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Mostre ed eventi // Pagina 227 di 228
01.01.1970 # 3491
L'INFORMALE IN ITALIA

Daria La Ragione // 0 comments

L'INFORMALE IN ITALIA

a Modena fino al 13 aprile 2014

La Galleria civica di Modena inaugura sabato 22 febbraio alle 17.30 "L’Informale in Italia. Opere su carta dalla collezione della Galleria civica di Modena”, una mostra realizzata interamente con materiale proveniente dalle proprie raccolte e dalla collezione di Don Casimiro Bettelli, ceduta in comodato alla Galleria dalla curia modenese.

Curata dal direttore del museo Marco Pierini, promossa e organizzata dalla Galleria civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, la mostra propone al pubblico più di cento disegni e incisioni dei massimi esponenti dell’Informale italiano in un arco cronologico compreso fra la metà degli anni Quaranta e la fine degli anni Sessanta.

La libertà d’espressione, il rifiuto delle norme – tanto quelle dettate dalla tradizione, quanto quelle ormai ridotte a formalismo stabilite dalle avanguardie storiche – e la forte componente esistenziale, condussero gli artisti di questa corrente a sperimentare tecniche, materiali e modalità espressive molto diverse tra loro. I risultati di questa incessante sperimentazione sono perfettamente leggibili anche nelle opere su carta, esiti spesso perfettamente compiuti e autonomi, piuttosto che abbozzi e appunti di carattere progettuale.
I principali orientamenti linguistici dell’Informale italiano sono ben rappresentati all’interno della collezione della Galleria civica, i cui fogli testimoniano il prevalere, di volta in volta, del segno, del gesto, della materia, dell’articolazione spaziale.

Allestito nelle sale superiori di Palazzo Santa Margherita, il percorso espositivo presenta una sala dedicata alla grafica di Alberto Burri, sempre innovativo e sorprendente per i materiali e le tecniche utilizzate, e una a Lucio Fontana, dove oltre a sette disegni di periodi e soggetti diversi, si possono ammirare numerose incisioni, comprese le splendide tavole realizzate per "Six contes de La Fontaine", un libro di favole pubblicato nel 1964 e per “Apocalissi e sedici traduzioni” di Giuseppe Ungaretti, stampato nel 1965 in 150 esemplari.
La raccolta del disegno della Galleria civica di Modena possiede anche numerose testimonianze degli esordi, di stampo chiaramente informale, di artisti che nella fase matura del loro cammino seguirono strade diverse come Vasco Bendini, Concetto Pozzati e Claudio Verna. Fogli poco noti che, al pari dei lavori di artisti talvolta ingiustamente relegati ai margini della storiografia come Annibale Biglione o Mario Nanni, rappresentano forse uno dei maggiori motivi d’interesse di questo allestimento.
L’esposizione dedicata all’Informale in Italia è, infine, anche un modo per rileggere la storia della Galleria civica e quella del formarsi della sua collezione, dal momento che nel corso degli ultimi trent’anni sono state allestite dal museo modenese personali dedicate ad Accardi, Afro, Bendini, Fontana, Novelli, Peverelli, Pozzati, Scanavino, Scialoja e Turcato.

01.01.1970 # 3048
L'INFORMALE IN ITALIA

Daria La Ragione // 0 comments

GENESI di Sebastião Salgado

a Roma - Ara Pacis

Le foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea; i ghiacci dell’Antartide e le terre artiche, la taiga dell’Alaska i deserti dell’America e dell’Africa, le montagne dell’America, del Cile e della Siberia. Genesi di Sebastião Salgado è un viaggio fotografico nei cinque continenti per documentare, con immagini in bianco e nero di grande impatto, le bellezze incontaminate del nostro pianeta.

La mostra, a cura di Lélia Wanick Salgado, sarà aperta al pubblico dal 15 maggio al 15 settembre al Museo dell’Ara Pacis di Roma e si svolgerà in contemporanea con altre grandi capitali: Londra, Rio De Janeiro e Toronto.

Oltre 200 fotografie attraverso le quali il più grande fotografo documentario dei nostri tempi ci racconta quelle zone del nostro pianeta ancora incontaminate dove gli elementi – la terra, la flora, gli animali e l’uomo – vivono in un’armonia miracolosa, come in una perfetta sinfonia della natura. Un progetto, a cui Salgado ha lavorato per 8 anni, che vuole essere un grido di allarme e un monito affinché si preservi questo mondo ancora incontaminato e affinchè sviluppo non sia sinonimo di distruzione.



01.01.1970 # 3040
L'INFORMALE IN ITALIA

Daria La Ragione // 0 comments

GEISHE E SAMURAIi Esotismo e fotografia nel Giappone dell'Ottocento

a Genova - Palazzo ducale

L’esposizione presenterà 112 stampe fotografiche originali realizzate dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte, agli albori della storia della fotografia, fra il 1860 e i primissimi anni del Novecento, in grado di esplorare l’idea dell’uomo e della donna, sia nell’immaginario occidentale dell'Ottocento, che nelle reali condizioni socio-culturali del tempo.

Dal 18 aprile al 25 agosto 2013, Palazzo Ducale di Genova ospita una mostra che presenta 112 stampe fotografiche originali realizzate dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte, agli albori della storia della fotografia, fra il 1860 e i primissimi anni del Novecento. L’esposizione si inserisce tra le iniziative promosse in occasione della quarta edizione di La Storia in Piazza ( dal 18 al 21 aprile), il più importante festival di storia in Italia, dedicato quest’anno al tema “Identità sessuali”.

La rassegna ruota attorno all’idea dell’uomo e della donna giapponesi, così come si sono formate nell’immaginario europeo dell'Ottocento, ritratto nelle fotografie della Scuola di Yokohama, sia nelle reali condizioni socio-culturali del tempo, attraverso i capolavori di uno dei più importanti capitoli della storia della fotografia - nata in Europa ma subito sperimentata in Giappone - proprio nel periodo in cui, abbandonando un isolamento che durava da trecento anni, il Paese del Sol levante si apriva all’America e all’Europa, influenzando, con le immagini e le espressioni della sua creatività, il gusto dell'intero Occidente.

01.01.1970 # 5450
L'INFORMALE IN ITALIA

Marco Maraviglia // 0 comments

Florian Castiglione, Ischia forme e fisionomie rurali in mostra al PAN

Architetture mediterranee e rupestri misconosciute alle pendici del Monte Epomeo. Un’escursione nei luoghi più segreti di Forio sulle tracce di tecniche di costruzione tramandate dai turchi

Chi è Florian Castiglione

Classe 1986. Architetto. Florian Castiglione ha insegnato Storia della Fotografia presso il Dipartimento di Architettura della Federico II di Napoli. Attualmente è funzionario architetto della Soprintendenza Archeologica e Belle Arti della Regione Umbria. È autore di numerosi contributi in volumi e riviste di architettura.

Un’attrazione carnale

La lontananza dagli affetti può far scattare meccanismi che possono rinforzare i legami. È una prova del nove: se veramente ami qualcuno o qualcosa da cui ti distacchi, l’esserne lontano per forza di cose, non fa che accrescere il desiderio di accorciare quella distanza. Passione. È quel propulsore della vita che contribuisce a mettere in moto la grande bellezza perché entusiasmo, adrenalina, curiosità, sono tra gli ingredienti che ti stimolano a fare progetti, costruire idee, sogni…

Ed è un po’ così per Florian Castiglione che ogni volta che torna nell’Isola Verde, avverte che l’attrazione verso il suo territorio, lì dove è nato, è ogni volta più forte.

Come in una forte e vera storia d’amore, Florian vuole approfondire la conoscenza di ogni centimetro di “pelle”, aprire ogni cassetto chiuso dell’anima della sua amata: Ischia.

Ischia, forme e fisionomie rurali

Ischia è nota in tutto il mondo per le tipiche attività turistiche: il mare, lo struscio della sera tra i baretti, le terme, i locali, la festa di Sant’Anna… Tutte attività che si svolgono prevalentemente lungo le coste mentre alle pendici dell’Epomeo c’è un mondo incontaminato, silenzioso, antico, che custodisce parte di quella che è la vera essenza mediterranea dell’isola e che talvolta è spalmata nella “nebbia del tempo”, quella che fa dimenticare, quella che man mano fa sparire alcune tracce dell’uomo.

Il paesaggio non c’è fino a quando la coscienza non lo trasforma in parola, immagine, racconto e rappresentazione; in altro modo, l’esperienza di vita nel tempo e nello spazio. L’IDENTITA’ di un luogo viene definita come caratterizzata da saperi, memorie, affetti; così a un paesaggio esterno se ne affianca uno interno, misterioso e nascosto, a volte sconosciuto.


Casa di pietra alla Falanga - Forio © Florian Castiglione

Dalla Cappadocia al Tirreno

Architetture in pietra. Case scavate nella roccia, nel tufo. Abitazioni che tracciano l’architettura del luogo tra il medioevo e il ‘600. Architettura mediterranea e rupestre.

Florian Castiglione percorre le zone non conosciute dal turismo di massa, ma nemmeno da tanti isolani che ci vivono, ritraendo forme e volumi di case dalla tipica architettura mediterranea e rupestri, in armonia con la grafica di luci e ombre che le rivestono dandole maggiore corpo.

Abitazioni rupestri le cui tecniche di realizzo sembra che siano state tramandate dai turchi, che attraversarono gli appennini dalla Puglia alla Campania lasciando tracce in Basilicata (Matera) e che per praticità ripresero le stesse tipologie delle abitazioni della Cappadocia. Scavi nella roccia e nel tufo, abitazioni realizzate a Km0, senza trasporto di mattoni, ma sfruttando direttamente il materiale presente sul territorio. Un’architettura non invasiva, che sfrutta materia e forme del territorio, uno stile ripreso anche dagli architetti più creativi degli ultimi 100 anni.

…importante esempio di architettura fondata sull’integrazione simbiotica con il territorio e il paesaggio. Le case di pietra furono scavate, mediante una lunga opera di trasformazione di massi franati dal monte Epomeo, dalle comunità contadine in cerca di nuovi insediamenti e terreni per le coltivazioni.


Eremo di San Nicola - Monte Epomeo © Florian Castiglione

I ritratti di Florian Castiglione

Tra le 40 foto allineate lungo le pareti del foyer del PAN, compaiono dei ritratti. Sono contadini, pescatori, vecchi del posto. Custodi di tradizioni e di memorie. Personaggi dell’isola che Florian Castiglione ha incontrato durante le sue escursioni fotografiche e che gli hanno raccontato luoghi “segreti”, aneddoti, leggende e storie tramandate, talvolta accompagnandolo lungo i sentieri fino all’ultimo casa abbandonata.

Sono lì. Osservano in obiettivo. Il volto al centro del fotogramma. Una non-espressione che sintetizza tutto il vissuto rurale che va invece letto nei solchi del viso. Ragnatele che sono come testi in codice decifrabili solo da connessioni immateriali.

Non esiste architettura se non c’è l’uomo e loro sono come una piccola rappresentanza vivente del territorio. Figli del passato. Figli del Mediterraneo. Figli di Ischia.

La mostra

Florian Castiglione ha scattato a mano libera tutte le foto con una Rolleiflex binoculare e quindi su pellicola 6×6. Si tratta di una selezione di 40 scatti realizzati nell’arco di un anno, successivamente scansionati e con postproduzione tipica da camera oscura: correzioni sulle luci e ombre, contrasti…

Stampate in fine art e montate su MDF.

La sequenza delle immagini esposte consiste in tre sezioni combinate tra loro: architettura mediterranea, architettura rupestre e volti degli abitanti.

ISCHIA | FORME E FISIONOMIE RURALI

Mostra fotografica di Florian Castiglione

PAN Palazzo delle Arti Napoli – Sala foyer, Via dei Mille, 60

Dal 4 al 16 ottobre 2019

Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30
Martedì chiuso

Ingresso gratuito

promossa dall’Associazione SediMenti di Giorgio Coppola e Maria Alessandra Masucci, e realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli


Casa colonica - Forio © Florian Castiglione

01.01.1970 # 5449
L'INFORMALE IN ITALIA

Marco Maraviglia // 0 comments

Massimo Vicinanza a Mosca con “Lucania”: oltre 60 foto della Basilicata

La Basilicata è esportata in Russia con immagini che raccontano tutte le sfaccettature paesaggistiche, architettoniche e altro ancora, di una delle regioni meno battute dall’industria turistica

Chi è Massimo Vicinanza

Ex Capitano di lungo corso. Giornalista, Presidente e co-fondatore dell’Associazione Photo Polis. Massimo Vicinanza è docente di fotografia digitale all’Accademia di Belle Arti di Napoli, capo redattore della rivista Acqua Marina, redattore di FullPress e FullTravel, corrispondente di riviste internazionali come free-lance.

Massimo Vicinanza è un fotografo “outsider”, di quelli che non ricercano popolarità sul territorio con presenzialismo o attraverso i social network: semplicemente lavora, andando dritto al committente realizzando con loro anche libri fotografici che illustrano spaccati che riguardano il rapporto tra ambiente e uomo.

Il libro Kastellos, architettura rom in Romania (2010) è un eccezionale ed esclusivo documento che Massimo Vicinanza realizzò con non poche difficoltà logistiche e le cui immagini sono state esposte in più occasioni tra cui al Palazzo Reale di Napoli, all’Istituto Italiano di Cultura a Madrid e al Complesso monumentale Carcere Borbonico di Avellino.

Altro suo libro è Con l’acqua e con il vento, viaggio nell’Italia delle energie rinnovabili (2006), un’affascinante “reportage lento” sebbene realizzato in pochi giorni, relativo alla presenza di centrali ad energia non fossile presenti in tutta Italia.

Uomo e ambiente, l’etica dei reportage di Massimo Vicinanza

Uomo, architettura, ambiente, urbanistica… Massimo Vicinanza, avendo navigato per mari entrando in contatto con molte città del mondo, è rimasto sensibile a ciò che può determinare emotivamente sull’uomo la conformazione e l’assetto di un territorio.

Dalla parlantina spedita e senza prender fiato, in occasione delle presentazioni delle sue mostre non risparmia di raccontare episodi, aneddoti e risoluzioni di problemi tecnici incontrati durante i suoi reportage.

Si tratta di racconti fotografici “puliti”, senza particolari effetti di postproduzione che vogliano inseguire stili artefatti di una certa fotografia contemporanea. Quelle di Massimo Vicinanza sono immagini che mostrano, che documentano, scevre da rumori visivi e da domande che potrebbe farsi l’osservatore.

Fotografia sull’onda del less is more. Ciò che rappresenta è ciò che vedi. Senza sovrastrutture pseudo-artistiche e questo perché il fotografo ha fatto la sua lunga gavetta con l’editoria di viaggio e turismo internazionale che gradisce questo stile visivo.


Castelmezzano © Massimo Vicinanza

La Lucania di Massimo Vicinanza

Massimo Vicinanza ha un’attrazione particolare per la Lucania (il modo con cui è preferito chiamare la Basilicata dai suoi abitanti).

Da molti anni la Lucania esercita su di me un fascino particolare, o meglio una irresistibile attrazione fisica. I suoi paesini sono avvolti in un silenzio ovattato, le stelle illuminano la notte grazie al bassissimo inquinamento luminoso...


Come esiste il cosiddetto “mal d’Africa”, il fotografo ha una sorta di “mal di Lucania” perché attratto dalla sua diversità di colori, dalla grande varietà dei paesaggi e innanzitutto, dall’atmosfera accogliente che riescono a trasmettere gli abitanti. Una dimensione dai sapori emotivi e gastronomici, antichi, genuini che si tramandano da generazioni, senza contaminazioni metropolitane.

“Lucania” di Massimo Vicinanza è un’esplorazione fotografica di luoghi noti e misconosciuti della Basilicata. Da Nord a Sud, da Ovest a Est in cui si incontrano pastori con bestiame al pascolo e paesini abbandonati; resti archeologici romani e interni di abitazioni rurali con pentolame provato da anni di pranzi in famiglia; tracce di tradizioni religiose, architetture bizantine, nobiliari e popolari in tufo, pietra, cotto… tanta roba.


Nell’immaginario collettivo questa piccola regione meridionale a forte vocazione agricola evoca povertà, sottosviluppo ed emigrazione e richiama alla memoria storie di brigantaggio, vecchie superstizioni e suggestivi rituali pagani.


Sarconi © Massimo Vicinanza

“Lucania” come meta turistica proposta attraverso le foto di Massimo Vicinanza

Location preferita da molti registi del cinema (inter)nazionale ma ignorata dal business turistico che concentra l’attenzione principalmente su Matera (Capitale Europea della Cultura 2019), la Lucania di Massimo Vicinanza mostra e dimostra attraverso le sue immagini quanto questa regione, in tutta la sua estensione, sia ricca di attrazioni paesaggistiche, urbane e gastronomiche per quel turismo lento adatto a viaggiatori goethiani. Una regione in cui il silenzio e stimoli visivi naturali, non possono non piacere a chi svolge lavori creativi o a chi cerca di ritrovare una dimensione umana.

“Lucania” di Massimo Vicinanza è una intelligente operazione di esportazione di una parte del territorio italiano.

All’estero se dici Italia, ti dicono le classiche icone di Napoli (pizza, “maccaroni”, “muzzarella”, tarantella…) o Capri, il Colosseo, Leonardo e Caravaggio, ma la Basilicata sarà stata vista a stento in “La Passione di Cristo” di Mel Gibson.

Una mostra fotografica se non ha un obiettivo, è una semplice esposizione di immagini rese inutili dall’assenza dello scopo stesso della mostra.

E Massimo Vicinanza forse avrà contribuito in parte anche lui ad incrementare un po’ di turismo russo in una delle più belle regioni del nostro Paese: la “Lucania”.


Montescaglioso © Massimo Vicinanza

Lucania, di Massimo Vicinanza

Galleria delle Arti di Zurab Tsereteli – Galleria delle Arti Russa, Prechistenka 19, Mosca, Russia

Dal 23 ottobre al 10 novembre

Orari di visita: mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica – dalle 12.00 alle 20.00, biglietteria – fino alle 19.00, martedì – dalle 12.00 alle 22.00, biglietteria – fino alle 21.00

Prezzo del biglietto:

Adulti: 300 rubli (ca. 4,00 euro)

 

Catalogo:

inclusivo di prefazioni dell’Ambasciatore Pasquale Terracciano, del Presidente dell’Accademia Russa delle Arti Zurab Tsereteli e dello stesso autore.

 

Grazie all’Ambasciata d’Italia a Mosca in collaborazione con l’Accademia Russa di Arte, con il sostegno dell’Agenzia Nazionale per il Turismo in Italia ENIT e dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca


01.01.1970 # 5446
L'INFORMALE IN ITALIA

Marco Maraviglia // 0 comments

Effetto Museo, Massimo Pacifico e le osmosi di gente per musei

I visitatori sono i protagonisti degli scatti ambientati nei più noti istituti culturali del mondo. Cinquanta immagini per ripercorrere il legame tra vita ed arte. Un cacciatore orwelliano di foto

Chi è Massimo Pacifico


Nasce a Sulmona (AQ), nel 1951 e fiorentino d’adozione. Massimo Pacifico diventa fotografo professionista nel 1977.

Collabora, con testi e fotografie, con dozzine di riviste illustrate (di attualità, di viaggi e di stili di vita, italiane, tedesche, americane e giapponesi), realizzando centinaia di reportage dei cinque continenti.

Dal 1991 è giornalista professionista.

È stato Presidente per 10 anni dell’Airf (Associazione Italiana Reporter Fotografi) della Toscana; v. Presidente per 2 anni del Gist (Gruppo Italiano Stampa Turistica), presidente per 9 anni della Neos Giornalisti di Viaggio Associati.

Autore di molti libri per Electa, Alinari, Fos, Najs et alia e ha esposto le sue immagini ad Algeri, Boston MA, Firenze, Milano, Venezia, Williamsburg VA, Kyoto, USA, ….

“EFFETTO MUSEO Intrusioni istantanee nei luoghi dell’Arte”, è una mostra itinerante che viene implementata di volta in volta nei vari spazi in cui espone.

Nel 2005 fonda, a Milano, la rivista mensile VERVE, che dirige fino al 2010, e quindi, nel 2011, la rivista, sempre mensile, BOGART. Dal 2014 cura la pubblicazione online della visual web review BARNUM.


Il Bresson che è in Massimo Pacifico


Quando vi trovate in un museo in giro per il mondo, potreste essere immortalati dall’obiettivo di Massimo Pacifico. Non ve ne accorgereste perché non vi chiederà di mettervi in posa. Lui, come un angelo invisibile, cercherà di cogliere il vostro momento di massima attenzione (o distrazione) mentre ammirate un’opera da vicino o da lontano, mentre leggete un’etichetta didascalica incurvati, mentre fissate nella vostra memoria i chiaroscuri di un dipinto

Non di rado varco soglie maestose, e fotografo, e molto. Con diaframmi aperti e tempi di scatto, per quanto consentito dalla tecnologia, brevi. Ho la pretesa di congelare attimi irripetibili e di produrre immagini semplici, usando un lessico elementare. Tento, alla maniera di Henry Cartier-Bresson, di allineare l’obiettivo all’occhio e al cuore… e anche a quella parte del cervello dove alligna l’ironia.

Londra, Victoria and Albert Museum. 2015; © Massimo Pacifico

Massimo Pacifico ritrattista antropologo

Massimo Pacifico non è un voyeur, non un guardone ma semplicemente cerca di mettere in sintonia il suo cuore e mente, con il nostro esserci in un museo. Fotografa sulla stessa onda dell’attenzione che dedichiamo all’osservazione per capire, studiare, conoscere la Grande Bellezza prodotta da artisti di ogni epoca.

È un po’ un approccio da antropologo, quello di Massimo Pacifico. Studiare il modo di come il pubblico si interfaccia con un museo e le opere che contiene.


Simbiosi e osmosi con il museo: il pubblico ritratto da Massimo Pacifico

Osservando le immagini di Massimo Pacifico, l’occhio non si focalizza sulle opere presenti nelle inquadrature, ma sugli atteggiamenti del pubblico, la sua concentrazione, o il suo modo acrobatico o goffo che sia, per scattare una foto all’opera o un suo dettaglio preferito. A volte l’opera è fuori campo perché è il visitatore il centro emozionale dell’immagine e, se si tratti di un fiammingo o di un dipinto rinascimentale, il “gioco” non consiste nel riconoscere l’autore o il titolo dell’opera ma cogliere le sensazioni dell’osservatore ritratto. O anche di chi non osserva ma fruisce a modo suo lo spazio di un museo.

Gli scatti di Massimo Pacifico non sono a caso, sono bressionani, street-photography museale, people-museum-photography. Gente in giro per musei che diventa il vero “spettacolo” del museo stesso.

Qualcuno potrebbe obiettare che l’idea non è originale ricordando alcune fotografie di Alécio De Andrade o di Elliot Erwitt (che talune erano però preparate come quella della Maya desnuda e Maya vestida), o direbbe “l’ho fatto anch’io” ma l’idea consiste in una ricerca visiva appassionata e psicologica costante, durata 15 anni, e presentata con un certo stile. Dalle immagini naturali, plastiche, dai colori morbidi tipici di quelli che percepiamo quando siamo in un museo.


MUSEUM DER BILDENDEN KÜNSTE - LIPSIA - Germania 2014; © Massimo Pacifico

Le affinità e le ironie nelle foto di Massimo Pacifico

Quelle di Massimo Pacifico, sono uno spaccato internazionale ma universale, mono-lingua, del modo di rapportarsi dell’umanità con i musei.

Persone che si appisolano sulle panchine delle sale; un custode eretto sull’attenti anche se in assenza di visitatori; turisti con audio-guide che indicano ai propri compagni di viaggio il dettaglio dell’opera che stanno ascoltando; un bambino che gattona sotto un quadro che ritrae dei puttini, quasi come se fosse scappato dal dipinto; la turista con spacco glamour tra opere altrettanto glamour del periodo dell’Arte Romantica; il tatuaggio sul braccio del visitatore che si intona con la decorazione floreale; le affinità tra l’abbigliamento dei visitatori con le opere esposte; bambini che cercano di orientarsi con la mappa del museo lasciando immaginare che vogliano ritrovare i propri genitori o cercare “il tesoro”…

Un mondo nel mondo dove regna l’equilibrio compositivo delle foto oltre che l’attimo colto spesso al volo in stile bressoniano che solo un osservatore e amante della gente riesce a prevedere.


Londra, Victoria and Albert Museum. 2015; © Massimo Pacifico

Scatti realizzati in musei di tutto il mondo

Da sempre in molti musei internazionali è consentito poter fare riprese fotografiche a mano libera e senza flash. In Italia solo in seguito al “Decreto Franceschini”, sull’onda del piano programmatico del precedente Ministro Massimo Bray, dal 2014 il MiBac ha consentito le riprese nei musei statali. Ovviamente le dirigenze di alcuni musei si sono attrezzati con targhe da apporre innanzi alle biglietterie per vietare l’uso degli stick per selfie.

Massimo Pacifico è comunque sempre riuscito a “rubare” qualche scatto nei musei anche prima del Decreto Cultura del 2014. Perché un fotografo professionista deve sempre riuscire a “portare gli scatti a casa” per sostenere il proprio lavoro.


Le tele di Massimo Pacifico

Cinquanta fotografie. Di formato vario dal 50×75 al 120×80. Tutte stampate su tela, un po’ come se Massimo Pacifico volesse ironizzare auto-citandosi come pittore. I bordi sui telai sono una piccola chicca da vedere di persona.


Effetto Museo, di Massimo Pacifico

Dal 31 ottobre al 6 gennaio 2020

MANN – Museo Archeologico di Napoli

Sale 94 e 95


STAEDELSCHES KUNSTINSTITUT - FRANCOFORTE SUL MENO – Germania 2012; © Massimo Pacifico

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