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27.03.2017 # 4804
Realtà virtuale e pubblicità

Daria La Ragione // 0 comments

Realtà virtuale e pubblicità

Blog! di Daria La Ragione

La realtà virtuale fa parte ogni giorno di più delle nostre vite, tanto che nemmeno facciamo più caso al fatto che il nome stesso sia una contraddizione in termini: tra reale e virtuale.

Come sempre, non c’è nulla del nostro quotidiano che non entri a far parte delle tante forme di rappresentazione che popolano la nostra vita, e la pubblicità è senza dubbio una tra le più ricettive.

Va da sé che anche la realtà virtuale ha fatto il suo ingresso nei commercial e, come sempre accade, a volte è stata usata con grande intelligenza, in altri casi è stata uno sfoggio di potenza che compensava la scarsa creatività.


Un esempio di utilizzo molto intelligente è quello fatto da Sodimac, equivalente peruviano di Leroy Merlin, che insieme a McCann ci abitua da anni a campagne divertenti, creative e mai banali.

Questa volta siamo sulla Panamerican Highway, frequentatissima autostrada che collega le zone interne del Perù con la costa, la strada più affollata di cartelloni pubblicitari di tutto il paese.

L’idea è quella di utilizzare i visori non tanto, e non solo, per mostrare i prodotti Sodimac, ma soprattutto per eliminare ogni altro competitor  nella gara per catturare l’attenzione.

Advertising Agency: McCann, Lima, Peru

Creative Directors: Jomi Rivera, Pipo Galván

 



The North Face, con l’agenzia INNORED, gioca tra virtuale e reale per coinvolgere gli ignari acquirenti di un centro commerciale di Seoul in una corsa su slitta stile polo nord.

Advertising Agency: INNORED, Seoul, South Korea

 




Il passaggio dalla virtualità alla realtà è anche il concept di questo commercial per Old Irish, birra irlandese venduta a Tblisi: 100% Real Virtual Reality  gioca sul fatto che un’esperienza diretta, quando si tratta assaggiare qualcosa ma anche quando si tratta di relazioni con altre persone, non ha eguali.

Advertising Agency: Leavingstone, Tbilisi, Georgia

Creative Director: Levan Lepsveridze

 



Samsung ha invece creato una campagna che poi è diventata un progetto: Launching people è nata nel 2013 e ancora oggi prosegue con la mission di liberare il potenziale delle persone (attraverso prodotti Samsung ovviamente).

Questi due commercial mostrano come la realtà virtuale sia stata usata per aiutare chi aveva paura di parlare in pubblico e per spiegare come comportarsi se si è in difficoltà in acqua per le onde troppo grandi.


Advertising Agency: Cheil Worldwide, South Korea

 



Advertising Agency: Leo Burnett, Sydney, Australia

 

13.05.2017 # 4849
Realtà virtuale e pubblicità

Daria La Ragione // 0 comments

Don't F*ck the Ocean

Blog! di Daria La Ragione

Ogni anno vengono buttate in mare circa 8 milioni di tonnellate di immondizia, in buona parte plastica, che potrebbero coprire una superficie equivalente alla superficie di Manhattan 34 volte.
Come sempre, affrontare questi temi in pubblicità è complicato. Tanto per cominciare, si rischia di raggiungere soltanto chi è già sensibile al problema. In secondo luogo, modificare un atteggiamento è quasi impossibile; o meglio, è impossibile per una pubblicità da sola, ma quando alcuni diventano (anche grazie alle pubblicità) argomenti caldi, di cui si parla tanto, allora si compiono passi decisivi.
Quindi uno dei punti importanti è: portare alla ribalta della cronaca argomenti importanti per fare in modo che entrino “in agenda”.
E qui interviene il terzo punto di grande difficoltà: qual è il tono di voce giusto?

Non mi stancherò mai di dire che la colpevolizzazione non è una strada efficace: siamo diventati bravissimi a proteggerci dalla pubblicità, al punto che riusciamo a diventare ciechi davanti ai messaggi che non ci interessano. Figuriamoci quanta attenzione siamo disposti a concedere a chi cerca di farci sentire egoisti.
Quindi ci vuole un approccio che incuriosisca, possibilmente ironico, e un’idea che faccia parlare del tema.
Don't F*ck the Ocean è tutto questo.
Una campagna sociale intelligente di MTV Brasile con un concept piuttosto semplice: riciclare plastica recuperata dall’oceano per farne dei dildo, anzi, dei fucking dildos!
 
 

Advertising Agency: Africa, Brazil
Creative Directors: Pedro Bullos, Valdir Bianchi, Sergio Gordilho
Copywriter: Tiago Abreu
Art Director: Linus Oura
Designers: Linus Oura, Marina Cota, Michel Morem

24.04.2017 # 4829
Realtà virtuale e pubblicità

Daria La Ragione // 0 comments

Monopoli con trucco: uno spot sulle disuguaglianze

Blog! di Daria La Ragione

Un’associazione francese si affida al Monopoli per costruire uno uno spot sulle disuguaglianze


È un fatto che i bambini abbiamo molti meno filtri degli adulti quando si confrontano con la realtà

Antipatie e simpatie in genere sono motivate da comportamenti, piccoli egoismi e comunque mai da preconcetti di tipo culturale. Almeno fino a una certa età.

Observatoire des Inegalities, Osservatorio delle disuguaglianze, è un’associazione francese che ha promosso uno spot molto interessante.

Cosa accade quando le regole del gioco non sono uguali per tutti?

Se alcuni giocatori vengono sistematicamente sfavoriti, perché di colore, arabi, donne mentre altri ottengono benefits come la possibilità di guadagnare di più, di non essere mai penalizzati, di scegliere liberamente come giocare, come si sentono i bambini?

Questo Monopoli truccato è un caso esemplare di come l’assenza di pari opportunità, (di cui in molti si riempiono la bocca senza davvero sapere quale sia lo stato della cose), si traduca in profonde ingiustizie e dunque in un senso di rabbia, frustrazione, emarginazione.

Insomma, una società ingiusta è una società che soffoca le opportunità dei suoi “anelli deboli”.

Un tema di grande attualità, che l’agenzia Herezie ha saputo trattare con tatto ed efficacia in questo spot sulle disuguaglianze.

 

10.04.2017 # 4821
Realtà virtuale e pubblicità

Daria La Ragione // 0 comments

La Fearless Girl che sfida il Toro di WallStreet

Blog! di Daria La Ragione

In questi giorni ha il corriere della sera ha ritenuto una notizia il fatto che Valeria Fedeli si sia rivolta a un giornalista chiedendogli di chiamarla ministra.

 



In Italia questa “piccola” battaglia epocale, sull’utilizzo del genere femminile per le professioni e i ruoli laddove la grammatica lo preveda, trova molti critici, molte resistenze, ma il fatto che sia entrata ufficialmente nell’agenda dei media indica che qualche passo in direzione di un linguaggio meno maschilista si sta facendo.

Non si tratta di un tema soltanto italiano però, sono in tanti a prendere la questione delle pari opportunità molto sul serio, basti pensare che in Islanda è stata di recente approvata una legge per la quale le aziende locali devono farsi carico di dimostrare che donne e uomini ricevono lo stesso trattamento salariale. 

È un grande passo avanti se si considera che fonti ufficiali attestano che la parità salariale al momento non è stata raggiunta in nessun paese al mondo.

La giornata internazionale della donna, l’8 marzo, è stata l’occasione per molte associazioni di affrontare questi temi.

State Street Global Advisors ha voluto celebrare la leadership femminile, raccontando che le aziende in cui le donne fanno parte dei consigli di amministrazione e ricoprono ruoli di comando, sono aziende più floride, con migliori prestazioni. Non si tratta di un ente benefico, ma di una società che si occupa di management e investimenti, che per l’occasione si è rivolta a McCann per realizzare un progetto di grande impatto emotivo.

Fearless girl è la statua di una ragazza che senza paura sfida il toro di Wallstreet: un luogo simbolo del potere maschile contaminato da un altro simbolo, una forza giovane e consapevole.

È un messaggio che colpisce perché non c’è minaccia in questa sfida, ma c’è un confronto paritario. Certo, è Davide contro Golia, ma non potrebbe essere altrimenti se si considera qual è l’influenza reale delle donne nel mondo della finanza. È un racconto, una storia racchiusa nello sguardo fiero di una ragazzina che sta dritta davanti a un toro e non indietreggia.


Advertising Agency: McCann, New York, USA

 


13.03.2017 # 4799
Realtà virtuale e pubblicità

Daria La Ragione // 0 comments

Mario Piazza, la grafica e la storia del Made in Italy

Blog! di Daria La Ragione

Nel 1874 un tedesco geniale, Friedrich Nietzsche, pubblicava la seconda delle sue Considerazioni inattuali, dal titolo “Sull’utilità e il danno della storia per la vita” in cui mostrava come il rapporto dell’uomo con il proprio passato fosse qualcosa di estremamente complesso e tutt’altro che pacifico.
Ho ripensato a questo testo leggendo un articolo molto interessante sulla rivista dell’AIS/Design, Associazione italiana degli storici del design, scritto da Mario Piazza – 46xy è la sua agenzia – che è uno di quei nomi sconosciuti a giovani grafici e art director, e che invece è nel dna della grafica italiana.
Basti dire che questo signore è stato creative director di Domus dal 2004 al 2007, un cult della nostra editoria, ed è art director di Abitare.
A dare uno sguardo al suo curriculum, dal Politecnico di Milano, presso cui insegna Comunicazione visiva, al dipartimento Indaco della Facoltà del Design di Milano, dove è ricercatore, senza contare il lungo elenco di riviste di cui è collaboratore, si capisce perché lui sia autore di un articolo che racconta come la grafica abbia dato un contributo essenziale al nascita e all’affermazione del made in italy.

«Il prodotto italiano era il sinonimo di stile, di originalità ed eleganza inventiva. Era una sorpresa. E lo stile è in primo luogo una nozione distintiva, una capacità di relazionarsi, un atteggiamento comunicativo del prodotto e dell’oggetto. I prodotti del design italiano erano i primi interpreti di questa funzione comunicativa».*



L’articolo, dal titolo La grafica per il ‘made in italy’, che sarebbe più giusto definire un monografia e che potete leggere qui è una sorta di piccolo libro che bisognerebbe consigliare ai giovani grafici – e probabilmente non soltanto loro – di leggere con attenzione, anzi, con una matita a portata di mano per prendere nota di nomi illustrissimi di grandi professionisti del design e della grafica italiana,
a cominciare proprio da quello di Mario Piazza, che tra l’altro è stato a lungo presidente dell’AIAP.
Un articolo che racconta, storia dopo storia, marchio dopo marchio, quale enorme influenza reciproca la grafica, la pubblicità e il design abbiano esercitato gli uni sugli altri.

«Allora il disegno industriale è stato veicolato attraverso i valori simbolici della propria immagine. Immagine che è stata scritta in primo luogo dai grafici.»*

E torno a Nietzsche: a cosa serve la storia? Che utilità può avere il vasto mondo di internet a disposizione, che racchiude e cataloga tutto lo scibile, tutto il trascorso, tutta la vita se non sappiamo cosa farne?
A farci da zavorra senza dubbio, a soffocarci, ma non è questa la sola possibilità di relazionarci al passato:
leggere nomi con quelli di Steiner, Provinciali, Ricci e poi partire per una viaggio alla scoperta dei loro lavori, con passione, con curiosità, è un’occasione di crescita a disposizione di chiunque sia animato dalla scintilla della curiosità, il solo vero requisito indispensabile a chi voglia occuparsi di creatività.
 
*La grafica per il ‘made in Italy’

13.03.2017 # 4798
Realtà virtuale e pubblicità

Daria La Ragione // 0 comments

Elio Carmi e Alessandro Ubertis: il branding design oriented

Blog! di Daria La Ragione

Era il 2009 quando Fausto Lupetti pubblicava per la prima volta Brand – una visione design oriented.
In questo testo, scritto in collaborazione con Elena Wegher, Elio Carmi metteva nero su bianco il modello di branding testato e utilizzato dall’agenzia Carmi&Ubertis, un’eccellenza nel panorama italiano.
Il loro approccio strategico, noto anche come design thinking, utilizza la parola design come sinonimo di progetto: qualunque attività di branding, nell’ottica di Carmi, è un’attività progettuale che deve coniugare razionalità e creatività, analizzare profondamente il passato della marca (se ne ha uno) e il suo contesto, per capire quali cambiamenti sono in atto.
«La Brand deve tenere dunque conto dell’importanza del rapporto tra i propri valori fondativi e la sua capacità di adattarsi alle trasformazioni del contesto esterno.»*

Non è un modello semplicissimo da spiegare, ma forse questa immagine aiuta a comprendere come sia basato sull’idea che il processo sia insieme centrifugo (dalla design strategy si irradia il concept che viene declinato in tutti gli aspetti) e centripeto
(per comprendere appieno la strategia è necessario partire dall’analisi dei suoi dispositivi per risalire al concept).
Rispetto al testo del 2009 il modello ceu ha avuto un update e oggi esiste il modello di branding ceu | 06, le principali novità e una prima spiegazione del metodo possono essere lette in questo documento rilasciato dall’agenzia.
In questi anni Elio Carmi e Alessandro Ubertis hanno avuto modo di testare e perfezionare il loro metodo, lavorando a progetti di primissimo piano, come la brand governance di Expo 2015, un lavoro che si è concretizzato nella definizione delle linee guida per l’utilizzo del marchio da parte di oltre 140 paesi. Un lavoro importante è stato fatto anche per il Padiglione Italia, nella stessa occasione: a partire dal concept Vivaio Italia, ideato dal direttore artistico Marco Balich, Carmi&Ubertis hanno progettato l’identità visiva del padiglione ospitante.



Tra i loro clienti Dainese, Generali, Novartis, Altroconsumo, Sisal, per citare soltanto i più famosi.
In questo video Carmi e Ubertis raccontano cosa pensano del proprio lavoro, cosa si aspettano per il futuro e come amano lavorare.
 
 
*Il modello di branding ceu | 06