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Attività didattiche // Pagina 47 di 74
30.10.2015 # 4375

Ilas Web Editor // 0 comments

05 / 11 / 2015
Lezione su Mimmo Jodice

Partecipazione gratuita riservata agli studenti del corso di fotografia Ilas

Ore 11.00 - Aula 4 Ilas
Modulo extra di Critica fotografica



La settima lezione è dedicata a 
Mimmo Jodice

Mimmo Jodice è uno dei grandi nomi della storia della fotografia italiana. Vive a Napoli dove è nato nel 1934. Fotografo di avanguardia fin dagli anni sessanta, attento alle sperimentazioni ed alle possibilità espressive del linguaggio fotografico, è stato protagonista instancabile nel dibattito culturale che ha portato alla crescita e successivamente alla affermazione della fotografia italiana anche in campo internazionale. 

Da ragazzo ama l’arte, il teatro, la musica classica e jazz; da autodidatta si dedica al disegno e alla pittura. Agli inizi degli anni sessanta scopre la fotografia. Inizia allora una serie di sperimentazioni sui materiali fotografici e sulle possibilità della fotografia, non come mezzo meramente descrittivo, ma come strumento creativo.
Durante questi anni Mimmo Jodice vive a stretto contatto con i più importanti artisti delle avanguardie che frequentavano Napoli in quegli anni: Wahrol, Beuys, De Dominicis, Paolini, Kosuth, Lewitt, Kounnellis, Nitsch e molti altri.
Jodice è particolarmente sensibile alle nuove idee e si dedica sempre più alla fotografia creativa.
Nel 1970 è invitato a tenere corsi sperimentali all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, dove poi insegnerà Fotografia fino al 1994.
La sua prima mostra viene presentata al Palazzo Ducale di Urbino nel 1968 e nel 1970 al Diaframma di Milano un’altra mostra dal titolo “Dentro Cartelle Ermetiche” con un testo di Cesare Zavattini.
Nel 1980 pubblica “ Vedute di Napoli” dove Jodice avvia una nuova indagine sulla realtà, lavorando alla definizione di uno spazio urbano vuoto ed inquietante di metafisica memoria.
Questa ricerca segna una svolta nel suo linguaggio : le sua fotografie saranno sempre più lontane dalla realtà e sempre più immerse in una dimensione visionaria e silenziosa.
Nel 1981 partecipa alla mostra “Expression of Human Condition” al San Francisco Museum of Art con Diane Arbus, Larry Clark, William Klein, Lisette Model.
Di seguito le sue personali più importanti vengono presentate:
Memorial Federal Hall, New York 1985 ; Musée Réattu, Arles 1988; Philadelphia Museum of Art, 1995; Kunstmuseum Dusseldorf, 1996; Maison Européenne de la Photographie, Paris 1998 ; Palazzo Ducale di Mantova, 1998; Museo di Capodimonte, Napoli 1998; The Cleveland Museum of Art, Cleveland 1999; Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma 2000; Castello di Rivoli, Torino 2000; Galleria d'Arte Moderna, Torino 2000; MassArt, Boston 2001; Wakayama, Museum of Modern Art, Japan 2004, The Museum of Photography, Moscow 2004; MASP - Museu de Arte de Sao Paulo, 2004; MART - Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, 2004; Galleria d’Arte Moderna, Bologna 2006 ; Spazio Forma - Centro Internazionale di Fotografia, Milano 2007; Museo di Capodimonte, Napoli 2008; Palazzo delle Esposizioni, Roma 2009; Maison Européenne de la Photographie, Paris 2009; Museo del Louvre, Parigi 2011; 

Nel 2003 l’Accademia dei Lincei gli ha conferito il prestigioso premio ‘Antonio Feltrinelli’ per la prima volta dato alla Fotografia.
Sempre nel 2003 il suo nome è stato inserito nell’Enciclopedia Treccani
Nel 2006 l’ Universita degli Studi Federico II di Napoli gli conferisce la Laurea Honoris Causa in Architettura.
Oggi Jodice è una figura centrale di riferimento per le nuove generazioni che riconoscono nel suo lavoro una sensibilità ed una capacità unica nel coniugare sapientemente innovazione e raffinatezza classica.




Mimmo Jodice nasce nel 1934 a Napoli dove risiede. Dopo alcune esperienze con il disegno, la pittura e la scultura, a partire dall'inizio degli anni sessanta focalizza il suo impegno, in maniera radicale e definitiva, sulla fotografia.
Al 1967 risale la sua prima mostra personale, che si tiene alla Libreria La Mandragola di Napoli, presentata da Antonio Napolitano e nello stesso anno, nell'edizione italiana della rivista americana "Popular Photography", è pubblicata per la prima volta una sua immagine.
Nei lavori di questo periodo rifiuta il concetto che vuole la fotografia specchio della realtà e si accosta alle arti visive e alle coeve ricerche di stampo concettuale. Sperimenta, infatti, le possibilità espressive della fotografia, dal punto di vista tecnico (combinandola, talvolta, con interventi manuali, soprattutto con il collage) o linguistico. Già da allora, si rivela fondamentale nel suo processo creativo il lavoro svolto in camera oscura, dove l'autore imprime alla registrazione del dato oggettuale, ulteriori, e talvolta irriproducibili, manipolazioni (in una intervista parla di "alchimia della camera oscura", cfr. M. Jodice, Milano 1983).
Nel 1968 tiene la sua prima mostra personale in uno spazio pubblico nelle sale del Teatro Spento del Palazzo Ducale di Urbino.
All'urgenza di impegno politico che segna l'Italia degli anni settanta, Jodice aderisce con un corpus di opere di impegno sociale, nelle quali il tema del Meridione viene riproposto in una chiave inedita, con immagini "ben costruite", investite della potenza di simboli, seppure frutto di una esperienza diretta, esercitata sul campo (cfr. G. Bonini, Milano 1980). I lavori di questo periodo nascono spesso dalla collaborazione con storici, antropologi o sociologi, e trovano visibilità in alcune mostre e nella pubblicazione di libri. Tra i primi, il volume Chi è devoto con Roberto De Simone e il ciclo di immagini Il ventre del colera, scattate in Campania durante l'epidemia del 1973, raccolte in una mostra al Sicof di Milano e nel volume introdotto da Domenico De Masi. Le sue foto di impegno sociale compaiono nel primo numero della rivista "Progresso Fotografico", uscito nella veste monografica nel gennaio del 1978 e sono inserite nella mostra Facets of the Permanent Collection. Expressions of the Human Condition, curata da Van Deren Coke nel 1981 per il Museum of Arts di San Francisco, che rappresenta il primo importante riconoscimento del suo lavoro in ambito internazionale. L'attenzione al tema sociale vede anche Mimmo Jodice impegnato nella ideazione di opere collettive, come il progetto curato con Cesare De Seta ed esteso ad altri fotografi la cui prima tappa è il libro Napoli 1981. Sette fotografi per una nuova immagine.
Nel 1970 Mimmo Jodice è invitato a tenere corsi sperimentali presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli dove, istituita la cattedra di Fotografia, insegna sino al 1994.
Nel corso degli anni settanta, procede parallela, la sperimentazione linguistica, che l'autore propone attraverso una serie di mostre, in particolare Nudi dentro cartelle ermetiche nella Galleria Il Diaframma di Milano nel 1970 presentata da Cesare Zavattini e Identificazione allo Studo Trisorio di Napoli nel 1978 presentata da Marina Miraglia. Contemporaneamente, Mimmo Jodice è tra i protagonisti della scena d'avanguardia a Napoli, accesa soprattutto dalla attività di alcune gallerie, la Modern Art Agency di Lucio Amelio, lo Studio Morra, lo Studio Trisorio e la Galleria di Lia Rumma. Una testimonianza della sua partecipazione, spesso irrorata da rapporti amicali, è stata in seguito raccolta nel volume Avanguardie a Napoli, curato da Bruno Corà nel 1996.
Nel 1983 la casa editrice Fabbri dedica a Mimmo Jodice uno dei primi volumi monografici della collana "I grandi fotografi", con un testo di Filiberto Menna e un colloquio dell'autore con Giuseppe Alario.
Molti studiosi concordano nell'individuare un significativo cambiamento nell'iter del suo lavoro, a partire dalla serie di immagini raccolte sotto il titolo Vedute di Napoli, realizzate dal 1978 e raccolte l'anno seguente in un volume con testi di Giuseppe Bonini e di Giuseppe Galasso. In queste immagini scompare del tutto la figura umana e Jodice si allontana in maniera ancor più radicale dall'intenzione di documentare la scena reale. Le sue fotografie vengono definite "metafisiche" e la sua ricerca è interpretata come un lavoro di autoanalisi dal quale affiora il dato surreale della vita di tutti i giorni. La stessa capacità di trasformare scorci, oggetti, vedute, in immagini spiazzanti o cariche di valore simbolico, si manifesta, successivamente, nelle fotografie raccolte nei libri Naples: une archéologie future con testo di Jean-Claude Lemagny, Gibellina con testo di Arturo Carlo Quintavalle, entrambi del 1982, e Suor Orsola. Cittadella monastica nella Napoli del Seicento del 1987 con testo di Annette Malochet. Una selezione delle foto apparse in questi volumi viene esposta in una mostra personale presentata nell'ambito della manifestazione "Mois de la photo '88" a Parigi e pubblicata nel volume Mimmo Jodice fotografie insieme a un testo di Carlo Bertelli.
Nel 1988 Mimmo Jodice fotografa la città di Arles e lo stesso anno ne espone le immagini in una mostra personale nel Musée Réattu di Arles accompagnata da un catalogo con testo di Michèle Moutashar. Dopo questa raccolta, dedicherà numerose altre serie di immagini a città diverse. Saranno oggetto del suo interesse, New York (1985), Parigi (1992-1994), Roma (1999, 2005-2007), Boston (2000-2001), São Paulo (2003-2004), Tokyo (2004-2006), Mosca (2006).
Successivamente, nel 2006, una mostra nel Palazzo Reale di Napoli e il volume Città visibili, pubblicato in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Architettura conferitagli dall'Università degli Studi di Napoli Federico II, raccolgono le tappe di questo suo itinerario spinto ben oltre i confini della sua città natale, mentre altri volumi - spesso pubblicati in occasioni di mostre personali - approfondiscono la visione di una singola città, come Paris: City of Light del 1998 con un testo di Adam Gopnik pubblicato in occasione della mostra alla Maison Européenne de la Photo di Parigi, Inlands. Visions of Boston del 2001 curato da David D. Nolta e Ellen R. Shapiro e pubblicato in occasione della mostra al Massachusetts College of Art and Design di Boston, São Paulo del 2004, con un testo di Stefano Boeri e pubblicato in occasione della mostra al Museu de Arte de São Paulo, Roma del 2008 con testi di Richard Burdett e di Cornelia Lauf. Contemporaneamente, Mimmo Jodice prosegue il suo itinerario entro i confini di Napoli, la città dove, pur denunciandone le difficoltà, sceglie di continuare a vivere. Le immagini che ne derivano sono oggetto di alcune mostre, tra le altre, La città invisibile al Museo di Castel Sant'Elmo a Napoli del 1990 presentata da Germano Celant.





A partire dagli anni ottanta, in diverse occasioni, Mimmo Jodice rivolge il suo sguardo all'arte antica e all'archeologia, ne sono risultati volumi come Un secolo di furore del 1986 con Nicola Spinosa, Michelangelo sculture del 1989 con Eugenio Battisti, negli anni Novanta i volumi PaestumPompeiNeapolis Puteoli con Fausto Zevi, nel 1992 i cataloghi Antonio Canova La collezione Boncompagni Ludovisi. Algardi, Bernini e la fortuna dell'antico curato, quest'ultimo, da Antonio Giuliano. Dal suo interesse per l'architettura nasce la collaborazione con Álvaro Siza e la serie di foto esposte alla Fundação de Serralves di Porto nel 1990.
Nel 1990 la sua partecipazione alla mostra collettiva Vue du Pont curata da Anny Milovanoff alla Chartreuse di Villeneuve lez-Avignon lascia emergere la sua predilezione per i temi legati alla memoria.
Nel 1993 in occasione della mostra a Villa Pignatelli di Napoli e a Palazzo della Ragione a Padova, esce la monografia Mimmo Jodice. Tempo interiore a cura di Roberta Valtorta nella quale sono indagate la "dimensione metafisica", il "superamento dell'esperienza sensoriale", la capacità di creare realtà "altre" e di instaurare un rapporto con il mondo del sogno.
Gradualmente prende corpo nel lavoro di Mimmo Jodice una raccolta di opere identificate con il titolo di Mediterraneo, nelle quali ricordi individuali, memoria collettiva, sguardo interiore, si combinano in un affresco della cultura grecoromana, la cui storia e i cui miti sono restituiti nel personale linguaggio dell'autore. Per la prima volta le foto appartenenti a questo tema sono raccolte nel volume Mediterranean pubblicato dalla casa editrice newyorkese Aperture nel 1995 con testi di George Hesey e di Predrag Matvejevi in occasione della mostra personale al Philadelphia Museum of Art di Filadelfia. Numerose mostre vengono dedicate a questo stesso tema, che è diversamente trattato nelle personali al Cleveland Museum of Art di Cleveland e alla Aperture Burden's Gallery di New York nel 1999, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e al Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea di Rivoli nel 2000, all'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e nel Museo di Fotografia a Mosca nel 2006.
Nel 1995 nella Galleria Lia Rumma di Napoli e successivamente, nel 1998, nella mostra al Museo di Palazzo Ducale di Mantova e nella monografia curata da Germano Celant, appare un nuovo ciclo di fotografie intitolato Eden, concepito come "una metafora sulla violenza quotidiana" (cfr. M. Jodice, Milano 2004).
Nel 2000 viene pubblicata la monografia Isolario mediterraneo con testo di Predrag Matvejević, nella quale appaiono riunite per la prima volta le fotografie dedicate al mare, un tema destinato ad acquistare grande rilievo nel lavoro di Mimmo Jodice. Immagini depurate da ogni struttura legata al rito moderno della vacanza e assegnate a una condizione di solitario pellegrinaggio alla ricerca di un diverso equilibrio tra noi e le cose (cfr. M. Jodice, Milano 2000). Al tema del mare è dedicata la mostra del 2001 nella sede milanese della Galleria Lia Rumma e nel 2003 alla Galleria Baudoin Lebon di Parigi presentata da Bernard Millet.
Nel 2001 la Galleria d'Arte Moderna di Torino dedica a Mimmo Jodice un'ampia mostra retrospettiva curata da Pier Giovani Castagnoli.
Sue mostre personali si tengono in seguito in altri spazi pubblici, tra gli altri, al Museum of Modern Art di Wakayama in Giappone e alla Casa della Fotografia di Mosca nel 2003, al Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto a Rovereto nel 2004 e al Museo di Capodimonte a Napoli nel 2008.
Nel 2003 è stato insignito del Premio Feltrinelli per la prima volta assegnato alla Fotografia.
Nel nuovo millennio, tra le numerose monografie apparse, vi sono quelle a carattere antologico a cura di Roberta Valtorta pubblicata dalle edizioni Motta nel 2003 e la più recente Perdersi a guardare a cura di Alessandra Mauro, edita nel 2008 da Contrasto, con il titolo della quale l'autore si è voluto identificare in una citazione da Fernando Pessoa, "ma cosa stavo pensando prima di perdermi a guardare?".







13.10.2015 # 4348

Ilas Web Editor // 0 comments

22 / 10 / 2015
Lezione su Gianni Berengo Gardin

Partecipazione gratuita riservata agli studenti del corso di fotografia Ilas

Ore 11.00 - Aula 4 Ilas
Modulo extra di Critica fotografica



La sesta lezione è dedicata a 
Gianni Berengo Gardin

Gianni Berengo Gardin nasce a Santa Margherita Ligure nel 1930, e inizia a occuparsi di fotografia nel 1954, dopo aver vissuto a Roma, Venezia, Lugano e Parigi. Nel 1965 si stabilisce a Milano e inizia la sua carriera professionale dedicandosi al reportage, all’indagine sociale, alla documentazione di architettura e alla descrizione ambientale.
Le sue prime foto, da semidilettante, sono state pubblicate nel 1954 su il Mondo, diretto da Mario Pannunzio, con cui ha collaborato fino al 1965. Ha lavorato con le principali testate della stampa italiana ed estera, con il Touring Club Italiano e con l’Istituto Geografico De Agostini, ma si è principalmente dedicato alla realizzazione di libri fotografici, pubblicandone oltre 200.
Nel 1963 è stato premiato dal World Press Photo. Nel 1990 è stato invitato d’onore al "Mois de la Photo" di Parigi dove ha vinto il Premio Brassai. Nel 1995 ha vinto il Leica Oskard Barnack Award ai "Rencontres Internationales de la Photographie" di Arles. Nel 1998 ha vinto ex aequo il Premio Oscar Goldoni per il miglior fotolibro dell’anno con Zingari a Palermo.
Ha tenuto circa 200 mostre personali in Italia e all’estero, e sue immagini fanno parte delle collezioni di diversi musei e fondazioni culturali, tra cui la Calcografia Nazionale di Roma, il Museum of Modern Art di New York, la Bibliotheque Nationale, la Maison Européenne de la Photographie e la Collection photo FNAC di Parigi, il Musée de l’Elysée di Losanna.
Nel 1972 la rivista "Modern Photography" lo ha inserito tra i "32 World's Top Photographers"”.
Nel 1975 Cecil Beaton lo ha citato nel libro "The magic Image: the genius of photography from 1839 to the present day." E H. Gombrich lo ha citato come unico fotografo nel libro “The Image and the Eye” (Oxford 1982).
Italo Zannier nella "Storia della Fotografia Italiana" (Roma-Bari 1987) lo ha definito "il fotografo più ragguardevole del dopoguerra", ed è presente tra gli 80 fotografi scelti da Henri Cartier-Bresson nel 2003 per la mostra “Les choix d’Henri Cartier-Bresson”.
Nel 2006, in occasione di una sua mostra, ha tenuto un discorso alla sede del Parlamento Europeo di Bruxelles.
Nel 2008 gli è stato assegnato, negli Stati Uniti, il prestigioso “Lucie Award” alla carriera e nel 2009 gli è stata conferita dall’Università degli Studi di Milano la laurea Honoris Causa in Storia e Critica dell’Arte.




Fotografare per me è riconoscere in meno di un secondo un dettaglio della vita».
• «Cresciuto in una famiglia della ricca borghesia del Nord (“Ma ho fatto il cameriere e il bagnino in Svizzera, ho lavorato in un albergo in Francia”), con un rigore formale pari a un esemplare impegno morale, Berengo Gardin ha raccontato in mezzo secolo di carriera la gente comune, gli emarginati, il lavoro, i manicomi, la quotidianità, gli zingari. Gli altri, insomma. Ernst Gombrich lo ha citato come unico fotografo nel saggio The Image and the Eye. Nel 1975 Cecil Beaton lo ha incluso nel libro The magic image. The genius of photography from 1939 to the present day. Sempre nel 1975 Bill Brandt lo ha selezionato per la mostra Twentieth Century Landscape photographs al Victoria and Albert Museum» (Massimo Di Forti).
• «La sua lunga carriera inizia a Venezia negli Anni Cinquanta. “Allora - ricorda - facevo il giornalista aeronautico e mi servivano delle fotografie per corredare i miei pezzi”. La passione per l’immagine lo portò a frequentare un circolo fotoamatoriale - la celeberrima Gondola, da cui nacque una nidiata di grandi fotografi, come Fulvio Roiter e Mario De Biasi. “Paolo Monti, anima di quel circolo, fu un grande maestro, ma avevo anche uno zio in America, che sapendo delle mia passione mi mise in contatto con Cornell Capa. Lui mi mandò un tipo di pellicola che allora non esisteva in Italia e permetteva di fare fotografie senza flash anche di sera. Soprattutto mi spedì dei libri: capii che la fotografia non era solo bei tramonti o bei vecchietti come si pensava allora in Italia”. Così scoprì i fotografi di Life e quelli della Magnum, le esperienze di documentazione sociale come quella della Farm Administration Security con pattuglie di fotografi a raccontare la povertà e le speranze del New Deal. “Io non mi considero, a differenza di tanti giovani di oggi, un artista. Sono un artigiano o forse un giornalista che invece di usare il computer usa la macchina fotografica. Credo che il nostro dovere sia raccontare la società, se vogliamo usare un termine non di moda sono convinto che l’impegno sociale sia ancora un valore”.
• A metterlo in contatto con il mondo della carta stampata milanese fu Leo Longanesi. “Lo incontrai per caso. Io stavo mostrando in un bar di Milano alcune mie immagini ad un amico. Longanesi che era a un tavolo vicino allungò il collo e mi disse ‘Sono belle, me le porti domani al giornale che gliele compro’. Non sapevo neppure chi fosse e di quale giornale stesse parlando. Quando mi spiegarono chi era quasi non ci credevo. Il giorno dopo corsi da lui e fu così che le mie prime foto apparvero sul Borghese, che allora non era così di destra come divenne in seguito”» (Rocco Moliterni).
• «Io sono nato con il cinema in bianco e nero, con la tv in bianco e nero, ho succhiato bianco e nero per tutta la mia giovinezza, ne sono innamorato. Da un punto di vista grafico il bianco e nero è insuperabile. Ciò non toglie che ci siano fotografi capaci di usare il colore in modo straordinario. Ma il colore distrae... Quando fotografi a colori sei più attratto dalla maglia rossa del soggetto che dalla sua faccia: finisce che fotografi più il colore del soggetto. E questo, per me, è inammissibile».
• «Non uso quasi mai il flash perché fa una luce irreale, e quando non ce n’è abbastanza, preferisco rinunciare allo scatto. Non uso il cavalletto perché blocca la macchina che invece deve navigare sempre libera, cercarsi la sua traiettoria. Non uso i super grandangoli, tipo il 17 o il 15, perché deformano. Non uso i super tele perché preferisco la visione naturale delle cose e non le prestazioni dalla distanza. Non ho mai fatto foto per la pubblicità. Non faccio still life. Non mi interessano il nudo o la foto posata, o la foto artistica, anche se qualche volta ammiro le fotografie di Helmut Newton» 







12.10.2015 # 4347

Paolo Falasconi // 0 comments

Contest video: Nino Bruno e le 8 tracce

Riservato agli studenti del corso di FilmMaker 2014/2015


CONCORSO DI IDEE

VIDEO MUSICALE DI NINO BRUNO E LE 8 TRACCE

Raccontare la musica attraverso le immagini


Tu come lo vedi? 

Ilas invita gli studenti del corso di FilmMaker a creare una propria versione del video musicale di Nino Bruno e le 8 tracce. Stupiteci, dimostrateci cosa si può fare con la creatività e un qualsiasi mezzo di ripresa: vi mettiamo a disposizione una base di girato che potete scegliere di integrare oppure no, aule ilas per il montaggio che potete scegliere di usare oppure no, sala posa e attrezzature di cui potete usufruire oppure no. 

Insomma non ci sono vincoli, a parte a uno: vogliamo vedere dei mini cortometraggi che raccontino una storia ispirata dalla musica del video. 

Li vogliamo belli, interessanti, creativi


REGOLAMENTO

REQUISITI DI PARTECIPAZIONE

Possono partecipare al contest tutti gli studenti del corso di FilmMaker Ilas 2014/2015.

È possibile partecipare al contest in forma individuale, in coppia o in gruppi di massimo 3 persone.


TIPOLOGIA DI VIDEO

Video musicale del brano "The pain not the sin" di Nino Bruno e le 8 tracce.

Ogni studente, coppia o gruppo può partecipare presentando un video.


TEMA DEL CONTEST

Realizzare una proposta personale del videoclip musicale commissionato dal gruppo musicale Nino e le 8 tracce. Viene richiesto ai partecipanti di raccontare una storia servendosi della propria attrezzatura personale. Il video prodotto può contenere parti del video ufficiale girato nell'ambito del corso.


Gli studenti avranno a disposizione una parte di girato (effettuata come esercitazione il giorno 8 ottobre) con le immagini del gruppo NINO BRUNO E LE OTTO TRACCE che simula un live concert. 

Da questa base inizierà il lavoro degli studenti: produrre delle riprese fatte autonomamente (senza l'aiuto del docente e non durante le ore di lezione) da integrare con quelle già effettuate, creando così una propria versione del video musicale. 


Si tratta di un lavoro di concept e montaggio in cui gli studenti avranno totale libertà senza nessun tipo di vincolo stilistico o di soggetto rappresentato.


Sarà possibile concordare con la segreteria gli orari per la prenotazione di aule ilas per utilizzare le postazioni per il montaggio o la sala posa per effettuare delle riprese.


Il progetto deve essere realizzato totalmente dagli studenti senza la supervisione dei docenti. È ammessa l'assistenza del docente di montaggio Paolo Barone.


QUALI SONO LE SCADENZE DEL CONTEST E COME VANNO PRESENTATI I LAVORI?


DEADLINE E MODALITÀ DI PRESENTAZIONE:

La data di invio dei lavori è fissata entro e non oltre il 30/10/2015

I video dovranno essere caricati su Wetransfer.

La consegna dei video dovrà avvenire mediante invio di mail all'indirizzo contestvideo2015@ilas.com. 

La mail dovrà contenere il link da cui è possibile scaricare il video e l'indicazione del nome del singolo partecipante, della coppia o gruppo (in tal caso vanno indicati i nomi dei componenti) e un indirizzo mail di riferimento.


COPYRIGHT

Il video prodotto dovrà utilizzare riprese originali, che dovranno essere accompagnate da liberatorie per l'utilizzo dell'immagine in caso siano presenti delle persone. Sono disponibili in segreteria il modulo e le informazioni per una corretta compilazione.

La partecipazione al contest prevede l’accettazione della cessione a titolo gratuito dei diritti di utilizzazione.


CREDITI

Ilas e gli studenti si impegnano a indicare integralmente, in ogni pubblicazione, i crediti degli autori e della scuola.


CHI VALUTERÀ I LAVORI E QUALI CRITERI SARANNO ADOTTATI NEL GIUDIZIO?

La giuria sarà composta dai responsabili della didattica, dai docenti di video del Centro Studi Ilas e dai membri del gruppo Nino e le 8 tracce.

I lavori saranno valutati in base alla creatività e alla qualità tecnica di realizzazione.


QUALE PREMIO VIENE ASSEGNATO AL VINCITORE DEL CONTEST?

Il premio al lavoro vincitore è quantificato in 500,00€ iva compresa oltre la pubblicazione del video sul canale Youtube Ilas.

Non sono previsti primi posti ex aequo.


COMUNICAZIONE DEL VINCITORE E DATA DI PREMIAZIONE

La comunicazione del vincitore/i avverrà via mail all’indirizzo indicato dai partecipanti e sarà altresì pubblicata sul sito www.ilas.com il giorno 14/11/2015.

Data di premiazione: da definirsi.






07.10.2015 # 4346

Paolo Falasconi // 0 comments

I corsi autorizzati Adobe ATC di Novembre 2015: Photoshop Level 2 - Advanced

Ogni mese due sessioni disponibili

Programmazione dei corsi ufficiali Adobe erogati da Ilas nella qualità di ATC Adobe Authorized Training Center
Docenti certificati ACI Adobe / Una postazione informatica per ogni studente / Software Adobe CC 

Adobe Authorized Training Centre


CORSI ADOBE NOVEMBRE 2015


Adobe Photoshop

Data di inizio: 3 novembre 2015
Adobe Photoshop CC Level 2
Docente: Elisabetta Buonanno - ACI Adobe Photoshop CC
Ore totali: 16
Costo totale: euro 200,00
Giorni di frequenza: martedì e venerdì
Orari di frequenza: dalle ore 09:00 alle 11:00
Attestato: Adobe level 2








06.10.2015 # 4345

Paolo Falasconi // 0 comments

Adobe InDesign CC 2015 con Andrea Spinazzola / Full immersion: 2 giorni / 16 ore

Il 24 e 31 ottobre, Start Up / Level 1


Il corso mensile ilas di Adobe InDesign Level 1 introduce una importante novità, una nuova formula per consentire a tutti di specializzarsi nell'uso del più diffuso software per la grafica editoriale: il nuovo corso full-intensive di Adobe InDesign CC. 

Il 24 e 31 ottobre, 2 lezioni da 8 ore ciascuna, guidati da uno dei massimi esperti del settore, Andrea Spinazzola, Adobe ACI e consulente per la digitalizzazione delle pubblicazioni per alcune tra le maggiori testate giornalistiche italiane e internazionali.

Obiettivo del corso è quello di apprendere le tecniche e gli strumenti necessari per produrre contenuti editoriali per la stampa.
Il corso costituisce l'approccio ideale al software Adobe di impaginazione professionale, rivolto all'editoria per la progettazione digitale e tipografica che consente di progettare cataloghi, brochure, libri e  realizzare e pubblicare prodotti editoriali digitali per il web ed i dispositivi mobili.


SCHEDA SINTETICA

Data di inizio: 24 ottobre 2015
Giorni e orari: sabato dalle 09,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00
Durata: 16 ore / 2 lezioni
Aula: informatica - Un computer disponibile per ogni partecipante
Docente: Andrea Spinazzola (ACI Adobe, ACE Adobe, Adobe Guru)
Costo totale: euro 200,00 iva compresa




PROGRAMMA

A1. Introduzione al software
- 1.1 Interfaccia
- 1.2 Strumenti e pannelli
- 1.3 Personalizzare l'area di lavoro
- 1.4 Suggerimenti e scorciatoie
- 1.5 Preferenze di base

A2. Impostare il documento
- 2.1 Creare un nuovo documento
- 2.2 Formato pagina e margini
- 2.3 Le pagine affiancate
- 2.4 Le opzioni avanzate: pagina al vivo e area indicazioni
- 2.5 Guide e righelli
- 2.6 La gabbia

A3. Gestire il layout
- 3.1 Il pannello pagine
- 3.2 Pagine mastro e pagine del documento
- 3.3 Gli oggetti mastro
- 3.4 Numerazione automatica
- 3.5 Svincolare gli oggetti mastro
- 3.6 Convertire una pagina esistente in pagina mastro

A4. Disegno ed oggetti
- 4.1 Tracciati e forme
- 4.2 Gli strumenti di disegno
- 4.3 Riempimento e traccia
- 4.4 Selezionare e trasformare gli oggetti
- 4.5 Gestire gli oggetti: allineare e raggruppare
- 4.6 Importare o incollare i tracciati di Illustrator
- 4.7 Supporto del formato nativo di Illustrator
- 4.8 Effetti grafici

05. Formattare il testo
- 5.1 Importare dai software editor di testo
- 5.2 Formati supportati e loro caratteristiche
- 5.3 Formattazione base dei caratteri
- 5.4 Capilettera
- 5.5 Supporto OpenType
- 5.6 Controlli tipografici
- 5.7 Stili di paragrafo e di carattere
- 5.8 Lavorare con i blocchi di testo
- 5.9 Creare e modificare tabelle
- 5.10 Testo su tracciato
- 5.11 Controllo ortografico
- 5.12 Contorna con testo

06. Importare le immagini
- 6.1 Formati supportati e loro caratteristiche
- 6.2 Supporto formati nativi di Photoshop
- 6.3 Pannello collegamenti
- 6.4 Importare file PDF multipagina
- 6.5 Adattare l'immagine alla cornice
- 6.6 Agire sulla cornice o sul contenuto

07. Il colore
- 7.1 Campioni e tinte
- 7.2 Sfumature
- 7.3 Tinte piatte
- 7.4 Campionare un colore da oggetti e immagini
- 7.5 La gestione del colore sincronizzata

08. Output: esportazione e stampa
- 8.1 Esportare in formato PDF
- 8.2 Predefiniti di esportazione in PDF in relazione all'utilizzo
- 8.3 Esportare in formato SWF
- 8.4 Esportare per Flash e Dreamweaver
- 8.5 Stampare i documenti
- 8.6 Verifica preliminare
- 8.7 Le opzioni di stampa



IL DOCENTE: ANDREA SPINAZZOLA
Andrea Spinazzola è un libero professionista, Art director, Digital Publishing Advisor, Creative Manager, consulente per la formazione e titolare dell’agenzia di comunicazione New Media Design.

È un Adobe® Certified Expert e Adobe® Certified Instructor su Photoshop, Illustrator, InDesign e Adobe Digital Publishing Suite.

Dal 2004 lavora come consulente specializzato e come relatore per Adobe Systems Italia con il titolo di AdobeGuru. È un Adobe Community Professional (Illustrator UGI), Adobe User Group Manager, Adobe Influencer, collabora con Adobe® in veste di Beta Tester.

Da più di 20 anni si occupa di design, di illustrazione, di ritocco fotografico, di web design e di editoria.

Nel 2009 è uno dei primi in Italia ad interessarsi alla soluzione Adobe Digital Publishing Suite e da allora lavora a stretto contatto con Adobe Systems Italia come referente per i progetti di digital publishing.

Ha seguito personalmente lo start-up di molte pubblicazioni digitali e cartacee per conto di importanti gruppi editoriali ed aziende – Condé Nast: Wired Italia, GQ Italia, RCS, Cairo Editore, MSC, Adobe Systems Italia.

Scrive su riviste di settore nazionale e internazionale e partecipa come relatore ed esperto degli applicativi Adobe® ad eventi e seminari.

È autore e co-autore di numerosi video-corsi sugli applicativi Adobe®.

“Ho formato centinaia di persone ma ogni volta provo una grande soddisfazione nel divulgare le mie competenze a chiunque abbia voglia di ascoltarmi. La condivisione è come una porta, non bisogna mai temere di lasciarla aperta”.




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