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Blog // Pagina 1 di 17
12.02.2020 # 5403

Francesco Pontolillo // 0 comments

The Irishman – Ovvero, come il 3d ti ringiovanisce il cast!

“The Irishman” è il nuovo film realizzato dal regista Martin Scorsese, prodotto da Netflix, con il mostruoso tris di De Niro Al pacino e Joe Pesci, tutti tornata giovani grazie al 3D


The Irishman, film della modica durata di 3 ore e mezza, ha creato parecchio rumore attorno a se, per via delle rivoluzionarie tecniche di “anti-invecchiamento” digitale, che sono state utilizzate su tutti e tre gli attori principali. Tale tecnica si è resa necessaria per via dell’arco temporale in cui è ambientato il film, che parte dagli anni 50, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Rilasciato a fine Novembre sulla piattaforma di streaming digitale Netflix, per l’occasione divenuta anche produttrice, il film si basa sul libro di Charles Brandt intitolato “I heard you paint houses”. La storia è mostrata al pubblico attraverso lo sguardo di Frank Sheeran (De Niro), un veterano della seconda guerra mondiale, reinventatosi successivamente assassino. La storia si incentra sulla misteriosa scomparsa di Jimmy Hoffa

Il direttore della fotografiaRodrigo Prieto, lo stesso regista messicano che ha lavorato con Scorsese nel suo precedente lungometraggio, “Silence”, spiega come la particolare unicità e difficoltà delle riprese è appunto tutta ruotata attorno alla necessità di ricavare delle plausibili copie digitali ringiovanite, degli attori protagonisti.

Sebbene questa non sia tanto una novità nel campo del 3D, in quanto non sono pochi i film che annoverano tali necessità, ciò che ha determinato la svolta storica è di fatto frutto di un puntiglio del regista. 

Scorsese infatti, non ama girare i film seguendo tutte le limitazioni e le regole necessarie per la successiva applicazione di effetti digitali. Per cui la sua proposta, ad ILM, casa di produzione di effetti speciali che si è proposta di lavorare alla creazione degli effetti speciali è stata più o meno così:” Se riuscite a farmi girare il film, senza il bisogno di sensori e tracker e se la qualità è decente, lo assegno a voi”.

Per i ragazzi di ILM questo ha rappresentato indubbiamente una sfida.

Normalmente quando bisogna cambiare in qualsiasi modo le sembianze di un attore, facendolo passare da giovane a vecchio, da magro a grasso, da uomo ad orco, c’è sempre bisogno di girare le sequenze relative, sfruttando elementi traccianti (tracker) che permettono di poter lavorare sulla versione digitale della recitazione.

Per questo motivo bisogna che gli attori impegnati in questi film, indossino delle tutine, con a volte anche delle palline posizionate sul loro corpo, intento a personificare il personaggio.

Scorsese invece non ha mai visto di buon occhio l’intralcio della tecnologia nelle sue produzione e questo ovviamente si ripercuote sul team di produzione, che deve sopperire alle “necessità artistiche” del grande regista.

"The Irishman" Making of della fase di "deaging"

Ecco quindi la genialata di ILMSostituire alle ingombranti tecnologie di tracking digitale, l’uso di due fotocamere ad infrarossi, che catturano la scena da due punti di vista laterali a quello unico e centrare della camera da presa vera e propria.

In questo modo, le informazioni, registrate da due angolazioni differenti, permettono di determinare, rispetto ad un modello 3D creato ad hoc, le eventuali microvariazioni espressive degli attori, potendo quindi registrare il tutto senza bisogno di alcuna appendice digitale applicata agli attori. Ma è davvero così? Più o meno.

Nello specifico, per ottenere questo risultato, il supervisore agli effetti speciali Pablo Helman ha optato per ben 3 ARRI Alexa Mini (come cineprese), di cui due modificate in modo da registrare la profondità spaziale delle scene, grazie appunto  ai raggi ad infrarosso. Ogni attore aveva quindi disegnati sul viso piccoli punti, creati con una speciale vernice visibile solo con le frequenze luminose ad infrarosso e che non possono essere registrati da una camera normale. In questo modo, quindi il tracking c’è ma non si vede!

A questa intuizione e evoluzione tecnica si unisce anche l’utilizzo di un software progettato dalla stessa ILMFlux capace di ringiovanire gli attori, senza cambiare la loro performance. Per farlo, il software crea una maschera attorno al viso dell’attore, permettendo di agire solo sui segni dell’invecchiamento.

Il processo con cui questo avviene, sebbene sia semplice da riassumere, è di fatto molto complesso e si basa sul Deep Learning. Il software Flux, per capire come creare la maschera e “migliorare” la pelle del viso, infatti utilizza migliaia di frame dai vari film in cui i tre protagonisti hanno precedentemente recitato.

Tali nuove tecnologie permetteranno di migliorare e semplificare ancor di più il processo di creazione degli effetti speciali per i film, rendendo tutto meno invasivo nelle riprese e meno complicate le fasi di post produzione.

Per saperne di più, potete visitare il sito della compagnia ILM all’indirizzo: https://www.ilm.com/vfx/the-irishman/

01.12.2019 # 5364

// 0 comments

CALENDARIO RECUPERI

Calendario dicembre 2019/gennaio 2020 recupero lezioni soppresse

CALENDARIO RECUPERI
DICEMBRE 2019 / GENNAIO 2020

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DICEMBRE

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CORSO DI PUBBLICITÀ
SEZ. P815
LEZIONI SOPPRESSE N.1/ VENERDI 13-12-2019

RECUPERO

MERCOLEDI 18/12/2019 ORE 11,00
PROF. IANNUCCI

GIOVEDI 19/12/2019 ORE 11,00
PROF. CANNAVACCIUOLO

VENERDI 20/12/2019 ORE 9,00
REPLICA DELLA LEZIONE DEL 19/12/2019 PROF. CANNAVACCIUOLO

Per ovviare alle problematiche derivanti dallo spostamento della lezione precedentemente programmata per mercoledì 18 (Social Media) al giovedì, la lezione n.2 del Prof. Cannavacciuolo verrà ripetuta venerdì 20 dicembre alle ore 9,00. In tal modo, gli studenti impossibilitati a partecipare giovedì 19 per problemi di sovrapposizione degli orari o per motivi lavorativi, potranno assistere alla lezione. Alle ore 11,10 di venerdì 20 dicembre si terrà la lezione n.3 del Prof. Iannucci.

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CORSO DI FOTOGRAFIA
SEZIONI F760 - F766 - F783
LEZIONI SOPPRESSE N. 3

RECUPERO

LUNEDI 2/12/2019 ORE 11,00/13,00
PROF. UGO PONS SALABELLE / FABIO CHIAESE

LUNEDI 9/12/2019 ORE 11,00/13,00
PROF. UGO PONS SALABELLE / FABIO CHIAESE

LUNEDI 16/12/2019 ORE 11,00/13,00
PROF. UGO PONS SALABELLE / FABIO CHIAESE

LUNEDI 23/12/2019 ORE 11,00/13,00
PROF. UGO PONS SALABELLE / FABIO CHIAESE

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CORSO DI FOTOGRAFIA - MODULO DI PHOTOSHOP
SEZIONE F783
LEZIONI SOPPRESSE N. 3

RECUPERO

LUNEDI 2/12/2019 ORE 13,00/15,00
DOCENTE ELISABETTA BUONANNO

LUNEDI 9/12/2019 ORE 11,00/13,00
DOCENTE ELISABETTA BUONANNO

LUNEDI 16/12/2019 ORE 11,00/13,00
DOCENTE ELISABETTA BUONANNO

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CORSO DI WEB DESIGN
SEZIONE W783
LEZIONI SOPPRESSE N. 1

RECUPERO

LUNEDI 5/12/2019 ORE 13,00/15,00
DOCENTE GIOVANNI FERRICCHIO

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GENNAIO

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CORSO DI FOTOGRAFIA
HIGH-END RETOUCHING
TURNO 2 DELLE SEZIONI F760 - F766 - F783
LEZIONI DA RECUPERARE N. 2

RECUPERO

MARTEDI 14/01/2020 ORE 17,00/19,00
TEACHER VALENTINA ROBERTO

MARTEDI 21/01/2020 ORE 17,00/19,00
TEACHER VALENTINA ROBERTO


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CORSO DI GRAFICA
SEZIONE G785
LEZIONI SOPPRESSE N. 4

RECUPERO

MARTEDI 7/01/2020 ORE 13,00/15,00
DOCENTE ALESSANDRO COCCHIA

MARTEDI 14/01/2020 ORE 13,00/15,00
DOCENTE ALESSANDRO COCCHIA

MARTEDI 21/01/2020 ORE 13,00/15,00
DOCENTE ALESSANDRO COCCHIA

MARTEDI 21/01/2020 ORE 13,00/15,00
DOCENTE ALESSANDRO COCCHIA

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CORSO DI PHP
SEZIONE G785
LEZIONI SOPPRESSE N. 2

RECUPERO

GIOVEDI 9/01/2020 ORE 13,00/15,00
DOCENTE GIOVANNI FERRICCHIO

LUNEDI 13/01/2020 ORE 11,00/13,00
DOCENTE GIOVANNI FERRICCHIO


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CORSO DI SOCIAL MEDIA MARKETING
SEZIONE SM23 - LABORATORIO EXTRA DI E-COMMERCE
LEZIONI SOPPRESSE N. 2

RECUPERO

MERCOLEDI 8/01/2020 ORE 13,00/15,00
DOCENTE MARIO LIGUORI

MERCOLEDI 15/01/2020 ORE 11,00/13,00
DOCENTE MARIO LIGUORI


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GENNAIO - FEBBRAIO

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CORSO DI GRAFICA
SEZIONE G787
LEZIONI N. 3

RECUPERO

VENERDI 31 GENNAIO ORE 13,00/15,00
DOCENTE LISABETTA BUONANNO

VENERDI 7-14 FEBBRAIO ORE 13,00/15,00
DOCENTE ELISABETTA BUONANNO


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FEBBRAIO

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CORSO DI WEB
SEZIONE 789
LEZIONI N. 4

RECUPERO

GIOVEDI 6-13-20-27 FEBBRAIO ORE 15,00/17,00
DOCENTE MARCO TRAMONTANO





02.07.2019 # 5392

Ilas Web Editor // 0 comments

copia di Napoli, 27 giugno 2019
David Carson è stato qui

Blog! di Daria La Ragione

Olli – Il futuro della mobilità sostenibile arriva a Torino ed è stampato in 3D

Il futuro sembra essere già su strada a Torino. Olli, il nuovo sistema di mobilità urbana, ha fatto capolino tra le strade della cittadina piemontese, sorprendendo per innovazione e tecnologia


In questa nuova epoca, in cui l’hi-tech sembra essere il centro dell’evoluzione contemporanea, il futuro sembra correre sempre più velocemente.

Abbiamo già avuto modo di vedere, in questa rubrica, come la stampa 3D ad esempio, sappia creare o realizzare ogni  sorta di nuova tecnologia, precedentemente solo fantasticabile.

La creazione di auto stampate in 3D direttamente con particolari leghe di metallo, la stampa rapida di case a basso costo, il nuovo modo di sviluppare linee di gioielli e vestiti: non ci sono campi che non sembrano destinati ad una evoluzione digitale.

Ultima, in questo senso, è la notizia di quanto, rispetto alla mobilità sostenibile, si sta già facendo a Torino.

Ha fatto il suo debutto proprio in questi giorni il primo minibus elettrico, stampato con le moderne tecnologie di stampa 3D.

Si chiama Olli e girerà per la città per questi primi quattro mesi, lungo i viali del campus delle Nazioni Unite, sulla riva del Po, salvo poi essere spostato in altre zone della città, dal centro fino agli aeroporti.

Il veicolo è pronto ad affrontare ogni stop del traffico, grazie al suo motore elettrico, garantendo per il momento una autonomia di 40 chilometri, per un trasporto massimo di 12 persone.

Pensate che ben l’80% della struttura del veicolo è stato ricavato dalle stampanti 3D.

Nei suoi 2 mila kili totali di peso, il telaio è il frutto di una particolare lega stampata a base di polimeri compositi e alluminio.

Questo tipo di produzione in serie, permette persone di garantire rapidissimi tempi di assemblaggio:soltanto un giorno.

Olli - Veicolo a guida autonoma - Presentazione della tecnologia

Il veicolo conta quattro motori elettrici, inseriti nei mozzi delle ruote, che permetto di raggiungere una velocità totale di 25 kilometri orari. Per la ricarica invece, sono necessarie due ore di carica.

Olli ha in realtà già esordito nel 2017 a Zugo, in svizzera, viene costruito e assemblato in Arizona, dalla Local Motors. Questa azienda è anche il motivo che ha portato il nuovo progetto di mobilità urbana, a testare proprio la città piemontese. Torino insieme ad Amsterdam ha vito lo scorso challenge interazione di Local Motors, atto a selezionare i migliori contesti urbani per vedere come lo Shuttle si sarebbe comportato in situazioni reali.

Ovviamente, come è da intendersi stiamo parlando ancora di piena sperimentazione. Al momento molti aspetto sono da rifinire e levigare. 

Principalmente per via del budget necessario: il suo costo si mantiene elevato, dovendo far affidamento ad un budget di circa 300000 euro. Un altro aspetto che limita al momento la diffusione fatto di guida autonoma, sono ancora i temi in merito alla regolamentazione, totalmente assente circa l’uso di veicoli simili su strada, nonché il fatidico lato dei modelli di copertura del rischio.

Eppure il futuro sembra nonostante tutto galoppare alla velocità della luce verso di noi. Due anni fa questi progetti non erano neppure in cantiere. Chissà cosa ci riserverà il futuro, fra altri due anni!

02.07.2019 # 5301

Ilas Web Editor // 0 comments

Una mattina da Oliviero Toscani al Modernissimo

Un evento in esclusiva organizzato dalla Ilas


Le domande pseudo-provocatorie di Oliviero Toscani

"Quanto tempo su 24 ore dedicate all’immaginazione?"  è una delle domande fatte da Oliviero Toscani al pubblico in sala.
A 77 anni Oliviero Toscani di immaginazione e grinta ne ha ancora tanta, tantissima.
Teoremi, enunciati, massime… c’è tanta roba nella mente di chi ha spaziato in vari ambiti della fotografia lasciando ogni volta un’impronta indelebile, a cavallo tra fotografia e arte.


Creatività, genio, immaginazione… i primi 50 anni di carriera di Oliviero Toscani

Le sue sono tracce che sono ormai iconografie della memoria collettiva. Chi è nato all’ombra dell’ombelico di Raffaella Carrà ricorda probabilmente in maniera più incisiva quel paio di shorts di jeans che invitavano ad essere seguiti (campagna Jesus/chi mi ama mi segua – 1973).
E non è stato lui uno dei primi, se non il primo, a usare argomenti sociali nella pubblicità sensibilizzando sull’eguaglianza delle persone a prescindere dal colore, religione, sesso…?
Sarà stata l’amichevole conoscenza di Andy Warhol lo stimolo per inventare la pubblicità POP ribaltando il senso di ogni dialettica del marketing?


In barba a certe distorsioni mediatiche dei tempi televisivi che lo fanno percepire come personaggio non troppo facile, dal vivo ti rendi conto che Oliviero Toscani è uno di quei fotografi in grado di trasferire le proprie conoscenze e senza risparmiare una certa generosità.

Dedicare oltre due ore del proprio tempo per elargire considerazioni, raccontare esperienze personali e professionali, emettere sentenze e pillole di saggezza, di più di 50 anni di magnifici fallimenti, e tra l’altro espresse in maniera chiara, diretta, senza inutili pseudo-filosofie, è un’esperienza che fa bene alla salute professionale di un fotografo o a chiunque operi nel campo della comunicazione.


Oliviero Toscani guru o coach?

Essere liberi è la condizione essenziale per poter lavorare bene.

Per essere liberi non si deve correre dietro il consenso, ma dietro al senso.

Bisogna essere eccellenti in ciò che si fa. Paradossalmente, per essere liberi bisogna incatenarsi a una propria idea per riuscire a capire quali possano essere i propri limiti.

Perché solo capendo quali sono i propri limiti ci si può liberare dal complesso di non essere bravi.

Queste non sono che alcune delle considerazioni di Oliviero Toscani che, durante l’incontro, assumeva nell’immaginario della platea sembianze di un guru, di un coach di una squadra di rugby o, forse per qualcuno, sembrava il sergente Hartman di Full Metal Jacket. Il Drill Instructor che appellò “palla di lardo” uno dei marine del film, per intenderci.


Dagli appunti presi durante l’incontro…

Il fotografare raggruppa un insieme di competenze indispensabili quando si deve comunicare qualcosa. Oliviero Toscani ricorda al pubblico che tutti possono guidare ma pochi entrano nell’Olimpo della Formula 1. Ci ricorda che tutti sanno leggere e scrivere ma pochi possono essere scrittori o poeti. L’accessibilità al mezzo non corrisponde sempre a una buona “alfabetizzazione” dello stesso.

Sembrano banali metafore, quelle di cui sopra, ma non tanto per un pubblico composto in gran parte da millennials.

La fotografia è un film in uno scatto

La fotografia può avere un certo parallelismo con un film. Per fare una buona fotografia per una campagna pubblicitaria occorrerebbe essere allo stesso tempo, sceneggiatore, scenografo, regista, direttore della fotografia, cameraman.

La fotografia è un film in un fotogramma

Immaginare. Solo nel momento in cui spegniamo il computer abbandonando quei “campi di concentramento” del XXI secolo che sono i social, possiamo iniziare a immaginare. Immaginare ci porta oltre le normali dimensioni umane configurandoci situazioni incredibili.


La creatività al servizio del marketing?

Oliviero Toscani è sempre stato Art Director di se stesso. Non ha mai accettato di lavorare con le agenzie pubblicitarie.

…Non si può dirigere la creatività. Il Padreterno non aveva l’Art Director…

Lui è il One man show, lui decide come impostare una campagna pubblicitaria, o come realizzare un’installazione con le sue immagini. Se non si ha carta bianca, si pone limite all’immaginazione perché non si è liberi.

Sembra che le sue campagne siano di successo proprio perché sempre in controtendenza con quelli che potrebbero essere i briefing e le strategie di marketing.

Si può fare una foto fantastica a un pezzo di merda e si può fare una foto di merda fotografando la donna più bella del mondo


Più di 50 anni di magnifici fallimenti

Oliviero Toscani il guru, il coach, il drill instructor. Personalità carismatica. Un’aura che sembra averlo congelato in una non-età. È un evergreen che continua a stupire a 77 anni.

Sì, sì, non sta simpatico a qualcuno ma non è un problema suo.

Ci proietta le pagine del suo libro (Più di 50 anni di magnifici fallimenti) e ti rendi conto che professionalmente può anche permettersi di essere un po’ scorbutico con chi gli fa girare i marroni con considerazioni inadeguate.

Non ha conservato molti degli originali dei suoi scatti e forse per quel suo voler sentirsi libero, distaccandosi anche dagli oggetti come diacolor scattate in tanti anni. Non ha uno studio. Il suo studio è sempre on the road. Anche nel senso più stretto del termine. Come per i ritratti di Razza Umana eseguiti per strada nelle varie città d’Italia.

Quel libro proiettato nella sala del Modernissimo, consiste per lo più in scansioni delle pagine di giornali dove sono stati pubblicati i suoi lavori in 50 anni.

Una foto esiste solo se è pubblicata

E ti accorgi che in quelle immagini vi sono citazioni ante litteram di Helmut Newton e che fare fotografie alla H. C. Bresson lo diverte perché è rilassante scattarle durante una passeggiata la domenica pomeriggio.

Che la sua fotografia di moda degli anni ’60 piaceva tanto, che a distanza di anni un’altra azienda gli chiede di replicarle. Che ha sempre avuto a fuoco le trasformazioni sociali stando sempre sul pezzo, sparandoci sui 6×3 l’iconografia dei nuovi fenomeni sociali che non avevamo ancora fatto in tempo a metabolizzare. E che, anche se impercettibilmente, trapelano i suoi studi di storia dell’arte che suggerisce a ogni giovane fotografo per la propria formazione.

 

È tutta questione di immaginazione. <<Immaginare costa ZERO!!!>>.

“L’immaginazione al potere” come direbbe Herbert Marcuse.





02.07.2019 # 5298

Ilas Web Editor // 0 comments

Napoli, 27 giugno 2019
David Carson è stato qui

Blog! di Daria La Ragione

David Carson è stato qui.
Non so se potete immaginare che emozione sia stata.

Fate conto che siete fotografi e un giorno possiate incontrare dal vivo (sì, è morto, ma è una pura ipotesi) Cartier Bresson, che viene nella vostra città a parlare di fotografia, ispirazioni, idee.

Fate conto che siete seduti buoni buoni in un cinema, davanti a uno schermo, mentre il vostro mito è lì che scorre centinaia di slide, commenta, fa battute e vi spiega con il sorriso cos’è per lui lavorare, quanto profondamente il suo lavoro sia una parte di sé, un modo di esprimersi, da dove gli arrivano le ispirazioni e, insomma, vi porti per mano attraverso il suo immaginario.

Ecco, chi scrive si è sentita così: dopo anni trascorsi a parlare di David Carson nei corsi di Storia della Grafica, a raccontare agli studenti che pazzesca rivoluzione sia stato il suo arrivo in quel mondo, che ventata di aria fresca abbia soffiato dalla California ecco che finalmente lui era lì, davanti a me, mi accompagnava nel suo mondo, attraverso il suo sguardo curiosissimo, ricordandomi quanto sia fondamentale riuscire sempre a stupirsi di ciò che ci circonda, quanto sia irrinunciabile la capacità di lasciarsi meravigliare dalle piccole cose.

Ed è stato fantastico!


Per me e per gli studenti che hanno affollato la sala del cinema Modernissimo – due ore in silenzio religioso interrotto solo dalle risate – è stata una mattinata da ricordare.

Ecco alcune delle cose che porterò con me:

"Your wave is coming – la tua onda sta arrivando."

Il tuo momento arriverà, se stai facendo quello che ami.
Un messaggio carico di fiducia, la stessa fiducia che mi sono portata addosso uscita di là e che mi ha riportata a quando avevo l’età di questi ragazzi che erano con me ad ascoltarlo. Perché infondo questa è stata la prima magia: mi sono sentita più giovane.



"Keep paddling – continua a remare."

Un’altra metafora che arriva dal surf, come la prima. Perché è chiaro che, se la tua onda sta per arrivare, tu devi sbracciarti a remare sul tuo surf per essere sicuro di beccarla quando sarà da te. Ed è questo che emerge guardando tutti i suoi lavori: impegno costante. Magari anche David Carson ha dei momenti in cui gli basta portare a casa la giornata, può darsi, ma non si direbbe proprio. Si direbbe invece che faccia tutto in modo appassionato, cercando di dare il meglio, sforzandosi di non mettere mai un titolo dove è ovvio che debba andare, mai il font che dovrebbe usare (per dire: per la locandina del film Helvetica ha usato un Franklin Gothic!!!). Insomma, sembra che non si stanchi mai di remare.


"Have fun – divertiti."

Perché il lavoro occupa la gran parte delle nostre giornate ed è importante continuare a divertirsi.

Quest’uomo che ho davanti e che ha cambiato la storia della grafica, alla veneranda età di 65 anni (portati bene quasi quanto Sting), continua a surfare e ad andare sullo skateboard, perché – ci dice – non bisogna mai smettere di fare quello che amiamo e ci fa stare bene.

Mi porto via consigli importanti sul design? Sì. Immagino di sì.

Soprattutto vengono con me riflessioni e ispirazione e fiducia nel futuro, e la felice conferma che quest’uomo che tanto avevo ammirato dalle pagine di Beach Culture e Ray Gun sia all’altezza delle mie aspettative.

29.06.2019 # 5294

Daria La Ragione // 0 comments

Aegean Airlines: caccia alle nuvole sul cielo di Atene

Blog! di Daria La Ragione

Se volevate partire per la Grecia, quest’estate, vi conveniva trovarvi a Berlino in primavera, perché Aegean Airlines ha pensato di regalare biglietti scontati se il cielo di Atene avesse tradito.

 

Avete presente quelle giornate grigie e piovose, una dietro l’altra, che vi mettono addosso una specie di tristezza che passa solo se immaginate una vacanza al mare?

Forse in questi giorni di caldo torrido vi è più difficile calarvi nell’atmosfera, ma provate a immaginare di aver trascorso una primavera uggiosa e piuttosto freddina a Berlino, pensate di passeggiare davanti al Sony Center e di trovare un billboard che vi promette uno sconto del 50% su un volo per la Grecia se…

Se riuscite a scovare almeno una nuvola nel cielo che sovrasta Atene e Paros, che viene ripreso in diretta e trasmesso sullo schermo.

Una bella prova di fiducia nel sole ellenico, non c’è dubbio, ma non finisce qui: la sicurezza è tale che, per permettere a tutti i cittadini tedeschi di vincere un volo scontato, la trasmissione in livestreaming va anche su Youtube.

Ce l’hanno fatta i fortunati presenti a vincere una vacanza nella patria di Omero? Al terzo giorno di attesa con i cellulari pronti, puntati verso lo schermo, finalmente un paio di nuvolette sono apparse sul cielo di Paros e i fortunati – o i perseveranti – presenti hanno potuto usare un qr code per ottenere il loro codice sconto.

L’operazione è targata Ogilvy, Athens, Greece che ha saputo coinvolgere i berlinesi, portandoli ogni giorno davanti al Sony Center, mescolando felicemente rete, dirette streaming, billboard e soprattutto una bella idea creativa!

  






20.06.2019 # 5299

Daria La Ragione // 0 comments

Arriva Restaurant 1:1 – il locale più piccolo del mondo

Blog! di Daria La Ragione

Restaurant 1:1 è l’idea pubblicitaria di una catena di supermercati danesi che ha scelto di lanciare una linea di prodotti già pronti, in monoporzione.


Quello dei single e delle persone che scelgono di vivere da sole è un numero che è cresciuto enormemente negli ulti anni, perfino in Italia, dove certe tradizioni legate alla famiglia cambiano più lentamente.

Secondo l’Istat, nel 2016 le famiglie composte da un solo membro erano circa una su tre, mentre sommando persone divorziate, separate, nubili, celibi e in stato di vedovanza il numero sfiorava gli otto milioni.

Cifre significative, che ci parlano di un mercato enorme al quale ci si rivolge ancora in modo insufficiente. Almeno nel nostro paese, in cui le monoporzioni esistono soltanto nella versione “insalatona per il pranzo”, e ovviamente comportano uno spreco di materiali da imballaggio da non sottovalutare.

 




In Danimarca – «eh, ma si sa, al nord sono avanti» direbbe la casalinga di Voghera che guarda al Baltico come a un luogo di perdizione e innovazione – in Danimarca, si diceva, una catena di supermercati che si chiama Irma ha lanciato una linea di prodotti precotti pensati per i single. Monoporzioni per limitare gli sprechi di cibo e andare incontro a un target che altrimenti è costretto ad acquistare confezioni di prodotti pensati per altri.

Fin qui nulla di rimarchevole, per lo meno nulla che ci ricordi che siamo qui per parlare di pubblicità.

Ma ecco il motivo di questo articolo: per lanciare questa linea di prodotti, l’agenzia  Robert/Boisen & Like-minded, ha aperto il ristorante più piccolo del mondo: si chiama Restaurant 1:1 perché c’è uno chef, un cameriere e un solo cliente può accomodarsi. Va da sé che vengono serviti soltanto i piatti pronti in vendita da Irma.

È un’idea intelligente e tutto sommato economica, perché è destinata a far parlare parecchio di sé, se non altro in patria, ed è di sicuro successo dal momento che tutte le prenotazioni disponibili sono state già raggiunte. Ovviamente di tratta di un temporary restaurant, allestito in modo semplice e accogliente



Advertising Agency: Robert/Boisen & Like-minded, Copenhagen, Denmark

Creatives: Mads Mardahl, Eva Ebbensgaard, Klara Vilshammer, Christoffer Boas, Philip Bock

Strategy Director: Søren Christensen

Creative Director: Heinrich Veilgaard

18.06.2019 # 5289

Daria La Ragione // 0 comments

Pari opportunità: quando lo storytelling vede il dito

Blog! di Daria La Ragione

Il 4 febbraio il miliardario indiano Anand Mahindra ha tweettato una vignetta che è diventata virale. Si tratta di una corsa a ostacoli che racconta come le pari opportunità siano ancora una gran barzelletta, visto che ovunque nel mondo sono soprattutto le donne a farsi carico della gestione di una famiglia, di una casa, della cura dei figli, dei genitori etc.  La vignetta racconta come la carriera di una donna sia costruita, inevitabilmente, con uno sforzo molto maggiore rispetto a quella di un uomo. Mahindra ha infatti accudito suo nipote, un anno di età, e ha poi dichiarato: «esprimo la mia solidarietà a tutte le donne che lavorano e riconosco come i loro successi abbiano richiesto uno sforzo molto maggiore rispetto alla controparte maschile».





A proposito di accudimento, British Gas – compagnia del Regno Unito che fornisce gas ed elettricità – ha lanciato una campagna Share That You Care, per incoraggiare gli Unpaid Carers, e cioè le persone che si prendono cura di parenti e affini malati, anziani o in difficoltà, ad aprirsi e a raccontare la propria esperienza, in modo da poter ottenere ascolto e magari aiuto.


 



È uno spot abbastanza emozionante, che racconta come le persone che assistono gli altri siano spesso incapaci di aprirsi, come mostrare una debolezza significhi per loro mettere in crisi un’armatura di forza e resistenza che hanno dovuto costruire, e come l’immagine che trasmettono a chi li circonda sia del tutto falsata.

Il meccanismo è piuttosto sfruttato: parla una persona, racconta delle cose, poi un’altra persona parla della prima e a un certo punto le si fa ascoltare quello che è stato detto in precedenza, ci si commuove, si ha una specie di epifania sulla propria superficialità, si corre ad abbracciare l’amica/il marito/la nonna in questione e noi che guardiamo ci sentiamo, a seconda dei casi, gli incompresi che vengono compresi, o i superficiali che finalmente riscattano la loro cecità. In un caso e nell’altro, al termine dello spot, siamo stati salvati e ce ne andiamo in pace.

Advertising Agency: Ogilvy, London, UK


Chief ECD: Charlie Wilson

Creative Director: Nina Taylor, Luca Corteggiano

Art Director: Neal Williamson

Copywriter: Bertie Rapkin

Director: David Stoddart



Fin qui, un’analisi dello spot. Ora una riflessione su quello che racconta, che non c’entra con le tecniche della comunicazione pubblicitaria, ma ha a che fare con il modo in cui si costruisce una narrazione e sulla possibilità di fare una piccola critica su ciò che uno spot racconta.

Racconta la solitudine dei forti (o presunti tali).

E fa un po’ rabbia. Fa rabbia che dia per scontato che le cose debbano rimanere così: un figlio, una moglie, una sorella siano destinati a prestare cure senza che questo sforzo venga in alcun modo riconosciuto. Si tende a pensare che “debbano farlo”, benché i cittadini di cui si prendono cura abbiano spesso versato regolarmente le loro tasse, contributi etc. Siano insomma persone di cui lo Stato dovrebbe farsi carico, o almeno riconoscere che chi se ne fa, lo sta sostituendo.

Fa rabbia pensare che la voce che finalmente si leva a favore di queste Unpaid Givers non chieda per loro pari opportunità, ma li inviti ad aprirsi e a cercare il dialogo il che, ci mancherebbe altro, è certamente un gran conforto, ma forse sarebbe il caso di spostare l’attenzione sulle soluzioni piuttosto che sui palliativi.

31.05.2019 # 5274

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For Real Families: da Ikea arriva il salotto dei Simpson

Blog! di Daria La Ragione

Appassionati di serie tv, avete trascorso anni della vostra vita sul divano guardandole in lingua originale, con i sottotitoli e senza, stagione dopo stagione, amandone e odiandone i villain.

È arrivato il momento di mettere il piede (e qualcos’altro) nei salotti dei vostri beniamini. Grazie a Ikea (e alla sede spagnola di Publicis)  potete finalmente immaginare di essere a Manhattan nella coloratissima casa di Friends, se poi decidete di allevare una papera e trovate un paio di coinquilini folli e fighi, il gioco è fatto.




Se siete appassionati di fantascienza e inquietudine, oggi potete allestire la vostra parete comunicante con il sottosopra di Stranger Things e sperare che il Demogorgone vi giri qualche numero sulla ruota giusta.




Ikea ha pensato anche agli irriducibili del cartoon più longevo di sempre: un divano arancione, un comodino viola, un tappeto “bersaglio” e magari un cane da chiamare Piccoloaiutantedibabbonatale.




Da anni ormai Ikea ci ha abituati a campagne di advertising divertenti e intelligenti, che riescono felicemente a raccontare un’atmosfera e a “vendere” il prodotto.


Ecco quattro spot (dal più recente al più “antico”) che ci hanno fatto sorridere, giocando sulle piccole nevrosi quotidiane e sul nostro lato umano.


I primi due raccontano le passioni, i desideri e soprattutto l’idea che una casa debba essere un luogo che ci assomiglia, che rispecchia ciò che amiamo.

 

 



Il terzo, pluripremiato un paio di anni fa, prende in giro la mania – che ci accomuna sempre di più – di fotografare il cibo e di concentrarci sulla rappresentazione della vita, molto più che sulla vita stessa.

 



Infine l’ultimo è un commercial svedese, che racconta una società molto diversa da quella italiana già a partire dal claim “Un divorzio migliore per tutti”: una giovane mamma divorziata mette a frutto la versatilità dei mobili modulari, per vivere una felice vita da donna oltre che da madre (insomma, ogni paragone con l’ITalia diventa superfluo).

 

27.05.2019 # 5270

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GM - Education Discount: cinque insegnanti da ringraziare

Blog! di Daria La Ragione

Sono molte le aziende che offrono sconti speciali per gli insegnanti e gli studenti. Nel caso di General Motors, il programma si chiamaGM Educator Discount e, in occasione del Teacher Appreciation Mounth, per promuoverlo ha incaricato l’agenzia MRM//McCannDetroit di realizzare un commercial dedicato proprio a loro.

Anche se non se ne parla spesso, gli insegnanti sono una categoria fortemente a rischio di esaurimento professionale anzi, secondo alcuni studi sono addirittura la più esposta. Questo perché il carico di responsabilità che pesa sulle loro spalle, non equivale al potere decisionale e alle soddisfazioni: in buona sostanza subiscono decisioni altrui, ma si assumono in prima persona le conseguenze della loro applicazione.

E le soddisfazioni?

Quelle, evidentemente, attengono alla sfera personale e alla capacità del singolo di instaurare una relazione soddisfacente con i propri studenti: insomma sta tutta là la differenza tra un bravo insegnante e uno che non lo è.

  



Alla MRM//McCannDetroit devono aver fatto lo stesso ragionamento, perché hanno scelto di raccontare cinque microstorie di successo, attraverso altrettanti insegnanti e i loro studenti. Il meccanismo è un classico: il professore di turno viene intervistato sul perché abbia scelto quella professione, le risposte sono montate alternandole con il racconto degli studenti che poi viene mostrato anche ai protagonisti, e alla fine c’è l’incontro commovente e strappalacrime.

Ed è la dimostrazione che quando tocchiamo i sentimenti, la soddisfazione personale, il desiderio di sentirsi riconosciuti e gratificanti per il proprio impegno, anche uno spot che di originale ha poco o nulla diventa un bello spot, perché è un linguaggio che funziona.

08.05.2019 # 5254

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Campagne turistiche: cavalcare l'onda della Brexit

Blog! di Daria La Ragione

La Brexit è alle porte. Forse. Chissà. Più o meno.

In effetti la dinamica non è chiarissima, ma è certo che il tema del confronto tra Regno Unito e altre località turistiche (e non), è stato uno dei temi su cui si è riso tanto (forse per non piangere).

Anche le agenzie pubblicitarie hanno dato il loro contributo, a volte in modo molto intelligente, a volte in modo meno interessante.

È di questi giorni uno degli ultimi esempi: è la campagna pensata dalla sede lettone di Publicis per il Latvian Tourist Board, certamente piena di ironia, ma forse non del tutto centrata.














Come spesso accade nei casi pubblicità comparativa (o pseudo comparativa) in ambito turistico, si tratta di una multisoggetto: una serie di manifesti ci rincuorano, spiegandoci che anche se perderemo Elton John con l’uscita della Regno Unito dall’Europa, per fortuna la Lettonia resta e con lei il compositore Raimond Pauls; dovremo dire addio alla bianche scogliere di Dover, ma non alla spiaggia di Jurmala, non dovremo rimpiangere l’Aston Martin grazie al Dartz Suv etc.

Tanta autoironia, non c’è che dire, ma un dubbio: è venuta voglia a qualcuno di andare in Lettonia dopo aver visto questa campagna?


Sempre in tema Brexit, qualche tempo fa avevamo già parlato di una brillante campagna di un’agenzia rumena, GMP, che aveva deciso di avviare un’operazione “simpatia” per contrastare il crescente malanimo dei cittadini inglesi nei confronti di quelli rumeni (pare che qualcuno avesse cavalcato la paura di un’invasione da questo paese a fini elettorali, ma pensa te che cosa succedono all’estero!!!).


In questo caso la cosa funzionava perché il confronto era tutto giocato, sì con ironia, ma a vantaggio del paese in oggetto, (qui trovate tutto l’articolo): «non abbiamo una tassa sul traffico. Noi crediamo che il traffico sia una punizione sufficiente», «la nostra birra alla spina costa meno della vostra acqua in bottiglia», «abbiamo più gruppi alimentari che non torta, salsiccia, fish&chips», «parliamo un inglese migliore di qualunque altro posto possiate visitare in Francia» (applausi), «metà della nostre donne assomiglia a Kate (Middleton), l'altra metà alla sorella».

Insomma, l’ABC di una comparativa dovrebbe consistere nel mettere in luce i pregi del proprio prodotto, non ironizzare sui proprio difetti. Per carità, i cittadini lettoni sono più simpatici oggi di quanto lo fossero ieri, ma basta questo a spingerci a cercare un volo per Riga? Forse no.


Ora, sarebbe legittimo chiedersi: esistono campagne turistiche che non mostrano particolari bellezze e luoghi di interesse, ma che funzionano comunque? La risposta è SÌ.

E anche in questo caso ne avevamo già parlato qui, a proposito di una felice pubblicità per Las Vegas la città in cui succedono cose che nessuno a voglia di raccontare, ed è proprio su questo che giocava questo spot.


Il turismo è uno dei settori che ci ha dato più soddisfazioni in questi di anni di campagne poco memorabili, peccato che questo della Lettonia non sia uno di quei casi.

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