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Blog // Pagina 4 di 16
23.02.2017 # 4782
Una moneta per i tuoi improperi

Daria La Ragione // 0 comments

Una moneta per i tuoi improperi

Blog! di Daria La Ragione

In un mare di campagne tutte uguali, con posti meravigliosi e irraggiungibili, belle donne formose ma magrissime stese al sole con un cocktail, piramidi, monumenti, spiagge, atolli e tramonti romantici, la campagna di Hotels.com è una ventata di freschezza e ironia.
La campagna Winter Swear Jar (letteralmente il “barattolo delle parolacce contro l’inverno) è di JWT Toronto, dedicata al mercato canadese, per il brand Hotels.com.
L’idea è molto semplice e parte dal presupposto che l’inverno canadese è molto rigido e che c’è un solo modo per per superarlo: spalare la neve!
Questo finché non arriva Hotels.com con il suo barattolo delle imprecazioni – a napoli le chiamiamo maleparole, perché abbiamo il dono di una sintesi potente che secondo me ci viene dal greco – un barattolo in cui l’azienda lancerà un quarto di dollaro per ogni tweet che inveisce contro l’inverno in ci sia almeno una parolaccia.
Raggiungi i 1000 dollari (canadesi?), l’azienda manderà un canadese in vacanza in un posto caldo e assolato.
Sul sito dedicato a Winter Swear Jar, nel momento in cui scrivo, il barattolo ha raggiunto i 135 dollari e ci vorrà ancora un po’ perché un fortunato canadese possa svernare al caldo.
Nel frattempo una campagna prodotta con pochi spiccioli – e in effetti almeno sul piano estetico si poteva fare di meglio – strappa un sorriso porta nuovo traffico al sito.

Credits
Art Director: Jose Rivas
Copywriter: Kyla Galloway
Digital / Social Strategy Director: Adam Ferraro
 

14.02.2017 # 4771
Una moneta per i tuoi improperi

Daria La Ragione // 0 comments

Gli spot del Super Bowl

Blog! di Daria La Ragione

Quando ho iniziato a occuparmi di pubblicità non era semplice trovare spot da guardare e studiare, i migliori venivano raccolti in costosissimi dvd (sì, costosissimi, avete capito bene: li dovevi pagare) e gli eventi per eccellenza erano due: il Festival di Cannes (quello della pubblicità) e il Super Bowl, in assoluto lo spazio pubblicitario più pagato.

Cos’è il Super Bowl
Si tratta della finale campionato di football americano. Ma non è una semplice partita, anzi: è uno show a tutti gli effetti. Impossibile calcolare il numero degli spettatori di un evento trasmesso da oltre venti canali televisivi in tutto il mondo, per non parlare del web.
L’halftime show, quello tra il primo e il secondo tempo, quest’anno ha visto protagonista assoluta Lady Gaga (che l’hanno scorso aveva cantato l’inno nazionale), con l’esibizione più twittata di sempre – battendo quelle di Madonna e Katy Perry.
E come ormai accade da qualche anno, sul sito Pepsi è stato possibile seguire le prove e i preparativi.
Per la cronaca, il Super Bowl di quest’anno si è svolto il 5 febbraio, i New England Patriots hanno battutto gli Atlanta Falcons e vinto il loro quinto titolo.
 


Gli spot del Super Bowl
Anche quest’anno ho atteso con curiosità di vedere quali spot erano stati mandati in onda, aspettandomi il meglio del meglio… e rimanendo piuttosto delusa.
Poca creatività e tanta tanta banalità.
Su trenta commercial, forse una decina sembrano meno noiosi e appena un paio spiccano per spessore.
Il dato che mi ha colpito è che, in un momento di spaccatura degli U.S.A., i temi di grande attualità come l’immigrazione e il ruolo delle donne nella società, siano stati protagonisti anche in pubblicità.

Audi
Audi ha scelto la questione della parità di genere, con un toccante film in un papà si domanda che mondo dovrà raccontare alla sua bambina: se uno in cui gli uomini valgono più delle donne, o uno in cui le cose possono cambiare. Nel frattempo Audi ci annuncia che i suoi stipendi sono gli stessi per tutti i dipendenti. Sembrerà scontato, non lo è affatto.
Advertising Agency: Venables Bell and Partners, San Francisco, USA
Creative Director: Justin Moore
Associate Creative Director: Allison Hayes
Copywriters: Mike Mcguire, Kathy Hepinstall
Director: Aoife Mcardle
 


84 Lumber
84 Lumber si affida all’agenzia Brunner per un cortometraggio che racconta il viaggio di una madre messicana, che parte per portare la figlia negli Stati Uniti, bello e toccante e senza finale: per sapere come va a finire bisogna andare sul sito dell’azienda, ed è quasi impossibile resistere alla tentazione (io non ce l’ho fatta!).
Advertising Agency: Brunner, Pittsburgh, USA
Creative Director: Dave Vissat
Director: Cole Webley
 


Budweiser
Il tema dei migranti, a sorpresa, è anche nella campagna di Budweiser, americana che più americana non si può e pure, scoprima oggi, fondata da un tedesco emigrato.
Advertising Agency: Anomaly, New York, USA
Director: Chris Sargent
 


Coca Cola
Un’altra icona americana si schiera contro le recenti politiche di Trump, con il suo “its Beautiful” che altro non è che una versione speciale del famosissimo inno patriottico America The Beautiful: le parole sono cantate da immigranti, ciascuno nella sua lingua. Chiude l’hashtag #AmericaIsBeautiful.
Advertising Agency: Wieden + Kennedy, USA
 

02.02.2017 # 4764
Una moneta per i tuoi improperi

Daria La Ragione // 0 comments

MyDakar - la sfida secondo Renault

Blog! di Daria La Ragione

La Paris Dakar era un mito prima ancora che un rally: partiva dalla capitale francese e arrivava in quella senegalese, attraversando paesi europei e africani e il deserto del Sahara, lasciando sul percorso feriti e non poche vittime, senza mai perdere quel fascino della sfida senza tempo.

Un mito che si è trasformato negli anni, diventando il Rally Dakar e spostando il percorso in Sud America dopo che nel 2008 la corsa era stata sospesa per un rilevante rischio attentati.

Dal 2 al 14 gennaio si è corsa la competizione del 2007 e per l’occasione Renault ha lanciato #MyDakar, una multisoggetto bella e di grande impatto: 4 spot, 4 donne che raccontano quale sia la loro Dakar, la loro sfida, la corsa della vita. E sono tutti progetti che hanno in comune la speranza, la forza dell’ideale da cui partono e un impatto significativo e rilevante nella vita di altre persone.

Vida Corrida è il progetto di Naide a San Paolo, per coinvolgere ragazzi e bambini in contesti a rischio attraverso lo sport e la sua Dakar è portare lo sport nei quartieri degradati; 

 


Fundaciòn Zorba, in Argentina, è progetto di Isabel per interrompere le corse clandestine, con il loro giro di scommesse e tutto ciò che comportano per gli animali. Non è un problema loro spiega, è un problema umano e si chiama violenza e la sua Dakar è interrompere gli abusi sugli animali; 

 


Ana Marìa vive a Medellin in Colombia, la città di Escobar, famosa nel mondo per la droga, che nel 2012 è stata eletta la città più innovativa del mondo: Ecobikes è un progetto per produrre energia grazie all’attività fisica, particolarmente grazie alle biciclette ed  è un progetto che ha trovato il maggiore ostacolo nella resistenza al cambiamento, la sua Dakar è portare ovunque energia pulita e libera; 

 



Aida è messicana, Huerto Romita è un progetto di orti biologici collettivi iniziato per sfida e cresciuto in modo impressionante costruendo una comunità di persone che altrimenti non si sarebbero mai incontrate e che invece si scambiano cibo, coltivato con attenzione e amore, la sua Dakar è riempire la città di orti biologici.

 


La scelta di queste quattro storie è vincente e molto interessante: la forza delle idee e della passione di queste donne è coinvolgente, sono senza dubbio un’ispirazione, anche solo per il loro approccio, per la determinazione con cui raccontano il proprio progetto. Il collegamento con la sfida è immediato e molto forte: arriverò fino in fondo, non importa quali ostacoli incontrerò.

Ma è molto interessante anche il fatto che si tratti donne, non una scelta scontata visto che parliamo di un rally, e che fa venire in mente un tentativo di coinvolgere un pubblico più ampio anche cambiando la narrazione: la sfida è nella vita di chiunque decida di coglierla. E questo è l’altro elemento molto valido di questa pubblicità: suggerisce che ognuno di noi ha un #MyDakar e mentre ascoltiamo queste donne qualcosa nella nostra testa corre già alla vita che viviamo, ai nostri obiettivi ed ecco qua: ci ha presi coinvolti e ha portato a casa il risultato.


Advertising Agency: Publicis, Buenos Aires, Argentina

Creative Directors: Paula Kozub, Ignacio Jardon

Art Director: Javier Agena Goya

Copywriter: Mauro Ribot

27.01.2017 # 4757
Una moneta per i tuoi improperi

Daria La Ragione // 0 comments

Killer in red - Paolo Sorrentino firma il corto di Campari

Blog! di Daria La Ragione

In principio fu Pirelli, dodici scatti, donne bellissime, un grande fotografo e l’edizione limitata: gli ingredienti di The Cal erano pochi e semplici, ma fecero grande un progetto che è entrato nel mito. Dopodiché in molti hanno scelto la strada del calendario “di lusso” e tra quelli che hanno fatto strada e successo i nomi che spiccano sono italiani: Lavazza e Campari per citarne solo due.

Proprio Campari ha saputo andare oltre, annunciando il 24 gennaio la sua Ri(e)voluzione con il progetto Red Diaries: dodici storie, ognuna legata a un bartender e a un cocktail. Il progetto è stato ideato da JWT Milano, che ha affidato al giovano e promettente regista italiano Ivan Olita la regia di questi cortometraggi rilasciati sul sito Campari e sul canale Youtube. “Ogni cocktail racconta una storia” promette l’azienda, e queste storie sono raccontate bene, con fascino e stile.

Il clou di questa campagna però è un altro: Killer in red è il titolo del cortometraggio girato dal premio Oscar Paolo Sorrentino, che racconta la storia di un bartender negli anni ’80, con il dono di capire la personalità dei suoi clienti e dare loro il giusto cocktail, finché arriva un bionda fasciata in un abito rosso e il fantastico Clive Owen, protagonista della storia, le porge un Killer in red, cocktail che scopriremo profetico.

L’atmosfera noir, le tantissime citazioni – una per tutte il cadavere in piscina di Viale del tramonto – lo stile di Sorrentino e il fascino inossidabile del protagonista finiscono per offuscare la bellezza di Caroline Tillette, attrice franco-svizzera semi sconosciuta e baciata dalla fortuna di essere scelta per questo piccolo film.

Per capire la qualità del progetto basterebbe dire che degli oltre 13 minuti di durata, solo 11 sono di narrazione, tutto il resto va via per i titoli di coda, dandoci la percezione di come questo sia in realtà un film in miniatura.

Personalmente ho molto apprezzato il fatto che, benché ci fossero tutti i richiami possibili al cinema americano degli anni ’50, sia stato scelto un regista italiano premio Oscar: un modo importante di sottolineare che Campari è sì un’azienda internazionale, ma che resta profondamente italiana, e proprio per questo innovativa, elegante e fascinosissima.

Ma il calendario? Dopo anni trascorsi in compagnia delle nuove dive non avranno mica lasciato orfani gli aficionados di questo oggetto ormai inutile ma pieno di glamour?

No, non lo hanno fatto: Ale Burset, talentuoso fotografo argentino, ha ritratto i dodici bartender autori dei cocktail e protagonisti dei Red Diaries; anche questa volta – unica tradizione che l’azienda ha rispettato – sono state stampate 9999 copie che verranno regalate. Niente più dive patinate insomma, ma un progetto moderno e integrato.

Chapeau


 


17.01.2017 # 4749
Una moneta per i tuoi improperi

Daria La Ragione // 0 comments

Apologia del nuovo logo della Juventus

Blog! di Daria La Ragione

Alle 21 del 16 gennaio la Juventus, dopo aver lanciato un count down sulla propria pagina Facebook annunciando “una novità”, fa ancora un passo in avanti rispetto alle altre squadre di calcio italiane (e probabilmente europee fatta eccezione per Real, United e Barcellona), ma questa volta non in campionato. No, il passo lo fa nella storia, lanciando un nuovo logo e una nuova esperienza di brand, stravolgendo il classico approccio delle altre società del settore, tutte ferme al solito stendardo: un logo semplice, iconico, che racconta la volontà della Juventus di esplorare nuovi target: donne, bambini, millennials world wide, puntando moltissimo sui social network per dialogare con persone che fino a oggi l’azienda non aveva intercettato.


via brandemia.org


«A cosa pensa la bambina di Shanghai, il millennials di Mexico City, la ragazza di New York? Per questo vogliamo avere un linguaggio meno tecnico e più evocativo», così Andrea Agnelli spiega il cambio di marcia alla presentazione ufficiale del nuovo logo Juventus.

Dopo il nuovo stadio la crescita aziendale passa adesso da una strategia di comunicazione che ieri ha visto solo la prima puntata.

 



Dal Museo della Scienza e della Tecnica di Milano va in onda Black and White and More, nome dell’evento e del progetto con cui la Juventus mira a crescere. Viene presentato il nuovo logo, progettato dalla sede milanese di Interbrand, che si lascia alle spalle le tradizioni calcio per mettere a fuoco l’identità della vecchia signora e che mette insieme tre elementi: la j, iniziale stilizzata con eleganza e semplicità, le strisce bianche e nere che saranno il tema della nuova identità visiva, lo scudetto.

Al momento il nuovo logo Juventus è già sul sito e sui social, sulla maglia arriverà a luglio quando sarà implementato in via definitiva.

Nel frattempo il pubblico ne parla, e tanto: molti tifosi sono contrariati, ma è quello che capita quando un'immagine che conosci da anni viene archiviata, serve un po' di abitudine, in compenso molti apprezzamenti arrivano dagli addetti ai lavori, uno per tutti underconsideration.com, davvero un'autorità: «The execution of the new “J” is great, hinting at both the traditional black-and-white stripes of the uniforms and Gestalting the shit out of your brain for it to complete the shape of a shield, which helps anchor the logo in a more traditional soccer symbol. The monogram works great small, large, in black, in white, and can withstand weird stuff like the image below. The wordmark condensed and industrial-esque wordmark also hints at the uniform stripes and even in its simplicity it has plenty of personality, mostly thanks to the initial “J”.» L'articolo intero potete leggerlo qui.


 

 



17.01.2017 # 4748
Una moneta per i tuoi improperi

Daria La Ragione // 0 comments

Accept: Il tv spot di air bnb contro le discriminazioni

Blog! di Daria La Ragione

«È molto più difficile rifiutare qualcuno guardandolo negli occhi», parola di Jonathan Mildenhall, responsabile marketing di Airbnb, nominato Brand Genius per il 2016 dalla rivista Adweek.

All’indomani dell’elezione tanto discussa di Donald Trump, Airbnb ha pubblicato un tv spot prodotto in house che parla dell’accoglienza come valore imprescindibile della propria community.


In questo commercial succede pochissimo: volti si susseguono uno dopo l’altro, diversi per età, sesso ed etnia. Su questi volti, in sovrimpressione, un messaggio molto chiaro: 


We believe that no matter who you are, where you're from, or where you travel, you should be able to belong in the Airbnb community. By joining this community you commit to treat all fellow members regardless of race, regardless of sex, regardless of ethnicity, religion, sexual orientation, disability, national origin, gender identity or age with respect and without judgment or bias. The world is much more beautiful place when you accept.

(Noi crediamo che non importa chi sei, da dove vieni, o qual è il tuo viaggio, dovresti poter essere parte della community Airbnb. Aderendo a questa communiy ti impegni a trattare tutti i suoi membri, a prescindere dalla razza, indipendentemente dal sesso, indipendentemente dall'appartenenza etnica, religione, orientamento sessuale, disabilità, origine nazionale, identità di genere o età, con rispetto e senza giudizi o pregiudizi. Il mondo è molto più bella posto quando “accetti”.)


Airbnb ha una politica molto severa quando si tratta di discriminazioni e, avendo ricevuto parecchie segnalazioni, all’inizio del mese di novembre ha inserito tra le clausole del contratto con cui si entra a far parte della community proprio questo giuramento.

 


Due cose sono molto rilevanti in questo (bel) tv spot Airbnb: il messaggio non è banalmente un “buon proposito” antirazzista, da sventolare per farsi belli; funziona perché è intimamente connesso al brand e al suo business: viaggiare significa aprire l’orizzonte alla diversità, a una ricchezza di orientamenti, idee, culture ed è fondamentale, visto che parliamo di persone che ospitano nelle loro case altre persone, che il clima di accettazione e armonia; quindi dal punto di vista del branding il messaggio è doppiamente efficace.


La seconda cosa, che interessa particolarmente chi scrive, è il testo: bello lungo prima di tutto, non pronunciato da una suadente voce fuori campo, ma da leggere e che si fa leggere (come sempre accade quando sono ben scritti) segnala una delle nuove tendenze degli ultimi anni: la rivincita dei copy! Complice Google e il suo famigerato algoritmo, viviamo una nuova stagione di splendore che è iniziata proprio grazie alla necessità di scrivere testi che permettessero ai motori di ricerca di individuare l’argomento trattato e stabilirne l’affidabilità. Da qui il passo è stato abbastanza breve: in poco tempo sono stati contagiati anche i mezzi tradizionali, non soltanto questo commercial ma, per esempio, bastava sfogliare l’ultimo catalogo Ikea per scoprire pagine e pagine di “storytelling”, racconto, a segnalare questa inversione di tendenza rispetto a cinque o sei anni fa.


È tutto oro quello che luccica? Ovviamente no: la SEO assedia i copywriter oggi più mai, costringendoli a equilibrismi non facili per trovare il giusto mix di creatività e visibilità.

31.12.2016 # 4740
Una moneta per i tuoi improperi

Daria La Ragione // 0 comments

Fotografia, grafica e arte: regali per tutti

Blog! di Daria La Ragione

Tra fotografia, grafica e arte ci sono un bel po' di cose belle da scaricare (legalmente) in giro per la rete.

La notizia è di quelle che fanno un gran piacere agli amanti dell’arte contemporanea e un gran bene a tutti le persone curiose che voglio scoprire cosa offre la rete: il Moma – Museum of Modern Arts di New York – ha deciso di mettere online i cataloghi delle sue mostre a partire da quella con cui, nel 1929, aprì al pubblico per la prima volta mostrando le opere di Paul Cézanne, Paul Gauguin, Georges Seurat e Vincent Van Gogh.

Sia chiaro, il Moma non è nuovo a queste iniziative: già ad aprile un archivio di immagini era stato messo a disposizione di chiunque, in altissima risoluzione (lo trovate qui) e poco prima aveva attivato un corso di fotografia diretto da Sarah Meister, curatrice del dipartimento di fotografia, anche questo online, anche questo gratuito (e lo trovate qui). 


Poi, dato che Natale è appena passato e manca poco all'Epifania, ecco un altro regalo: non è nuovissimo – sia perché è stato divulgato da un anno almeno, sia perché riguarda pubblicazioni della prima metà del Novecento – ma su Monoskop sono disponibili dodici dei quattordici Bauhausbücher.  
Per quelli che non li conoscono: Il Bauhaus è stata una scuola di progetto talmente innovativa che quelle di oggi ancora arrancano a starle dietro. Basta dire che il piano di studi era rappresentato con un'infografica. Negli anni '30!!




In questa scuola insegnavano i più importanti artisti e intellettuali europei, ma oltre a insegnare si chiedeva loro di fare ricerca (il Bauhaus fu un centro importantissimo di sperimentazioni): gli esiti di queste ricerche trovavano spazio nelle pubblicazioni ufficiali, i Bauhausbücher appunto. Adesso che sapete cos'erano apprezzerete ancor di più la possibilità di trovare online le opere che Kandinskij, Klee, Mondrian pubblicarono in quegli anni, quando insegnare e studiare erano tutt'uno e tra quei laboratori si ponevano domande fondamentali sulla percezione, sugli effetti inconsci delle forme e dei colori, sul rapporto tra arte e tecnica e artigianato.

Cosa manca? Ah, giusto, il link: buon anno nuovo a tutti e buon download.

20.12.2016 # 4732
Una moneta per i tuoi improperi

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First Bank: Passwords

Blog! di Daria La Ragione

In questo tourbillon di campagna natalizie, quella che mi ha convinta di più non ha fiocchi di neve, cappelli rossi e biscotti allo zenzero, non ci sono renne, pacchetti e buoni sentimenti.

C’è un’idea semplice, realizzata con altrettanta semplicità, che va dritta la punto e ha tutto: ti fa sorridere, ti coinvolge perché ti identifichi subito, c’è una reason why, un consumer benefit e una promessa bella chiara. 

Certo, si poteva fare di meglio, forse rendendo il tutto meno freddo, ma a ben guardare, questa freddezza, questo bianco asettico in cui sono calati i personaggi di questo commercial, serve a gestire il passaggio dall’iniziale semplicità – che ha una doppia funzione: perché iniziamo a capire “il gioco” prima che si complichi e perché simula il meccanismo reale che passa dalla tranquillità a un’ansia crescente – alla complessità che aumenta rapidamente, e che rappresenta perfettamente il vortice di stress in cui cadiamo quando cerchiamo di risalire a un’informazione che il nostro cervello ha nascosto da qualche parte.

Il finale arriva e risolve: ti fa desiderare quel prodotto perché è la soluzione a un problema che hai sperimentato, che tutti abbiamo sperimentato ed è una soluzione credibile.


Puoi guardarlo qui: First Bank: Passwords.



Advertising Agency: TDA_Boulder, USA

Art Director: Haley Garyet

Copywriter: Tim Kelly

Creative Director: Jeremy Seibold

Director: Perlorian Brothers


29.11.2016 # 4715
Una moneta per i tuoi improperi

Daria La Ragione // 0 comments

Wes Anderson e il nuovo spot di H&M

Blog! di Daria La Ragione

Prendi un premio Oscar, prendi un regista visionario (pluricandidato ma mai vincitore di Oscar), aggiungi un po’ di neve, un cappello rosso con pelliccia bianca e una scenografia tutta in tonalità pastello, agita bene ed ecco servito il commercial natalizio di H&M.


Quest’anno l’azienda svedese ha deciso di affidare gli auguri a un genio del cinema, conosciuto per i personaggi surreali e incantati, Wes Anderson, regista di Grand Budapest Hotel, in cui tra l’altro aveva diretto anche lo stesso Adrian Brody, protagonista del commercial.

Come Togheter racconta la mattina di Natale in un treno costretto a una deviazione dal mal tempo. Lontani da casa e dalle rispettive famiglie, i passeggeri si ritrovano a festeggiare lo stesso, tra sconosciuti, grazie al capo treno e alla sua perseveranza nel creare il perfetto clima natalizio.

Non è una novità che grandi brand si affidino a registi di primo piano per i loro spot: lo aveva fatto Barilla con Wim Wenders una quindicina di anni fa, e con il premio Oscar Gabriele Salvatores lo scorso anno, Kenzo si era affidata al genio di Spike Jonze e sempre di più i budget e le grandi produzioni sembrano allontanarsi dal cinema e spostarsi verso tv e nuovi media.

Tenero, trasognato, un po’ surreale, Come Togheter è un piccolo gioiellino che H&M regala ai suoi clienti.

 

21.11.2016 # 4712
Una moneta per i tuoi improperi

Daria La Ragione // 0 comments

Il Natale sta arrivando!

Blog! di Daria La Ragione

Probabilmente nelle vostre case il Natale arriverà a dicembre, magari non il 24 a mezzanotte, un paio di settimane prima forse, se siete tradizionalisti e vi piace decorare l’albero nel giorno deputato (che sarebbe l’8).

Se però vi occupate di pubblicità, marketing e affini, il Natale per voi è arrivato già da qualche settimana. Lo hanno portato i clienti, quelli bravi, che sanno che bisogna muoversi per tempo e darvi la possibilità di riflettere sulle cose e farle bene (gli altri se ne ricorderanno dal 5 al 20, ‘tacci loro).

Per questo le campagne sul Natale sono già on air, tanto che possiamo già partire con la prima gallery di cose fatte bene, molto bene, benino.

La prima è per l’aeroporto inglese di Heathrow, che sceglie la via dei buoni sentimenti e della tenerezza: due vecchi orsacchiotti volano dai nipotini per festeggiare insieme: il vero regalo è proprio questo.


Creative Agency: Havas, London, UK

Creative Director: Ben Mooge

Creatives: Daniel Bolton, Barnaby Packham

 



La seconda focalizza l’attenzione su quella parte del Natale che tutti criticano: la dimensione consumistica. Ma a ben vedere le emozioni ci sono anche qui: sono quelle intense e senza filtro di quando eravamo bambini e scoprivamo sotto l’albero proprio quello che avevamo tanto desiderato. 

Best! Present! Ever! 3


Agency: The Viral Factory

 

 

 

 


Ancora sentimenti, quelli di amicizia, nel commercial Ikea: Natale è “stare in compagnia” e vale per tutti, alberi compresi. Ecco perché un gruppo di tre bimbi decide di rapirne uno per riportarlo nel bosco a festeggiare con la famiglia. L’idea non è nuovissima, ma l’atmosfera è davvero perfetta.



Advertising Agency: DDB, Brussels, Belgium

Creative Directors: Peter Ampe, Odin Saillé

 

11.11.2016 # 4705
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Corona - The wall

Blog! di Daria La Ragione

L’altra notte gli Stati Uniti hanno eletto il nuovo presidente. Un presidente che ha avuto la capacità di “parlare alla pancia del paese” come si usa molto dire da qualche anno, che è un giro di parole per dire che ha stimolato emozioni profonde, quasi sempre le peggiori: le paure, l’odio, la rabbia.

Attraverso un linguaggio violento, scegliendo un nemico a cui puntare, con slogan facili da propaganda del ventesimo secolo, Trump ha dato la scalato alla presidenza, facilitato non poco dall’avversario che scontava non pochi peccati originali (donna, esponente di un establishment molto odiato, membro di una famiglia di cui si ricordano più le ombre che non le luci).

Tra i suoi cavalli battaglia il famoso muro di separazione con il Messico, per tenere lontani (dagli occhi? dal cuore? dal mercato del lavoro?) i cittadini messicani ed essere certi (ma davvero basta un muro?) che non arriveranno più in USA.

Due giorni fa Corona, la famosa birra messicana, ha deciso di rispondere alla provocazione con una controprovocazione, ma non rivolta al neoeletto presidente, bensì - di nuovo - ai cittadini messicani.

Un gran bel commercial, sugli stereotipi, sul vittimismo, sulla necessità di reagire e di costruire il proprio futuro non “in risposta al comportamento altrui”, ma in modo proattivo: scegliamo chi vogliamo essere rimuovendo il muro più pericoloso, quello che abbiamo in testa, il limite che poniamo a noi stessi.

Defrontierizzatevi parte proprio da quel muro evocato tante volte da Trump, per invitare a prendere la vita per le corna sin miedo - senza paura, a non lasciarsi influenzare dallo stereotipo con cui si viene rappresentati online ma ad andare dritti verso i propri obiettivi.

Un’operazione di marketing intelligente e opportuna per Corona, che si racconta non soltanto come messicana, attirandosi di default tutte le simpatie di chi ha provato orrore per le proposte del neoeletto, ma come chi è orgogliosa di esserlo, con fierezza e grinta.

Advertising Agency: Leo Burnett, Mexico
Director: Rodrigo Saavedra
Art Direction: Julian Romera


  

Corona -  The Wall (English Subtitles) from Leo Burnett México on Vimeo.

11.11.2016 # 4704
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Vagina Varsity - l’università della vagina

Blog! di Daria La Ragione

In sedici lezioni, Vagina varsity promette di approfondire tutto quello che c’è da sapere sulla vagina: una promessa importante per questo commercial sui generis, che non ha scelto di certo l’understatement per promuovere un corso via email approfondito su una parte del corpo femminile la cui conoscenza è in genere meno che scarsa. Le due coloratissime signore protagoniste del corso e del commercial promettono di affrontare settimana dopo settimana temi importanti a partire, ça va sans dire, da “meet you vulva” per chiudere con quella davvero promette “all vaginas are amazing”. Il commercial per il mercato sud africano parte evocando la “V word” che terrorizza il mondo - e non è Voldemort - continua con le donne spaventate da “ciò che sta in basso” - e non è l’Australia - ma al di là del tono scanzonato e divertente affronta temi importanti che riguardano l’igiene, quando consultare un medico, cos’è l’imene. Argomenti che si pensa siano destinati alle giovanissime, ma che sono quasi sconosciuti anche a molte donne adulte.

Vagina Varsity è un’iniziativa di Libresse - in Italia conosciuta come Nuvenia - intelligente e molto interessante per una brand image ben definita, che per una volta non punta sulle emozioni ma su un universo scanzonato e ironico.

Advertising Agency: BBDO, South Africa





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