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30.11.2020 # 5599

Adelma Rago // 0 comments

Chanel N°5 e i suoi “Film”: quando l’arte della cinematografia incontra la pubblicità

Saranno le sue muse, o i suoi registi, sarà che è Chanel N°5, e l’uscita di uno dei suoi “Film” è sempre un evento.

Chanel N°5 lancia “Le Film” 2020 con Marion Cotillard, l’ultimo di una lunga serie di commercial suggestivi e memorabili.

Atmosfere oniriche, romanticismo, femminilità e, naturalmente, un oggetto iconico, ammantato di magia: sono queste le caratteristiche principali dei Film di Chanel N°5.
La capacità di portare il target lontano, di sospenderlo nel tempo e nello spazio, è un tratto comune a molte campagne delle fragranze più note. Dunque, cosa rende tali i Film di Chanel N°5?

“La sceneggiatura, la sceneggiatura, la sceneggiatura.” diceva Alfred Hitchcock, quando gli chiedevano cosa servisse per fare un gran film, e i commercial di Chanel N°5, hanno sempre avuto questo quid in più. Le protagoniste non sono solo dive che camminano suadenti in contesti patinati. Le muse di Chanel, compiono dei veri e propri viaggivivono e, soprattutto, amano.


Come amava Nicole Kidman in Moulin Rouge!, così Baz Luhrmann - regista della pellicola del 2001 - la ritrae ne Le Film del 2004. Con il suo inconfondibile sguardo, enfatico, quasi lirico, Luhrmann segue la diva in fuga dalla propria realtà, fatta di luci della ribalta, flash e popolarità. Sulle note di Claire de Lune di Debussy, la donna incontra un giovane uomo - interpretato da Rodrigo Santoro - che ignora la sua fama e si innamora di lei. Per un breve momento, vivono insieme lontani da tutto e da tutti, poi lei sceglierà di tornare alla propria vita dorata, lasciandogli in dono “Il suo bacio, il suo sorriso, il suo profumo.”. Un amore indimenticabile, che ricorderanno per sempre.

Saper cedere alla spensieratezza, alla passione, all’incoscienza, e poi tornare saldamente al comando della propria esistenza: per far questo, non bisogna essere per forza una diva. Basta essere una donna che sa scegliere, indipendente, una donna Chanel N°5.


Sempre nel 2001, Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet rende noti a tutti il talento e il fascino di Audrey Tautou. Per il Film del 2009, ancora una volta, la strategia di Chanel è quella di riunire il regista alla sua protagonista. Nasce così Train de Nuit, un viaggio in treno da Parigi ad Istanbul, durante il quale la Tatou incrocia fugacemente lo sguardo di un ragazzo avvenente e misterioso, interpretato dal modello Travis Davenport.
Nel corso della sua visita ad Istanbul, la donna vaga per le meraviglie della città, perdendosi sulle note languide di I´m A Fool To Want You di Billie Holiday. Scattando una fotografia da un battello turistico, ritrae casualmente il ragazzo del treno che la osserva in lontananza. I due si incontreranno solo al termine del viaggio, in piedi su un mosaico, raffigurante il famosissimo logo Chanel, grazie all’inconfondibile scia di N°5 lasciata dalla protagonista.
Jeunet cita sé stesso nel frame in cui una porta separa i due futuri amanti, e sono tanti i dettagli che ricordano il suo stile: dai primissimi piani angolati, alla fotografia calda, da una sorta di kammerspiel - più voyeuristico, che asettico - alle prospettive profonde e marcate. L’immagine del profumo è presente ma inserita perfettamente nel contesto della narrazione: lei sta percorrendo il suo viaggio, nonostante ripensi spesso a quell’incontro, mentre lui la fiuta, letteralmente.

Nuovamente una donna indipendente che, seppur affascinata, si lascia inseguire e, solo alla fine, afferrare.


E arriviamo a Le Film del 2020, con protagonisti Marion Cotillard e l’ex étoile de L’ Opéra di Parigi Jérémie Bélingard. A girare la campagna è Johan Renck, regista di quel piccolo gioiello di serie televisiva che è Chernobyl.

Renck illumina una Parigi, buia, deserta, glaciale, con una luna maestosa, calda e scintillante. Seguiamo Marion Cotillard - capelli raccolti in una coda bassa, avvolta da un solenne mantello - mentre si dirige sul lato di un ponte. Notiamo che indossa dei pantaloni neri ed una blusa bianca, il cui morbido fiocco le conferisce un’aria da rivoluzionaria d’antan, vagamente gotica.

Attratta dalla luce della luna, resta ad osservarla, per poi chiudere gli occhi: in un battito di ciglia, siamo sulla luna insieme a lei e al suo partner.
I due danzano su un suolo non freddo ma dorato, luccicante, vivo e le loro movenze sono poetichegiocosepiene di gioia, tutt´altro che maliziose.
La mimica - sulle note di Team scritta da Lorde e Joel Little - è eloquente: i protagonisti si attirano a vicenda ma, appena si sfiorano, sembrano spinti lontano l’uno dall’altra da una forza invisibile.
Inseguendosi l´un l´altra, scivolano a rotta di collo in un enorme cratere e, infine, lei lo conduce su una vetta dalla quale si ammira la Terrasfocata e lontana. Su questa vetta, la gravità lunare sembra prevalere e i due si sollevano dal suolo. Fluttuando abbracciati, lei sfiora le labbra di lui con due dita e subito dopo le porta al lato del collo, nel gesto tipico di chi indossa Chanel N°5.
Il film si chiude con i due protagonisti in piedi - nello stesso punto dove avevamo lasciato la Cotillard - ad ammirare insieme la luna per poi sorridersi a vicenda, pieni di complicità.

Tralasciando il chiaro omaggio a Le Voyage dans la lune di Méliès, il film - come i precedenti - continua a farci viaggiare ma stavolta, per sognare, abbiamo bisogno di allontanarci molto dal nostro contesto abituale, e raggiungere addirittura il suolo lunare.
Appare chiaro, inoltre, che Chanel stia rielaborando la sua concezione di amore e di coppia. L’ultimo frame che ritrae i protagonisti, è particolarmente significativo in tal senso: la nuova visione è quella di un amore paritario, un’unione che nasce proprio da una condizione di uguaglianza. Senza togliere nulla alla donna Chanel N°5 - sempre carismatica e fulcro dell’azione - la maison stavolta sceglie di affiancarle un compagno non solo incantato e adorante ma complementare.

L’evoluzione dei valori di Chanel, emerge chiaramente da questi piccoli capolavori della cinematografia: tre storytelling molto diversi ma intensi e coinvolgenti, legati al sogno, al viaggio e alla libertà di amare e di essere.

29.11.2020 # 5600

Adelma Rago // 0 comments

Le campagne Heineken e Miller: il mondo del beverage continua a raccontarcene delle belle in questo Natale 2020

Tra sottile ironia e leggero sarcasmo, Heineken e Miller ci raccontano la loro visione del Natale 2020.

Che Natale ci aspetta in questo 2020? Heineken e Miller, provano a raccontarcelo con due nuovi commercial.

Dopo la campagna Coca Cola, analizzata nell’articolo precedente, arrivano altri due punti di vista dal mondo del beverage su questo Natale 2020. Heineken e Miller lasciano da parte il mood sentimentale e danno spazio ad ironia e sarcasmo, concentrandosi sulle abitudini del target.


Dopo un anno così, sentiamo il bisogno di normalità, di rievocare le care e vecchie abitudini natalizie, persino quelle che non credevamo ci potessero mancare. Una sorta di nostalgia, che ci fa avvertire l’esigenza di menzionare queste ricorrenze, anche solo per poter dire che invece, alcune di loro, non ci mancano affatto.

Questi sono gli insight alla base delle campagne di Heineken e Millerbrand che hanno dato uno spirito diverso a questo Natale 2020. I due colossi del beverage, hanno realizzato due commercial particolari e ironici, che sdrammatizzano - ove possibile - la situazione attuale, facendoci notare come essa ci riservi dei “pregi” inaspettati e come, a un tempo, nello stravolgere le nostre vite, ci abbia anche fatto rivalutare alcuni “difetti” delle festività natalizie.

Holidays As Usual
, firmato da Publicis Italia, racconta il Natale di Heineken. Il “solito Natale” che, in un anno del tutto insolito, ci riporta in situazioni familiari, condivise dalla maggior parte di noi. Sulle note di Best day of my life, Heineken ci mostra varie slice of life natalizie: dalla mamma che cambia canale vedere per il concerto, al parente con regole di casa tutte sue, dallo zio che disapprova qualsiasi cosa, all’immancabile nonna che si addormenta sul divano.

La cosa fantastica è che tutte queste scene - che in altri tempi ci avrebbero fatto alzare gli occhi al cielo - ci fanno sorridere bonariamente e quasi desiderare le piccole seccature e le futili beghe che ci troviamo a vivere puntualmente durante questa ricorrenza.

La line di chiusura, completa perfettamente le varie scene proposte: “Dopo un anno così diverso, fortunatamente una cosa è rimasta uguale.”. Brindisi di auguri con le classiche green bottles e una stella rossa come puntale di un albero di Natale, ci ricordano che è Heineken ad augurarci Buone Feste.


Miller Lite e l’odio per i party aziendali di Natale riassunti in Farewell, Work Holiday Parties, un film nato dalla creatività della DDB Chicago. Gli impiegati dell’ufficio - a differenza di quelli fashionisti, spensierati e danzanti dell’ultima campagna Gucci - ricalcano stereotipi ben precisi, e sembrano ibernati in situazioni imbarazzanti e grottesche. È la macchina da presa a muoversi tra loro e così noi, come visitatori in un museo, abbiamo la possibilità di osservare questi personaggi d’altri tempi, immobili come bizzarri reperti impolverati.
Sulle note rallentate di Happy Holidays di Andy Williams, tutto sembra lontano, vecchio, quasi arcaico.
Su questo scenario, la line di chiusura ci fa riflettere: “Una cosa buona di questo 2020? La fine delle feste aziendali.”. E più tempo per godersi una Miller Lite in compagnia di veri amici.

Insomma due birre, due approcci per certi versi simili, con toni ed estetica differenti che trasmettono due messaggi opposti, entrambi tesi a valorizzare i lati positivi di questo Natale 2020.



18.11.2020 # 5598

Adelma Rago // 0 comments

Con "The Letter", Coca Cola riscrive le priorità del Natale 2020

Uno storytelling ricco di emozioni, ci racconta l´incredibile viaggio di un padre devoto.

Coca Cola decide di colpirci dritti al cuore con la sua campagna per questo Natale 2020: uno storytelling commovente e a tratti simbolico, che parla di valori autentici, fondamentali in questo periodo.

Un padre, sua figlia, una lettera da consegnare a Babbo Natale e - dettaglio non indifferente - nessuna mascherina, né il minimo accenno diretto alla questione pandemica: questi sono gli ingredienti, non segreti ma ben evidenti, del nuovo commercial Coca Cola.


Certo, di padri impavidi che affrontano tanti pericoli per far felici i propri figli, ne abbiamo visti tanti - sia al cinema che in pubblicità - e di bambine piene di aspettative per i propri doni, anche.

Qualcuno potrebbe affermare che The Letter sia uno spot troppo semplice, ai limiti del banale, che ricalchi stereotipi già proposti in precedenza, strade già percorse da altri. A un primo sguardo, sembra una campagna buona per tutti i natali, quasi anacronistica, slegata dal periodo che stiamo vivendo. In realtà, è proprio la situazione attuale a rendere questo film ricco di significato.




Metaforicamente, le difficoltà affrontate dal protagonista sembrano rappresentare quelle che ci stiamo trovando a vivere in questo momento: lavora a distanza, viene investito da un’ondata, resta senza fiato sott’acqua e in alta quota, lotta strenuamente per andare avanti. Può darsi che questi parallelismi siano evidenti solo a chi scrive ma l’inconscio filmico di questa campagna, dice altro.

Interpretazioni a parte, con The Letter, Coca Cola vuole dirci che in condizioni di solitudine e avversità, il nostro istinto ci porta a desiderare l’essenziale, ad andare oltre il superfluo, per riscoprire ciò che conta realmente: l’affetto e la vicinanza di chi amiamo davvero.


Per raccontare il viaggio di The Letter, Coca Cola si è affidata alla creatività della Wieden + Kennedy London che ha ideato lo spot, e alla sensibilità di Taika Waititi - regista, attore e sceneggiatore visionario - per la regia. Pluripremiato per il suo film Jojo Rabbit Waititi, con The Letter, ha mostrato tutta la sua abilità nel saper veicolare le emozioni del pubblico.


Molte inquadrature proposte riescono a generare un rapporto di empatia con il protagonista: il plongée del gommone, oltre a rendere visibile un’incombente minaccia, comunica solitudine, smarrimento, come anche i campi lunghi mentre attraversa luoghi impervi e desolati.


Fondamentale è il dettaglio della lettera, che visivamente la sostituisce al fuoco, e che sarà in grado di scaldare il protagonista per tutta la durata del viaggio. Diversi primi piani esprimono tutta la sua fatica per arrivare a destinazione, a causa di ogni tipo di avversità climatica.


La fotografia è ottima e dona coerenza e densità a tutta la narrazione, amplificando ogni tipo di sensazione con il giusto tono.
Lo speech è assente, fatta eccezione per la line finale, “Questo Natale, regala qualcosa che solo tu puoi regalare.”

E Coca Cola? Già, quasi la dimentichiamo nel corso della visione ma vale la pena sottolineare la sua presenza. Una presenza discreta, rappresentata da un Babbo Natale insolito, quasi pragmatico, che vediamo in volto solo nell’ultimo frame, alla guida dell´iconico truck, mentre guardando in macchina ci fa un occhiolino rassicurante e complice.


Mettendosi in secondo piano, Coca Cola lascia tutta la scena al messaggio, un messaggio che - più che mai di questi tempi - vale la pena sottolineare: i doni migliori, fanno parte della nostra vita da sempre. È ora di rendercene conto.


04.11.2020 # 5594

Adelma Rago // 0 comments

Halloween 2020: annunci stampa e campagne digital che ci raccontano una creatività in linea con i tempi

In un anno terrificante come questo, gli annunci di Halloween abbassano i toni, e rispettano i tempi che stiamo affrontando

Halloween è una festa alla quale i grandi brand non possono mancare. Ogni anno, le strategie dei grandi marchi legate a questa festività, ci offrono esempi spesso virtuosi e di successo.

Halloween 2020 non ha fatto eccezione e, anche se la situazione attuale ha influito sui toni e i temi della comunicazione di questi brand, non ne ha compromesso la qualità. Diamo uno sguardo alle campagne di GuinnessFanta e Public Health Center.

Osservando l’esempio della creatività digital di GuinnessFull Moon, opera della Rothco Accenture Interactive, si possono notare la sobrietà e la sintesi tipiche degli annunci Guinness ma anche un sottile velo di malinconia. Una luna piena, formata dalla schiuma della birra nel bicchiere, lega il visual a molteplici scenari, non solo spaventosi ma, in qualche modo, silenziosi e solenni.

Semplice e asciutto, il titolo rafforza la particolarità del tono: “Happy Halloween”.




Il secondo esempio appartiene ancora al mondo del beverageOgilvy trasforma il tappo della Fanta in una zucca e il sigillo rotto in un sorriso. L’annuncio Carved Cap, rispetta anch’esso le caratteristiche istituzionali del brand come il font scanzonato, i colori vivaci, la forte componente creativa e tuttavia, anche qui, si può cogliere una certa moderazione nel tono rispetto agli standard ai quali ci ha abituato Fanta. Sia nel sorriso appena accennato del tappo/zucca, che nel laconico "Happy Halloween", possiamo percepire una sorta di rispetto per le circostanze attuali.




Allontanandoci dal settore delle bibite, troviamo le declinazioni della proposta realizzata dalla ANGRY per Public Health Center che, con Scariest Halloween Mask, ci mostra la maschera più spaventosa di questo Halloween 2020: un volto senza mascherina.

Ad essere attuale, qui è senz’altro il tema, mentre il tono è volutamente sopra le righe: i volti in primissimo piano hanno espressioni eccessive, allucinate, sono deformati da smorfie esagerate, quasi grotteschi. Questi sono i mostri più spaventosi che si possano incontrare di questi tempi, come anche la line e il suo font da brividi ci ricordano. In basso a destra, con un font chiaro e pulito, troviamo la  che chiude perfettamente l’annuncio, rivelando l’arma migliore per restare umani e soprattutto sani.




Tre ottimi esempi di come si possa rispettare non solo la programmazione, ma anche i tempi duri che stiamo affrontando.

31.10.2020 # 5593

Adelma Rago // 0 comments

Campagne a confronto: Friends of Cancer Patients e Movistar Chile, stesso concept, budget diversi

Come comunicare l´importanza dell’autodiagnosi nella prevenzione del cancro al seno? Scopriamo due esempi virtuosi.

Friends of Cancer Patients e Movistar Chile, con le loro campagne, ci parlano della prevenzione del cancro al seno in due modi completamente diversi, entrambi efficaci.

Due campagne, con budget diametralmente opposti, che mettono in luce l’importanza dell’autodiagnosi, una con un linguaggio semplice e creativo, l’altra con una strategia spettacolare.

Friends of Cancer Patients, organizzazione non-profit con sede negli Emirati Arabi Uniti, ha affidato alla Horizon FCB Dubai l’ideazione della propria campagna. Da questa collaborazione è nato The emoji that wants to save your life, un video di digital advertising che sfrutta a pieno le potenzialità dei social.

Protagonista del video è l’emoji della donna con il braccio sollevato: Friends of Cancer Patients ci fa notare che la posizione dell’emoji, usata abitualmente per indicare “ci sono”, “eccomi”, “sono presente”, è la stessa da assumere durante l’autopalpazione, un’operazione indispensabile per la prevenzione. Un insight brillante nella sua semplicità.


Per legare i valori del proprio brand alla lotta al tumore al seno, Movistar Chile, colosso delle telecomunicazioni in Spagna e in America Latina, ha scelto una strategia di experiential advertising, mettendo a disposizione la Movistar Arena, struttura polifunzionale da 17.000 posti situata nella città di Santiago.

L’edificio, come molti altri in questo periodo, era inutilizzato e chiuso al pubblico. VMLY&R, l’agenzia che ha ideato questa campagna dal titolo Unforgettable lights, ha sfruttato la forma del complesso e le sue caratteristiche, facendone un uso letteralmente illuminante. Vista dall’alto, la cupola dell’arena ricorda un seno ed esternamente è rivestita da una rete di piccoli spot di luce. Nel video, la struttura è stata ripresa verticalmente e la sua superficie, all’inizio spenta, è stata illuminata in sequenza in sezioni alternate e precise: queste sezioni, mostrano i movimenti da eseguire durante l’autopalpazione.

La voce fuoricampo accompagna perfettamente le immagini, guidando lo spettatore in modo chiaro e pratico. Un’operazione di grande impatto visivo ma, soprattutto, utile.


È difficile decidere quale delle due campagne sia la migliore: entrambe centrano l’obiettivo, ognuna a suo modo. In questi casi, quando si tratta di un argomento così importante come la prevenzione, il migliore è chi ne parla.

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