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Made in Ilas // Pagina 3 di 24
20.10.2015 # 4363
Mattei e Pagnozzi, la birra e il design.

Daria La Ragione // 0 comments

Mattei e Pagnozzi, la birra e il design.

diplomati ilas nel 2011

Questo è un progetto a cui sono personalmente molto interessata per tre motivi: primo e più importante è che coinvolge due diplomati ilas che ho avuto il gran piacere di avere in aula, secondo perché parla di design, terzo perché di mezzo c’è anche la birra anzi, soprattutto la birra.
Ecco la storia.
Giovanni e Leonardo Mattei, due cugini, hanno un’idea: produrre delle birre artigianali - quattro - destinate ai creativi.
Che significa? Significa che le etichette saranno disegnate da grafici e digital Artist di importanza internazionale. Non solo, ma il consumatore potrà gustare le birre e successivamente scaricare l'artwork dal sito web e alcuni artwork saranno dei psd con i livelli aperti per poter vedere come sono stati realizzati.
L’idea è figa e decidono di realizzarla, nel frattempo si sono trasferiti a Londra e contattato un ex collega, Maurizio Pagnozzi, per curare il branding. Maurizio si entusiasma ed entra in società con i due.
Il progetto è approdato su Indiegogo per raccogliere finanziamenti e farsi conoscere.
Morale della favola: Leonardo e Maurizio sono due persone talentuose e siamo davvero felici che si siano incontrati proprio alla Ilas: insomma, due birre mandatele anche a noi!

20.02.2020 # 5431
Mattei e Pagnozzi, la birra e il design.

Urania Casciello // 0 comments

Generazione Ilas: Intervista a Miriam Di Domenico

Curiosa, testarda e imprevedibile. Il suo personaggio preferito ha uno sguardo simile al suo nel concepire i valori e la vita. Di chi si tratta? Scopriamolo insieme a Miriam Di Domenico.


Miriam Di Domenico, per tutti Mia. Ha 25 anni e un sogno tra le mani. Scatta fotografie dall’età di sedici anni. Da due ha dato vita ad una nuova realtà : That’s Core. Un’agenzia di comunicazione nel centro della città che l’ha vista crescere, Cava de’ Tirreni. Ha deciso di avere affianco in questa avventura un team di lavoro giovane e creativo, con il quale creare e scambiarsi continui stimoli. Vive ogni giorno all’insegna della bellezza e di vibrazioni positive, convinta che la vita scorra troppo veloce per essere di malumore.


L´Intervista



(Urania Casciello) Chi è Miriam oggi?

 

(Miriam Di Domenico) Lo ammetto: le etichette mi sono sempre state strette. Non saprei dirti chi sono oggi; so chi non sono diventata e soprattutto ciò che non voglio essere. Mi piace pensarmi come un magma di creatività, difficile da contenere. Tante volte mi sono sentita “diversa”, come un pesce fuor d’acqua. Ma in fondo, chi di noi non lo è ogni tanto? Sento e vivo la vita come un affastellarsi di emozioni e situazioni che non possono, e non devono, essere racchiuse in una parola. Siamo troppo per essere classificabili. Se dovessi guardarmi da fuori, ti direi che ad oggi sono una giovane donna che continua a credere in un sogno. Ma la vita è così: sorprendentemente imprevedibile. E forse il segreto della felicità risiede in questo: lasciarsi scombussolare i capelli e le emozioni.


Hai sempre saputo di voler fare il tuo lavoro?

 

Continuo a ripetermi di essere una persona fortunata. Crescendo capisci che non è dato a tutti sapere quale posto occupare in questa società. Qualcuno lo scopre strada facendo, altri si adattano alle contingenze. Ho sempre saputo che la fotografia sarebbe stata qualcosa di più. Non solo un mezzo per catturare momenti, quanto un modo di vivere e vedere la vita. Ci vuole un amore smisurato per credere in un sogno così grande e per affrontare i momenti “no”.


Fotografa ma anche influencer, come sei riuscita a combinare queste due cose?

 

Ho sempre avuto un solo obiettivo : condividere ciò che mi piace e confrontarmi . Non so se il mio percorso digitale possa essere racchiuso nella figura prima della “fashion blogger” e poi della “influencer”. Sicuramente il diplomarmi in fotografia pubblicitaria con una predilezione per il settore moda e la mia passione smisurata per l’haute couture hanno un comune denominatore.


Nel tuo percorso di studi c’è anche la Ilas, che ricordo hai di quel periodo?

 

L’Ilas è stata la mia chiave di svolta. Uscivo da poco dal liceo di un paesino ed ero piccola e affamata di scoprire il mondo circostante. La mia esperienza all’Ilas non è riassumibile in un diploma finale. Ho conosciuto persone che adoro profondamente e con i quali condivido, ancora oggi, prima una passione e poi un lavoro. Sono cresciuta personalmente e fotograficamente parlando. Ho avuto l’onore di confrontarmi con docenti qualificati che mi hanno sempre saputo spronare ed incentivare a credere, a non smettere mai di cercare ed osservare la bellezza. In definitiva è stato uno dei periodi più felici e pazzi che abbia vissuto.


Cosa pensi del mondo della fotografia pubblicitaria e del mondo della fotografia artistica? C’è un fotografo che segui particolarmente?

 

La figura del fotografo è cambiata radicalmente negli ultimi tempi. Nonostante non sia un’arte facilmente accessibile, al giorno d’oggi è quasi scontato avere una macchina fotografica. Il confine tra amatoriale e professionale è qualcosa che si tende a dimenticare sempre più spesso, avallando stili e tecniche discutibili. Essere fotografo non significa solo sapere fare una fotografia tecnicamente giusta. È, a mio avviso, l’insieme di tecnica, occhio e sensazioni. Se fai un giro d’orizzonte noterai che dopo lo youtuber e l’influencer, c’è il fotografo. A me piace scrivere, lo faccio da anni, ma nonostante ciò non mi presento come scrittrice. È una questione di umiltà. Non tutti possono fare tutto. Per fortuna però in questo mare contaminato, c’è ancora chi della fotografia vive ed è fonte d’ispirazione per gli altri. Uno dei miei punti di riferimento è sicuramente Giovanni Gastel. Unione di una fotografia commerciale e artistica al tempo stesso, in lui ritrovo la mia idea di femminilità e sensualità. Delicato ma intenso. Ogni suo scatto sa emozionare e raccontare.


Che consiglio daresti a chi si approccia adesso al tuo lavoro?

 

Viviamo tempi difficili, dove credere smisuratamente in un sogno è un privilegio e richiede tanto coraggio. Come direbbe il mio docente di fotografia all’Ilas, Ugo Pons Salabelle, è “più black d’ ‘a midnight”. Ci svegliamo con una perenne sensazione di inadeguatezza e incompletezza legata intorno al cuore. È a questo che serve fare ciò che realmente si ama, per sentirsi vivi. Il mio unico consiglio è di credere in se stessi. Siamo unici e come tali non possiamo essere messi a confronto. C’è bisogno di genuinità, di avere umiltà e imparare ad avere pazienza. Non si è mai arrivati ma è sempre, e solo, un altro punto di partenza.



Cosa ti tira giù dal letto la mattina?

 

La consapevolezza di avere un nuovo giorno da vivere con le persone che amo e colmo dipossibilità.

Un colore che ti rappresenta?

 

Il rosso senza ombra di dubbio: elegante ma selvaggio al tempo stesso.

Il personaggio di un film che senti più vicino a te?

 

Clint Eastwood è sicuramente uno dei miei capisaldi. In ogni suo personaggio e/o film ritrovo uno sguardo simile al mio concepire i valori e la vita.

Una parola che ti piace e una che vorresti eliminare dalla terra?

 

Amore è la parola più bella che una persona possa pronunciare. Senza limiti, ti travolge e ti riempie. Invidia è la parola che ti consuma e che eliminerei.

Come descriveresti il tuo lavoro ad una persona del 1800?

 

La fotografia è il mio modo di espressione massima. Racconto ciò che con le parole non riesco. Emozioni, sensazioni, pensieri sono tutte racchiuse nelle fotografie che scatto. Mi piace raccontare storie. La mia, la tua.

Cosa dobbiamo aspettarci da te?

 

Tutto.




Urania Casciello

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l´ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

20.02.2020 # 5429
Mattei e Pagnozzi, la birra e il design.

Urania Casciello // 0 comments

Generazione Ilas:
Intervista ad Antonio Gallo

Orgogliosamente Geek, rigorosamente pazzo! Il mondo di Antonio Gallo aka Barbadifuoco potrebbe tranquillamente trovarsi in un fumetto (da lui illustrato)!

Antonio Gallo – aka Barbadifuoco – classe 1991, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Napoli, specializzato in Graphic Design. Disegnatore e illustratore, da anni coltiva la cultura ludica e geek in tutte le sue forme, spaziando dalle serie televisive alla cinematografia, dai più famosi videogiochi all’universo variegato del fumetto. Condivide i propri lavori e le proprie idee con graphic designer internazionali e collabora con e-commerce d’oltreoceano. Appassionato di manga/comics, ha collaborato con il festival del fumetto Comicon di Napoli.


L´Intervista




(Urania Casciello) A cosa stai lavorando attualmente?

 

(Antonio Gallo) Sto lavorando ad un’illustrazione riguardante il mondo dei comics/manga, per un e-commerce con sede a Chicago, roba figa insomma.

 

Da dove viene la tua ispirazione? Segui un rituale per trovare idee creative?

 

Questa domanda mi mette molto in difficoltà perché non ho un metodo preciso ma succede tutto quasi in modo randomico, mentre alcune volte li vedo in sogno.

Molto weird ma divertente perché poi devo capire come arrivare a quel risultato, quindi inizia un lavoro di ingegneria inversa.

 

Che ricordi hai del tuo percorso di studi alla Ilas?

 

Ricordi fantastici, non avevo mai respirato un aria così creativa ma al contempo professionale riguardante un percorso di studi e il potermi confrontare con docenti professionisti del settore mi ha permesso di crescere e migliorare più di quanto mi aspettassi, soprattutto dal punto di vista mentale.

 

Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro?

 

No, è successo tutto per caso. Prima delle Belle Arti ho studiato in un Professionale Orafo in cui mi ero specializzato nella moderazione 3D e pensavo di proseguire su quella strada, poi ho conosciuto Photoshop ed Illustrator ed ho passato ogni giorno a sbatterci la testa con la mia prima tavoletta grafica che disintegrai.

 

Tra i tuoi lavori c’è qualcosa che ti rappresenta di più o di cui sei più fiero?

 

Assolutamente sì, “Obey The Hypnotoad”, il lavoro che più di tutti mi ha dato soddisfazioni da ogni punto di vista, ha avuto un successo enorme e non pensavo un singolo lavoro (scemo tra l’altro perché ancora oggi quando lo guardo mi fa ridere) potesse arrivare a tanto.



Qual è la sfida più grande che hai dovuto affrontare?

 

La sfida più ardua è stata quando per la prima volta sono entrato in questo mondo senza sapere nulla, non conoscevo nessuno ed erano tutti stranieri e stra bravi.

 

Grafica, Illustrazione e Musica, a chi vuoi più bene? Scherzi a parte, senti che l’ago della bilancia spinge più per qualcosa rispetto ad altro?

 

Musica senza pensarci due volte. Una fedelissima compagna di vita. Gli anni in cui ho “militato” nel metal underground napoletano sono i ricordi più belli che ho, adrenalina alle stelle, amici fantastici, il gruppo che era una famiglia e quella maledetta chitarra, amore della mia vita.

 

 Cosa ti tira giù dal letto la mattina? Cosa ti guida?

 

I rumori della città e la voglia di fare e creare qualcosa di migliore rispetto al mio ultimo lavoro.

 

Che consiglio daresti a chi si approccia adesso al tuo lavoro?

 

Non avere paura di chiedere e di rompere le scatole ai professionisti, così facendo ho avuto modo di conoscere artisti fantastici, grazie a loro io ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginarvi.

 

Hai un libro da consigliare a chi vuole intraprendere la carriera da grafico?

 

“Trademarks & Symbols of the World: The Alphabet in Design”, ebbi la fortuna di metterci mano alle superiori, e rimasi colpito da tutte quelle forme, i moduli, le geometrie e l’uso intelligente delle stesse.

 

Una parola che ti rappresenta?

 

PAZZO.

 

Una parola che vorresti eliminare dalla terra?

 

Supercalifragilistichespiralidoso.

 

Se tu fossi un piatto quale saresti?

 

Pizza, perché è rotonda, viene consegnata in cartoni quadrati e tagliata in triangoli.

 

E se invece tu fossi una canzone?

 

Sicuramente Master of Puppets dei Metallica perché per me è la miglior composizione di sempre ed è il motivo per cui da ragazzino iniziai a suonare la chitarra.

 

Come descriveresti il tuo lavoro ad una persona del 1800?

 

Disegno pupazzetti.

 

Cosa ti aspetta per il futuro?

 

Il futuro è qualcosa di imprevedibile quindi non sai mai cosa aspettarti, continuerò a migliorarmi e migliorarmi e se ci sarà tempo anche migliorarmi.




Urania Casciello

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l´ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

20.02.2020 # 5428
Mattei e Pagnozzi, la birra e il design.

Urania Casciello // 0 comments

Generazione Ilas:
Intervista a Sofiya Chotyrbok

Ama affrontare vita e progetti con passione viscerale, come ha fatto con il suo ultimo lavoro

Sofiya Chotyrbok nasce nel 1991 in Ucraina. All’età di 9 anni si trasferisce in provincia di Napoli, dove presto inizia a interessarsi alla fotografia. Frequenta il corso di Fotografia e Grafica pubblicitaria alla Ilas Accademia Italiana di Comunicazione Visiva, diplomandosi nel 2013. Successivamente si trasferisce a Milano, dove frequenta il corso di Fotografia biennale presso cfp Bauer, fino al conseguimento del diploma. Nel corso dei suoi studi, matura la scelta di operare sul materiale d’archivio e sulle immagini esistenti, dando vita a due progetti – Millenovecentonovantuno e Deficit – che indagano il tema della memoria e la stampa materica su tessuto. Deficit è stato esposto recentemente presso la Fondazione Stelline di Milano ed è stato selezionato e proiettato al Mana Contemporary di Chicago. Attualmente è impegnata in uno stage presso lo studio di Miro Zagnoli a Milano.




DEFICIT from Sofiya Chotyrbok on Vimeo.


(Urania Casciello) Come ti descriveresti?


 

(Sofiya Chotyrbok) Credo di essere una persona solida, con i piedi ben piantati per terra, disposta a sacrificarmi per quello in cui credo. Ma mi piace anche pensare di avere in me un’altra parte più leggera e mistica, che si lascia trasportare dal caos e dal vento della vita, per raccogliere i segni del destino. Dico sempre di essere un fiume e di essere nata con un soffio di vento (cit. Io sono di legno, Giulia Carcasi).


 

Sofiya Chotyrbok


Hai sempre saputo di voler fare la fotografa?

 

L’ho scoperto per caso a 17 anni, quando ho cominciato a scattare fotografie un po’ per gioco. È lì che ho deciso che sarebbe stata la mia strada. Sono passati 11 anni e nulla è cambiato. Nel mio percorso, anche intraprendendo altre strade, sono sempre tornata a lei. La fotografia è la mia espressione, la mia ossessione.

 

Che ricordi hai del tuo percorso alla ilas?

 

È stato il ponte fra il percorso liceale e il mondo creativo. La prima possibilità che ho avuto per studiare fotografia, per capire cos’è un’immagine. È stato il periodo più bello della mia vita, colmo di incontri, di insegnamenti e di amicizie che porto avanti tuttora. Alcune lezioni di vita apprese in questo percorso continuano a rappresentare il mio riferimento quotidiano, non posso ad esempio dimenticare la frase che mi disse un giorno Fabio Chiaese: “prenditi cura dei tuoi demoni, ti rappresentano e fanno di te quello che sei”. Questo consiglio lo tengo stretto da allora e gliene sarò per sempre grata.




Cosa ti affascina del mondo della fotografia?

 

Mi piace che abbia vite infinite. La fotografia, dall’idea al risultato finale, ha mille processi fisici e mentali che restituiscono a chi la crea una pace interiore o una carica di energia. È un processo magico anche per colui che osserva la fotografia e la fa propria.

 

C’è un fotografo a cui ti ispiri?

 

Ad essere sincera non ho un fotografo di riferimento. Ce ne sono tanti che ammiro e stimo, ma la mia attenzione è rivolta in questo momento ad artisti che lavorano con la fotografia, come nel caso di Christian Boltanski. I suoi lavori mi emozionano e sono profondamente affascinata dalla profondità del suo processo creativo.”L’incontro” è avvenuto nel periodo in cui ho iniziato ad usare il tessuto come supporto per i miei lavori: ritrovare nel suo modus operandi una serie di analogie con il mio approccio istintivo mi ha dato maggiore forza e consapevolezza.





Deficit – il tuo ultimo progetto – è una sorta di macchina nel tempo che vuole celebrare la memoria della tua famiglia. Da cosa sei partita, a cosa sei arrivata?

 

Deficit è una installazione che nasce dall’incontro del mio ampio archivio familiare con l’ossessione per l’opera di Ilya Kabakov, un noto artista di origini ucraine. Lo spunto iniziale è stato quello di lavorare sulle abitazioni sovietiche, ma non potendo andare nella mia terra natale, ho cercato di relazionarmi con esse a distanza. Ho capito con il tempo che la mia attenzione fosse rivolta principalmente al tappeto, un oggetto ricorrente in tutte le case dell’ex unione sovietica. Da lì sono arrivata a realizzare un lavoro con varie declinazioni, utilizzando diversi tipi di tessuto, la carta ed il video. Tanti supporti per un unico messaggio: dove la memoria personale è “in deficit”, interviene quella collettiva. E’ stato importante dare solidità materica a queste immagini, affinché l’esperienza divenisse tattile anche per lo spettatore. La dimensione rituale del contatto lo riconduce alla propria memoria personale, come se prendesse in mano vecchie fotografie.


Quali sono state le reazioni della tua famiglia al progetto?

 

La prima reazione di mia madre è stata buffa. Ha manifestato un moderato apprezzamento, privo dell’entusiasmo che le appartiene. Mi ha poi confessato che la inquietassero i volti coperti dal tappeto, ma dopo averle spiegato il motivo di questa scelta, ha acquisito maggiore consapevolezza del processo, fino ad innamorarsene. La zia di mia mamma ci ha trovato un’altra chiave di lettura interessante: il tessuto le ha ridato la sensazione di “ovattato”, una condizione che le ha ricordato la sua vita da cittadina sovietica. Questa interpretazione, per me del tutto nuova, mi ha fatto riflettere molto. È un progetto che potrebbe prendere altre strade nel corso del tempo, chissà!

 

Hai la possibilità di scegliere come guardare il mondo per un giorno? Scegli Bianco e nero o colori?

 

Assolutamente in bianco e nero! Faccio mia una citazione di Daido Moriyama per spiegarne il motivo: “Il bianco e nero racconta il mio mondo interiore, le emozioni e i sentimenti più profondi che provo ogni giorni camminando per le strade di Tokyo o di altre città, come un vagabondo senza meta. [..] E’ ricco di contrasti, è aspro, riflette a pieno il mio carattere solitario.”


C’è una canzone, un brano, che ti rappresenta più di altre?

 

Faccio fatica a individuare una canzone in particolare, ma se dovessi scegliere sarebbe una composizione di Philip Glass: la sua musica accompagna spesso le mie giornate. Lenisce i tormenti di quelle più buie, eleva la concentrazione di quelle più produttive e creative.

 

Tre cose di cui non si potrebbe fare a meno sulla terra? 

 

Libri, caffè e stare a contatto con la natura. Queste tre cose mi fanno star bene e mi fanno sentire viva!


Cosa ti tira giù dal letto la mattina? 

 

L’odore del caffè e sapere di avere poco tempo per fare tutto quello che vorrei. Quando però ho un progetto su cui lavorare, stilo una lista di cose da fare e allora mi alzo molto presto e mi metto all’opera. Svegliarsi con le prime luci dell’alba mi dona linfa ed energia.

 


Cosa dobbiamo aspettarci da te?

 

Ho terminato da poco un percorso di studi che mi ha portato, dopo l’esperienza all’Ilas, a frequentare un corso di formazione biennale presso la scuola Bauer. Sto iniziando a misurarmi con la dimensione lavorativa e valutando la possibilità di un ulteriore percorso di studi riguardante l’archivio fotografico e la catalogazione. Parto dalle certezze della mia formazione per guardare positivamente al mio futuro. Ho già altri progetti in mente e lavorerò sodo per dar loro vita. Spero di avere fra 10 anni ancora questa passione viscerale e la giusta dose di leggerezza per affrontare nuove sfide.



Urania Casciello

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l´ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

14.10.2016 # 4676
Mattei e Pagnozzi, la birra e il design.

Daria La Ragione // 0 comments

Gianluca Petraccaro premiato agli Scottish Creative Award

diplomato ilas in Grafica e Web Design 2014/2015

I nostri complimenti a Gianluca Petraccaro, diplomato alla ilas in Grafica Pubblicitaria - con Alessandro Leone - e Web Design - con Nicola Cozzolino. 

Si è tolto una gran bella soddisfazione: un suo progetto è stato premiato agli Scottish Creative Award con ben tre riconoscimenti.

Si tratta di un lavoro per raccogliere fondi a favore di Diabetes UK: due font, disegnati da Gianluca, in vendita online e il ricavato sarà totalmente devoluto all’associazione.

 

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«Il progetto è composto da due font che ho disegnato per raccogliere fondi per la cura del diabete partendo dalla comunità del design. Il concept ovviamente è originato dal diabete anche per il nome (bloodsugar type one/type two), e mira a raccontare la dicotomia tra glucosio e sangue; è in espansione in quanto al momento ci sono due singoli font, ma il lavoro mi ha fatto vincere tre premi agli Scottish Creative Awards nelle categorie Tipografia, miglior uso dei media, e Chairman's award, che sarebbe il presidente dell'organizzazione che sceglie il lavoro più valido per lui tra un centinaio in tutte le categorie partecipanti. È stata una bella soddisfazione.» 

Il progetto è qui www.typeonetypetwo.com dove potete leggere tutte le informazioni.

Complimenti Gianluca!

29.05.2015 # 4200
Mattei e Pagnozzi, la birra e il design.

Daria La Ragione // 0 comments

Sara Viscione in MRM Meteorite di Londra

diplomata ilas in grafica, web, copywriting e php

La prima cosa che colpisce di Sara è che è un'entusiasta.

Vi dà l'impressione che tutto quello che fa sia semplice e divertente, vi fa venire voglia di fare come lei: studiare Fotografia, Motion Graphics e Video Editing al New Media Technology College di Dublino, poi diplomarvi alla ilas e infine, grazie a una partnership della scuola con la prestigiosa Minale Tattersfield e al suo indubbio talento, trasferirsi a Londra.

Non è finita qua, va da sé. 

Lei lo racconta come se parlasse di una passeggiata, ma a un certo punto l'agenzia attraversa un momento di crisi, riduce il personale e lei che fa? Se ne torna a casa con la coda tra le gambe? Ovvio che no, lei entra in MRM Meteorite, parte di McCann Worldwide, dove realizza il suo sogno di diventare  UX Designer.

Una persona così, lo capite da soli, non si accontenta di realizzare un progetto e infatti mi scrive: «Faccio parte di questa grande famiglia ormai dallo scorso ottobre e non potrei essere più felice. I progetti a cui prendo parte sono estremamente stimolanti, per clienti del calibro di General Motors, Coca Cola, Intel e tanti altri. Lavoro con menti brillanti che ogni giorno mi ispirano e nutrono la mia passione. Ho infatti iniziato a frequentare una scuola d'arte per imparare a dipingere: ora voglio diventare un'illustratrice e progettare fonts. (…) Nel futuro mi vedo scrittrice, artista visiva e ricercatrice, perché sono queste le mie passioni più vere: l'espressione dell'interiorità, l'indagine, la speculazione e la scoperta di nuovi confini inesplorati.»

La cosa che ci inorgoglisce tanto però, è che lei abbia parole così belle per la nostra scuola: «L'esperienza all'Ilas è stata decisiva. Presso questo Istituto ho conosciuto insegnanti eccezionali, quali Giovanna Grauso, Giovanni Ferricchio, Bruno Ballardini e Nicola Cozzolino, che mi hanno mostrato nuovi orizzonti, nuovi modi di guardare al mondo e a me stessa.»


Questo è uno dei suoi progetti


adam


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