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Blog // Pagina di 39
26.06.2015 # 4232
Sit Down!

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Sit Down!

scadenza 10 luglio 2015

Istituto Marangoni ha deciso di celebrare i suoi 80 anni dalla fondazione con un ricco programma di iniziative ed eventi dedicati ai talenti del design. In partnership con Cappellini lancia SIT DOWN!, concorso di design rivolto a giovani progettisti provenienti da tutto il mondo.

SIT DOWN! è dedicato a tutti i laureati in product e industrial design,interior design o architettura, nonché ai professionisti del settore che desiderano realizzare il proprio sogno e approfondire le proprie competenze con il programma master in Italian Product Design, corso d’eccellenza dellaScuola di Design di Istituto Marangoni Milano. Il concept prevede l’ideazione di una nuova e contemporanea tipologia di seduta, caratterizzata dainnovazione formale, funzionalità e comfort, capace di coniugare gli usi occidentali con la tradizione orientale.

I partecipanti al concorso SIT DOWN! sono invitati a caricare i progetti sulla piattaforma di Istituto Marangoni “80 chances to be the one” entro il 19 Giugno 2015. Al termine dell’iniziativa, i progetti saranno giudicati da una prestigiosa giuria composta da professionisti di spicco del design e rappresentanti di Istituto Marangoni, tra cui Silvana Annichiarico, Direttrice di Triennale Design Museum, Cristina Morozzi, Direttrice dell’Educazione della Scuola di Design Istituto Marangoni e Giulio Cappellini, Architetto,Designer e Art Director di Cappellini.

Al vincitore di SIT DOWN! sarà assegnata una borsa di studio offertadall’azienda Cappellini per il Master in Italian Product Design, in programma a partire da ottobre 2015 presso la Scuola di Design di Istituto Marangoni a Milano.


19.01.2021 # 5607
Sit Down!

Adelma Rago // 0 comments

21iLAB estende le proprie competenze grazie all’acquisizione di Senspin the Sensory Design company

In un mondo sovraesposto agli stimoli, l’experience è la chiave di volta...

Milano, Gennaio 2021 - In un mondo sovraesposto agli stimoli, l’experience è la chiave di volta. 21iLAB approccia il rinnovato scenario della comunicazione focalizzandosi su questo fondamentale ingrediente con l’acquisizione di Senspin GmbH, l’agenzia made in the Alps specializzata in Sensory Design.


Grande valore aggiunto all’innovazione già presente nel portfolio di servizi di 21iLAB: ad un mondo caratterizzato da eccedenza di informazioni, lifestyle frenetico e stress emozionale, Senspin risponde con attenzione consapevole, mindfulness e benessere esperienziale, mettendo le basi di come, in futuro, le persone sperimenteranno luoghi e prodotti.


21iLAB sta crescendo velocemente ed il team, dislocato tra Vaduz, Zurigo, Milano - e da ora anche Bolzano - progetta e implementa soluzioni di comunicazione tailor-made, mettendo sempre al centro il cliente e rispondendo alle esigenze in costante evoluzione di uno scenario in rapida trasformazione: l’approccio garantito è sempre open-minded e dalla prospettiva internazionale.


Le vicende degli ultimi mesi hanno trasformato completamente il modo in cui si comunica in tutti i settori. Specialmente nelle situazioni in cui i touchpoint con il consumatore si sono drasticamente ridotti, è ora più importante che mai focalizzarsi sull’esperienza, così da poter raggiungere il cosiddetto “wow effect” e produrre indimenticabili soluzioni di comunicazione.


Simone Radaelli, CEO di 21iLAB, crede fortemente in questa strategia: “I nostri clienti hanno bisogno di un partner affidabile e proiettato sul futuro per 

l’ideazione di soluzioni di comunicazione innovative. L’ingrediente experience è dunque un must sia nel digital che nella comunicazione, soprattutto in questo momento fortemente competitivo”.


Federica Belloni, co-founder di Senspin GmbH, è entusiasta di iniziare questa nuova avventura con 21iLAB: “Porteremo i nostri concept innovativi e il nostro know-how scientifico e culturale all’interno di una struttura organizzata, in cui le nostre idee di business diventeranno eccellenti progetti volti a rispondere a questa crescente domanda dei clienti di unicità ed originalità”.



 

21iLAB, pluripremiato e multiculturale Digital Solutions Partner, ha sede a Vaduz ed è presente con uffici a Zurigo, Milano e Bolzano.

Oltre 19 gli anni di esperienza, 8 le lingue parlate da un team di più di 30 esperti.

Con curiosità e passione al timone, che mantengono il focus su tecnologie innovative e marketing insights, 21iLAB progetta ed implementa soluzioni digitali studiate su misura mettendo al centro il cliente e rispondendo alla domanda di un mercato in rapida evoluzione.

21iLAB è parte di Fritz Kaiser Group, con sede nel Principato del Liechtenstein e presente con uffici in Svizzera, Germania, Italia, e Polonia.

Senspin GmbH, fondata a Bolzano (South Tyrol) nel 2018 da Federica Belloni e Lodovico Minelli, mette a frutto il lavoro di ricerca di oltre un decennio in relazione a come i sensi, le percezioni e le emozioni impattino sul design innovativo, sul branding e sulle operazioni di marketing. Senspin è in continua connessione con un network globale di esperti professionisti

collocati nella regione alpina in Europa e nella Silicon Valley.

14.12.2020 # 5601
Sit Down!

Adelma Rago // 0 comments

Il Natale Amazon: da “Everybody Needs Somebody to Love” a “The show must go on” la musica è davvero cambiata

Che succede se proviamo a guardare a distanza di un anno la campagna natalizia di un grande brand?

Spesso, solo da un confronto diretto può venir fuori un’evidenza: quello fra lo storytelling del Natale Amazon 2019 e 2020 ne è la prova.

Come eravamo un anno fa? Che Natale ci preparavamo a vivere? Sicuramente eravamo tutti alle prese con acquisti e regali. E tra i protagonisti della campagna di Natale Amazon 2019 c’erano loro, i prodotti.

Naturalmente chiusi nelle iconiche box sorridenti - e intonate - in viaggio verso i propri destinatari. Così, clienti e dipendenti del colosso dell’e-commerce, di età, genere e provenienza differenti, nel Natale Amazon 2019, erano tutti uniti da una festosa atmosfera di attesa e dalla canzone Everybody Needs Somebody to Love, brano registrato nel 1964 da Solomon Burke e presente nella celebre colonna sonora di The Blues Brothers (1980).

Un commercial di Natale, dunque, come tutti quelli realizzati da ogni grande brand lo scorso anno.
Ecco il video del Natale Amazon 2019:


All’inizio della crisi, tutti noi ci chiedevamo se quest’ultima sarebbe passata senza lasciare solchi evidenti a livello globale o se invece avrebbe modificato nel profondo la nostra sensibilità e le nostre abitudini. Personalmente, qualche mese fa, avrei scommesso sulla prima opzione.

Come ognuno di noi ha avuto modo di notare, il mondo dell’advertising è cambiato, adattandosi alle nuove esigenze del target. Ma occorre guardare indietro per scoprire davvero quanto sia profondo tale cambiamento. Osservandole adesso, le scene rappresentate nel Natale Amazon 2019 appaiono lontane anni luce, appartenenti quasi ad un’altra epoca: abbracci, strette di mano, baci, viaggi e scene di aggregazione gioiosa sembrano non fare più parte del nostro modo di vivere, perché, di fatto, è così. Per di più, non proviamo solo un senso di nostalgia nel vedere queste scene ma anche un senso di straniamento e timore, segni inequivocabili di un importante mutamento nella nostra concezione di socialità.

Con il Natale Amazon 2020, si cambia registro. A partire dal mood dettato dalla cover di “The show must go on” dei Queen e realizzata da Peter Mauder, un brano che si adatta perfettamente ad uno storytelling drammatico e intenso. Seguiamo una giovane ballerina di danza classica prepararsi ad interpretare il ruolo di protagonista in una rappresentazione teatrale. Vediamo la sua dedizione e la sua determinazione stroncate dal lockdown e la sua delusione guarita dal sostegno dei suoi cari che l’aiutano a realizzare in modo romantico - e alternativo - l’esibizione. In questo commercial, il protagonista assoluto è il target, le sue aspirazioni e i prodotti Amazon diventano un mezzo per realizzarle.





“Lo spettacolo deve andare avanti” è questo il messaggio che il Natale Amazon 2020 vuole comunicare, un messaggio che, ad oggi, potrà sembrare amaro ma che, a ben vedere, è anche carico di speranza e ci invita a proiettare noi stessi in avanti, verso i nostri sogni. Nonostante tutto.

30.11.2020 # 5599
Sit Down!

Adelma Rago // 0 comments

Chanel N°5 e i suoi “Film”: quando l’arte della cinematografia incontra la pubblicità

Saranno le sue muse, o i suoi registi, sarà che è Chanel N°5, e l’uscita di uno dei suoi “Film” è sempre un evento.

Chanel N°5 lancia “Le Film” 2020 con Marion Cotillard, l’ultimo di una lunga serie di commercial suggestivi e memorabili.

Atmosfere oniriche, romanticismo, femminilità e, naturalmente, un oggetto iconico, ammantato di magia: sono queste le caratteristiche principali dei Film di Chanel N°5.
La capacità di portare il target lontano, di sospenderlo nel tempo e nello spazio, è un tratto comune a molte campagne delle fragranze più note. Dunque, cosa rende tali i Film di Chanel N°5?

“La sceneggiatura, la sceneggiatura, la sceneggiatura.” diceva Alfred Hitchcock, quando gli chiedevano cosa servisse per fare un gran film, e i commercial di Chanel N°5, hanno sempre avuto questo quid in più. Le protagoniste non sono solo dive che camminano suadenti in contesti patinati. Le muse di Chanel, compiono dei veri e propri viaggivivono e, soprattutto, amano.


Come amava Nicole Kidman in Moulin Rouge!, così Baz Luhrmann - regista della pellicola del 2001 - la ritrae ne Le Film del 2004. Con il suo inconfondibile sguardo, enfatico, quasi lirico, Luhrmann segue la diva in fuga dalla propria realtà, fatta di luci della ribalta, flash e popolarità. Sulle note di Claire de Lune di Debussy, la donna incontra un giovane uomo - interpretato da Rodrigo Santoro - che ignora la sua fama e si innamora di lei. Per un breve momento, vivono insieme lontani da tutto e da tutti, poi lei sceglierà di tornare alla propria vita dorata, lasciandogli in dono “Il suo bacio, il suo sorriso, il suo profumo.”. Un amore indimenticabile, che ricorderanno per sempre.

Saper cedere alla spensieratezza, alla passione, all’incoscienza, e poi tornare saldamente al comando della propria esistenza: per far questo, non bisogna essere per forza una diva. Basta essere una donna che sa scegliere, indipendente, una donna Chanel N°5.


Sempre nel 2001, Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet rende noti a tutti il talento e il fascino di Audrey Tautou. Per il Film del 2009, ancora una volta, la strategia di Chanel è quella di riunire il regista alla sua protagonista. Nasce così Train de Nuit, un viaggio in treno da Parigi ad Istanbul, durante il quale la Tatou incrocia fugacemente lo sguardo di un ragazzo avvenente e misterioso, interpretato dal modello Travis Davenport.
Nel corso della sua visita ad Istanbul, la donna vaga per le meraviglie della città, perdendosi sulle note languide di I´m A Fool To Want You di Billie Holiday. Scattando una fotografia da un battello turistico, ritrae casualmente il ragazzo del treno che la osserva in lontananza. I due si incontreranno solo al termine del viaggio, in piedi su un mosaico, raffigurante il famosissimo logo Chanel, grazie all’inconfondibile scia di N°5 lasciata dalla protagonista.
Jeunet cita sé stesso nel frame in cui una porta separa i due futuri amanti, e sono tanti i dettagli che ricordano il suo stile: dai primissimi piani angolati, alla fotografia calda, da una sorta di kammerspiel - più voyeuristico, che asettico - alle prospettive profonde e marcate. L’immagine del profumo è presente ma inserita perfettamente nel contesto della narrazione: lei sta percorrendo il suo viaggio, nonostante ripensi spesso a quell’incontro, mentre lui la fiuta, letteralmente.

Nuovamente una donna indipendente che, seppur affascinata, si lascia inseguire e, solo alla fine, afferrare.


E arriviamo a Le Film del 2020, con protagonisti Marion Cotillard e l’ex étoile de L’ Opéra di Parigi Jérémie Bélingard. A girare la campagna è Johan Renck, regista di quel piccolo gioiello di serie televisiva che è Chernobyl.

Renck illumina una Parigi, buia, deserta, glaciale, con una luna maestosa, calda e scintillante. Seguiamo Marion Cotillard - capelli raccolti in una coda bassa, avvolta da un solenne mantello - mentre si dirige sul lato di un ponte. Notiamo che indossa dei pantaloni neri ed una blusa bianca, il cui morbido fiocco le conferisce un’aria da rivoluzionaria d’antan, vagamente gotica.

Attratta dalla luce della luna, resta ad osservarla, per poi chiudere gli occhi: in un battito di ciglia, siamo sulla luna insieme a lei e al suo partner.
I due danzano su un suolo non freddo ma dorato, luccicante, vivo e le loro movenze sono poetichegiocosepiene di gioia, tutt´altro che maliziose.
La mimica - sulle note di Team scritta da Lorde e Joel Little - è eloquente: i protagonisti si attirano a vicenda ma, appena si sfiorano, sembrano spinti lontano l’uno dall’altra da una forza invisibile.
Inseguendosi l´un l´altra, scivolano a rotta di collo in un enorme cratere e, infine, lei lo conduce su una vetta dalla quale si ammira la Terrasfocata e lontana. Su questa vetta, la gravità lunare sembra prevalere e i due si sollevano dal suolo. Fluttuando abbracciati, lei sfiora le labbra di lui con due dita e subito dopo le porta al lato del collo, nel gesto tipico di chi indossa Chanel N°5.
Il film si chiude con i due protagonisti in piedi - nello stesso punto dove avevamo lasciato la Cotillard - ad ammirare insieme la luna per poi sorridersi a vicenda, pieni di complicità.

Tralasciando il chiaro omaggio a Le Voyage dans la lune di Méliès, il film - come i precedenti - continua a farci viaggiare ma stavolta, per sognare, abbiamo bisogno di allontanarci molto dal nostro contesto abituale, e raggiungere addirittura il suolo lunare.
Appare chiaro, inoltre, che Chanel stia rielaborando la sua concezione di amore e di coppia. L’ultimo frame che ritrae i protagonisti, è particolarmente significativo in tal senso: la nuova visione è quella di un amore paritario, un’unione che nasce proprio da una condizione di uguaglianza. Senza togliere nulla alla donna Chanel N°5 - sempre carismatica e fulcro dell’azione - la maison stavolta sceglie di affiancarle un compagno non solo incantato e adorante ma complementare.

L’evoluzione dei valori di Chanel, emerge chiaramente da questi piccoli capolavori della cinematografia: tre storytelling molto diversi ma intensi e coinvolgenti, legati al sogno, al viaggio e alla libertà di amare e di essere.

29.11.2020 # 5600
Sit Down!

Adelma Rago // 0 comments

Le campagne Heineken e Miller: il mondo del beverage continua a raccontarcene delle belle in questo Natale 2020

Tra sottile ironia e leggero sarcasmo, Heineken e Miller ci raccontano la loro visione del Natale 2020.

Che Natale ci aspetta in questo 2020? Heineken e Miller, provano a raccontarcelo con due nuovi commercial.

Dopo la campagna Coca Cola, analizzata nell’articolo precedente, arrivano altri due punti di vista dal mondo del beverage su questo Natale 2020. Heineken e Miller lasciano da parte il mood sentimentale e danno spazio ad ironia e sarcasmo, concentrandosi sulle abitudini del target.


Dopo un anno così, sentiamo il bisogno di normalità, di rievocare le care e vecchie abitudini natalizie, persino quelle che non credevamo ci potessero mancare. Una sorta di nostalgia, che ci fa avvertire l’esigenza di menzionare queste ricorrenze, anche solo per poter dire che invece, alcune di loro, non ci mancano affatto.

Questi sono gli insight alla base delle campagne di Heineken e Millerbrand che hanno dato uno spirito diverso a questo Natale 2020. I due colossi del beverage, hanno realizzato due commercial particolari e ironici, che sdrammatizzano - ove possibile - la situazione attuale, facendoci notare come essa ci riservi dei “pregi” inaspettati e come, a un tempo, nello stravolgere le nostre vite, ci abbia anche fatto rivalutare alcuni “difetti” delle festività natalizie.

Holidays As Usual
, firmato da Publicis Italia, racconta il Natale di Heineken. Il “solito Natale” che, in un anno del tutto insolito, ci riporta in situazioni familiari, condivise dalla maggior parte di noi. Sulle note di Best day of my life, Heineken ci mostra varie slice of life natalizie: dalla mamma che cambia canale vedere per il concerto, al parente con regole di casa tutte sue, dallo zio che disapprova qualsiasi cosa, all’immancabile nonna che si addormenta sul divano.

La cosa fantastica è che tutte queste scene - che in altri tempi ci avrebbero fatto alzare gli occhi al cielo - ci fanno sorridere bonariamente e quasi desiderare le piccole seccature e le futili beghe che ci troviamo a vivere puntualmente durante questa ricorrenza.

La line di chiusura, completa perfettamente le varie scene proposte: “Dopo un anno così diverso, fortunatamente una cosa è rimasta uguale.”. Brindisi di auguri con le classiche green bottles e una stella rossa come puntale di un albero di Natale, ci ricordano che è Heineken ad augurarci Buone Feste.


Miller Lite e l’odio per i party aziendali di Natale riassunti in Farewell, Work Holiday Parties, un film nato dalla creatività della DDB Chicago. Gli impiegati dell’ufficio - a differenza di quelli fashionisti, spensierati e danzanti dell’ultima campagna Gucci - ricalcano stereotipi ben precisi, e sembrano ibernati in situazioni imbarazzanti e grottesche. È la macchina da presa a muoversi tra loro e così noi, come visitatori in un museo, abbiamo la possibilità di osservare questi personaggi d’altri tempi, immobili come bizzarri reperti impolverati.
Sulle note rallentate di Happy Holidays di Andy Williams, tutto sembra lontano, vecchio, quasi arcaico.
Su questo scenario, la line di chiusura ci fa riflettere: “Una cosa buona di questo 2020? La fine delle feste aziendali.”. E più tempo per godersi una Miller Lite in compagnia di veri amici.

Insomma due birre, due approcci per certi versi simili, con toni ed estetica differenti che trasmettono due messaggi opposti, entrambi tesi a valorizzare i lati positivi di questo Natale 2020.



18.11.2020 # 5598
Sit Down!

Adelma Rago // 0 comments

Con "The Letter", Coca Cola riscrive le priorità del Natale 2020

Uno storytelling ricco di emozioni, ci racconta l´incredibile viaggio di un padre devoto.

Coca Cola decide di colpirci dritti al cuore con la sua campagna per questo Natale 2020: uno storytelling commovente e a tratti simbolico, che parla di valori autentici, fondamentali in questo periodo.

Un padre, sua figlia, una lettera da consegnare a Babbo Natale e - dettaglio non indifferente - nessuna mascherina, né il minimo accenno diretto alla questione pandemica: questi sono gli ingredienti, non segreti ma ben evidenti, del nuovo commercial Coca Cola.


Certo, di padri impavidi che affrontano tanti pericoli per far felici i propri figli, ne abbiamo visti tanti - sia al cinema che in pubblicità - e di bambine piene di aspettative per i propri doni, anche.

Qualcuno potrebbe affermare che The Letter sia uno spot troppo semplice, ai limiti del banale, che ricalchi stereotipi già proposti in precedenza, strade già percorse da altri. A un primo sguardo, sembra una campagna buona per tutti i natali, quasi anacronistica, slegata dal periodo che stiamo vivendo. In realtà, è proprio la situazione attuale a rendere questo film ricco di significato.




Metaforicamente, le difficoltà affrontate dal protagonista sembrano rappresentare quelle che ci stiamo trovando a vivere in questo momento: lavora a distanza, viene investito da un’ondata, resta senza fiato sott’acqua e in alta quota, lotta strenuamente per andare avanti. Può darsi che questi parallelismi siano evidenti solo a chi scrive ma l’inconscio filmico di questa campagna, dice altro.

Interpretazioni a parte, con The Letter, Coca Cola vuole dirci che in condizioni di solitudine e avversità, il nostro istinto ci porta a desiderare l’essenziale, ad andare oltre il superfluo, per riscoprire ciò che conta realmente: l’affetto e la vicinanza di chi amiamo davvero.


Per raccontare il viaggio di The Letter, Coca Cola si è affidata alla creatività della Wieden + Kennedy London che ha ideato lo spot, e alla sensibilità di Taika Waititi - regista, attore e sceneggiatore visionario - per la regia. Pluripremiato per il suo film Jojo Rabbit Waititi, con The Letter, ha mostrato tutta la sua abilità nel saper veicolare le emozioni del pubblico.


Molte inquadrature proposte riescono a generare un rapporto di empatia con il protagonista: il plongée del gommone, oltre a rendere visibile un’incombente minaccia, comunica solitudine, smarrimento, come anche i campi lunghi mentre attraversa luoghi impervi e desolati.


Fondamentale è il dettaglio della lettera, che visivamente la sostituisce al fuoco, e che sarà in grado di scaldare il protagonista per tutta la durata del viaggio. Diversi primi piani esprimono tutta la sua fatica per arrivare a destinazione, a causa di ogni tipo di avversità climatica.


La fotografia è ottima e dona coerenza e densità a tutta la narrazione, amplificando ogni tipo di sensazione con il giusto tono.
Lo speech è assente, fatta eccezione per la line finale, “Questo Natale, regala qualcosa che solo tu puoi regalare.”

E Coca Cola? Già, quasi la dimentichiamo nel corso della visione ma vale la pena sottolineare la sua presenza. Una presenza discreta, rappresentata da un Babbo Natale insolito, quasi pragmatico, che vediamo in volto solo nell’ultimo frame, alla guida dell´iconico truck, mentre guardando in macchina ci fa un occhiolino rassicurante e complice.


Mettendosi in secondo piano, Coca Cola lascia tutta la scena al messaggio, un messaggio che - più che mai di questi tempi - vale la pena sottolineare: i doni migliori, fanno parte della nostra vita da sempre. È ora di rendercene conto.


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