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Mostre ed eventi // Pagina 19 di 220
10.11.2015 # 4382

Daria La Ragione // 0 comments

Dagli impressionisti a Picasso. I capolavori del Detroit Institute of arts.

a Genova fino al 10 aprile 2016

Quasi fosse l'apertura di un nuovo museo di arte moderna, per 200 giorni il Detroit Institute of Arts si trasferisce a Genova con una selezione di cinquantadue capolavori. Un'occasione unica per ammirare i capolavori dei più grandi pittori del '900 nel loro periodo di massima espressione artistica.
Ritroviamo a Palazzo Ducale pionieri e simboli delle avanguardie: Monet, Van Gogh, Renoir, Degas, Picasso, Matisse, Kandinsky, artisti capaci di anticipare il gusto del moderno attraverso le loro tele, espressione di tutte quelle novità e stimoli che hanno caratterizzato l'Europa di inizio '900.

29.10.2015 # 4369

Daria La Ragione // 0 comments

Intorno a Burri / Scatti d'autore

a Lamezia Terme fino al 10 gennaio 2016

Con la mostra "Intorno a Burri / Scatti d'autore", si inaugurano le manifestazioni promosse dal MAON (Museo d'Arte dell'Ottocento e Novecento) in Calabria, per il Centenario della nascita di Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza. 1995), uno dei massimi artisti del Novecento.
Questa mostra fotografica si collega ed è propedeutica alla mostra del MAON di Rende “Alberto Burri e i poeti / Materia e suono della parola”, che presenta un aspetto inedito dell'artista, testimoniando il suo rapporto assiduo e particolare con la poesia e i poeti, a partire da Libero De Libero e Leonardo Sinisgalli, al sodalizio con Emilio Villa, fino all'amicizia con Giuseppe Ungaretti.
I ritratti fotografici qui proposti sono la giusta introduzione alla conoscenza di un personaggio che alla complessità dell'artista sperimentatore e innovatore ha associato una personalità semplice e bonaria, come si addice ai veri intellettuali capaci di grande spessore culturale ma senza pose e atteggiamenti artefatti.
Amico di fotografi Burri emerge in questa rassegna con tutta la sua dimensione umana, dell'artista riservato e difensore del suo privato, dedito alla sua originalissima ricerca artistica come ad un lavoro qualunque, con un senso di “eccezionale normalità”, che rende ancora più significative le sue opere.
Gli scatti fotografici sono di: Aurelio Amendola, Vittorugo Contino, Sanford H. Roth, Willem Sandberg, Sandro Visca.

29.10.2015 # 4368

Daria La Ragione // 0 comments

WE LAND. Ama la terra come te stesso

a Milano fino al 15 gennaio 2016

«Dio ci ha dato la terra, e noi l’abbiamo ignorata.»
Walter De Maria

Alleatasi alla tecnologia, a partire dal secolo scorso, l’hybris - la superbia, la vanitas umana - ha conosciuto un’accelerazione storica esponenziale, profonda, velocissima. Da una parte un grande, apparente progresso: come industrializzazione, benessere, nuove prospettive di vita. Ma, dall’altra, una complicazione, un paradosso: poiché, come ogni medaglia, anche questo enorme, fragile progresso, ha sviluppato due facce, portando con sé i gravi problemi legati all’ecologia e all’inquinamento.
A partire dalla seconda metà del Novecento, un gruppo di artisti, autonomi e diversi – a fronte di tanta frenesia ed eccessiva astrazione e virtualità - più di altri, ha sentito forte il ritorno alle origini, il ritorno alla natura: l’esigenza della ripresa del contatto diretto, semplice, immediato con la terra, l’acqua, gli alberi, le pietre, le montagne, le nuvole, i campi. La riscoperta di una certa calma e lentezza; l’elogio della contemplazione: l’accarezzare una corteccia, il profumo di una zolla, gli arabeschi dell’erba, le trasperanze di un ruscello, i cristalli del ghiaccio, il lontano canto delle nuvole.
In questo senso, questi artisti, hanno dedicato molta parte del loro lavoro al ritorno alla terra. Biasiucci con i suoi drammatici crateri vulcanici; Burri con i suoi famosi ed elegantissimi Cretti; Calzolari con i suoi sali ispirati al mirabile panneggio dell’Efebo di Mozia; De Lonti con la sua aspra, viva testimonianza delle ferite inferte alla natura dal petrolio; De Maria con le sue concettuali linee disegnate sul deserto; Eliasson con la sovrana malinconia dei suoi frastagliati e gialli orizzonti; Fulton e Long con le loro lunghe e impegnative escursione nel cuore dei paesaggi e delle monta- gne; Giacomelli con le arate cicatrici delle sue colline; Gohlke con i suoi alberi e rami di seta e cenere; Goldsworthy con i suoi ampi arabeschi di foglie, di neve, di pietre e di terra; Heizer con il suo passionale amore per il deserto; Mangano con le sue laiche e preziose sindoni; Mendieta con l’impronta del suo corpo, già terra e polvere; infine Penone con la continua riscoperta, attraverso gli alberi, i tronchi, le cortecce, dei boschi del suo Appennino Ligure.
Poiché, come scrive Padre Enzo Bianchi nella sua presentazione pubblicata in catalogo : “la terra, luogo della vita che continuamente sboccia con alberi, fiori, erbe, foreste; la terra, con i suoi sassi, le sue rocce, le sue crete, con le sue pianure e le sue montagne; questa è l’unica terra che conosciamo e abbiamo, è la terra madre alla quale vogliamo essere fedeli, fino a poter declinare il comando: Ama il prossimo tuo come te stesso
(Lv 19,18; Mc 12,31 e par.) in: Ama la terra come te stesso, perché per amare il prossimo con un amore intelligente e autentico occorre amare anche la terra che insieme al prossimo abitiamo”.
Paolo Repetto

20.10.2015 # 4362

Daria La Ragione // 0 comments

Balthus

a Roma fino al 24 gennaio 2016

Le Scuderie del Quirinale di Roma, il Kunstforum di Vienna e l'Académie de France / Villa Medici presentano la prima grande retrospettiva dell'opera di Balthus organizzata in Italia dopo l'esposizione di circa quindici anni fa. La mostra comprenderà, accanto a una selezione di disegni e fotografie, oltre ottanta dipinti provenienti da importanti musei e collezioni private. L'esposizione si soffermerà sui vari aspetti della carriera di Balthus per gettare una luce inedita sull'opera singolare di questo protagonista del Novecento.

I legami tra Balthus e l'Italia sono molteplici e costanti. Affascinato in gioventù dai maestri del Rinascimento toscano, in particolare da Piero della Francesca e Mantegna, Balthus concepiva i suoi quadri di figure e paesaggi attingendo a una riflessività e una chiarezza logica ereditate dall'Italia magnificata dal poeta Rilke o dallo storico dell'arte Meier-Graefe. L'amore di Balthus per l'arte italiana iniziò nel 1961, nel corso del suo lungo soggiorno a Roma come direttore di Villa Medici; in quel periodo studiò a fondo le tecniche del disegno e dell'affresco e sviluppò progetti di restauro del palazzo e dei giardini, guardando con un approccio originale, a volte ambiguo, al rapporto tra il passato e il presente.

La mostra presenterà l'opera di Balthus seguendo un itinerario cronologico scandito da paralleli utili a evidenziare l'influenza di modelli letterari quali Cime tempestose di Emily Brontë o Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll; sottolineare l'importanza di alcune amicizie (Artaud, Derain e Giacometti) o illustrare i procedimenti tipici della sua pittura, il modo peculiare di impiegare i modelli, il disegno, la fotografia e la scenografia dei suoi atelier.

20.10.2015 # 4361

Daria La Ragione // 0 comments

GAITONDE. Pittura come processo, pittura come vita

a Venezia fino al 10 gennaio 2016

Con circa 45 dipinti e opere su carta provenienti da oltre 30 importanti istituzioni pubbliche e collezioni private tra Asia, Europa e Stati Uniti, si tratta della prima retrospettiva mai dedicata a all’artista indiano Vasudeo Santu Gaitonde (1924–2001). Con una carriera artistica che non ha pari nella storia dell’arte moderna del Sud-Est asiatico, Gaitonde fu un colorista influente, noto agli artisti e agli intellettuali della sua epoca, come agli studiosi e ai collezionisti della generazione successiva, per la sua assoluta integrità di spirito e di scopo. L'esposizione, presentata prima al Museo Solomon R. Guggenheim di New York e ora alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, rivela al grande pubblico questo genio solitario che sviluppò un proprio stile non-oggettivo impiegando mestichini, rulli e un particolare procedimento di "rimozione". Le opere in mostra rivelano l’uso straordinario che Gaitonde fece del colore, della forma e della superficie pittorica nel creare opere che sembrano brillare di luce propria. Per Gaitonde la pittura, la vita e il processo creativo erano un tutt'uno.