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Made in Ilas // Pagina 3 di 24
29.05.2015 # 4200
Sara Viscione in MRM Meteorite di Londra

Daria La Ragione // 0 comments

Sara Viscione in MRM Meteorite di Londra

diplomata ilas in grafica, web, copywriting e php

La prima cosa che colpisce di Sara è che è un'entusiasta.

Vi dà l'impressione che tutto quello che fa sia semplice e divertente, vi fa venire voglia di fare come lei: studiare Fotografia, Motion Graphics e Video Editing al New Media Technology College di Dublino, poi diplomarvi alla ilas e infine, grazie a una partnership della scuola con la prestigiosa Minale Tattersfield e al suo indubbio talento, trasferirsi a Londra.

Non è finita qua, va da sé. 

Lei lo racconta come se parlasse di una passeggiata, ma a un certo punto l'agenzia attraversa un momento di crisi, riduce il personale e lei che fa? Se ne torna a casa con la coda tra le gambe? Ovvio che no, lei entra in MRM Meteorite, parte di McCann Worldwide, dove realizza il suo sogno di diventare  UX Designer.

Una persona così, lo capite da soli, non si accontenta di realizzare un progetto e infatti mi scrive: «Faccio parte di questa grande famiglia ormai dallo scorso ottobre e non potrei essere più felice. I progetti a cui prendo parte sono estremamente stimolanti, per clienti del calibro di General Motors, Coca Cola, Intel e tanti altri. Lavoro con menti brillanti che ogni giorno mi ispirano e nutrono la mia passione. Ho infatti iniziato a frequentare una scuola d'arte per imparare a dipingere: ora voglio diventare un'illustratrice e progettare fonts. (…) Nel futuro mi vedo scrittrice, artista visiva e ricercatrice, perché sono queste le mie passioni più vere: l'espressione dell'interiorità, l'indagine, la speculazione e la scoperta di nuovi confini inesplorati.»

La cosa che ci inorgoglisce tanto però, è che lei abbia parole così belle per la nostra scuola: «L'esperienza all'Ilas è stata decisiva. Presso questo Istituto ho conosciuto insegnanti eccezionali, quali Giovanna Grauso, Giovanni Ferricchio, Bruno Ballardini e Nicola Cozzolino, che mi hanno mostrato nuovi orizzonti, nuovi modi di guardare al mondo e a me stessa.»


Questo è uno dei suoi progetti


adam


20.02.2020 # 5429
Sara Viscione in MRM Meteorite di Londra

Urania Casciello // 0 comments

Generazione Ilas: Intervista ad Antonio Gallo aka Barbadifuoco

Orgogliosamente Geek, rigorosamente pazzo! Il mondo di Antonio Gallo aka Barbadifuoco potrebbe tranquillamente trovarsi in un fumetto (da lui illustrato)!

Antonio Gallo – aka Barbadifuoco – classe 1991, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Napoli, specializzato in Graphic Design. Disegnatore e illustratore, da anni coltiva la cultura ludica e geek in tutte le sue forme, spaziando dalle serie televisive alla cinematografia, dai più famosi videogiochi all’universo variegato del fumetto. Condivide i propri lavori e le proprie idee con graphic designer internazionali e collabora con e-commerce d’oltreoceano. Appassionato di manga/comics, ha collaborato con il festival del fumetto Comicon di Napoli.


L´Intervista




(Urania Casciello) A cosa stai lavorando attualmente?

 

(Antonio Gallo) Sto lavorando ad un’illustrazione riguardante il mondo dei comics/manga, per un e-commerce con sede a Chicago, roba figa insomma.

 

Da dove viene la tua ispirazione? Segui un rituale per trovare idee creative?

 

Questa domanda mi mette molto in difficoltà perché non ho un metodo preciso ma succede tutto quasi in modo randomico, mentre alcune volte li vedo in sogno.

Molto weird ma divertente perché poi devo capire come arrivare a quel risultato, quindi inizia un lavoro di ingegneria inversa.

 

Che ricordi hai del tuo percorso di studi alla Ilas?

 

Ricordi fantastici, non avevo mai respirato un aria così creativa ma al contempo professionale riguardante un percorso di studi e il potermi confrontare con docenti professionisti del settore mi ha permesso di crescere e migliorare più di quanto mi aspettassi, soprattutto dal punto di vista mentale.

 

Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro?

 

No, è successo tutto per caso. Prima delle Belle Arti ho studiato in un Professionale Orafo in cui mi ero specializzato nella moderazione 3D e pensavo di proseguire su quella strada, poi ho conosciuto Photoshop ed Illustrator ed ho passato ogni giorno a sbatterci la testa con la mia prima tavoletta grafica che disintegrai.

 

Tra i tuoi lavori c’è qualcosa che ti rappresenta di più o di cui sei più fiero?

 

Assolutamente sì, “Obey The Hypnotoad”, il lavoro che più di tutti mi ha dato soddisfazioni da ogni punto di vista, ha avuto un successo enorme e non pensavo un singolo lavoro (scemo tra l’altro perché ancora oggi quando lo guardo mi fa ridere) potesse arrivare a tanto.



Qual è la sfida più grande che hai dovuto affrontare?

 

La sfida più ardua è stata quando per la prima volta sono entrato in questo mondo senza sapere nulla, non conoscevo nessuno ed erano tutti stranieri e stra bravi.

 

Grafica, Illustrazione e Musica, a chi vuoi più bene? Scherzi a parte, senti che l’ago della bilancia spinge più per qualcosa rispetto ad altro?

 

Musica senza pensarci due volte. Una fedelissima compagna di vita. Gli anni in cui ho “militato” nel metal underground napoletano sono i ricordi più belli che ho, adrenalina alle stelle, amici fantastici, il gruppo che era una famiglia e quella maledetta chitarra, amore della mia vita.

 

 Cosa ti tira giù dal letto la mattina? Cosa ti guida?

 

I rumori della città e la voglia di fare e creare qualcosa di migliore rispetto al mio ultimo lavoro.

 

Che consiglio daresti a chi si approccia adesso al tuo lavoro?

 

Non avere paura di chiedere e di rompere le scatole ai professionisti, così facendo ho avuto modo di conoscere artisti fantastici, grazie a loro io ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginarvi.

 

Hai un libro da consigliare a chi vuole intraprendere la carriera da grafico?

 

“Trademarks & Symbols of the World: The Alphabet in Design”, ebbi la fortuna di metterci mano alle superiori, e rimasi colpito da tutte quelle forme, i moduli, le geometrie e l’uso intelligente delle stesse.

 

Una parola che ti rappresenta?

 

PAZZO.

 

Una parola che vorresti eliminare dalla terra?

 

Supercalifragilistichespiralidoso.

 

Se tu fossi un piatto quale saresti?

 

Pizza, perché è rotonda, viene consegnata in cartoni quadrati e tagliata in triangoli.

 

E se invece tu fossi una canzone?

 

Sicuramente Master of Puppets dei Metallica perché per me è la miglior composizione di sempre ed è il motivo per cui da ragazzino iniziai a suonare la chitarra.

 

Come descriveresti il tuo lavoro ad una persona del 1800?

 

Disegno pupazzetti.

 

Cosa ti aspetta per il futuro?

 

Il futuro è qualcosa di imprevedibile quindi non sai mai cosa aspettarti, continuerò a migliorarmi e migliorarmi e se ci sarà tempo anche migliorarmi.




Urania Casciello

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l´ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

20.02.2020 # 5428
Sara Viscione in MRM Meteorite di Londra

Urania Casciello // 0 comments

Generazione Ilas: Intervista a Sofiya Chotyrbok

Ama affrontare vita e progetti con passione viscerale, come ha fatto con il suo ultimo lavoro

Sofiya Chotyrbok nasce nel 1991 in Ucraina. All’età di 9 anni si trasferisce in provincia di Napoli, dove presto inizia a interessarsi alla fotografia. Frequenta il corso di Fotografia e Grafica pubblicitaria alla Ilas Accademia Italiana di Comunicazione Visiva, diplomandosi nel 2013. Successivamente si trasferisce a Milano, dove frequenta il corso di Fotografia biennale presso cfp Bauer, fino al conseguimento del diploma. Nel corso dei suoi studi, matura la scelta di operare sul materiale d’archivio e sulle immagini esistenti, dando vita a due progetti – Millenovecentonovantuno e Deficit – che indagano il tema della memoria e la stampa materica su tessuto. Deficit è stato esposto recentemente presso la Fondazione Stelline di Milano ed è stato selezionato e proiettato al Mana Contemporary di Chicago. Attualmente è impegnata in uno stage presso lo studio di Miro Zagnoli a Milano.




DEFICIT from Sofiya Chotyrbok on Vimeo.


(Urania Casciello) Come ti descriveresti?


 

(Sofiya Chotyrbok) Credo di essere una persona solida, con i piedi ben piantati per terra, disposta a sacrificarmi per quello in cui credo. Ma mi piace anche pensare di avere in me un’altra parte più leggera e mistica, che si lascia trasportare dal caos e dal vento della vita, per raccogliere i segni del destino. Dico sempre di essere un fiume e di essere nata con un soffio di vento (cit. Io sono di legno, Giulia Carcasi).


 

Sofiya Chotyrbok


Hai sempre saputo di voler fare la fotografa?

 

L’ho scoperto per caso a 17 anni, quando ho cominciato a scattare fotografie un po’ per gioco. È lì che ho deciso che sarebbe stata la mia strada. Sono passati 11 anni e nulla è cambiato. Nel mio percorso, anche intraprendendo altre strade, sono sempre tornata a lei. La fotografia è la mia espressione, la mia ossessione.

 

Che ricordi hai del tuo percorso alla ilas?

 

È stato il ponte fra il percorso liceale e il mondo creativo. La prima possibilità che ho avuto per studiare fotografia, per capire cos’è un’immagine. È stato il periodo più bello della mia vita, colmo di incontri, di insegnamenti e di amicizie che porto avanti tuttora. Alcune lezioni di vita apprese in questo percorso continuano a rappresentare il mio riferimento quotidiano, non posso ad esempio dimenticare la frase che mi disse un giorno Fabio Chiaese: “prenditi cura dei tuoi demoni, ti rappresentano e fanno di te quello che sei”. Questo consiglio lo tengo stretto da allora e gliene sarò per sempre grata.




Cosa ti affascina del mondo della fotografia?

 

Mi piace che abbia vite infinite. La fotografia, dall’idea al risultato finale, ha mille processi fisici e mentali che restituiscono a chi la crea una pace interiore o una carica di energia. È un processo magico anche per colui che osserva la fotografia e la fa propria.

 

C’è un fotografo a cui ti ispiri?

 

Ad essere sincera non ho un fotografo di riferimento. Ce ne sono tanti che ammiro e stimo, ma la mia attenzione è rivolta in questo momento ad artisti che lavorano con la fotografia, come nel caso di Christian Boltanski. I suoi lavori mi emozionano e sono profondamente affascinata dalla profondità del suo processo creativo.”L’incontro” è avvenuto nel periodo in cui ho iniziato ad usare il tessuto come supporto per i miei lavori: ritrovare nel suo modus operandi una serie di analogie con il mio approccio istintivo mi ha dato maggiore forza e consapevolezza.





Deficit – il tuo ultimo progetto – è una sorta di macchina nel tempo che vuole celebrare la memoria della tua famiglia. Da cosa sei partita, a cosa sei arrivata?

 

Deficit è una installazione che nasce dall’incontro del mio ampio archivio familiare con l’ossessione per l’opera di Ilya Kabakov, un noto artista di origini ucraine. Lo spunto iniziale è stato quello di lavorare sulle abitazioni sovietiche, ma non potendo andare nella mia terra natale, ho cercato di relazionarmi con esse a distanza. Ho capito con il tempo che la mia attenzione fosse rivolta principalmente al tappeto, un oggetto ricorrente in tutte le case dell’ex unione sovietica. Da lì sono arrivata a realizzare un lavoro con varie declinazioni, utilizzando diversi tipi di tessuto, la carta ed il video. Tanti supporti per un unico messaggio: dove la memoria personale è “in deficit”, interviene quella collettiva. E’ stato importante dare solidità materica a queste immagini, affinché l’esperienza divenisse tattile anche per lo spettatore. La dimensione rituale del contatto lo riconduce alla propria memoria personale, come se prendesse in mano vecchie fotografie.


Quali sono state le reazioni della tua famiglia al progetto?

 

La prima reazione di mia madre è stata buffa. Ha manifestato un moderato apprezzamento, privo dell’entusiasmo che le appartiene. Mi ha poi confessato che la inquietassero i volti coperti dal tappeto, ma dopo averle spiegato il motivo di questa scelta, ha acquisito maggiore consapevolezza del processo, fino ad innamorarsene. La zia di mia mamma ci ha trovato un’altra chiave di lettura interessante: il tessuto le ha ridato la sensazione di “ovattato”, una condizione che le ha ricordato la sua vita da cittadina sovietica. Questa interpretazione, per me del tutto nuova, mi ha fatto riflettere molto. È un progetto che potrebbe prendere altre strade nel corso del tempo, chissà!

 

Hai la possibilità di scegliere come guardare il mondo per un giorno? Scegli Bianco e nero o colori?

 

Assolutamente in bianco e nero! Faccio mia una citazione di Daido Moriyama per spiegarne il motivo: “Il bianco e nero racconta il mio mondo interiore, le emozioni e i sentimenti più profondi che provo ogni giorni camminando per le strade di Tokyo o di altre città, come un vagabondo senza meta. [..] E’ ricco di contrasti, è aspro, riflette a pieno il mio carattere solitario.”


C’è una canzone, un brano, che ti rappresenta più di altre?

 

Faccio fatica a individuare una canzone in particolare, ma se dovessi scegliere sarebbe una composizione di Philip Glass: la sua musica accompagna spesso le mie giornate. Lenisce i tormenti di quelle più buie, eleva la concentrazione di quelle più produttive e creative.

 

Tre cose di cui non si potrebbe fare a meno sulla terra? 

 

Libri, caffè e stare a contatto con la natura. Queste tre cose mi fanno star bene e mi fanno sentire viva!


Cosa ti tira giù dal letto la mattina? 

 

L’odore del caffè e sapere di avere poco tempo per fare tutto quello che vorrei. Quando però ho un progetto su cui lavorare, stilo una lista di cose da fare e allora mi alzo molto presto e mi metto all’opera. Svegliarsi con le prime luci dell’alba mi dona linfa ed energia.

 


Cosa dobbiamo aspettarci da te?

 

Ho terminato da poco un percorso di studi che mi ha portato, dopo l’esperienza all’Ilas, a frequentare un corso di formazione biennale presso la scuola Bauer. Sto iniziando a misurarmi con la dimensione lavorativa e valutando la possibilità di un ulteriore percorso di studi riguardante l’archivio fotografico e la catalogazione. Parto dalle certezze della mia formazione per guardare positivamente al mio futuro. Ho già altri progetti in mente e lavorerò sodo per dar loro vita. Spero di avere fra 10 anni ancora questa passione viscerale e la giusta dose di leggerezza per affrontare nuove sfide.



Urania Casciello

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l´ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

14.10.2016 # 4676
Sara Viscione in MRM Meteorite di Londra

Daria La Ragione // 0 comments

Gianluca Petraccaro premiato agli Scottish Creative Award

diplomato ilas in Grafica e Web Design 2014/2015

I nostri complimenti a Gianluca Petraccaro, diplomato alla ilas in Grafica Pubblicitaria - con Alessandro Leone - e Web Design - con Nicola Cozzolino. 

Si è tolto una gran bella soddisfazione: un suo progetto è stato premiato agli Scottish Creative Award con ben tre riconoscimenti.

Si tratta di un lavoro per raccogliere fondi a favore di Diabetes UK: due font, disegnati da Gianluca, in vendita online e il ricavato sarà totalmente devoluto all’associazione.

 

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«Il progetto è composto da due font che ho disegnato per raccogliere fondi per la cura del diabete partendo dalla comunità del design. Il concept ovviamente è originato dal diabete anche per il nome (bloodsugar type one/type two), e mira a raccontare la dicotomia tra glucosio e sangue; è in espansione in quanto al momento ci sono due singoli font, ma il lavoro mi ha fatto vincere tre premi agli Scottish Creative Awards nelle categorie Tipografia, miglior uso dei media, e Chairman's award, che sarebbe il presidente dell'organizzazione che sceglie il lavoro più valido per lui tra un centinaio in tutte le categorie partecipanti. È stata una bella soddisfazione.» 

Il progetto è qui www.typeonetypetwo.com dove potete leggere tutte le informazioni.

Complimenti Gianluca!

20.10.2015 # 4363
Sara Viscione in MRM Meteorite di Londra

Daria La Ragione // 0 comments

Mattei e Pagnozzi, la birra e il design.

diplomati ilas nel 2011

Questo è un progetto a cui sono personalmente molto interessata per tre motivi: primo e più importante è che coinvolge due diplomati ilas che ho avuto il gran piacere di avere in aula, secondo perché parla di design, terzo perché di mezzo c’è anche la birra anzi, soprattutto la birra.
Ecco la storia.
Giovanni e Leonardo Mattei, due cugini, hanno un’idea: produrre delle birre artigianali - quattro - destinate ai creativi.
Che significa? Significa che le etichette saranno disegnate da grafici e digital Artist di importanza internazionale. Non solo, ma il consumatore potrà gustare le birre e successivamente scaricare l'artwork dal sito web e alcuni artwork saranno dei psd con i livelli aperti per poter vedere come sono stati realizzati.
L’idea è figa e decidono di realizzarla, nel frattempo si sono trasferiti a Londra e contattato un ex collega, Maurizio Pagnozzi, per curare il branding. Maurizio si entusiasma ed entra in società con i due.
Il progetto è approdato su Indiegogo per raccogliere finanziamenti e farsi conoscere.
Morale della favola: Leonardo e Maurizio sono due persone talentuose e siamo davvero felici che si siano incontrati proprio alla Ilas: insomma, due birre mandatele anche a noi!

29.05.2015 # 4199
Sara Viscione in MRM Meteorite di Londra

Daria La Ragione // 0 comments

Diego Dentale e il suo progetto di giornalismo musicale

diplomato ilas in pubblicità, grafica e fotografia

Un grande amore per la musica, un bel sito, la voglia di avventura e la tenacia di ci crede.

Ecco gli ingredienti di Music Coast to Coast, un progetto di Diego Dentale, neodiplomato ilas, e Paolo La Montagna nato nel 2013: un tour per fare dei reportage di cinque festival musicali tra Campania, Basilicata e Puglia. 

L'anno successivo il giro si allarga, i festival diventano otto e per il 2015 la voglia di crescere ancora è tanta e si concretizza nella scelta del crowdfunding: la piattaforma, manco a dirlo, è MusicRaiser e le possibilità di sostenere il progetto davvero tante.




Intanto, mentre decidete se aiutare Diego e Paolo a raggiungere i loro obiettivi, io vi consiglio un giro sul sito MCTC, che rende l'idea di quanto impegno

ci mettono e si vede!

In bocca al lupo



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