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Blog // Pagina 1 di 18
13.03.2020 # 5481

Daria La Ragione // 0 comments

Be a Lady They Said

riflessioni sulla viralità

In questi giorni “virale” è una parola che può essere interpretata in modi diversi: suscita pensieri oscuri se pensiamo a Wuhan, a Bergamo e ormai a tutto il nostro paese; ma può essere un parola che aiuta a sperare se pensiamo alle campagne di crowdfunding con cui si stanno raccogliendo fondi per sostenere gli ospedali in prima linea; virale è un messaggio girato ieri su whatsapp, che chiedeva di donare sangue per gli ospedali pediatrici napoletani, e la notizia di questa mattina è che le persone che hanno risposto a questo appello sono state così tante che in questi ospedali non sono riusciti a fa fronte a un’offerta così massiccia e generosa.

Ma in generale, cos’è che rende “virale” un contenuto? Cosa ci spinge a condividere qualcosa creata da un’altra persona? Lo scrivo interrogando prima di tutto me stessa su questo punto: quand’è che sento il desiderio, quando non addirittura il bisogno, di dire e raccontare usando le parole e le immagini di qualcun altro?

Forse la risposta è più semplice di quello che pensavo: quando le sento mie. Quando credo che esprimano qualcosa che sento e che parla anche di me, quando voglio far sapere ad altri che non sono la sola a pensarla in un certo modo, quando quello che sento è espresso in modo efficace da altri, allora io decido di fare mie quelle parole e quelle immagini e di divulgarle, di “passarle” sperando che contagino qualcun altro, che gli raccontino un pezzetto del mio mondo interiore e lo portino un po’  più vicino a me.


In questi giorni, complice questo 8 marzo in cui ogni anno di più noi donne ci confrontiamo con ciò che manca più che con ciò che abbiamo conquistato, uno spot girato per un magazine femminile (Girl! Girl! Girl!) è diventato virale: evidentemente sono molte le persone che hanno sentito sulla propria pelle le parole della scrittrice Camille Rainville, recitate da Cinthya Nixon (l’avete conosciuta come Miranda, in Sex and the city) con grande intensità. Il testo in questione si chiama “Be A Lady They Said”, ed è un lungo elenco di pressioni sociali che le donne, tutte le donne, a ogni latitudine, subiscono ogni volta che viene chiesto loro di essere all’altezza delle aspettative contraddittorie degli altri: 


«Be a lady they said. Save yourself. Be pure. Be virginal. Don’t talk about sex. Don’t flirt. Don’t be a skank. Don’t be a whore. Don’t sleep around. Don’t lose your dignity. Don’t have sex with too many men. Don’t give yourself away. Men don’t like sluts. Don’t be a prude. Don’t be so up tight. Have a little fun. Smile more. Pleasure men. Be experienced. Be sexual. Be innocent. Be dirty. Be virginal. Be sexy. Be the cool girl. Don’t be like the other girls


il testo integrale è qui


L’ho condiviso? Ho fatto di più, ci ho scritto un articolo per un magazine.

  

Be a Lady They Said from Paul McLean on Vimeo.

12.03.2020 # 5475

Daria La Ragione // 0 comments

Comunicare ai tempi del virus

tra sciacalli e lampi di genio


Tempi duri per tutti, con l’Italia in lockdown, le file a un metro di distanza per poter entrare dal fruttivendolo e le mascherine che costano come se le avesse disegnate Valentino Garavani.

Duri per le aziende e i professionisti, che stringono i denti e sudano freddo sapendo che, dal punto di visto economico, il peggio potrebbe ancora venire; per i ristoranti e i bar, anche e soprattutto quelli che hanno cercato fino all’ultimo momento di resistere; per non parlare dei medici e del personale sanitario.

Lo specchio di questo momento difficile sono i nostri social network: pieni di dubbi, informazioni contraddittorie, rabbia, paura. Chi fa il nostro lavoro in questi giorni non ha fatto che scrivere post che annunciavano la chiusura di locali e attività, con paura ma anche con la speranza che “più è dura, meno dura”. Qualche social media manager si è distratto e così ho continuato a leggere di un open day per la depilazione definitiva fissato per il 16 marzo. E fin qui c’è solo da sorridere.

Poi c’è stata la fiera del cattivo gusto: almeno due comprensori che invitavano a “respirare a pieni

Polmoni” o che offrivano sconti eccezionali ai ragazzi che, con le scuole chiuse, potevano andare a sciare!!!! Un sito che vendeva una maglietta “No alla quarantena, sì alle quarantenni” e svariate altre forme dal delirio al cattivo gusto di cui non vale la pena parlare oltre.

Preferisco invece citare tre esempi di comunicazione intelligente e ben fatta, dal più recente: tra tante campagne di sciacallaggio, ieri ho finalmente tirato un sospiro di sollievo vedendo che c’è anche chi non deve per forza venderti qualcosa anche ora. Lonely Planet, la più importante casa editrice di guide turistiche ha pubblicato questo post:



Semplice, responsabile, ben fatto. Avrebbero potuto invitare le persone a pianificare il prossimo viaggio, pensando a quando tutto fosse passato, non sarebbe stato un messaggio meschino; ma hanno preferito contribuire a informare le persone su ciò che davvero bisogna fare adesso. Restare a casa.

È del 6 marzo la seconda cosa buona di cui vorrei parlare: ci hanno pensato i ragazzi di Kàos Teatri, un’associazione teatrale che si occupa, tra l’altro, anche di formazione e che ha voluto dare un contributo personale spiegando come ci si debbano lavare le mani e per quanto tempo, non cantando “tanti auguri a te” come spiegava un medico ai bambini qualche giorno fa, ma recitando il Macbeth.

 


Infine, l’esempio di un grande imprenditore italiano, che ricorda per molti aspetti Adriano Olivetti e la sua capacità di tenere sempre a mente il lato umano delle cose: Brunello Cucinelli, stilista e imprenditore del cachemire, ha voluto scrivere – in tempi ben lontani dalla diffusion e del coronavirus in Italia – a un “amico cinese” una lettera piena di bellezza e di speranza, con la quale di può essere o meno d’accordo, ma che raccontano uno spessore umano e, di riflesso, un modo di fare impresa a cui dobbiamo guardare con ammirazione.


«Caro amico speciale, la tua Cultura Millenaria è quella che vive in te, quella che a te e a tutti noi, tuoi fratelli, dona la reciproca fiducia e la speranza nei tempi migliori. La storia dell’uomo è segnata da momenti di difficoltà, ma quanto è prevalso è stato sempre il nostro valore umano, la gioia di vivere nel Creato, di amarlo e di custodirlo. Questo è stato sempre decisivo per rialzare la testa e tornare a guardare le stelle, questo è stato sempre più importante delle preoccupazioni economiche.

La primavera della vita tornerà presto, e con essa torneremo, insieme alle nostre famiglie a respirare il profumo dei fiori, ascoltando il suono dolce e sereno del vento.»


Leggi qui la lettera integrale



26.02.2020 # 5448

Daria La Ragione // 0 comments

GM Educator Discount: cinque insegnanti da ringraziare

GM Educator Discount dedica uno spot agli insegnanti che hanno saputo costruire un rapporto speciale con i propri studenti. Un commercial semplice e ma ben girato, che parla al cuore del target

Sono molte le aziende che offrono sconti speciali per gli insegnanti e gli studenti. Nel caso di General Motors, il programma si chiama GM Educator Discount e, in occasione del Teacher Appreciation Mounth, per promuoverlo ha incaricato l’agenzia MRM//McCann Detroit di realizzare un commercial dedicato proprio a loro.

Anche se non se ne parla spesso, gli insegnanti sono una categoria fortemente a rischio di esaurimento professionale anzi, secondo alcuni studi sono addirittura la più esposta. Questo perché il carico di responsabilità che pesa sulle loro spalle, non equivale al poter decisionale e alle soddisfazioni: in buona sostanza subiscono decisioni altrui, ma si assumono in prima persona le conseguenze della loro applicazione.

E le soddisfazioni?

Quelle, evidentemente, attengono alla sfera personale e alla capacità del singolo di instaurare una relazione soddisfacente con i propri studenti: insomma sta tutta là la differenza tra un bravo insegnante e uno che non lo è.

Alla MRM//McCann Detroit devono aver fatto lo stesso ragionamento, perché hanno scelto di raccontare cinque microstorie di successo, attraverso altrettanti insegnanti e i loro studenti. Il meccanismo è un classico: il professore di turno viene intervistato sul perché abbia scelto quella professione, le risposte sono montate alternandole con il racconto degli studenti che poi viene mostrato anche ai protagonisti, e alla fine c’è l’incontro commovente e strappalacrime.

Ed è la dimostrazione che quando tocchiamo i sentimenti, la soddisfazione personale, il desiderio di sentirsi riconosciuti e gratificanti per il proprio impegno, anche uno spot che di originale ha poco o nulla diventa un bello spot, perché è un linguaggio che funziona.






26.02.2020 # 5447

Daria La Ragione // 0 comments

Awaken the Phantom, un piccolo gioiello di W+K per Nike

Nike continua a scegliere W+K: insieme da oltre vent´anni, continuano a fare advertising con la freschezza dei primi giorni insieme. Per il lancio delle nuove Phantom arriva un commercial epico

Awaken the Phantom è lo spot per lanciare il nuovo modello dedicato al football.

Quando ho iniziato a studiare pubblicità il panorama era molto molto diverso. Esistevano le agenzie “multinazionali”, grandi colossi che la facevano da padrone e dominavano la scena e a noi consigliavano di cercare i loro showreel, imparare a riconoscerne lo stile, studiare le cose che facevano.

Non c’era ancora stata la rivoluzione 2.0 e il mercato dell’advertising era molto molto diverso, soprattutto i tempi lo erano: arrivava un brief, lo studiavi, lo digerivi, buttavi giù le idee, poi le correggevi, le buttavi via e ricominciavi daccapo. Insomma c’era tanto tanto ragionamento dietro ogni campagna, anche piccola, anche locale, perché i costi di produzione e pubblicazione erano molto più alti.

Da allora è cambiato moltissimo, l’advertising è cambiato tanto, e di strategia a lungo termine se ne vede sempre meno. Molte di quelle grandi agenzie che studiavamo nei primi anni 2000 non esistono più e hanno lasciato spazio a strutture più leggere e flessibili.

Qualcuna invece è rimasta, per fortuna una delle mie preferite: Wieden + Kennedy non soltanto esiste ancora, ma continua a fare cose bellissime e farle per uno dei suoi clienti storici: Nike.

Questo è il commercial che hanno girato per lanciare il nuovo modello di Phantom, le super scarpe da football.






Si sparge la voce che qualcosa di mai visto prima sta arrivando e, come ci insegnava già Senofane nel V sec. a.C., ognuno immagina gli dei o gli eroi a propria immagine e somiglianza: brasiliano, donna, con quattro o otto gambe, o per lo meno a immagine dei suoi preferiti (Coutinho, Neymar, De Bruyne, Ronaldinho, Pugh).


I mortali si immaginano che gli dei sian nati
e che abbian vesti, voce e figura come loro.
Ma se i bovi e i cavalli e i leoni avessero le mani,
o potessero disegnare con le mani, e far opere come quelle degli uomini,
simili ai cavalli il cavallo raffigurerebbe gli dei,
e simili ai bovi il bove, e farebbero loro dei corpi
come quelli che ha ciascuno di loro.



È epico, come solo Nike sa essere da più di vent’anni a questa parte, è divertente, veloce e coinvolgente.

W+K (si abbrevia così quando si vuole fare i fighi) insieme a Nike continua a essere uno dei miei punti di riferimento quando voglio ricordarmi come si fa un commercial bello.


25.02.2020 # 5440

Paolo Falasconi // 0 comments

MINI Countryman 2019. Don’t fence me in

MINI afferma che il suo Countryman offre ai conducenti lo spazio per ispirare. Labrinth canta il testo di

MINI Countryman 2019: è on line il film commercial realizzato dall’agenzia americana Pereira & O’Dell, con base a San Francisco e New York.

La musica che sentiamo nello spot è  Don’t Fence Me In, una canzone popolare americana con musiche di Cole Porter e testi di Robert Fletcher e Cole Porter nella cover realizzata da Labrinth al secolo Timothy Lee McKenzie un cantautore e produttore britannico che interpreta anche come attore il film, alla guida dell’auto.

 

Originariamente scritta nel 1934 per Adios, Argentina, un film musicale mai realizzato dalla 20th Century Fox, “Don’t Fence Me In” era basata sul testo di un poeta e ingegnere del Dipartimento delle autostrade di Helena, Robert (Bob) Fletcher. Cole Porter, al quale era stato chiesto di scrivere una canzone sui cowboy per la 20th Century Fox, acquistò la poesia da Fletcher per la somma di 250 dollari. Porter rielaborò la poesia di Fletcher e quando il brano venne pubblicato per la prima volta, Porter fu accreditato della paternità esclusiva.

Nato nel borgo londinese di Hackney, Labrinth si è avviato inizialmente nella carriera di produttore discografico, ma poi, grazie a Simon Cowell, ha firmato un contratto da artista per l’etichetta Syco Records.

Nel marzo 2010 ha fatto il suo ingresso nella Official Singles Chart col brano Pass Out, realizzato in collaborazione col rapper Tinie Tempah. Ha collaborato in diverse occasione con Tinie Tempah, soprattutto in due hit (Frisky e appunto Pass Out) presenti nell’album Disc-Overy (2010).

Il primo singolo da solista di Labrinth è uscito nel settembre 2010 ed è Let the Sun Shine, mentre l’album d’esordio è uscito nel marzo 2012 ed è intitolato Electronic Earth. L’album ha raggiunto il secondo posto nella Official Albums Chart.[1]

Sempre nel 2012 ha avuto successo col singolo Beneath Your Beautiful, che contiene il featuring di Emeli Sandé.

Nel 2011 ha fondato la vanity label Odd Child Recordings.

Nel settembre 2014 pubblica il singolo Let It Be, primo estratto dal suo secondo album.

Nel 2017 collabora con Sia alla colonna sonora del film Wonder Woman, e nel 2018 con la cantante australiana e Diplo formerà il supergruppo LSD(acronimo per Labrinth, Sia, Diplo) che ha pubblicato i brani Genius e Thunderclouds.

La musica dello spot

Special: behind the scenes


25.02.2020 # 5439

Paolo Falasconi // 0 comments

Ikea natale 2019. Fatti conquistare dal Natale

Un primo incontro sull’anonimo pianerottolo diventa l’occasione per uno dei due di trasformare la casa dell’altro, che non sembra proprio un fan del Natale

Ikea Natale 2019

Il film commercial per il lancio della campagna di IKEA per il Natale è stato realizzato dal Gruppo DDB Italia.

 

Il Natale è in particolare il momento dell’anno in cui più di ogni altro il brand si fa partner delle persone per vivere un periodo emotivamente coinvolgente e davvero da ricordare. È questo il leitmotiv che viviamo nel nuovo film in cui ritroviamo i protagonisti del Natale 2018, ora divenuti vicini di casa. Un primo incontro sull’anonimo pianerottolo diventa l’occasione per uno dei due di trasformare la casa dell’altro, che non sembra proprio un fan del Natale. Accade così l’inaspettato: la casa del nostro “Grinch” viene letteralmente invasa da un Natale pieno, gioioso e festoso fatto di alberi enormi, tavolate imbandite, aiutanti di Babbo Natale e persino una renna in carne e ossa, con uno spirito natalizio che finisce per travolgere e cambiare anche il mood del nostro protagonista.

La musica dello spot

Underneath the Tree è il brano scelto come colonna sonora del film commercial ed è tratto dall’Album A Rock N Roll Christmas: Greatest Hits of the Holidays pubblicato nel 2015 da Alarm Music


23.02.2020 # 5435

Daria La Ragione // 0 comments

Arriva Restaurant 1:1 – il locale più piccolo del mondo

Il ristorante più piccolo del mondo apre a Copenaghen: è un´idea di Irma, catena danese di supermercati che ha voluto lanciare così la sua linea di piatti pronti per un mercato in crescita: i single.

Restaurant 1:1 è l’idea pubblicitaria di una catena di supermercati danesi che ha scelto di lanciare una linea di prodotti già pronti, in monoporzione.

Quello dei single e delle persone che scelgono di vivere da sole è un numero che è cresciuto enormemente negli ulti anni, perfino in Italia, dove certe tradizioni legate alla famiglia cambiano più lentamente.

Secondo l’Istat, nel 2016 le famiglie composte da un solo membro erano circa una su tre, mentre sommando persone divorziate, separate, nubili, celibi e in stato di vedovanza il numero sfiorava gli otto milioni.

Cifre significative, che ci parlano di un mercato enorme al quale ci si rivolge ancora in modo insufficiente. Almeno nel nostro paese, in cui le monoporzioni esistono soltanto nella versione “insalatona per il pranzo”, e ovviamente comportano uno spreco di materiali da imballaggio da non sottovalutare.

In Danimarca – «eh, ma si sa, al nord sono avanti» direbbe la casalinga di Voghera che guarda al Baltico come a un luogo di perdizione e innovazione – in Danimarca, si diceva, una catena di supermercati che si chiama Irma ha lanciato una linea di prodotti precotti pensati per i single.

Video Playe

Monoporzioni per limitare gli sprechi di cibo e andare incontro a un target che altrimenti è costretto ad acquistare confezioni di prodotti pensati per altri.

Fin qui nulla di rimarchevole, per lo meno nulla che ci ricordi che siamo qui per parlare di pubblicità.

Ma ecco il motivo di questo articolo: per lanciare questa linea di prodotti, l’agenzia  Robert/Boisen & Like-minded, ha aperto il ristorante più piccolo del mondo: si chiama Restaurant 1:1 perché c’è uno chef, un cameriere e un solo cliente può accomodarsi. Va da sé che vengono serviti soltanto i piatti pronti in vendita da Irma.

È un’idea intelligente e tutto sommato economica, perché è destinata a far parlare parecchio di sé, se non altro in patria, ed è di sicuro successo dal momento che tutte le prenotazioni disponibili sono state già raggiunte. Ovviamente di tratta di un temporary restaurant, allestito in modo semplice e accogliente

Creatives: Mads Mardahl, Eva Ebbensgaard, Klara Vilshammer, Christoffer Boas, Philip Bock
Strategy Director: Søren Christensen
Creative Director: Heinrich Veilgaard

20.02.2020 # 5427

Daria La Ragione // 0 comments

Aegean Airlines: caccia alle nuvole sul cielo di Atene

Se volevate partire per la Grecia, quest’estate, vi conveniva trovarvi a Berlino in primavera, perché Aegean Airlines ha pensato di regalare biglietti scontati se il cielo di Atene avesse tradito.

Se volevate partire per la Grecia, quest’estate, vi conveniva trovarvi a Berlino in primavera, perché Aegean Airlines ha pensato di regalare biglietti scontati se il cielo di Atene avesse tradito.


Avete presente quelle giornate grigie e piovose, una dietro l’altra, che vi mettono addosso una specie di tristezza che passa solo se immaginate una vacanza al mare?

Forse in questi giorni di caldo torrido vi è più difficile calarvi nell’atmosfera, ma provate a immaginare di aver trascorso una primavera uggiosa e piuttosto freddina a Berlino, pensate di passeggiare davanti al Sony Center e di trovare un billboard che vi promette uno sconto del 50% su un volo per la Grecia se…

Se riuscite a scovare almeno una nuvola nel cielo che sovrasta Atene e Paros, che viene ripreso in diretta e trasmesso sullo schermo.

Una bella prova di fiducia nel sole ellenico, non c’è dubbio, ma non finisce qui: la sicurezza è tale che, per permettere a tutti i cittadini tedeschi di vincere un volo scontato, la trasmissione in livestreaming va anche su Youtube.


Ce l’hanno fatta i fortunati presenti a vincere una vacanza nella patria di Omero? Al terzo giorno di attesa con i cellulari pronti, puntati verso lo schermo, finalmente un paio di nuvolette sono apparse sul cielo di Paros e i fortunati – o i perseveranti – presenti hanno potuto usare un qr code per ottenere il loro codice sconto.

L’operazione è targata Ogilvy, Athens, Greece che ha saputo coinvolgere i berlinesi, portandoli ogni giorno davanti al Sony Center, mescolando felicemente rete, dirette streaming, billboard e soprattutto una bella idea creativa!



20.02.2020 # 5426

Daria La Ragione // 0 comments

Addio maggiolino e grazie per le fantastiche campagne

Il 10 luglio scorso, nello stabilimento di Puebla in Messico, è stato prodotto l’ultimo esemplare, diciamo tutti addio al Maggiolino Volkswagen che ci ha regalato ironia e anticonformismo. Bye Bye

Preparate i fazzolettini, questo sarà un post triste:

il 10 luglio scorso, nello stabilimento di Puebla in Messico, è stato prodotto l’ultimo esemplare, diciamo tutti addio al Maggiolino Volkswagen.

Addio Beatle, ti abbiamo amato.

Nata per volontà di Adolf Hitler, l’auto del popolo (Volkswagen appunto) si chiamava in origine Typ 1 Kafer ed era stata progettata da Ferdinad Porsche nel 1937.

Da allora, è il caso di dirlo, ne ha fatta tanta di strada e molta di questa grazie al genio di un pubblicitario di razza come non ne se sono visti più: Bill Bernbach.

 

Anche se oggi sembra impossibile, la strada non è stata tutta in discesa per quest’auto cult: per esempio negli Stati Uniti all’inizio ha avuto vita dura. E non soltanto perché nasceva come “modello nazista”, ma soprattutto perché era proprio l’opposto di quello che gli americani consideravano una bella macchina: tondeggiante, buffa, piccola, diremmo noi “uno scarrafone”, direbbe in inglese “a beatle”.

Perciò: cosa fai se il tuo cliente ha un prodotto che nessuno considera mainstream e ti trovi nel pieno della contestazione giovanile degli anni ‘60? Lo trasformi nell’auto dei giovani e degli anticonformisti, di quelli che non hanno niente da dimostrare, eccetto il fatto che vanno ostinatamente contro la tradizione.

Nascono così le prime, fantastiche, campagne pubblicitarie della DDB

“Lemon” significa “ciofeca”, in generale negli Stati Uniti sta a indicare qualcosa che è andata storta*. E in effetti il gioco è questo: la vera schifezza non è il Maggiolino in sé, come sembrerebbe ironicamente suggerire la headline, ma quel Maggiolino in particolare, dal momento che, come ci viene spiegato, il vano portaoggetti è graffiato e andrà sostituito. Il lungo bodycopy ci racconta che ogni auto viene sottoposta a un esame accorto e che in media 1/50 viene rimandata indietro perché non gli rispetta gli standard di qualità e si chiude così: We pluck the lemons; you get the plums (noi togliamo i limoni – i difetti – voi prendete le prugne – il meglio).





Il gioco – com’è tipico della DDB – tutto basato sull’autoironia, fu la chiave di svolta per la VW negli Stati Uniti e cntinutò con la campagna successiva – e altrettanto famosa – Think Small, con cui si invitavano persona abituate a pensare the bigger the better (più grande è meglio è) a “pensare in piccolo”, raccontando quanti vantaggi erano nascosti in questa piccola grande automobile.

Ecco una gallery di campagne DDB per Volkswagen che ci riconciliano con la pubblicità e rendono più triste questo addio al Maggiolino.



The Volkswagen missed the boat.

The chrome strip on the glove compartment is blemished and must be replaced. Chances are you wouldn’t have noticed it; Inspector Kurt Kroner did.

There are 3,389 men of our Wolfsburg factory with only one job; to inspect Volkswagens at each stage of production. (3,00 Volkswagens are produced daily; there are more inspectors than cars.)

Every shock absorber is tested (spot checking won’t do), every windshield is scanned. VWs have been rejected for surface scratches barely visible to the eye.

Final inspection is really something! VW inspectors run each car off the line onto the Funktionsprüfstand (car test stand), tote up 189 check points, gun ahead to the automatic brake stand and say “no” to one VW out of fifty.

This preoccupation with detail means the VW lasts longer and requires less maintenance, by and large, than other cars. (It also means a used VW depreciates less than any other car.)

We pluck the lemons; you get the plums.



darialr@gmail.com

Copy dal 2002, content editor dal 2004, curiosa dal 1978. Una donna che ama la sintesi.

01.02.2020 # 5441

Nadia Malangone // 0 comments

Messaggi, Stories e Gruppi rivoluzioneranno il marketing con i social media?

Superata l’epoca delle grandi community online, ci muoviamo verso una progressiva valorizzazione delle micro comunità, piccoli gruppi che producono micro contenuti, spontanei e deperibili

Osservando alcune delle funzionalità introdotte di recente su Facebook emerge un quadro piuttosto chiaro della direzione che stanno prendendo relazioni e attività online. Pagamenti via chat, potenziamento di Messenger, marketplace, strumenti per i gruppi e soluzioni per le imprese locali spostano il focus dalle grandi community ai piccoli gruppi, dal globale al locale e dalle grandi produzioni media ai contenuti deperibili.


Pagamenti via Messenger

Per ora in rilascio in Francia e Stati Uniti, si tratta della possibilità di inviare e ricevere denaro direttamente via Messenger, senza lasciare la piattaforma.


Ovviamente la scelta strategica di puntare su Messenger è supportata da dati interessanti. Secondo Facebook:

i messaggi fanno parte della vita delle persone: l’80% degli adulti (19-64 anni) e il 91% dei teenager (13-18) in tutto il mondo, invia messaggi ogni giorno;

negli ultimi due anni c’è stato un forte aumento delle comunicazioni via messaggi: tra i primi cinque canali di comunicazione preferiti dalle persone troviamo messaggi (67%), social media (48%), email (47%), video chat (47%) e comunicazione faccia a faccia (38%);

la varietà dei canali aumenta la soddisfazione nelle relazioni sociali: la possibilità di scegliere tra diversi canali e mezzi di comunicazione rende più semplice la gestione delle relazioni personali.

Qui un’infografica con i risultati dell’indagine


Nuovi strumenti per i gruppi

Si tratta di uno degli ambienti più frequentati online: i gruppi sembrano aver preso il posto dei forum e delle community di qualche anno fa. Una sorta di rete nella rete, una serie di micro clan legati dalla condivisione di interessi, luoghi, professioni o obiettivi. I gruppi sono senza dubbio uno degli aspetti con cui tutte le aziende dovranno confrontarsi.

Sin dal lancio dei gruppi per le pagine (quelli in cui una fan page è amministratore del gruppo) è stata evidente l’importanza che queste micro community stavano acquistando. E di recente una serie di nuove funzionalità e integrazioni sembrano confermare l’ipotesi.

Messaggi di benvenuto: gli amministratori dei gruppi potranno creare un messaggio di benvenuto, in cui taggare automaticamente tutti i nuovi membri. Il senso di appartenenza alla community è il primo passo per creare e mantenere in vita un gruppo.

Badges: una piccola icona accanto al nome degli amministratori rende più semplice la loro individuazione. La sicurezza è fondamentale per garantire un ambiente sereno e amichevole.

Profilo dei membri: di ciascun membro del gruppo sarà possibile visualizzare le informazioni, le attività recenti e i post pubblicati nel gruppo. La trasparenza e l’identità delle persone sono indispensabili per sviluppare relazioni trasparenti e serene.

Insight e strumenti di controllo: una serie di dati renderanno più semplice l’analisi delle attività del gruppo e, grazie ai suggerimenti di Facebook, il lavoro di moderatori e amministratori sarà semplificato. Inoltre sarà possibile limitare le attività di chi non rispetti le linee guida e le regole di comportamento del gruppo (anche con una sospensione temporanea).

Per iniziare a sviluppare progetti che prevedano il collegamento dei gruppi alle fan page, è utile:

– scrivere una netiquette (regole di comportamento e obiettivi del gruppo) da pubblicare in una nota o in un post bloccato in alto, sempre visibile a nuovi e vecchi membri;

– condividere le linee guida per la gestione di commenti negativi, critiche e crisi più o meno lievi;

– individuare un piano editoriale specifico, tenendo presente che molto spesso la vera difficoltà non sta nel far entrare nuovi membri nel gruppo ma nell’offrire loro un buon motivo per restare.

Stories: il successo del contenuto effimero


Le Stories di Instagram continuano a vivere un momento d’oro. Sarà la semplicità di uso, il desiderio mai soddisfatto delle persone di guardare cosa succede dietro le quinte, la nostra innata tendenza a raccontare storie. Sarà questo o l’effetto tranquillizzante che hanno i contenuti deperibili (addio permanenza del contenuto, viva il diritto all’oblio) fatto sta che le storie, grazie alla loro struttura in micro momenti e alle continue funzionalità messe a disposizione degli user, continuano a crescere.

Tra le novità recenti troviamo:

– le storie multi autore (per amministratori di eventi e gruppi). Un modo intelligente di rendere ancora più forte l’appeal delle storie che negli eventi live trovano il loro senso più profondo;

– la possibilità di guardare e pubblicare storie anche da web mobile, un’ulteriore strumento a disposizione dei creatori di contenuti;

– la pubblicazione delle storie da Instagram alla pagina Facebook. Quest’ultima funzione si sta facendo attendere in Italia e sono ancora pochi gli utenti che riescono a visualizzare lo stream delle stories di Instagram anche su Facebook.

Mentre attendiamo curiosi il rilascio di queste nuove funzionalità ci prepariamo ad integrare vecchi e nuovi strumenti per aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi. Sapremo farne buon uso?

01.12.2019 # 5463

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Parametric Font, quando i numeri sono al servizio del design.

Quando si parla di font parametrici o algorithmic typography, ci si riferisce all’ennesimo esempio di come la tecnologia intervenga in ogni attività umana e, se possibile, come la stia migliorando

Quando si parla di font parametrici o algorithmic typography, ci si riferisce all’ennesimo esempio di come la tecnologia intervenga in ogni attività umana e, se possibile, come la stia migliorando.
Nella galassia di attività e professioni che si basano su design e progettazione, quella del type designer è sicuramente una delle più complesse e spesso sottovalutate.
Oltre alle competenze prettamente grafiche, legate al disegno del carattere, alla ricerca dell’innovazione stilistica, alla leggibilità, agli allineamenti ottici e geometrici, c’è tutta una parte che attiene lo studio della metrica. La più oscura e meno piacevole.

Il progettista alle prime armi ne è spaventato e spesso ciò determina per molti un ostacolo invalicabile.
Quel che si sottovaluta è che la progettazione di un carattere o di una famiglia di caratteri richieda un lavoro complesso ed articolato che può coinvolgere più competenze e durare molti anni.

Gli strumenti.

In tutta questa complessità, i moderni software di disegno (Adobe Illustrator) e di creazione dei font (FontLab Studio, Glyphs) hanno sicuramente snellito il processo ma per molti non è ancora sufficiente.
Soprattutto se si tiene conto di tutte le varianti necessarie per ogni lingua, le alternative stilistiche, i set di caratteri speciali, ecc.
Senza contare poi la necessità di mantenere la consistenza su tutti i media sui quali il font sarà riprodotto.
Ogni carattere infatti richiede uno studio specifico della metrica e del contrasto necessari a garantire la corretta leggibilità ed efficacia.



L’idea.

Un font parametrico, in grado di essere manipolato ed adattato per soddisfare ogni esigenza e, cosa fondamentale, in modo automatico.

Non è un’idea nuovissima, da molti anni infatti gli sviluppatori si dedicano allo studio di soluzioni per la generazione e la manipolazione parametrica di elementi grafici (design generativo).
Molti sono i progetti sperimentali e gli studi realizzati con framework di programmazione come Processing, NodeBox, o VVVV, solo per citare i più diffusi.

Eccone alcuni esempi:
Standardabweichung

Geomerative

Prototyp-0

CAN_GenerativeTypography

 

Anche Adobe, leader mondiale della distribuzione di font oltre che di soluzioni per il design, se ne è interessata.
Memorabile la presentazione di Project Faces durante gli sneak peaks dell’Adobe MAX 2015.





Realtà emergenti.

Non è quindi un caso che molte realtà si stiano dedicando allo sviluppo di applicazioni e framework in grado di velocizzare la produzione di font e la loro manipolazione.

Interessante l’esempio di Typotheque con il progetto Elementar

parametric font - Typoteque

Il progetto Modulator di Metaflop da cui deriva il più strutturato Metapolator, la tecnologia open source messa a disposizione di sviluppatori ed utenti.

Un progetto in continuo sviluppo al quale si può aderire e che ha già prodotto diverse famiglie di font come ad esempio Work SansCanola e Breite.

Google Fonts e la “svolta” parametrica.

È notizia di pochi giorni fa il rilascio del font Spectral su Google Fonts, la più diffusa libreria di webfont con licenze opensource.

google
spectral

Nulla di strano, se non fosse che Spectral è stato creato utilizzando Prototypo la web application di Production Type,  una delle soluzioni più complete e facili da utilizzare quando si parla di font parametrici.

Prototypo è un servizio a pagamento, ma se non si hanno particolari esigenze e si vuole sperimentare un po’, ci si può registrare ed accedere alla modalità gratuita.

prototypo

Designer VS Coder.

Ogni volta che si affaccia al mondo una nuova tecnologia in grado di estendere le competenze specifiche e renderle fruibili alle masse, la polemica è sempre dietro l’angolo.
Anche in questo caso, accanto alla fila degli entusiasti si affianca quella dei detrattori che sostengono che un codice non potrà mai sostituire la creatività di un progettista.

Una storia che sentiamo ormai da tempo e che ha interessato, di volta in volta, tutti gli ambiti dell’ingegno umano.
È stato così per la musica, per la fotografia, per il design e questo non è altro che un piccolo tassello della più grande ed inarrestabile rivoluzione tecnologica nella quale siamo immersi quotidianamente.

Sarà interessante vedere l’uso che di questi strumenti se ne farà, certi del fatto che per molti anni ancora la creatività umana manterrà la sua centralità.

Nulla da temere quindi, solo una tecnologia in più da esplorare con curioso interesse e di cui seguirne l’evoluzione.

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