose ancora in piedi c’è anche la fotografia. 

Dal 1992 il SI Fest porta la fotografia contemporanea a Savignano sul Rubicone, costruendo intorno alle immagini un luogo di incontro, ricerca e confronto. Arrivato alla sua trentacinquesima edizione, il festival si conferma il più longevo d’Italia e quest’anno, sotto la direzione artistica di Manila Camarini, sceglie di interrogarsi proprio sulla possibilità di rimanere presenti in un presente che sembra diventare ogni giorno più instabile. 

 

Restare significa guardare

Fotografare significa fermare qualcosa. Ma forse, più precisamente, significa decidere di guardarlo abbastanza a lungo da non lasciarlo scomparire.

In un’epoca dominata dalla velocità delle immagini, questa scelta assume un significato particolare. Siamo circondati da fotografie, video, immagini generate, stories e contenuti che scorrono senza sosta. Ogni giorno ne vediamo migliaia e quasi tutte sono destinate a essere sostituite da quella successiva.

La fotografia contemporanea può invece chiedere l’opposto: fermati, guarda ancora, rimani.

È una richiesta semplice, ma tutt’altro che innocente. Perché guardare davvero significa anche assumersi la responsabilità di ciò che si sta guardando.

Il SI Fest costruisce intorno a questa idea un programma che attraversa storie personali, conflitti, identità, territori e trasformazioni sociali. Non cerca necessariamente immagini spettacolari, ma sguardi capaci di avvicinarsi a ciò che normalmente rimane ai margini del campo visivo. 

 

La fotografia come presenza

Una delle mostre più significative dell’edizione è Still Here. Resistenza Contemporanea: Minneapolis, Ucraina, Palestina, che riunisce i lavori di Pietro Masturzo, Alfredo Bosco e Jack Califano.

Tre luoghi diversi, tre contesti storici e politici che non possono essere sovrapposti né considerati equivalenti. A unirli è però una stessa necessità: essere lì, guardare, testimoniare.

Le fotografie di Alfredo Bosco raccontano l’Ucraina attraverso una guerra diventata parte della vita quotidiana. Pietro Masturzo e Jack Califano si confrontano invece con altre forme di conflitto e tensione sociale. Il punto non è trovare una risposta comune a realtà differenti, ma osservare cosa accade alle persone quando la violenza, la politica e il potere entrano nello spazio della vita quotidiana.

In questo senso il titolo Still Here, ancora qui, sembra quasi completare quello del festival.

Still Standing: ancora in piedi.

Still Here: ancora qui.

Due affermazioni diverse ma profondamente legate. La prima parla della resistenza. La seconda della presenza. Entrambe ricordano che esistere, in determinati contesti, può diventare un atto tutt’altro che scontato.

Guardare le persone, non soltanto gli eventi

Ma Still Standing non è soltanto fotografia di guerra o fotografia politica.

Tra i progetti presentati al festival c’è American di Robin de Puy, un lavoro realizzato negli Stati Uniti tra il 2022 e il 2024 attraverso ritratti fotografici, video e registrazioni audio di persone comuni.

In un periodo segnato da profonde divisioni politiche e sociali, la fotografa sceglie di spostare lo sguardo dai grandi titoli dei giornali alle persone che continuano semplicemente a vivere. Volti, gesti, storie individuali.

È un passaggio importante: quando tutto sembra essere raccontato attraverso grandi categorie — politica, economia, conflitto, identità — la fotografia può tornare alla singola persona.

Guardarla.

Ascoltarla.

Lasciarle spazio. 

Forse è proprio questa una delle forme più interessanti di resistenza fotografica: sottrarre qualcuno alla velocità con cui normalmente consumiamo le immagini e concedergli abbastanza tempo per diventare una persona, anziché soltanto un’immagine.

 

Quando il passato continua a essere presente

Il tema della persistenza ritorna anche nel lavoro dedicato a Marco Pesaresi, fotografo scomparso nel 2001 e profondamente legato alla storia del SI Fest.

A venticinque anni dalla sua morte, il festival torna sulle sue fotografie non per costruire una celebrazione nostalgica, ma per verificare quanto quelle immagini siano ancora capaci di parlare al presente.

È una domanda interessante per qualsiasi forma d’arte: quando un’immagine smette di appartenere al proprio tempo? Forse mai completamente.

Le fotografie di Pesaresi continuano infatti a essere guardate non soltanto perché documentano un’epoca, ma perché conservano una capacità di osservazione che attraversa gli anni. Il suo lavoro, dai viaggi ai ritratti, dalla marginalità alla vita notturna, sembra ricordarci che la contemporaneità non coincide necessariamente con ciò che è stato prodotto ieri. A volte un’immagine vecchia può essere più presente di una fotografia appena scattata. 

 

Fotografare contro la velocità

È forse questo il punto in cui il tema del SI Fest diventa più ampio della fotografia stessa.

Viviamo in un momento nel quale tutto ci invita a passare oltre. Una notizia viene sostituita dalla successiva. Un’immagine dura pochi secondi. Una storia scompare dopo ventiquattro ore. Un evento sembra diventare vecchio ancora prima di essere stato compreso.

La fotografia può scegliere di opporsi a questo meccanismo.

Non necessariamente producendo immagini lente, contemplative o solenni. Anche una fotografia apparentemente semplice può chiedere attenzione.

Il gesto fondamentale è un altro: scegliere che qualcosa meriti di essere guardato ancora.

E forse è proprio per questo che la fotografia continua a essere necessaria.

Non perché sia il mezzo più veloce per raccontare il mondo, ma perché può costringerci a rallentare abbastanza da vederlo.

 

Ancora in piedi

Still Standing può allora essere letto in molti modi.

Può essere il fotografo che continua a lavorare nonostante l’incertezza. Può essere una persona che continua ad abitare un luogo trasformato dal conflitto. Può essere una comunità che conserva la propria identità. Può essere un’immagine che, a distanza di anni, continua a parlarci.

Può essere anche la fotografia stessa.

Un linguaggio che ha attraversato la pellicola, il digitale, i social network e oggi l’intelligenza artificiale senza smettere di porsi la stessa domanda fondamentale: cosa significa guardare?

Forse la risposta non è mai stata soltanto tecnica.

Fotografare significa scegliere.

Scegliere cosa guardare, cosa lasciare fuori dall’inquadratura, a chi dare spazio, quanto tempo dedicare a una storia e, soprattutto, cosa ritenere degno di essere ricordato.

In questo senso, restare non significa necessariamente rimanere immobili. Significa continuare a esserci mentre tutto si muove. Continuare a guardare mentre tutto scorre.

Continuare a fotografare mentre le immagini diventano sempre più numerose e sempre più facili da produrre.

Still Standing, allora, non è soltanto un titolo, è una posizione. E forse, oggi, guardare davvero è già una forma di resistenza.

 

 

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# 6646
Still Standing: quando fotografare significa restare
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Nachleben: quando le immagini non smettono di vivere

La nuova edizione di Grenze – Arsenali Fotografici parte da un concetto antico e sorprendentemente contemporaneo: la capacità delle immagini di sopravvivere al proprio tempo, riemergere e assumere nuovi significati.

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Paolo Falasconi //

Nachleben: quando le immagini non smettono di vivere

La nuova edizione di Grenze – Arsenali Fotografici parte da un concetto antico e sorprendentemente contemporaneo: la capacità delle immagini di sopravvivere al proprio tempo, riemergere e assumere nuovi significati.

 In un presente sommerso dalle immagini, forse la vera domanda non è più quante ne produciamo, ma quali riusciranno a restare.

Ci sono immagini che scompaiono. E poi ce ne sono altre che sembrano avere una vita propria. Possono passare anni, decenni, perfino secoli. Il contesto che le ha generate può essere dimenticato, le persone rappresentate possono non esistere più, il linguaggio visivo può essere cambiato completamente. Eppure, a un certo punto, quell’immagine ritorna. Non necessariamente nella sua forma originale. Può riemergere in una fotografia, in un gesto, in una composizione, in un modo di guardare. Qualcosa che sembrava appartenere al passato torna a essere presente.

È questa la riflessione da cui parte Nachleben, il tema scelto per l’edizione 2026 di Grenze – Arsenali Fotografici, il festival internazionale di fotografia contemporanea che torna a Verona dal 18 settembre. Il termine tedesco può essere tradotto come “vita dopo” e indica proprio la sopravvivenza di forme e immagini oltre il loro contesto originario.

Non si tratta quindi semplicemente di memoria. La memoria conserva. Il Nachleben, invece, fa qualcosa di diverso: riporta qualcosa nel presente. 

 

Le immagini non muoiono davvero

Siamo abituati a pensare alla fotografia come a un dispositivo per conservare il passato. Scattiamo una fotografia per ricordare una persona, un luogo, un momento. La fotografia diventa così una specie di archivio personale o collettivo. Ma cosa succede quando quell’immagine smette di essere soltanto un documento e comincia a produrre nuovi significati?

È qui che il concetto di Nachleben diventa particolarmente interessante. Le immagini, secondo la riflessione proposta da Grenze, non sopravvivono in modo lineare. Possono scomparire per lungo tempo e poi riaffiorare all’interno di immagini contemporanee, come citazioni inconsapevoli o déjà vu. Non tornano necessariamente come copie, ma come frammenti di una memoria culturale che attraversa epoche e linguaggi.

Un gesto può ricordare una fotografia che non abbiamo mai visto. Una postura può sembrarci familiare senza che sappiamo perché. Una composizione contemporanea può contenere qualcosa che appartiene a un’immagine di cento anni prima.

È come se la storia delle immagini non procedesse soltanto in avanti. A volte torna indietro.

 

La fotografia come archeologia

In questo senso fotografare può assomigliare a un lavoro archeologico. Non significa necessariamente scavare nel passato alla ricerca di immagini dimenticate. Significa riconoscere ciò che è già presente dentro le immagini che produciamo oggi.

Il programma di Grenze affronta proprio questo tema attraverso una serie di incontri e progetti che mettono in relazione archeologia visuale, memoria e contemporaneità. Il 19 settembre, durante gli incontri di “Affioramenti”, il festival propone tra gli altri un intervento dedicato all’archeologia visuale e un incontro dal titolo “Quando le immagini ritornano”.

La parola “affioramenti” è particolarmente efficace. Perché un’immagine che ritorna non arriva necessariamente da un luogo lontano. Può essere già sotto la superficie. Aspetta semplicemente il momento in cui qualcuno la riconosca.

 

Viviamo dentro un archivio infinito

Il tema diventa ancora più interessante se osserviamo il presente. Non abbiamo mai prodotto così tante immagini. Fotografiamo ogni giorno, archiviamo, condividiamo, cancelliamo, ripubblichiamo. Le immagini vengono duplicate, compresse, modificate, ricontestualizzate e continuamente rimesse in circolazione.

I social network hanno trasformato la fotografia in un flusso permanente. Un’immagine può nascere oggi e riapparire anni dopo completamente separata dal momento in cui era stata prodotta.

La fotografia non è più soltanto un oggetto conservato in un album. È una materia che circola. E proprio per questo la distinzione tra passato e presente diventa sempre più difficile.

Un’immagine di dieci anni fa può tornare improvvisamente attuale. Una fotografia scattata ieri può sembrare appartenere a un’altra epoca. Un’immagine dimenticata può diventare un riferimento visivo per una nuova generazione.

Il passato non è più necessariamente dietro di noi. Può comparire sullo schermo accanto a ciò che è stato prodotto cinque secondi fa.

 

Quando il déjà vu diventa linguaggio

Una delle cose più affascinanti del Nachleben è che il ritorno non coincide con la copia. Quando un’immagine riemerge, cambia. Il nuovo contesto la modifica. Il significato si sposta. Quello che prima rappresentava una cosa può iniziare a rappresentarne un’altra.

È un meccanismo che conosciamo bene anche nella storia dell’arte. Forme, gesti e composizioni attraversano le epoche, vengono reinterpretati e assumono significati diversi.

Warburg aveva studiato proprio questo fenomeno attraverso l’idea della sopravvivenza delle immagini e delle forme culturali. Grenze recupera questa prospettiva per applicarla alla fotografia contemporanea, osservando come frammenti di memoria possano riaffiorare dentro immagini apparentemente nuove.

E forse è proprio qui che il concetto diventa interessante anche per chi lavora con le immagini ogni giorno. Perché essere contemporanei non significa necessariamente inventare qualcosa che non è mai esistito. A volte significa riconoscere ciò che è già esistito e capire cosa può diventare oggi.

 

Il problema dell’originalità

In un mondo nel quale qualsiasi immagine può essere prodotta in pochi secondi, la parola “originale” diventa sempre più difficile da definire.

La fotografia ha sempre lavorato anche attraverso riferimenti, citazioni e influenze. Ma oggi la quantità di immagini disponibili è talmente grande che è quasi impossibile creare qualcosa senza entrare, consapevolmente o meno, in relazione con ciò che è già stato prodotto.

Questo non significa che le immagini siano diventate meno interessanti. Al contrario. Significa che forse l’originalità non sta più soltanto nella capacità di creare qualcosa di completamente nuovo, ma nella capacità di mettere in relazione elementi esistenti in un modo nuovo.

Il Nachleben parla esattamente di questo. La sopravvivenza non è una ripetizione. È una trasformazione.

 

E se il futuro fosse già pieno di passato?

C’è poi un paradosso particolarmente interessante. Abbiamo sempre immaginato il futuro come qualcosa che avrebbe progressivamente sostituito il passato. Nuove tecnologie, nuovi linguaggi, nuove immagini. Ma osservando ciò che succede oggi, sembra accadere qualcosa di diverso.

Il futuro è continuamente attraversato dal passato. Le estetiche ritornano. Le fotografie vengono riscoperte. Gli archivi diventano materia creativa. Le tecniche analogiche vengono recuperate. Immagini nate in un determinato contesto vengono reinterpretate da generazioni che non lo hanno mai vissuto.

Persino la nostalgia è diventata una forma di contemporaneità. Forse perché, in mezzo a un flusso di immagini che non smette mai di aumentare, ciò che riconosciamo assume un valore particolare.

Il già visto non è necessariamente il contrario del nuovo. Può essere il materiale con cui costruiamo qualcosa di nuovo.

Una fotografia può ancora sorprenderci?

 

La domanda, alla fine, potrebbe essere proprio questa. In un’epoca nella quale abbiamo accesso praticamente a ogni immagine e nella quale possiamo generare artificialmente fotografie di persone, luoghi e situazioni mai esistiti, che cosa rende ancora significativa una fotografia?

Forse non la sua capacità di mostrarci qualcosa che non abbiamo mai visto. Forse, al contrario, la capacità di mostrarci qualcosa che credevamo di conoscere già e farcelo vedere in modo diverso.

Una fotografia può sopravvivere perché documenta un momento storico. Ma può sopravvivere anche perché contiene una forma, un’emozione o una tensione che continua a trovare spazio nel presente.

È questa la differenza tra un’immagine conservata e un’immagine viva. La prima rimane. La seconda ritorna.

La vita dopo le immagini

Nachleben è quindi un tema che parla della fotografia, ma finisce inevitabilmente per parlare anche di noi. Di come ricordiamo. Di come costruiamo la nostra cultura visiva. Di come selezioniamo ciò che merita di essere conservato e di come, spesso senza rendercene conto, riportiamo il passato dentro il presente.

Grenze sceglie di trasformare questa riflessione in un festival diffuso, fatto di mostre, incontri, progetti, laboratori e percorsi attraverso Verona. L’edizione 2026 apre il circuito OFF il 18 settembre e la sezione principale il 19 settembre, con appuntamenti che proseguono anche nei giorni successivi.

Ma forse il valore più interessante di questa edizione non sta soltanto nelle fotografie che verranno esposte. Sta nella domanda che lascia aperta.

Quante delle immagini che produciamo oggi riusciranno davvero a sopravvivere?

Non semplicemente a essere archiviate. Non a essere salvate su un server. Non a rimanere online.

Ma a tornare.

A riapparire quando il loro tempo sarà apparentemente finito. A parlare a qualcuno che ancora non conosciamo.

Perché forse è questa la vera “vita dopo” di un’immagine: non continuare semplicemente a esistere, ma riuscire, a distanza di tempo, a diventare nuovamente presente.

 

In copertina, foto © Fiorella Iacono - Solo per uso editoriale

 


 

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Still Standing: quando fotografare significa restare
Still Standing: quando fotografare significa restare

SI Fest 2026, Savignano sul Rubicone

L‘edizione 2026, in programma dall‘11 al 13 settembre e nei due weekend successivi

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Paolo Falasconi //

SI Fest 2026, Savignano sul Rubicone

L‘edizione 2026, in programma dall‘11 al 13 settembre e nei due weekend successivi

SI Fest 2026, Savignano sul Rubicone: la fotografia che resta in piedi

Trentacinque edizioni consecutive dal 1992: nessun altro festival fotografico italiano può vantare una continuità simile, e questo basterebbe già a fare del SI Fest di Savignano sul Rubicone un osservatorio privilegiato sullo stato dell‘immagine contemporanea. L‘edizione 2026, in programma dall‘11 al 13 settembre con apertura delle mostre prorogata nei due weekend successivi (19-20 e 26-27 settembre), conferma la formula che ha reso la rassegna un punto di riferimento: un impianto distribuito su più fine settimana, pensato per dare respiro alla fruizione e non esaurire l‘esperienza in poche ore concitate.

Promossa dall‘associazione Savignano Immagini, la manifestazione si propone ancora una volta come luogo di pensiero critico sul mezzo fotografico, inteso non come semplice documentazione ma come strumento capace di restituire la complessità del reale, sottraendola alle letture superficiali e ai luoghi comuni dell‘immagine "facile".

 

Still Standing: un manifesto più che un titolo

Il concept di quest‘anno si condensa in due parole, Still Standing, che la direzione artistica – affidata a Manila Camarini – trasforma in una vera e propria dichiarazione di intenti. Non un‘etichetta accattivante ma un programma: la fotografia come gesto di resistenza, come pratica che permette di restare ancorati al presente proprio nel momento in cui tutto sembra accelerare e sfaldarsi.

Il festival sceglie di guardare verso le periferie del mondo, geografiche ed esistenziali, soffermandosi su vite che non cercano la ribalta ma che, nella loro quotidianità, esercitano una resistenza silenziosa e costante. È in questo restare saldi senza arrendersi all‘arroganza dei poteri dominanti che SI Fest individua il valore più autentico della verticalità: una postura, prima ancora che un‘estetica, che premia chi sceglie di prendere posizione e non si tira indietro.

 

La continuità di uno sguardo geopolitico

Camarini sceglie la continuità rispetto alla scorsa edizione, proseguendo quella ricognizione sul mondo contemporaneo già avviata nel 2025, ma spingendo lo sguardo più in profondità. Se l‘anno scorso il festival aveva tracciato una mappa globale delle tensioni geopolitiche, climatiche, sociali e identitarie, nel 2026 il fuoco si stringe sulle persone che quelle tensioni le vivono sulla propria pelle, in prima persona: individui ordinari che attraversano la contemporaneità con una dignità che il festival sceglie di raccontare senza retorica.

C‘è, in questa edizione, l‘idea di una dichiarazione minima e per questo potente – un "ci sono ancora" pronunciato sottovoce ma capace di farsi gesto di sfida. Una sfida che la fotografia stessa, come pratica e come comunità di autori, condivide: anche nell‘epoca della frammentazione digitale e dell‘instabilità dei confini, chi fotografa resta al proprio posto, continuando a rendere visibile ciò che rischierebbe altrimenti di scomparire dallo sguardo collettivo.

 

Gli autori in mostra

Il programma espositivo porta a Savignano sul Rubicone una selezione di autori internazionali capaci di restituire, ciascuno con un linguaggio proprio, l‘urgenza dell‘attualità senza rinunciare a una tensione verso la speranza. Tra i nomi annunciati figurano Robin de Puy, Christopher Anderson, Mario Cresci, Andi Gáldi Vinkó, Olga Sokal, Alba Zari e Robbie Lawrence, oltre a un omaggio al compianto Lars Tunbjörk. Un percorso che intreccia esperienze comunitarie, forme quiete di resistenza quotidiana e narrazioni personali di sopravvivenza, ribadendo come la fotografia resti uno dei linguaggi più efficaci per generare empatia e apertura al dialogo.

 

SI FEST KIDS: una nuova sezione per i più giovani

La novità più significativa di questa edizione arriva nell‘ultimo weekend di apertura delle mostre, tra venerdì 25 e domenica 27 settembre: debutta SI FEST KIDS, sezione dedicata alla fotografia e alla foto-illustrazione pensata per un pubblico di bambini e ragazzi. Ideata da Sabir Editore sotto la direzione artistica di Giorgio Arcari, la rassegna troverà sede a Palazzo Vendemini, presso la Biblioteca comunale, con un programma che include mostre, laboratori, incontri e conferenze riuniti sotto il titolo Hic sunt Leones. Fuori dalle mappe, in cerca di bellezza. Un‘apertura verso un pubblico più giovane che amplia il perimetro culturale del festival senza diluirne l‘identità.

 

Informazioni

SI Fest 2026 – Still Standing
35ª edizione
Savignano sul Rubicone
11-12-13, 19-20, 26-27 settembre 2026

 

immagine di copertina © Robin de Puy - American

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Still Standing: quando fotografare significa restare
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Paolo Falasconi //

Fotografia Europea 2026: i Fantasmi del Quotidiano a Reggio Emilia

a Felipe Romero Beltrán a Simona Ghizzoni: la XXI edizione del festival indaga le presenze invisibili della memoria e le sfide del linguaggio fotografico contemporaneo.

Reggio Emilia si conferma ancora una volta la capitale internazionale dello sguardo. Dal 30 aprile al 14 giugno 2026, la città ospita la XXI edizione di Fotografia Europea, il festival promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia. Il tema scelto per quest’anno, “FANTASMI DEL QUOTIDIANO”, invita a riflettere sulle presenze invisibili, sulle tracce di ciò che è stato e sulle ombre di ciò che potrebbe accadere, esplorando le trasformazioni del nostro tempo attraverso la lente di grandi maestri e giovani esordienti.

Il cuore pulsante dell’evento saranno le sedi storiche come i Chiostri di San Pietro, Palazzo da Mosto e lo Spazio Gerra, che insieme alla Collezione Maramotti e ai Musei Civici accoglieranno progetti curati da Arianna Catania. L’obiettivo è interrogare il reale per scovare ciò che sfugge alla percezione immediata.

Il Circuito OFF e il coinvolgimento della città
Uno degli aspetti piú affascinanti del festival resta il Circuito OFF, l’evento collettivo che trasforma l’intero tessuto urbano in una mappa espositiva. Negozi, ristoranti, cortili e studi professionali diventano gallerie temporanee, rendendo l’arte accessibile e diffusa. All’interno di questa cornice spicca il progetto OFF@school, dedicato alle scuole della provincia.

Da non perdere la serata del 9 maggio, durante la quale verrà proclamato il vincitore del premio Max Spreafico. Al premiato sarà offerta la possibilità di realizzare una nuova mostra per l’edizione 2027.


Info e Contatti
Per chi volesse approfondire il programma completo e scoprire tutte le mostre in calendario, il punto di riferimento è il sito ufficiale: fotografiaeuropea.it

Il festival non è solo una rassegna di immagini, ma un invito ad attraversare i fantasmi che abitano il nostro presente, lasciandosi sorprendere da nuove forme di racconto visivo.

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Paolo Falasconi //

MonFest 2024/2025: Fotografia, Arte e Spettacolo a Casale Monferrato

Dal 30 novembre 2024 al 4 maggio 2025, Casale Monferrato ospiterà la seconda edizione di MonFest, il festival biennale dedicato alla fotografia che ha debuttato nel 2022

In copertina: © Lia Pasqualino

Dal 30 novembre 2024 al 4 maggio 2025, Casale Monferrato ospiterà la seconda edizione di MonFest, il festival biennale dedicato alla fotografia che ha debuttato nel 2022 e si è confermato con il Middle MonFest 2023, celebrando l’opera di Maria Vittoria Backhaus. L’evento, patrocinato dalla Regione Piemonte e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, è promosso dal Comune di Casale Monferrato e diretto da Mariateresa Cerretelli.


Con l’identità ben definita di esplorare i confini tra fotografia e altre arti, MonFest si pone come un crocevia tra passato e presente, proponendo per questa edizione il tema “ON STAGE” e le parole chiave “Cinema, Teatro, Musica”. Attraverso 14 mostre fotografiche, il festival offrirà una nuova prospettiva sull’arte dello spettacolo nei luoghi più iconici di Casale Monferrato.


Castello del Monferrato: Cuore del Festival


Al Castello del Monferrato, sede principale del MonFest, si terranno 12 delle 14 mostre in programma, tra cui:


• Omaggio a Maria Vittoria Backhaus: Nel foyer del castello, una selezione di scatti degli anni Sessanta racconta la storica tournée dei Beatles in Italia, immortalata dall’obiettivo di Backhaus.

• La Settima Arte di Mimmo Cattarinich: Attraverso ritratti di leggende come Sophia Loren, Federico Fellini e Marcello Mastroianni, questa mostra esplora la magia del cinema, includendo anche scatti dietro le quinte di celebri registi e attori internazionali.

• Cinema On the Road di Fiorella Baldisserri: Un affascinante reportage sulla vita di Francesca Truzzi e Davide Bortot, che hanno creato un cinema itinerante all’interno di un camion, portando film in ogni angolo del mondo.

• Ritratti del Maestro Claudio Abbado di Cesare Colombo: Fotografie uniche del celebre direttore d’orchestra, dalle prove alla Scala alle tournée europee, che rendono omaggio alla sua carriera.

• La Passione per la Scena di Carla Cerati: Un viaggio negli spettacoli del Living Theatre, tra Antigone e Paradise Now, fotografati negli anni ‘60 e ‘70.


Palazzo Gozzani Treville e Museo Civico


La splendida Accademia Filarmonica di Casale, nel Palazzo Gozzani Treville, ospiterà FavolosoTeatro di Giovanni Hänninen, una celebrazione dei teatri storici italiani, mentre nella Balconata sarà esposto Sul Filo di Laura Marinelli e Dado Bargioni, un progetto che combina immagini e musica.


Nel Chiostro del Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi, si terrà una mostra in onore di Francesco Negri, pioniere della fotografia, con un confronto tra i suoi lavori e quelli di Marc Ferrez, fotografo brasiliano suo contemporaneo.


MonFest 2025: Un Programma Ricco di Eventi


A completare il festival, un programma di incontri, letture portfolio e workshop su fotografia, cinema, teatro e musica, aperto a pubblico e professionisti. Il Sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra, ha dichiarato: “MonFest consolida Casale come polo culturale, celebrando l’arte della fotografia e il suo potenziale di racconto storico e contemporaneo. Questa seconda edizione amplia l’impegno della città, offrendo a tutti l’opportunità di scoprire la bellezza e l’identità storica di Casale Monferrato.”





English Version: MonFest 2024/2025 – Photography, Art, and Performing Arts in Casale Monferrato


From November 30, 2024, to May 4, 2025, Casale Monferrato will host the second edition of MonFest, a biennial festival dedicated to photography. Following a successful debut in 2022 and the Middle MonFest 2023 celebrating Maria Vittoria Backhaus, the event is sponsored by the Piedmont Region and supported by the Cassa di Risparmio di Torino Foundation. MonFest, promoted by the City of Casale Monferrato and led by Mariateresa Cerretelli, explores the intersections between photography and other arts.


The theme for this edition is “ON STAGE,” focusing on Cinema, Theater, and Music, with a diverse program of 14 exhibitions in some of Casale Monferrato’s most iconic locations.


Castello del Monferrato: The Heart of the Festival


The Monferrato Castle, MonFest’s main venue, will host 12 of the 14 exhibitions, including:


• Tribute to Maria Vittoria Backhaus: In the castle’s foyer, a selection of photographs from the ‘60s captures the Beatles’ Italian tour, shot by Backhaus.

• The Seventh Art by Mimmo Cattarinich: A visual journey through the magic of cinema, featuring portraits of legends like Sophia Loren, Federico Fellini, and Marcello Mastroianni, and offering a behind-the-scenes look at icons of film.

• Cinema On the Road by Fiorella Baldisserri: A captivating account of Francesca Truzzi and Davide Bortot’s mobile cinema project, which transformed a truck into a cinema, bringing films to remote locations worldwide.

• Portraits of Maestro Claudio Abbado by Cesare Colombo: Unique photos of the renowned conductor, capturing his rehearsal sessions at La Scala and European tours.

• The Passion for the Stage by Carla Cerati: A dive into the legendary Living Theatre performances from the ‘60s and ‘70s, documenting shows like Antigone and Paradise Now.


Palazzo Gozzani Treville and Civic Museum


The stunning Accademia Filarmonica of Casale at Palazzo Gozzani Treville will host FavolosoTeatro by Giovanni Hänninen, celebrating Italy’s historic theaters. In the Balconata, Sul Filo by Laura Marinelli and Dado Bargioni merges photography and music in a unique experience.


At the Civic Museum and Gipsoteca Bistolfi, a tribute to Francesco Negri, a pioneer in photography, will juxtapose his works with those of Marc Ferrez, a Brazilian contemporary.


MonFest 2025: A Full Calendar of Events


Complementing the exhibitions, the festival offers a range of talks, portfolio reviews, and workshops in photography, cinema, theater, and music, open to the public and professionals alike. Mayor Emanuele Capra highlights, “MonFest strengthens Casale Monferrato’s role as a cultural center, celebrating photography’s historical and contemporary narrative power. This second edition expands the city’s commitment, inviting everyone to explore Casale Monferrato’s unique beauty and heritage.”

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Still Standing: quando fotografare significa restare
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Paolo Falasconi //

Apertura della Call per la 20ª Edizione di Fotografia Europea

La call è aperta a tutti, senza limiti di età. Il progetto scelto dalla giuria riceverà un premio di 3000 euro

Il festival cerca nuovi talenti: in palio l’opportunità di esporre accanto ai maestri nel circuito ufficiale delle mostre.


Fotografia Europea 2025


Tema: “Avere vent’anni”


La Open Call Internazionale di Fotografia Europea offre fin dal suo esordio una grande opportunità per fotografi affermati e giovani talenti. Ogni anno centinaia di artisti partecipano, consapevoli del prestigio del festival. Il tema di quest’anno, “Avere vent’anni”, stimolerà la creazione di progetti originali e coinvolgenti, con l’obiettivo di competere con gli artisti selezionati dalla direzione artistica per il circuito ufficiale del festival.


La call è aperta a tutti, senza limiti di età. Il progetto scelto dalla giuria – composta dai direttori artistici Luce Lebart, Tim Clark e Walter Guadagnini – riceverà un premio di 3.000 euro, destinato a coprire i costi di produzione e allestimento della mostra. Le opere selezionate saranno esposte durante Fotografia Europea 2025 a Reggio Emilia, dal 24 aprile all’8 giugno. I vincitori collaboreranno con il team del festival per realizzare l’installazione finale.


Iren, sostenitrice del festival, appoggia anche quest’anno la call, confermando il proprio impegno nel promuovere nuovi talenti e prospettive sulla realtà contemporanea.


Questa call è una parte essenziale del festival, offrendo visibilità e una piattaforma per emergere nel panorama internazionale. I dettagli completi per la partecipazione sono disponibili sul sito ufficiale.


Call Now Open for the 20th Edition of Fotografia Europea


The festival seeks new talents: a chance to exhibit alongside masters in the official exhibition circuit.


Fotografia Europea 2025


Theme: “Being Twenty”


Since its inception, the International Open Call of Fotografia Europea has provided a unique opportunity for both established and emerging photographers. Each year, hundreds of artists submit their work, aware of the festival’s prestigious reputation. This year’s theme, “Being Twenty”, is set to inspire captivating and original projects, which will compete with artists invited by the artistic directors in the festival’s official circuit.


The call is open to all, regardless of age. The selected project, chosen by a jury consisting of Luce Lebart, Tim Clark, and Walter Guadagnini, will receive a prize of 3,000 euros to cover production and exhibition costs. The winners’ work will be displayed at Fotografia Europea 2025 in Reggio Emilia from April 24 to June 8. The selected artists will also collaborate with the festival team on the final installation.


Iren, a supporter of the festival, is once again backing the Open Call, reaffirming its commitment to discovering new talents and perspectives on contemporary reality.


The Open Call has become an integral part of the festival, offering international exposure and growth opportunities. Full participation details are available on the official website.




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