PRE SCRIPTUM: prima delle parole c’è già un’immagine
Al JUS Museum di Napoli una mostra mette a confronto Lamberto Pignotti e Adriano Spatola, due protagonisti della poesia verbo-visiva italiana.
LeggiPaolo Falasconi //
PRE SCRIPTUM: prima delle parole c’è già un’immagine
Al JUS Museum di Napoli una mostra mette a confronto Lamberto Pignotti e Adriano Spatola, due protagonisti della poesia verbo-visiva italiana.
Prima di leggere una parola, spesso l’abbiamo già vista. Un carattere, una fotografia, un colore, la disposizione di una frase sulla pagina possono suggerirci qualcosa ancora prima che il testo venga effettivamente letto. È un meccanismo che conosciamo bene nella comunicazione visiva, ma che diventa particolarmente evidente quando parola e immagine smettono di essere considerate due cose separate.
È proprio su questo confine che si muove PRE SCRIPTUM, la mostra curata da Marcello Palminteri al JUS Museum di Napoli, dedicata a Lamberto Pignotti e Adriano Spatola. L’esposizione è aperta fino al 25 settembre negli spazi di Palazzo Calabritto.
Quando la parola diventa immagine
Pignotti è una figura centrale della poesia visiva italiana. Nato a Firenze nel 1926 e tra i fondatori del Gruppo 70, ha costruito una parte importante della propria ricerca utilizzando materiali e linguaggi presi dalla comunicazione contemporanea: pubblicità, giornali, fotografie, slogan. Il procedimento può sembrare familiare a chi lavora nel graphic design: prendere qualcosa che appartiene a un sistema di comunicazione, modificarne il contesto e costringere chi guarda a leggerlo in modo diverso.
Ma in Pignotti questo meccanismo diventa anche una forma di critica. La pubblicità promette, convince, semplifica; le sue immagini sono costruite per essere immediatamente riconoscibili. Pignotti interviene proprio su questa immediatezza, utilizzando gli stessi strumenti per mostrarne le ambiguità. È un’operazione che, a distanza di decenni, continua ad avere una certa attualità.
Un linguaggio non è mai neutro
Anche il lavoro di Adriano Spatola parte dalla parola, ma segue una direzione diversa. Poeta, editore e critico letterario, Spatola ha lavorato sulla dimensione materiale del linguaggio, avvicinandosi alla poesia concreta e alla poesia visiva. La parola può quindi perdere progressivamente il suo ruolo tradizionale e diventare forma, ritmo, spazio; non è più necessario leggerla soltanto nel senso convenzionale, perché può essere guardata, occupare una superficie, ripetersi, deformarsi e frammentarsi.
Nel suo saggio Verso la poesia totale, pubblicato nel 1969 dall’editore salernitano Rumma, Spatola aveva già teorizzato un superamento della pagina tradizionale, cercando una relazione più ampia tra parola, gesto, suono, immagine e performance.
È proprio questo che rende interessante il confronto con Pignotti: percorsi differenti che arrivano a interrogare la stessa cosa, cioè il momento in cui il linguaggio smette di essere soltanto uno strumento per trasmettere un’informazione e diventa esso stesso materia creativa.
Una lezione che riguarda anche il graphic design
Guardando oggi il lavoro di questi due artisti è difficile non pensare a quanto il loro territorio di ricerca sia vicino a quello della comunicazione visiva contemporanea. Un manifesto non è soltanto un testo, un logo non è soltanto un nome, una copertina non è soltanto un contenitore per un titolo: in tutti questi casi la forma contribuisce alla costruzione del significato.
La scelta di un carattere, la distanza tra due parole, il rapporto tra testo e fotografia, il modo in cui un’immagine viene ritagliata o associata a una frase possono modificare completamente ciò che stiamo comunicando. È una cosa che oggi diamo spesso per scontata; Pignotti e Spatola, invece, hanno fatto della messa in discussione di questi meccanismi una parte centrale della propria ricerca.
La pubblicità come materiale artistico
Il lavoro di Pignotti è particolarmente interessante proprio per chi arriva dal mondo della comunicazione. La pubblicità, nel suo lavoro, non è semplicemente un soggetto da rappresentare, ma un materiale da smontare e ricomporre. Le immagini della cultura di massa vengono sottratte alla loro funzione originale e rimesse in circolo con un significato diverso.
È una pratica che oggi riconosciamo in moltissime forme della cultura visiva: dal collage alla street art, dalla comunicazione politica ai meme, fino alla produzione digitale. Il principio, però, è molto più antico della rete. Cambiare il contesto di un’immagine significa cambiare il modo in cui quella immagine viene letta.
Cento anni dentro la contemporaneità
La mostra arriva in un momento particolare anche per Pignotti, che nel 2026 ha compiuto cento anni. Un secolo attraversato lavorando proprio sui linguaggi che, nel frattempo, hanno trasformato il modo in cui comunichiamo: dalla pubblicità stampata alla televisione, dalla cultura di massa ai nuovi media, molte delle questioni affrontate dalla poesia visiva non sono affatto scomparse. Al contrario, sono diventate parte della nostra esperienza quotidiana.
Viviamo circondati da immagini e messaggi che competono continuamente per la nostra attenzione. Forse per questo tornare a osservare artisti che hanno messo in discussione il rapporto fra parola e immagine può essere più utile di quanto sembri.
Prima del messaggio
Il punto interessante di PRE SCRIPTUM non è quindi soltanto la riscoperta di due protagonisti dell’avanguardia italiana. È l’idea che esista un momento, prima della comunicazione vera e propria, nel quale il significato comincia già a formarsi.
Prima ancora di leggere una frase abbiamo imparato a riconoscere determinati caratteri, colori, simboli, immagini e associazioni; abbiamo accumulato una specie di vocabolario visivo che utilizziamo continuamente, spesso senza accorgercene.
È lì che comincia la comunicazione, ed è anche lì che comincia il lavoro del designer. Non quando compare il primo elemento sulla pagina, ma molto prima: nel momento in cui si decide quale linguaggio utilizzare e, soprattutto, quale significato costruire attraverso quel linguaggio.
INFO
PRE SCRIPTUM — Lamberto Pignotti / Adriano Spatola
A cura di Marcello Palminteri
JUS Museum | Galleria d’Arte
Palazzo Calabritto
Via Calabritto 20, Napoli
8–25 settembre 2026
Lunedì–venerdì: 10.00–13.00 / 15.00–18.30
Sabato, domenica e festivi: su appuntamento
Ingresso libero.
Lamberto Pignotti, Arte tu dove vai?, 2006, collage su cartone, 35 × 25 cm. © Lamberto Pignotti. Courtesy JUS Museum, Napoli.








