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Blog // Pagina 1 di 17
20.06.2019 # 5290

Daria La Ragione // 0 comments

Arriva Restaurant 1:1 – il locale più piccolo del mondo

Blog! di Daria La Ragione

Restaurant 1:1 è l’idea pubblicitaria di una catena di supermercati danesi che ha scelto di lanciare una linea di prodotti già pronti, in monoporzione.


Quello dei single e delle persone che scelgono di vivere da sole è un numero che è cresciuto enormemente negli ulti anni, perfino in Italia, dove certe tradizioni legate alla famiglia cambiano più lentamente.

Secondo l’Istat, nel 2016 le famiglie composte da un solo membro erano circa una su tre, mentre sommando persone divorziate, separate, nubili, celibi e in stato di vedovanza il numero sfiorava gli otto milioni.

Cifre significative, che ci parlano di un mercato enorme al quale ci si rivolge ancora in modo insufficiente. Almeno nel nostro paese, in cui le monoporzioni esistono soltanto nella versione “insalatona per il pranzo”, e ovviamente comportano uno spreco di materiali da imballaggio da non sottovalutare.

 




In Danimarca – «eh, ma si sa, al nord sono avanti» direbbe la casalinga di Voghera che guarda al Baltico come a un luogo di perdizione e innovazione – in Danimarca, si diceva, una catena di supermercati che si chiama Irma ha lanciato una linea di prodotti precotti pensati per i single. Monoporzioni per limitare gli sprechi di cibo e andare incontro a un target che altrimenti è costretto ad acquistare confezioni di prodotti pensati per altri.

Fin qui nulla di rimarchevole, per lo meno nulla che ci ricordi che siamo qui per parlare di pubblicità.

Ma ecco il motivo di questo articolo: per lanciare questa linea di prodotti, l’agenzia  Robert/Boisen & Like-minded, ha aperto il ristorante più piccolo del mondo: si chiama Restaurant 1:1 perché c’è uno chef, un cameriere e un solo cliente può accomodarsi. Va da sé che vengono serviti soltanto i piatti pronti in vendita da Irma.

È un’idea intelligente e tutto sommato economica, perché è destinata a far parlare parecchio di sé, se non altro in patria, ed è di sicuro successo dal momento che tutte le prenotazioni disponibili sono state già raggiunte. Ovviamente di tratta di un temporary restaurant, allestito in modo semplice e accogliente



Advertising Agency: Robert/Boisen & Like-minded, Copenhagen, Denmark

Creatives: Mads Mardahl, Eva Ebbensgaard, Klara Vilshammer, Christoffer Boas, Philip Bock

Strategy Director: Søren Christensen

Creative Director: Heinrich Veilgaard

18.06.2019 # 5289

Daria La Ragione // 0 comments

Pari opportunità: quando lo storytelling vede il dito

Blog! di Daria La Ragione

Il 4 febbraio il miliardario indiano Anand Mahindra ha tweettato una vignetta che è diventata virale. Si tratta di una corsa a ostacoli che racconta come le pari opportunità siano ancora una gran barzelletta, visto che ovunque nel mondo sono soprattutto le donne a farsi carico della gestione di una famiglia, di una casa, della cura dei figli, dei genitori etc.  La vignetta racconta come la carriera di una donna sia costruita, inevitabilmente, con uno sforzo molto maggiore rispetto a quella di un uomo. Mahindra ha infatti accudito suo nipote, un anno di età, e ha poi dichiarato: «esprimo la mia solidarietà a tutte le donne che lavorano e riconosco come i loro successi abbiano richiesto uno sforzo molto maggiore rispetto alla controparte maschile».





A proposito di accudimento, British Gas – compagnia del Regno Unito che fornisce gas ed elettricità – ha lanciato una campagna Share That You Care, per incoraggiare gli Unpaid Carers, e cioè le persone che si prendono cura di parenti e affini malati, anziani o in difficoltà, ad aprirsi e a raccontare la propria esperienza, in modo da poter ottenere ascolto e magari aiuto.


 



È uno spot abbastanza emozionante, che racconta come le persone che assistono gli altri siano spesso incapaci di aprirsi, come mostrare una debolezza significhi per loro mettere in crisi un’armatura di forza e resistenza che hanno dovuto costruire, e come l’immagine che trasmettono a chi li circonda sia del tutto falsata.

Il meccanismo è piuttosto sfruttato: parla una persona, racconta delle cose, poi un’altra persona parla della prima e a un certo punto le si fa ascoltare quello che è stato detto in precedenza, ci si commuove, si ha una specie di epifania sulla propria superficialità, si corre ad abbracciare l’amica/il marito/la nonna in questione e noi che guardiamo ci sentiamo, a seconda dei casi, gli incompresi che vengono compresi, o i superficiali che finalmente riscattano la loro cecità. In un caso e nell’altro, al termine dello spot, siamo stati salvati e ce ne andiamo in pace.

Advertising Agency: Ogilvy, London, UK


Chief ECD: Charlie Wilson

Creative Director: Nina Taylor, Luca Corteggiano

Art Director: Neal Williamson

Copywriter: Bertie Rapkin

Director: David Stoddart



Fin qui, un’analisi dello spot. Ora una riflessione su quello che racconta, che non c’entra con le tecniche della comunicazione pubblicitaria, ma ha a che fare con il modo in cui si costruisce una narrazione e sulla possibilità di fare una piccola critica su ciò che uno spot racconta.

Racconta la solitudine dei forti (o presunti tali).

E fa un po’ rabbia. Fa rabbia che dia per scontato che le cose debbano rimanere così: un figlio, una moglie, una sorella siano destinati a prestare cure senza che questo sforzo venga in alcun modo riconosciuto. Si tende a pensare che “debbano farlo”, benché i cittadini di cui si prendono cura abbiano spesso versato regolarmente le loro tasse, contributi etc. Siano insomma persone di cui lo Stato dovrebbe farsi carico, o almeno riconoscere che chi se ne fa, lo sta sostituendo.

Fa rabbia pensare che la voce che finalmente si leva a favore di queste Unpaid Givers non chieda per loro pari opportunità, ma li inviti ad aprirsi e a cercare il dialogo il che, ci mancherebbe altro, è certamente un gran conforto, ma forse sarebbe il caso di spostare l’attenzione sulle soluzioni piuttosto che sui palliativi.

31.05.2019 # 5274

Daria La Ragione // 0 comments

For Real Families: da Ikea arriva il salotto dei Simpson

Blog! di Daria La Ragione

Appassionati di serie tv, avete trascorso anni della vostra vita sul divano guardandole in lingua originale, con i sottotitoli e senza, stagione dopo stagione, amandone e odiandone i villain.

È arrivato il momento di mettere il piede (e qualcos’altro) nei salotti dei vostri beniamini. Grazie a Ikea (e alla sede spagnola di Publicis)  potete finalmente immaginare di essere a Manhattan nella coloratissima casa di Friends, se poi decidete di allevare una papera e trovate un paio di coinquilini folli e fighi, il gioco è fatto.




Se siete appassionati di fantascienza e inquietudine, oggi potete allestire la vostra parete comunicante con il sottosopra di Stranger Things e sperare che il Demogorgone vi giri qualche numero sulla ruota giusta.




Ikea ha pensato anche agli irriducibili del cartoon più longevo di sempre: un divano arancione, un comodino viola, un tappeto “bersaglio” e magari un cane da chiamare Piccoloaiutantedibabbonatale.




Da anni ormai Ikea ci ha abituati a campagne di advertising divertenti e intelligenti, che riescono felicemente a raccontare un’atmosfera e a “vendere” il prodotto.


Ecco quattro spot (dal più recente al più “antico”) che ci hanno fatto sorridere, giocando sulle piccole nevrosi quotidiane e sul nostro lato umano.


I primi due raccontano le passioni, i desideri e soprattutto l’idea che una casa debba essere un luogo che ci assomiglia, che rispecchia ciò che amiamo.

 

 



Il terzo, pluripremiato un paio di anni fa, prende in giro la mania – che ci accomuna sempre di più – di fotografare il cibo e di concentrarci sulla rappresentazione della vita, molto più che sulla vita stessa.

 



Infine l’ultimo è un commercial svedese, che racconta una società molto diversa da quella italiana già a partire dal claim “Un divorzio migliore per tutti”: una giovane mamma divorziata mette a frutto la versatilità dei mobili modulari, per vivere una felice vita da donna oltre che da madre (insomma, ogni paragone con l’ITalia diventa superfluo).

 

27.05.2019 # 5270

Daria La Ragione // 0 comments

GM - Education Discount: cinque insegnanti da ringraziare

Blog! di Daria La Ragione

Sono molte le aziende che offrono sconti speciali per gli insegnanti e gli studenti. Nel caso di General Motors, il programma si chiamaGM Educator Discount e, in occasione del Teacher Appreciation Mounth, per promuoverlo ha incaricato l’agenzia MRM//McCannDetroit di realizzare un commercial dedicato proprio a loro.

Anche se non se ne parla spesso, gli insegnanti sono una categoria fortemente a rischio di esaurimento professionale anzi, secondo alcuni studi sono addirittura la più esposta. Questo perché il carico di responsabilità che pesa sulle loro spalle, non equivale al potere decisionale e alle soddisfazioni: in buona sostanza subiscono decisioni altrui, ma si assumono in prima persona le conseguenze della loro applicazione.

E le soddisfazioni?

Quelle, evidentemente, attengono alla sfera personale e alla capacità del singolo di instaurare una relazione soddisfacente con i propri studenti: insomma sta tutta là la differenza tra un bravo insegnante e uno che non lo è.

  



Alla MRM//McCannDetroit devono aver fatto lo stesso ragionamento, perché hanno scelto di raccontare cinque microstorie di successo, attraverso altrettanti insegnanti e i loro studenti. Il meccanismo è un classico: il professore di turno viene intervistato sul perché abbia scelto quella professione, le risposte sono montate alternandole con il racconto degli studenti che poi viene mostrato anche ai protagonisti, e alla fine c’è l’incontro commovente e strappalacrime.

Ed è la dimostrazione che quando tocchiamo i sentimenti, la soddisfazione personale, il desiderio di sentirsi riconosciuti e gratificanti per il proprio impegno, anche uno spot che di originale ha poco o nulla diventa un bello spot, perché è un linguaggio che funziona.

08.05.2019 # 5254

Daria La Ragione // 0 comments

Campagne turistiche: cavalcare l'onda della Brexit

Blog! di Daria La Ragione

La Brexit è alle porte. Forse. Chissà. Più o meno.

In effetti la dinamica non è chiarissima, ma è certo che il tema del confronto tra Regno Unito e altre località turistiche (e non), è stato uno dei temi su cui si è riso tanto (forse per non piangere).

Anche le agenzie pubblicitarie hanno dato il loro contributo, a volte in modo molto intelligente, a volte in modo meno interessante.

È di questi giorni uno degli ultimi esempi: è la campagna pensata dalla sede lettone di Publicis per il Latvian Tourist Board, certamente piena di ironia, ma forse non del tutto centrata.














Come spesso accade nei casi pubblicità comparativa (o pseudo comparativa) in ambito turistico, si tratta di una multisoggetto: una serie di manifesti ci rincuorano, spiegandoci che anche se perderemo Elton John con l’uscita della Regno Unito dall’Europa, per fortuna la Lettonia resta e con lei il compositore Raimond Pauls; dovremo dire addio alla bianche scogliere di Dover, ma non alla spiaggia di Jurmala, non dovremo rimpiangere l’Aston Martin grazie al Dartz Suv etc.

Tanta autoironia, non c’è che dire, ma un dubbio: è venuta voglia a qualcuno di andare in Lettonia dopo aver visto questa campagna?


Sempre in tema Brexit, qualche tempo fa avevamo già parlato di una brillante campagna di un’agenzia rumena, GMP, che aveva deciso di avviare un’operazione “simpatia” per contrastare il crescente malanimo dei cittadini inglesi nei confronti di quelli rumeni (pare che qualcuno avesse cavalcato la paura di un’invasione da questo paese a fini elettorali, ma pensa te che cosa succedono all’estero!!!).


In questo caso la cosa funzionava perché il confronto era tutto giocato, sì con ironia, ma a vantaggio del paese in oggetto, (qui trovate tutto l’articolo): «non abbiamo una tassa sul traffico. Noi crediamo che il traffico sia una punizione sufficiente», «la nostra birra alla spina costa meno della vostra acqua in bottiglia», «abbiamo più gruppi alimentari che non torta, salsiccia, fish&chips», «parliamo un inglese migliore di qualunque altro posto possiate visitare in Francia» (applausi), «metà della nostre donne assomiglia a Kate (Middleton), l'altra metà alla sorella».

Insomma, l’ABC di una comparativa dovrebbe consistere nel mettere in luce i pregi del proprio prodotto, non ironizzare sui proprio difetti. Per carità, i cittadini lettoni sono più simpatici oggi di quanto lo fossero ieri, ma basta questo a spingerci a cercare un volo per Riga? Forse no.


Ora, sarebbe legittimo chiedersi: esistono campagne turistiche che non mostrano particolari bellezze e luoghi di interesse, ma che funzionano comunque? La risposta è SÌ.

E anche in questo caso ne avevamo già parlato qui, a proposito di una felice pubblicità per Las Vegas la città in cui succedono cose che nessuno a voglia di raccontare, ed è proprio su questo che giocava questo spot.


Il turismo è uno dei settori che ci ha dato più soddisfazioni in questi di anni di campagne poco memorabili, peccato che questo della Lettonia non sia uno di quei casi.

18.04.2019 # 5248

Daria La Ragione // 0 comments

Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Blog! di Daria La Ragione

Art Series Hotel è una catena di boutique hotel con sedi a Melbourne, Brisbane e Adelaide che ha la caratteristica di essere dedicata all’arte contemporanea e in particolare agli artisti australiani.

Si tratta di un progetto ambizioso e molto molto interessante, in cui ogni struttura è ispirata all’opera di un artista e ne porta il nome. Ma attenzione, perché non si tratta semplicimente di un’ispirazione, gli artisti stessi hanno prodotto opere site-specific che rendono gli alberghi anche delle gallerie d’arte.

Di recente è stata lanciata una campagna di comunicazione molto particolare: si chiama Art in Micro ed è un invito a scoprire una mostra all’interno degli alberghi.

 



Ma in questo caso la parola scoprire è da intendersi alla lettera: si tratta infatti di opere in miniatura, per apprezzare le quali viene consegnata agli ospiti una lente di ingrandimento insieme all’invito a trovare le opere in mostra.

Uno tra tutti gli ospiti che avranno trascorso almeno una notte in uno degli Art Series Hotel  e avranno postato sul loro account Instagram una foto della micro arte, riceverà in dono un viaggio per due persone per andare a visitare il Louvre.

Ecco una campagna “crossmediale” che sfrutta in modo intelligente tutti gli strumenti: il video per raccontare l’iniziativa, il mondo reale per coinvolgere il target e portarlo realmente all’interno delle strutture, i canali social per dare il giusto risalto all’iniziativa. Dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, che di solo social non vivono le aziende se non sanno costruire eventi e attività che giocano tra reale virtuale.

15.04.2019 # 5242

Daria La Ragione // 0 comments

Pubblicità opportunista: tutti pazzi per Game of Thrones

Blog! di Daria La Ragione

L’attesa è finita: dopo circa due anni dall’ultimo episodio è tornato Game of Thrones, la serie evento che negli ultimi anni è cresciuta sempre di più diventando un vero e proprio cult.

Ovviamente, come accade con gli animali cosiddetti “opportunisti” come per esempio i corvi – e mai esempio fu più adatto, visto il ruolo che il pennuto ha nella serie – sono in tanti a “mangiare” senza aver partecipato alla caccia: cioè sono tante le aziende che hanno approfittato dell’evento per farsi pubblicità.

Ecco una piccola carrellata di pubblicità a tema Game of Thrones.


Kentuky Fried Chicken (l’agenzia è Ogilvy, Hong Kong) ne approfitta per il lancio di una nuova ricetta “hot & spicy” creando una gif e un annuncio stampa che richiama uno dei grandi protagonisti della saga: i draghi!




Un’altra peculiarità di questa lunga saga scritta da George R. R. Martin è che non esiste nessun personaggio di cui si possa dire che è “al sicuro”, sono infatti più di trenta i protagonisti e co-protagonisti che sono stati ammazzati (non si muore mai di vecchiaia in Game of Thrones) pagina dopo pagina.

Ecco allora che Foxtel, piattaforma televisiva australiana, ha deciso di creare un vero e proprio cimitero in cui recarsi per andare a rendere omaggio ai tanti defunti che in questi nove anni si sono avvicendati nel cuore dei fan. Il nome del luogo “sacro” è tutto un programma: Grave (tomba) of Thrones.

Qui il video del lancio, l’agenzia è DDB, Sydney, Australia

  



Chiude la gallery Oreo, l’agenzia è 360i di New York, che ha ricreato il titoli di apertura (davvero splendidi), sostituendo i biscotti laddove nella versione originali ci sono elementi rotondi.


  


Salutiamo l’inizio di questa ottava stagione con filo di tristezza: sappiamo già che sarà l’ultima, resta solo da scoprire chi siederà sul Trono di Spade, se l’esercito dei morti sarà sconfitto e soprattutto, speriamo di sapere finalmente di chi è figlio Tyrion Lannister.




10.04.2019 # 5241

Daria La Ragione // 0 comments

Pornhub lancia Baterade, per non rimanere a secco

Blog! di Daria La Ragione

Pornhub lancia Batorade, per rimanere a secco

Quando ero bambina il periodo di Natale iniziava in un momento esatto: quello in cui andava in onda lo spot di Coca Cola con i giovani hippies seduti a piramide, la bottiglina di vetro tra le mani e il coro inconfondibile “vorrei cantare insieme a voi, in magica armonia”. Tutt’oggi è un ricordo felice e per me, richiama un clima di pace e amore come solo alcuni momenti dell’infanzia possono.

 


A proposito di amore, questo piccolo cimelio dell’infanzia mia e di molti altri, è stato di recente parodiato dal colosso del porno mondiale: Pornhub ha infatti utilizzato il jingle di quella pubblicità per lanciare un nuovissimo prodotto (che in realtà è un pesce d’aprile).

Si chiama Baterade e serve a reintegrare i fluidi persi durante l’attività sessuale, tutti i fluidi, ci tengono a precisare. E il messaggio, ça va sans dire, è che Batorade vuole offrire a tutti la possibilità di amarsi senza fermarsi, non importa che vi stiate amando da soli, in compagnia, o in modo virtuale.


Questa è una traduzione della versione ufficiale:

«Ti presentiamo Baterade, la prima bevanda isotonica che aiuta sia gli uomini che le donne a recuperare tutti i loro liquidi (TUTTI) dopo ogni attività fisica, dal giocare a hockey tascabile allo sculacciare il tuo partner. Solo la formula clinicamente testata di Baterade può aiutarti a recuperare tutti i fluidi che ti danno l’energia di cui hai bisogno per andare avanti e indietro di nuovo. Prova tutti e tre i nostri sapori esotici oggi, tra cui Papaya Squirt, Banana Blast e Nutty Explosion.


Perché è davvero prosciugante, ma amerai di nuovo

 


La citazione della vecchissima pubblicità di Coca Cola mi ha fatto sorgere alcune domande sul target della comunicazione e mi ha portata all’unico spazio del sito Pornhub che potreste tranquillamente guardare anche in un autobus affollato: quello sui dati statistici. 

Ve lo consiglio caldamente per almeno due motivi: prima di tutto perché avete a disposizione una mole di dati worldwide davvero impressionante, per di più raccontati sempre in modo molto semplice. Il secondo motivo, è che così avete una buona scusa se qualcuno vi dovesse mai chiedere perché c’è Pornhub nella cronologia del vostro browser.





Ma torniamo alla domanda: come mai è stata scelta questa citazione? E la risposta sembra arrivare proprio dagli analytics: il 51% degli utenti del sito (negli USA) è compreso nella fascia d’età tra i 25 e i 44 anni, una fascia d’età che – almeno dai 30 a salire – di fatto ricorda quella campagna e apprezza fino in fondo l’ironia della cosa.

D’altra parte, Pornhub non è nuova ai pesci (evitiamo tutti le facili ironie) d’aprile: qualche anno fa l’intero sito si trasformò in cornhub e al posto dei genitali campeggiavano ovunque pannocchie di mais.






Se siete curiosi delle statistiche e, per esempio, di sapere in che modo il festival di Sanremo ha inciso sugli accessi al sito di video porno più famoso del mondo, avete due possibilità:

- cliccate qui

- buona ricerca tra le pagine del sito

07.04.2019 # 5239

Daria La Ragione // 0 comments

Make America Great Again lascia spazio a Welcome to Canada

Blog! di Daria La Ragione

Non c’è dubbio che dalla cerimonia degli Oscar di quest’anno siano stati lanciati dei segnali chiari: il miglior film, gli attori, la regia, la sceneggiatura, tutti questi premi sono andati ad artisti afroamericani, egiziani, messicani a differenza di quanto accaduto in tutti gli anni precedenti (tanto che nelle scorse edizioni non erano mancate polemiche e proteste per le discriminazioni). 

A chi erano rivolti i messaggi? Basterebbe aver visto BlakKlansMan di Spike Lee (migliore sceneggiatura) per saperlo: Make America Great Again e America First sono gli slogan che continuamente vengono ripetuti dai membri del Klan, razzisti soprattutto verso gli afroamericani e gli ebrei.

Oggi questi stessi slogan* vengono ripetuti dal pulpito più importante degli U.S.A., ma sono sostenuti da un vento che soffia al di là dei confini statunitensi. Siamo diventati talmente familiari con queste frasi, che esiste addirittura un acronimo, MAGA, per pronunciarli più velocemente**.

  


È abbastanza preoccupante che cinquant’anni dopo, rispetto a problemi dei quali, pur essendo lontani dalla soluzione, potevamo dire che c’erano punti di non ritorno, cose che non avremmo mai più detto, pensato, tollerato, siamo invece tornati così indietro.

Sarà opportunismo quello di Hollywood? Probabile, ma non c’è dubbio che quanto più forte è la spinta retrograda, tanto più si sente il bisogno di una reazione.

Dopo questo lungo cappello, eccoci al commercial in questione: viene dal Canada, è opera di  Zulu Alpha Kilo, un’agenzia che negli ultimi anni ci ha fatto vedere tante belle cose e che è da tenere sott’occhio. Si chiama #UnravelHate, letteralmente Dipanare l’odio e usa un cappello come metafora della politica di immigrazione del Canada: non banalmente accogliere, ma di più, raccogliere tutte le energie e le speranze che vengono respinte dagli Stati Uniti e trasformarle in nuova linfa per il paese. 

Un berretto con la scritta Make American Great Again viene dato a delle persone e si chiede loro di raccontare cosa MAGA rappresenti per loro, come li faccia sentire, che tipo di messaggio stiano ricevendo. Lo stesso cappello viene poi trasformato: la scritta viene scucita e con il cotone recuperato viene scritto un nuovo messaggio su un nuovo cappello WELCOME TO CANADA.

La reazione di queste persone ci racconta che saranno una risorsa preziosa per questo paese.




*slogan: Dal gaelico scozzese sluagh-ghairm ; propr. “grido di guerra”


**A Napoli siamo specialisti nell’arte di risparmiare energie e quindi siamo avanti anche in questo: KTM indica una bestemmia da anni ormai. 

28.03.2019 # 5233

Daria La Ragione // 0 comments

Lo spot di Apple TV ovvero come si racconta una storia

Blog! di Daria La Ragione

Apple tv arriverà in autunno, e per annunciarlo fa le cose in grande.

Stavo giusto lamentandomi di quanta brutta pubblicità io stia vedendo in questi giorni, quando finalmente sono inciampata in questo commercial con cui la casa di Cupertino ha deciso di annunciare l’arrivo del suo ultimo progetto. https://www.apple.com/it/tv/


Non sono tanto, o soltanto, i grandi personaggi chiamati a parlare del proprio lavoro. È quella capacità eccezionale che Spielberg, J.J. Abrams, Sofia Coppola, Ron Howard, M. Night Shyamalan hanno di raccontare una storia , soprattutto quando è la storia di come nasce un film.


Ed è un racconto, questo commercial, che rispetta tutti i canoni dello schema classico del cinema americano e se avete letto il manuale di sceneggiatura di Syd Field ne ritroverete (facendo le dovute proporzioni rispetto alle tempistiche), i passaggi fondamentali.

  




Una partenza tranquilla, razionale ma non del tutto, che cresce non appena arriva il promo colpo di scena: nasce un’idea, qualcosa la mette in moto, arriva come un’intrusa, è evocata da un’immagine, fa scattare la molla della curiosità.

Cominciamo a emozionarci. Questi grandi artisti ci raccontano la fatica, l’impegno di scrivere e riscrivere il loro film e, mentre lo fanno, sono sempre più partecipi e noi con loro.

E poi arriva il momento dell’azione, arrivano gli attori con il loro tripudio di sentimenti, motivazioni, stupore e meraviglia. Poi le maestranze che allestiscono il set e tutta questa gente dipende da loro, dai registi: tutto questo peso, questa responsabilità cresce sempre di più e ci coinvolge, ci accelera i battiti ci porta via come una lunga ma velocissima salita in cima alla quale troviamo lei: la magia del cinema, e inizia la discesa.

«essere coinvolti nella vita di un altro, ecco cosa dovrebbe essere una storia. Una storia dovrebbe farti dimenticare quello che ti circonda, dovrebbe farti dimenticare i tuoi impegni, la tua giornata e magari te stesso».

L’avete guardato questo spot?

Vi ha emozionati?

Vi ha fatto dimenticare, almeno per un attimo, i vostri impegni, la vostra giornata, voi stessi?

Dite grazie ad Apple TV allora, e magari a Syd Field.




26.03.2019 # 5231

Daria La Ragione // 0 comments

Breve storia della campagna elettorale che cambiò tutto

Blog! di Daria La Ragione

Il 2019 sarà un anno costellato di appuntamenti elettorali per gli italiani: regionali, europee, comunali (tralasciando le primarie) e, come sempre accade, saremo assediati da tribune politiche, manifesti (troppo spesso affissi abusivamente) e messaggi meno espliciti e forse proprio per questo anche più efficaci.

I talk show ci hanno abituati da molto tempo, ormai, a sentir citare sondaggi che affermano che italiani pensano, vogliono, hanno paura di una cosa, del suo opposto, di tutt’alro. Tutti sembrano avere chiare le idee molto chiare, pochi si preoccupano di darci quelle due o tre informazioni indispensabili per interpretare un sondaggio: quale domanda è stata formulata, come e a chi. È fin troppo ovvio che chiedere a qualcuno se è favorevole o contrario allo ius soli è diverso dal chiedergli se teme che un eccesso di immigrazione renderà meno sicure le città.

Ma quando è iniziato questo uso dei sondaggi?

Era il 1952 quando Rosser Reeves, manager dell’agenzia Ted Bates e teorico della USP - Unique Selling Proposition, decise di assumere l’incarico della campagna elettorale di Dwight Eisenhower.

Quella campagna passò alla storia per tre motivi: innanzitutto costò ben 2 milioni di dollari, una cifra mai spesa prima e che segnò la svolta nella comunicazione politica americana. Inoltre, fu la prima campagna nella storia delle elezioni presidenziali in cui vennero utilizzati degli spot tv.

Si trattava di spot molto ben costruiti in cui il (futuro) presidente Eisenhower rispondeva a cittadini molto preoccupati, spiegando loro quali soluzioni proponeva ai problemi che li angosciavano. EISENHOWER ANSWERS AMERICA era il claim della campagna che portò il generale alla presidenza degli Stati Uniti.











Come furono scelti i quesiti da affrontare?

Fu proprio questo il secondo motivo per cui questa campagna è entrata nella storia della comunicazione politica (e non solo). Per la prima volta infatti, Reeves commissionò a George Gallup un sondaggio per far emergere quali questioni fossero sentite come più urgenti dai cittadini americani: per l’appunto la corruzione dell’amministrazione, il prolungarsi della guerra in Corea, l’inflazione. E su quelle focalizzò tutta la campagna.

Quindi, se oggi i sondaggi vengono usati come arieti lanciati contro le opinioni altrui, possiamo ringraziare le buone anime di Reeves e Gallup.


Non furono però solo questi gli spot pensati per la campagna di Ike (nomignolo con cui veniva affettuosamente chiamato Eisenhower), ce ne fu uno il cui jingle fu scritto dal fratello di Walt Disney, che trasformò lo slogan “i like Ike” in un motivo di quelli che ti entrano in testa e non ti lasciano più: un esempio di quella strategia, che qualche anno dopo farà la fortuna di Jacques Seguela, che consiste nel trattare anche il politico come un prodotto da vendere.



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