Daria La Ragione //
Just do the impossible: Nike e Adidas si scambiano i ruoli
Blog! di Daria La Ragione
Nike aggiusta la mira: dopo anni a costruire un’epica (voi continuato a chiamarlo storytelling se preferite) il cui protagonista era l’atleta sborone (e quasi sempre famoso), quello che del virtuosismo ha fatto il biglietto da visita, quello che a porta vuota deve fare una rovesciata con triplo salto mortale, ecco che fa un cambiamento di rotta.
Non più il momento vincente, non il goal spettacolare, la schiacciata a canestro, ma l’allenamento, la fatica, le cadute: la prospettiva cambia, e tanto; l’eroe non è più quello che vince, ma quello che persevera, si rialza, suda, lavora sodo.
E Just do it diventa un invito a superare i propri limiti, mettere tutto se stesso in quello che si fa: pensiero, volontà, concentrazione ed energia.
Io ho pensato ad Adidas, a quando lanciò Impossible is nothing: all’epoca l’operazione era simile, perché metteva in risalto il momento dell’allenamento, parlava e faceva parlare atleti che avevano conquistato l’alloro contro ogni pronostico in virtù della loro perseveranza e del loro talento: Alì e figlia, Jesse Owens, Nadia Comaneci.
Al centro la sfida: contro se stessi, contro chi diceva loro che non ce l’avrebbero fatta, contro tutto.
Oggi anche Adidas ha cambiato epica, al centro l’atleta che esprime al meglio il suo talento e anche il claim è cambiato: Good things come to those who take. Take it.
Stesso discorso per l’ultima uscita: I’m here to create, con un Messi in grande spolvero che passa da una passerella al campo con la stessa sicurezza.
Aggressivo ed energico, probabilmente efficace, ma l’emozione di quei tempi non c’è più ed è un peccato.
Per Nike:
Advertising Agency: Jakob Pietsch, Vienna, Austria
Copywriter: Kasia Baginska
Director: Manes Dürr





