Spazio / Circo: una Napoli da fotografare senza cartolina
Cinque giovani fotografi, trenta immagini e dieci giorni trascorsi dentro la città. Ai Magazzini Fotografici arriva un progetto che prova a raccontare Napoli attraverso i suoi spazi, i suoi abitanti e le trasformazioni che stanno cambiando il suo volto
LeggiPaolo Falasconi //
Spazio / Circo: una Napoli da fotografare senza cartolina
Cinque giovani fotografi, trenta immagini e dieci giorni trascorsi dentro la città. Ai Magazzini Fotografici arriva un progetto che prova a raccontare Napoli attraverso i suoi spazi, i suoi abitanti e le trasformazioni che stanno cambiando il suo volto
Fotografare Napoli è facile. Forse troppo facile.
Basta una strada dei Quartieri Spagnoli, un balcone pieno di panni stesi, il mare visto da una terrazza, un motorino che attraversa una piazza, un vicolo affollato. Sono immagini che appartengono ormai a un immaginario riconoscibile in tutto il mondo.
Ma raccontare una città significa necessariamente andare oltre ciò che già conosciamo.
È da questa esigenza che nasce Spazio / Circo, il progetto fotografico che dal 23 settembre all’11 ottobre 2026 sarà ospitato ai Magazzini Fotografici di Napoli.
La mostra presenta trenta fotografie realizzate da cinque giovani autrici e autori — Fausto Angel Alvarez Peralta, April Jael Avila, Aurelio Bonifazi, Valentina Catino e Gurpreet Singh — durante una residenza artistica di dieci giorni realizzata a Napoli nel maggio 2026. (Fondazione Beta)
Non una semplice commissione fotografica, dunque, ma un’esperienza sul campo.
Dieci giorni dentro la città
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione Beta, Associazione Pianoterra e Studio Kene, laboratorio dedicato alla formazione di giovani fotografi, con la guida di Mohamed Keita, Daniele Molajoli e Christian Rizzo.
Durante la residenza i fotografi hanno attraversato la città lavorando tra street photography, ritratto e post-produzione, confrontandosi quotidianamente con professionisti e docenti attraverso momenti di revisione e editing.
È un metodo che cambia profondamente il risultato.
Non si tratta infatti di arrivare a Napoli con un’idea già confezionata della città e cercare immagini che la confermino. Il lavoro nasce dall’osservazione diretta, dall’incontro con le persone e dalla necessità di costruire progressivamente un racconto.
La fotografia diventa quindi anche uno strumento di ricerca.
Una città che cambia
Il titolo Spazio / Circo suggerisce già una delle tensioni centrali del progetto.
Da una parte c’è lo spazio, quello fisico della città: strade, quartieri, periferie, edifici, luoghi di passaggio e luoghi di vita.
Dall’altra c’è il circo, inteso come movimento, spettacolo, trasformazione continua.
Napoli oggi vive una fase nella quale il rapporto tra città e visitatori è diventato particolarmente intenso. Il centro storico, i quartieri e molti luoghi prima considerati marginali sono entrati stabilmente negli itinerari turistici.
Questa trasformazione produce nuove opportunità, ma modifica anche il modo in cui gli spazi vengono abitati e percepiti.
Spazio / Circo sceglie di osservare proprio questa complessità.
Le fotografie non cercano necessariamente la Napoli più riconoscibile. Piuttosto, costruiscono un ritratto nel quale spazio urbano, volti, mutamenti urbanistici e pressione turistica convivono all’interno dello stesso racconto.
Cinque sguardi, una sola città
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è che Napoli non viene raccontata da un unico autore.
Cinque fotografi con origini e percorsi differenti hanno attraversato gli stessi luoghi, ma necessariamente con occhi diversi.
Fausto Angel Alvarez Peralta arriva dalla Repubblica Dominicana, April Jael Avila dall’Honduras, Aurelio Bonifazi e Valentina Catino sono italiani, mentre Gurpreet Singh proviene dall’India.
La città diventa così un punto d’incontro tra esperienze differenti.
Non esiste una sola Napoli perché non esiste un solo modo di guardarla.
La fotografia contemporanea può essere interessante proprio per questo: non quando pretende di restituire una rappresentazione definitiva della realtà, ma quando rende evidente che ogni immagine è il risultato di una posizione, di un’esperienza e di una relazione con ciò che viene fotografato.
Fotografare le persone, non soltanto i luoghi
Nel progetto entrano anche alcune operatrici e beneficiarie dell’Associazione Pianoterra, realtà che da anni lavora nel tessuto sociale napoletano a sostegno delle famiglie più vulnerabili.
È un dettaglio importante perché sposta ulteriormente il baricentro del progetto.
Napoli non è soltanto un’architettura da fotografare.
È soprattutto una comunità.
Le persone diventano parte del paesaggio tanto quanto i palazzi, le strade, i negozi e i monumenti. E il ritratto fotografico diventa uno strumento per stabilire una relazione, non semplicemente per raccogliere un’immagine.
Anche l’editing racconta
C’è poi un elemento che riguarda direttamente il lavoro del fotografo.
Le immagini prodotte durante la residenza non sono state semplicemente raccolte e messe in mostra. La fase di post-produzione e editing, seguita anche da Christian Rizzo, ha contribuito a costruire una coerenza visiva e cromatica all’interno di un progetto realizzato da cinque autori differenti.
È un passaggio spesso invisibile al pubblico, ma fondamentale.
Una mostra fotografica non è soltanto la somma delle fotografie che contiene. È anche il modo in cui quelle fotografie vengono selezionate, ordinate, messe in relazione. In altre parole, anche l’editing è fotografia. Decidere quale immagine viene prima, quale dopo, quale viene eliminata e quale diventa centrale significa costruire un racconto.
La fotografia come strumento di relazione
Spazio / Circo nasce inoltre all’interno di un progetto nel quale la fotografia non viene considerata soltanto come produzione artistica.
Studio Kene, nato a Bamako e successivamente sviluppatosi anche a Roma, utilizza la fotografia come esperienza educativa, spazio di condivisione e strumento di crescita.
Questo rende il progetto particolarmente interessante.
Perché fotografare una città significa anche imparare ad attraversarla. Osservare, fermarsi, parlare con qualcuno. Poi tornare nello stesso luogo, cambiare punto di vista.
Scoprire che l’immagine che avevamo in mente prima di arrivare non corrisponde necessariamente a quella che troviamo davanti all’obiettivo.
Una Napoli senza cartolina
Forse è proprio qui che Spazio / Circo trova la sua ragione più interessante.
Napoli è una delle città italiane più fotografate e rappresentate. Per questo, oggi, fotografarla significa anche confrontarsi con un’enorme quantità di immagini già esistenti.
Il compito non è necessariamente trovare qualcosa che nessuno abbia mai visto.
È guardare qualcosa di conosciuto in un modo diverso.
Una città non è mai un’immagine definitiva. Cambia con le persone che la abitano, con quelle che arrivano, con gli edifici che vengono trasformati, con le attività che aprono e chiudono, con le strade che cambiano funzione.
La fotografia può registrare queste trasformazioni senza doverle necessariamente spiegare.
Può semplicemente stare lì.
Guardare.
E lasciare che sia l’immagine a porre la domanda.
INFO
Spazio / Circo
Mostra fotografica a cura di Simona Filippini, con la collaborazione di Carmen Pilotto
23 settembre – 11 ottobre 2026
Opening: 23 settembre, ore 18.00
Magazzini Fotografici
Via San Giovanni in Porta, Napoli
Orari: mercoledì–sabato 11.00–13.30 / 14.30–20.00; domenica 11.00–14.00
Ingresso libero.
Il progetto è sostenuto da Strategia Fotografia 2025 e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Foto in copertina: © I rispettivi titolari dei diritti. Pubblicata a fini editoriali e informativi.















