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Mostre ed eventi // Pagina 1 di 223
21.09.2017 # 4937
ETTORE SOTTSASS - THERE IS A PLANET

Daria La Ragione // 0 comments

ETTORE SOTTSASS - THERE IS A PLANET

a Milano fino all’11 marzo 2018

Una mostra monografica dedicata a Ettore Sottsass in occasione del centenario della nascita

In occasione del centenario della nascita di Ettore Sottsass (Innsbruck 1917 – Milano 2007), Triennale Design Museum presenta negli spazi della Galleria della Architettura una  mostra monografica a lui dedicata, accompagnata da un libro e da un catalogo.

Il titolo della mostra, e del libro, There is a Planet, è quello di un progetto di Sottsass inizio anni ’90 per l’editore tedesco Wasmuth, mai realizzato. Il progetto  del libro, ora edito da Electa, raccoglieva in cinque gruppi, con cinque titoli diversi e altrettanti testi, fotografie scattate da Sottsass nel corso dei suoi viaggi intorno al mondo: foto di architetture, case, porte, persone, situazioni che riguardano l’abitare e in generale la presenza dell’uomo sul pianeta.


21.09.2017 # 4936
ETTORE SOTTSASS - THERE IS A PLANET

Daria La Ragione // 0 comments

NAN GOLDIN - THE BALLAD OF SEXUAL DEPENDENCY

a Milano al 26 novembre 2017

Un diario visivo autobiografico e universale sulla fragilità degli esseri umani, che racconta di vita, sesso, trasgressione, droga, amicizia, solitudine. Un work in progress avviato agli inizi degli anni Ottanta, riconosciuto tra i capolavori della storia della fotografia.

Il Museo di Fotografia Contemporanea, per la prima volta in Italia, presenta The Ballad of Sexual Dependency della fotografa statunitense Nan Goldin (Washington, 1953), a cura di François Hébel.

Lo sguardo di Nan Goldin abbraccia ogni momento della propria quotidianità e del proprio vissuto. L’artista fotografa se stessa e le travagliate vicende dei suoi compagni, nella downtown di Boston, New York, Londra, Berlino, tra gli anni ’70 e ’80. La sua è una fotografia istintiva, incurante della bella forma, che va oltre l’apparenza, verso la profonda intensità delle situazioni, senza mediazione alcuna. Nella totale coincidenza del percorso artistico con le vicende di una biografia sofferta e affascinante, Nan Goldin ha indubbiamente creato un genere: studiate, utilizzate e imitate in tutto il mondo, le sue immagini sono un modello rimasto intatto fino a oggi.

L’installazione è costituita da una scenografia ad anfiteatro che accoglie il pubblico e consente la visione dell’opera, un video che viene proiettato ogni ora. Completano l’esposizione materiali grafici e alcuni manifesti originali, utilizzati per le prime performance di Nan Goldin nei pub newyorkesi.


21.09.2017 # 4935
ETTORE SOTTSASS - THERE IS A PLANET

Daria La Ragione // 0 comments

FATHI HASSAN. SLAVERY

a Milano fino al 28 ottobre 2017

È un atteso ritorno quello che si profila per la personale “Fathi Hassan. Slavery”: l’artista africano torna infatti a esporre dopo dieci anni alla galleria Andrea Ingenito Contemporary Art – l’ultima mostra si era tenuta negli spazi di Napoli nel 2007 –, dopo avere presentato il suo lavoro in tutto il mondo. 

L’esposizione, questa volta nella sede milanese, propone dal 19 settembre al 28 ottobre, la produzione degli ultimi anni: una trentina di opere su tela, carta e legno che illustrano l’abilità di unire in una sintesi le sue origini nubiane – la regione che si estende tra Egitto e Sudan - e gli stimoli artistici e culturali dell’occidente. 

Le radici africane e la formazione europea si uniscono armoniosamente sulle tele rendendo la sua arte luogo d’incontro tra culture. 


Scrittura come segno e immagini come scrittura fanno di Fathi Hassan un artista dalla cifra inconfondibile.

Noto esponente dell’arte contemporanea africana, Hassan ha contributo ad inserire l’arte del suo Paese nel dibattito internazionale, diventando punto di riferimento per le nuove promesse del suo continente, ma soprattutto ponte tra due culture: quella africana e quella occidentale. 

Tale posizione, difficile e privilegiata, è vissuta con sempre maggiore responsabilità da parte dell’artista, soprattutto nell’attuale momento storico che vede il popolo africano protagonista di una nuova diaspora e potenzialmente esposto a una nuova schiavitù.

Dichiara lo stesso artista: “Paragonando la musica classica europea alla musica africana o araba entrano in gioco sensazioni e armonie diverse. Eppure spesso quando assisto a concerti europei ciò che mi viene in mente è il Nilo, Gibran Khalil Gibran, Naguib Mahfouz e Omar Khayyam. Veramente non so il perché, ma credo che esista un’armonia che innalza gli esseri umani oltre i pregiudizi”.


Giunto in Italia all’inizio degli anni ’80 e venuto in contatto con la dominante estetica Pop di quegli anni, Hassan si rende conto che il suo linguaggio va in tutt’altra direzione: quella che combina la tradizione orale tipica della sua terra, la Nubia, alla calligrafia mediorientale, nella volontà di ricordare le proprie radici e affermare la propria identità. In un presente e in un Occidente in cui la parola scritta è preponderante rispetto a quella pronunciata, la grafia dell’artista risponde all’esigenza di figurazione dell’antico sapere nubiano tramandato oralmente.

È una sorta di musicalità quella che emerge dai ricami grafici dell’artista egiziano: in un’osservazione d'insieme della sua opera, si ha infatti la sensazione di essere di fronte a una “visione di suoni”, un susseguirsi di litanie che evocano i canti tradizionali delle donne africane.

Hassan riesce in questo modo a salvare la memoria di un passato che non può più essere affidato solo alla tradizione orale, senza però stravolgerne l’essenza imprigionandolo in un segno definitivo.

26.08.2017 # 4910
ETTORE SOTTSASS - THERE IS A PLANET

Daria La Ragione // 0 comments

Un'eterna bellezza

a Rovereto fino al 5 novembre 2017

Dopo la devastazione del Primo Conflitto Mondiale, nel clima europeo del ritorno all’ordine, si affermano ricerche e movimenti, come la Metafisica, l’esperienza di “Valori Plastici”, il Novecento italiano e la poetica del Realismo magico, che recuperano temi e soluzioni formali della tradizione artistica. I soggetti allegorici, il ritratto, la figura, il paesaggio e la natura morta sono interpretati secondo un nuovo linguaggio che declina in chiave moderna i valori dell’arte antica e rinascimentale. In questo contesto si consolida l’importanza della conoscenza tecnica intesa come strumento di restituzione e trasfigurazione del reale, alla ricerca di una dimensione trasognata e senza tempo.


Attraverso capolavori assoluti del primo Novecento, Un’eterna bellezza propone un percorso tra le opere dei maestri dell’arte italiana che guardano al passato e al canone classico come fonti di ispirazione. Il percorso espositivo è articolato in sette sezioni: Metafisica del tempo e dello spazio; Evocazioni dell'antico; Paesaggi; Poesia degli oggetti; Ritorno alla figura. Il ritratto; Il nudo come modello; Le stagioni della vita. In mostra oltre cento opere di alcuni tra i più significativi protagonisti dell’arte italiana: Carrà, Casorati, de Chirico, de Pisis, Savinio, Severini, Sironi ma anche Bucci, Cagnaccio, Donghi, Dudreville, Funi, Malerba, Martini, Marussig, Oppi e Wildt.
L’esposizione intreccia una fitta rete di rimandi visivi con le opere delle Collezioni del Mart presenti nel percorso permanente. Queste ultime sono segnalate da apposite didascalie che mettono in evidenza i collegamenti con Un’eterna bellezza.



26.08.2017 # 4909
ETTORE SOTTSASS - THERE IS A PLANET

Daria La Ragione // 0 comments

Da Duchamp a Cattelan. Arte contemporanea sul palatino

a Roma fino al 29 ottobre 2017

L’arte contemporanea torna a confrontarsi con l’archeologia nella mostra Da Duchamp a Cattelan. Arte contemporanea sul Palatino curata da Alberto Fiz, che presenta 100 opere - dal 28 giugno al 29 ottobre 2017- tra grandi installazioni, sculture, dipinti, fotografie e opere su carta di artisti provenienti da 25 diverse nazioni. 


Accanto a maestri riconosciuti come Marina Abramović, Gino De Dominicis, Marcel Duchamp, Gilbert & George, Joseph Kosuth, Barbara Kruger, Richard Long, Allan McCollum, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Remo Salvadori, Mario Schifano, Mauro Staccioli, sono proposti i lavori realizzati da alcuni tra i più significativi esponenti delle ultime generazioni quali Mario Airò, Maurizio Cattelan, Anya Gallaccio, Cai Guo-Qiang, Claudia Losi, Paul McCarthy, Sisley Xhafa, Vedovamazzei e Luca Vitone. Non manca, poi, una serie di lavori realizzata da designer e architetti quali Ugo La Pietra, Gianni Pettena e Denis Santachiara. 


All’interno dello Stadio Palatino e del peristilio inferiore della Domus Augustana, con le Terrazze e le Arcate Severiane, la mostra articola le sue tematiche essenziali: le Installazioni architettoniche in situ, efficace accostamento tra archeologia e arte contemporanea; le Mani, disegnate, fotografate, dipinte, scolpite, simbolo comunicativo e forza creatrice; i Ritratti, traccia identitaria per eccellenza e genere artistico dove gli antichi romani hanno primeggiato. 


Architettura, identità, comunicazione, creazione sono temi che la contemporaneità interpreta spesso con disinvolta ironia, in maniera destabilizzante, rifiutando ogni dogma: a confronto con le maestose architetture dei palazzi imperiali del Palatino, questi materiali ci interrogano sul senso del tempo e della permanenza. Sono interventi, molti dei quali creati appositamente per questo progetto al Palatino, che non vogliono essere rassicuranti ma, senza chiedere permesso, i segni del presente suggeriscono differenti percorsi di comprensione dell’antico. 


I lavori provengono dal Museo ALT creato dall’architetto Tullio Leggeri, tra i maggiori collezionisti italiani che, fin dagli anni ’60, ha caratterizzato il suo rapporto con gli artisti sviluppando i loro progetti e suggerendo soluzioni tecniche e creative. Tra le monumentali rovine, viene esposta una significativa selezione delle oltre 1000 opere che costituiscono la sua raccolta. 

Dopo Post Classici (2013) e Par Tibi, Roma, Nihil (2016), anche da Duchamp a Cattelan. Arte contemporanea sul Palatino è promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma - Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ed Electa, questa volta assieme all’Associazione ALT - Arte Lavoro Territorio. L’ideazione è di Francesco Prosperetti e Alberto Fiz. 

15.08.2017 # 4905
ETTORE SOTTSASS - THERE IS A PLANET

Daria La Ragione // 0 comments

MARC CHAGALL - I COLORI DELL'ANIMA

a Sorrento fino al 31 agosto 2017

Dal 15 luglio è in esposizione la mostra di dipinti di Marc Chagall dal titolo “I Colori dell’Anima”. Le opere dell’artista franco-bielorusso sono esposte nelle 10 sale di Villa Fiorentino, la splendida dimora del corso Italia sede della Fondazione Sorrento. 

A Villa Fiorentino sono esposte in tutto 120 opere, tra le quali spiccano 20 capolavori assoluti realizzati mediante varie tecniche, dall'olio su tela alle gouache su carta, passando dai disegni a matita colorata fino agli inchiostri di china su masonite. A compendio di questo importantissimo nucleo di lavori pittorici, sono affiancate tre cicli tra litografie ed acqueforti per un totale di 100 opere grafiche.

Per quanto arduo sia stilare una classifica di rilevanza, il cardine della mostra è senza dubbio rappresentato da quattro opere di grandi dimensioni che, in ordine cronologico, sono:

“La cruche aux fleurs”, olio su tela datato 1925, opera iconica della ricerca del maestro sulle tematiche floreali che lo accompagneranno per tutta la vita.

“ Russian village”, olio su tela del 1929, uno struggente omaggio alla memoria poetica ed allo stesso tempo realistica del paese natale dell'autore.

“Le Coq Violet” risalente al periodo 1966 – 1972, una tecnica mista (olio, gouache e inchiostro di china su tela) considerata tra le opere maggiormente rappresentative dell'intera produzione di Chagall nella sua piena maturità artistica.

“L’homme rouge à la casquette”, opera datata 1976 ed anch'essa una tecnica mista, ovvero olio e gouache su tela, nella quale si affacciano e mescolano temi cari al maestro come i soggetti animali, e sottili tematiche religiose.

A compendio di questa selezione di opere originali, è presente un'area multimediale, nella quale vengono mostrate ed animate alcune tra le splendide vetrate multicolori di destinazione ecclesiastica realizzate da Marc Chagall.