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Mostre ed eventi // Pagina 133 di 218
23.01.2011 # 1858
Roma | Spazio. Omaggio a Fabio  Mauri

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Roma | Spazio.
Omaggio a Fabio
Mauri

23/01/2011

Ogni angolo del MAXXI nasconde un pezzo di storia artistica e culturale del secolo scorso. Un excursus toccante sulla società, sull’arte e l’architettura, sul pensiero astratto e sul pensiero razionale. Difficile non parlare dell’omaggio che lo splendido museo progettato dall’archi star Zaha Adid, ha dedicato al grande Fabio Mauri( Roma, 1926, 2009), con le sue due opere più famose: Manipolazione di cultura / Manipolation der Kultur, 1976, 11 stampe fotografiche riportate su tela, acrilico, cm 45 × 72 ciascuna, Associazione per l’Arte Fabio Mauri, Roma e Il muro occidentale o del pianto, 1993, valigie, borse, casse, involucri in cuoio, tela e legno, pianta di edera, fotografia intelata, cm 400 × 400 × 60, Associazione per l’Arte Fabio Mauri, Roma. Le opere sono due ma in realtà rappresentano uno spazio infinito in cui si mescolano arte, sentimenti, riflessioni, cultura, immagini indelebili nello spirito e nell’immaginario storico-sociale dell’uomo occidentale. Chiunque si soffermi, anche solo per un istante, ad osservare da vicino le due opere, non può che provare un senso di commozione profonda per un secolo, il ventesimo, intriso di guerre, emigrazioni, nazismo, fascismo, senso di estraniamento, di alienazione e molto altro. La prima opera, la Manipolazione della cultura, è concepita intorno alla manipolazione del linguaggio, grandi fotografie intelate da una struttura tripartita. Sopra, una fotografia che documenta l’iconografia nazi-fascista, al centro una fascia dipinta di nero e in basso, una scritta che riprende il soggetto, il tutto per svelare la manipolazione della cultura che si cela dietro le immagini, l’ideologia e il linguaggio che sono alla base della radice del male. Il muro occidentale del pianto è invece una delle opere più rappresentative di Mauri : vecchie valigie di cuoio issate le une sulle altre, accatastate come a rappresentare una sorta di monumento alle fughe, alle emigrazioni, alla trasmigrazione, alienante e destabilizzante, che costringe l’uomo a rivedere le sue radici, a ricostituirle in qualche dove, secondo possibili perché. Un muro occidentale del pianto, di espiazione, davanti al quale l’artista cerca di far convivere qualsiasi diversità.



25.01.2011 # 1939
Roma | Spazio. Omaggio a Fabio  Mauri

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Milano | Il cinema con il
cappello. Borsalino e altre
storie

Fino al 20/03/2011

Il cinema e la moda, da sempre s’intrecciano e creano immagini e miti indelebili nella storia del costume e nell’immaginario collettivo. Un esempio ne è questa interessante mostra ospitata alla Triennale di Milano, dedicata al centenario binomio tra cinema e cappello, promossa e ideata dalla curatrice della Fondazione Borsalino, Elisa Fulco. Come dimenticare, il celebre cappello, sulle teste di Jean Paul Belmondo e Alain Delon? Il mito non è stato scritto solo da film come Borsalino (1970) e Borsalino & co (1974), ma innumerevoli sono le pellicole che hanno visto protagonista il famoso cappello sulle teste dei divi, europei e americani, incrementandone il mito, creando mode e tendenze ancora presenti iconograficamente in una certa idea di cinema, associata ad un’idea di stile e di costume. Il nome dell’azienda fu scelto da Jacques Deray per rappresentare il gusto degli anni Trenta, e attraverso le immagini cinematografiche, ha contribuito al funzionamento e alla fabbricazione perfetta della “macchina dei sogni”, così come il cinema spesso viene inteso. Presenti alla mostra anche disegni e documentari inediti, come quello di cinema industriale della ditta Borsalino del 1912, realizzato dal regista Luca Comerio: “un esempio unico nel suo genere in cui la fabbricazione del cappello viene introdotta da una vera e propria fiction”.

23.01.2011 # 1805
Roma | Spazio. Omaggio a Fabio  Mauri

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Mannheim | Fausto Melotti

Fino al 23/01/2011

Melotti, è uno di quegli artisti affascinanti, di formazione matematica, fisica, ingegneristica, prestati all’arte. Un nemico della “materia bella”, rappresentante dell’arte concettuale prima ancora che questa avesse preso piede. Trentino (nato a Rovereto nel 1901, morto a Milano nel 1986), si laurea in ingegneria elettrotecnica nel ’24, ma sente un irresistibile richiamo artistico e assiste, di fatto, lo scultore Pietro Canonico. Collabora poi con Gio Ponti realizzando piccole sculture per Richard Ginori. Il successo arriva tardi, a più di 60 anni, durante la Biennale di Venezia del 66 dove le sue sculture hanno un buon successo di critica e di pubblico. Riceve, post mortem, il leone d’oro dalla Biennale. Le sue sculture hanno nomi come Toccata, Canone, Capriccio, Preludio, Contrappunto ed evidenziano come la musica, così come la matematica nella sua forma fisica, sia stata fondamentale per il processo creativo. Cugino di Carlo Belli, teorico dell’astrazione e dell’architettura razionalista, pensava come quest’ultimo che la musica, attraverso il ritmo potesse calarsi perfettamente in una precisa forma artistica che potesse suscitare emozioni nello spettatore. Le sue opere sono un eterno gioco con lo spazio, la forma, il ritmo, la geometria, il canone, appunto. Gli accordi formali tra le cose, l’interazione plastica che invece di aggiungere toglie e crea la sintesi. Calvino, nel ’72, gli dedicò le Città invisibili, memore di una medesima leggerezza espressiva, che era testimoniata anche dallo studio in cui Melotti lavorava, giradischi sempre acceso, labirintiche costruzioni e giochi effimeri per personaggi chimerici, da lui inventati( come le donne uccello). Infine, lo scopo principale dell’arte, oltre a sorprendere, per Melotti era la conquista della libertà, attraverso il superamento di ritmo, contrappunto e l’acquisizione di un’assoluta padronanza e libertà di movimento. A Mannheim, Germania, presso la Kunsthalle.

23.01.2011 # 1800
Roma | Spazio. Omaggio a Fabio  Mauri

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Milano | Brasilia. Un'utopia realizzata.1960-2010

Fino al 23/01/2011

Una città costruita nel deserto del Planalto, in Brasile e diventata la sua nuova capitale. Ecco cos’è Brasilia. Una storia affascinante, quasi surreale e avveniristica, estraniante eppure così moderna e antica allo stesso tempo. Parte il 12 novembre la mostra dedicata a Brasilia, ne descrive la storia, la vicende politiche, culturali e sociali a 50 anni dalla sua realizzazione. Si parte con un percorso cronologico, dalle origini coloniali fino ad oggi, con il supporto di materiali tecnici, documenti storici, aneddoti, storie personali, oggetti, testimonianze della vita quotidiana. Disegni, materiali fotografici, audio e video, documenti scritti raccontano un’utopia, un sogno che si è concretizzato nella costruzione avveniristica di una nuova, immensa città in mezzo ad un deserto, simbolo di un paese enorme, caratterizzato da aspetti diversissimi, un mix di culture e tradizioni distanti tra loro eppure messe insieme e spalmata su un territorio comune. La mostra propone anche una riflessione sul Movimento Moderno, in campo architettonico e urbanistico, accompagnata dalle critiche e dalle riflessioni di sempre. Nella seconda sezione si potranno ammirare gli scatti di Oscar Niemeyer, ne La costruzione di Brasilia capitale. Come sono stati realizzati i suoi spazi, le sue architetture? In base a quale criterio? Una cosa è certa, ci è voluto uno sforzo enorme, testimoniato dalle parole di Lucio Costa nella sezione brasiliana alle XIII Triennale di Milano del 1964, con la frase: “…la stessa gente che passa il tempo libero nelle amache, quando il tempo stringe, è capace di costruire in tre anni una capitale nel deserto”. E dopo? Cosa è accaduto nel post Brasilia? La terza sezione della mostra ce lo racconta con i dibattiti e gli editoriali di Bruno Zevi. Infine, uno sguardo su ciò che oggi vede il visitatore, nella Brasilia odierna, nella quarta sezione. Una mostra ricchissima di materiali, intensa e affascinante, su una città misteriosa e maestosa, moderna e avveniristica, nata da un’utopia, di cui la storia, soprattutto quando si trattava di immaginare e disegnare uno spazio urbano, si è sempre nutrita.

23.01.2011 # 1777
Roma | Spazio. Omaggio a Fabio  Mauri

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Firenze | Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell'autorità

Fino al 23/01/2011

Uomini e donne di potere, rappresentati in posa, nei club esclusivi, alle sfilate di moda o alle corse di cavalli, tra eccessi e immagini in bilico tra essere e apparire. La mostra ospitata al Centro di cultura contemporanea Strozzina di Firenze, consta in 52 ritratti fotografici( realizzati, tra gli altri, da Annie Leibovitz, Martin Parr, Sugimoto, Jim Dow e Daniela Rossell) e ha come tema centrale quello che oggi può essere considerato il ritratto del potere. Come viene raffigurato? Attraverso quali simboli, pose, vestiario, oggetti? Ogni fotografo ne coglie un aspetto saliente, in tutto, venti sguardi diversi a creare un insieme armonico e vivido. Non più ritratti di re, regine, nobili e signorotti su tele, in pose particolari, sfoggiando “gli abiti del potere” e “gli oggetti del potere” che spesso erano mappamondi per “svelare” un animo colto, onnisciente, informato, contemplativo, a seconda dei casi, o cavalli( i re conquistatori). Oggi i simboli del potere sono cambiati, così come è cambiata l’immagine del potere e di conseguenza l’arte del ritratto, fotografico, segue nuove, interessanti e sorprendenti dinamiche. Ritratti del Potere è un progetto del CCC Strozzina, con la consulenza scientifica di Peter Funnell (National Portrait Gallery, Londra), Walter Guadagnini (progetto “UniCredit & Art”), Roberta Valtorta (Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo), con il coordinamento di Franziska Nori (CCCS, Firenze). In collaborazione con Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, Roma, Institut français de Florence e Residenza del Moro, Firenze.

23.01.2011 # 1746
Roma | Spazio. Omaggio a Fabio  Mauri

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Pisa | Joan Mirò. I miti del mediterraneo

Fino al 23/01/2011

Torna Mirò, si torna ad indagare sui miti del Mediterraneo. Perché il Mediterraneo è lo strumento utilizzato per reclamare l'identità catalana. “All'inizio del ‘900, gli artisti della Catalogna condividono con i compatrioti la necessità di rivendicare un'identità che, fino ad allora, era un dato di fatto che non necessitava di una narrazione. Miró ritrova questa identità nel paesaggio, nella luce, nelle montagne, nei campi lavorati e nelle spiagge brillanti sotto il sole. Tutto ciò conduce Miró verso un'identificazione intensa, quasi atavica, con la natura e il paesaggio del Mediterraneo. I motivi preferiti di Miró, che poi ritorneranno trasfigurati nel corso di tutta la sua lunghissima produzione artistica, sono insetti, lumache e serpenti, oltre naturalmente alle donne, simbolo stesso della Madre Natura, e agli uccelli, visti come animali mitologici.” In esposizione ecco allora le opere dedicate al mito di Dafne e Cloe e a quello del Minotauro fino alle illustrazioni per le Costellations di André Breton, in cui la poesia, grande passione di Miró, si associa con la sua rappresentazione di uno spazio infinito in cui linee, colori e forme si compongono e si scompongono. Si possono ammirare, al Palazzo Blu di Pisa, le serie Archipel Sauvage del 1970 e L'espoir du navigateur del 1973 e chiudono invece il percorso, le sezioni dedicate al mito della donna, della Madre Natura e dell'uccello mitologico. Mirò, infine, rappresenta il mito e il suo tentativo di esorcizzarlo, perché ilo mito reca in sé anche i mostri, gli archetipi, ciò che probabilmente è nascosto nell’inconscio e che nell’arte e con violenza, viene fuori, attraverso colori, forme, luci e la rarefazione sempre più potente del linguaggio espressivo.