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Mostre ed eventi // Pagina 2 di 113
02.10.2017 # 4954
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

a Treviso fino al 13 ottobre 2017

Il nuovo Museo Nazionale della Collezione Salce svela una seconda, importante tranche dei suoi quasi 50 mila pezzi: dal 14 ottobre al 14 gennaio prossimi, saranno esposte un centinaio di magnifiche testimonianze dell’arte pubblicitaria tra la prima e la seconda guerra mondiale, dal 1920 al 1940.


Sono manifesti che declinano una stagione distinta, spesso nettamente, dalla precedente del Liberty (oggetto della precedente esposizione al Museo Salce).

Non a caso, in questa mostra, il focus è posto sugli autori dei manifesti. Riconoscendo loro il ruolo e la virtuosità di abili “persuasori”. I loro sono anni in cui la “propaganda” assume un ruolo ufficiale e nella grafica raggiunge livelli di straordinaria eccellenza. Sono i decenni in cui nel vecchio Continente, ma non solo, si affinano gli strumenti della “comunicazione di massa”.


Sono anni in cui anche i grandi geni già affermati, come Leonetto Cappiello e Marcello Dudovich, sperimentano la tenuta delle loro idee comunicative attraverso un linguaggio più volumetrico e incisivo, continuando ad inventare personaggi indimenticabili come il folletto nella buccia d’arancia per Campari o l’elegante donna in blu per la Fiat Balilla. E sulla loro scia si muovono nuove stelle, come il francese Achille Luciano Mauzan, sempre pronto all’ironia più esuberante.


In altri autori, che si affacciano ora al mondo della grafica pubblicitaria, i volumi e le geometrie riconducono più chiaramente ai paralleli percorsi della pittura, tra cubismo e futurismo: le splendide nature morte di Marcello Nizzoli per il Campari o per il Vov; le marionette ironiche di Fortunato Depero di Enrico Prampolini e di Bruno Munari; le figure “solidificate” di Lucio Venna, di Giuseppe Riccobaldi del Bava e del novecentista Mario Sironi, grande anche nella grafica; le donne raffinatissime di Franz Lenhart, memori di quelle di Tamara de Lempicka.


Anche il mondo più discreto e “minore” dell’illustrazione suggestiona gli autori pubblicitari, esprimendo con estrema raffinatezza le prerogative più coerenti dell’Art déco: straordinarie e inedite sono in tal senso le prove giovanili di Erberto Carboni, tra cui spiccano per felicità inventiva, quasi fiabesca, quelle per la O.P.S.O. di Parma.


Ma è lo stesso Carboni, qualche anno più tardi, a sviluppare un altro sorprendente e nuovissimo rapporto: quello tra la grafica pubblicitaria e la fotografia, che entra con vigore nei manifesti fin dagli anni ’30. Giaci Mondaini è tra coloro che ne faranno ampio uso, anche con immagini della piccola figlia Sandra; e così il geniale Xanti Schawinsky, che porterà in Italia le ricerche del Bauhaus.


Atmosfere fotografiche e cinematografiche sono implicite anche nell’imponente lavoro di Gino Boccasile, quello delle “signorine grandi firme”.

“Le sue donne sensuali dai sorrisi smaglianti sono – afferma Marta Mazza - cifra identificativa di un’epoca mai esuberantemente ottimista come la precedente ma capace di messaggi seduttivi formulati con forza e con una consapevolezza linguistica totalmente nuova”.




18.10.2017 # 4955
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

ESCHER. OLTRE IL POSSIBILE

a Pisa fino al 28 Gennaio 2018

Dal 13 ottobre 2017 fino al 28 gennaio 2018, il BLU | Palazzo d’arte e cultura ospita la mostra “Escher”, realizzata da MondoMostre in collaborazione il Museo Escher a L’Aja, a cura del professor Stefano Zuffi, storico dell’arte e grande conoscitore di M.C. Escher. La mostra presenterà una completa rassegna di tutti gli ipnotici, sorprendenti e spiazzanti capolavori del grande olandese, con il contributo di alcune curiose soluzioni espositive progettate dall’architetto Cesare Mari e grazie all’uso delle tecnologie e della multimedialità, una delle caratteristiche delle esposizioni organizzate a Palazzo Blu. Insieme al fascino coinvolgente del mondo di Escher, la mostra è l’occasione per ripercorrere le tappe della creatività dell’artista, soffermandosi in modo particolare sui lunghi e decisivi soggiorni in Italia, tra scenari naturali e memorie artistiche che segnarono in modo profondo il suo stile.
Il giovane Escher studia a Delft e ad Haarlem, storiche città d’arte dell’Olanda: il suo maestro è un incisore ebreo sefardita, Samuel Jessurun de Mesquita, che incontrerà un triste destino ad Auschwitz. Su suo consiglio, Escher comincia ad apprezzare l’arte matematica-razionale della tradizione ebraica e islamica, confrontandola con i movimenti dell’avanguardia europea. Nel corso degli anni Venti e Trenta intraprende numerosi viaggi in Italia, in particolare visita diverse città della Toscana. Organizzare una mostra di Escher a Pisa, la cui Università è da secoli un punto di riferimento internazionale nelle ricerche matematiche e scientifiche, è dunque anche un’occasione per interrogarsi sulle possibili fonti d’ispirazione della sua creatività.
Pur rimanendo a lungo un attento interprete del paesaggio, Escher esplora sempre più a fondo gli orizzonti dell’illusione visiva, attraverso composizioni di carattere geometrico o con la creazione di architetture “impossibili”.
Insieme a una selezione straordinaria di oltre cento opere di Escher, i visitatori troveranno alcune testimonianze dei secoli precedenti, in larga parte provenienti da Pisa stessa: frammenti marmorei con decorazioni in stile cosmatesco, tarsie lignee con la rappresentazione di solidi geometrici, le incisioni di G.B. Piranesi con architetture fantastiche e prospettive suggestive.
La mostra si articola in nove sezioni: Volti, Animali, Oggetti e riflessi, Geometrie e ritmi, Paesaggi, L’artista, Architetture fantastiche, Nature, Autoritratti.

16.10.2017 # 4953
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

MANGASIA: WONDERLANDS OF ASIAN COMICS

a Roma fino al 21 gennaio 2018

La mostra “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics” presenterà la più ampia selezione di opere originali del fumetto asiatico, esposte accanto alle loro controparti commerciali, stampate per il mercato di massa.

Buona parte di esse non è mai stata mostrata fuori dal proprio paese d’origine. La mostra si concentrerà inoltre sul processo creativo che porta alla realizzazione delle storie, partendo dalle sceneggiature e passando per schizzi e layout, fino alle pagine complete.

Curata da Paul Gravett e un team di oltre venti esperti, “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics” esplorerà l’intero reame di questo nuovo continente del fumetto asiatico, attraverso opere provenienti da Giappone, Corea del Nord, Corea del Sud, India, Cina, Taiwan, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Filippine e Singapore, nonché dalle scene emergenti come quelle di Buthan, Cambogia, Timor Est, Mongolia e Vietnam. Percorsi tematici metteranno a confronto la varietà di folklore, Storia e sperimentazione di tutta la regione. La mostra darà spazio ai precursori dei fumetti riconducibili alla tradizione asiatica delle arti visive “narrative” e al loro impatto che supera i confini della carta stampata per vivere sotto forma di prodotti animati e live-action per cinema e televisione, musica, video game, moda e arte contemporanea.

Paul Gravett è uno scrittore, specialista, editore e curatore TV che lavora nell’industria del fumetto dal 1981. È autore di molti libri sul tema. Ha anche coordinato numerose mostre sull’arte del fumetto, è co-direttore di COMICA, the London International Comics Festival.


21.09.2017 # 4937
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

ETTORE SOTTSASS - THERE IS A PLANET

a Milano fino all’11 marzo 2018

Una mostra monografica dedicata a Ettore Sottsass in occasione del centenario della nascita

In occasione del centenario della nascita di Ettore Sottsass (Innsbruck 1917 – Milano 2007), Triennale Design Museum presenta negli spazi della Galleria della Architettura una  mostra monografica a lui dedicata, accompagnata da un libro e da un catalogo.

Il titolo della mostra, e del libro, There is a Planet, è quello di un progetto di Sottsass inizio anni ’90 per l’editore tedesco Wasmuth, mai realizzato. Il progetto  del libro, ora edito da Electa, raccoglieva in cinque gruppi, con cinque titoli diversi e altrettanti testi, fotografie scattate da Sottsass nel corso dei suoi viaggi intorno al mondo: foto di architetture, case, porte, persone, situazioni che riguardano l’abitare e in generale la presenza dell’uomo sul pianeta.


21.09.2017 # 4936
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

NAN GOLDIN - THE BALLAD OF SEXUAL DEPENDENCY

a Milano al 26 novembre 2017

Un diario visivo autobiografico e universale sulla fragilità degli esseri umani, che racconta di vita, sesso, trasgressione, droga, amicizia, solitudine. Un work in progress avviato agli inizi degli anni Ottanta, riconosciuto tra i capolavori della storia della fotografia.

Il Museo di Fotografia Contemporanea, per la prima volta in Italia, presenta The Ballad of Sexual Dependency della fotografa statunitense Nan Goldin (Washington, 1953), a cura di François Hébel.

Lo sguardo di Nan Goldin abbraccia ogni momento della propria quotidianità e del proprio vissuto. L’artista fotografa se stessa e le travagliate vicende dei suoi compagni, nella downtown di Boston, New York, Londra, Berlino, tra gli anni ’70 e ’80. La sua è una fotografia istintiva, incurante della bella forma, che va oltre l’apparenza, verso la profonda intensità delle situazioni, senza mediazione alcuna. Nella totale coincidenza del percorso artistico con le vicende di una biografia sofferta e affascinante, Nan Goldin ha indubbiamente creato un genere: studiate, utilizzate e imitate in tutto il mondo, le sue immagini sono un modello rimasto intatto fino a oggi.

L’installazione è costituita da una scenografia ad anfiteatro che accoglie il pubblico e consente la visione dell’opera, un video che viene proiettato ogni ora. Completano l’esposizione materiali grafici e alcuni manifesti originali, utilizzati per le prime performance di Nan Goldin nei pub newyorkesi.


21.09.2017 # 4935
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

FATHI HASSAN. SLAVERY

a Milano fino al 28 ottobre 2017

È un atteso ritorno quello che si profila per la personale “Fathi Hassan. Slavery”: l’artista africano torna infatti a esporre dopo dieci anni alla galleria Andrea Ingenito Contemporary Art – l’ultima mostra si era tenuta negli spazi di Napoli nel 2007 –, dopo avere presentato il suo lavoro in tutto il mondo. 

L’esposizione, questa volta nella sede milanese, propone dal 19 settembre al 28 ottobre, la produzione degli ultimi anni: una trentina di opere su tela, carta e legno che illustrano l’abilità di unire in una sintesi le sue origini nubiane – la regione che si estende tra Egitto e Sudan - e gli stimoli artistici e culturali dell’occidente. 

Le radici africane e la formazione europea si uniscono armoniosamente sulle tele rendendo la sua arte luogo d’incontro tra culture. 


Scrittura come segno e immagini come scrittura fanno di Fathi Hassan un artista dalla cifra inconfondibile.

Noto esponente dell’arte contemporanea africana, Hassan ha contributo ad inserire l’arte del suo Paese nel dibattito internazionale, diventando punto di riferimento per le nuove promesse del suo continente, ma soprattutto ponte tra due culture: quella africana e quella occidentale. 

Tale posizione, difficile e privilegiata, è vissuta con sempre maggiore responsabilità da parte dell’artista, soprattutto nell’attuale momento storico che vede il popolo africano protagonista di una nuova diaspora e potenzialmente esposto a una nuova schiavitù.

Dichiara lo stesso artista: “Paragonando la musica classica europea alla musica africana o araba entrano in gioco sensazioni e armonie diverse. Eppure spesso quando assisto a concerti europei ciò che mi viene in mente è il Nilo, Gibran Khalil Gibran, Naguib Mahfouz e Omar Khayyam. Veramente non so il perché, ma credo che esista un’armonia che innalza gli esseri umani oltre i pregiudizi”.


Giunto in Italia all’inizio degli anni ’80 e venuto in contatto con la dominante estetica Pop di quegli anni, Hassan si rende conto che il suo linguaggio va in tutt’altra direzione: quella che combina la tradizione orale tipica della sua terra, la Nubia, alla calligrafia mediorientale, nella volontà di ricordare le proprie radici e affermare la propria identità. In un presente e in un Occidente in cui la parola scritta è preponderante rispetto a quella pronunciata, la grafia dell’artista risponde all’esigenza di figurazione dell’antico sapere nubiano tramandato oralmente.

È una sorta di musicalità quella che emerge dai ricami grafici dell’artista egiziano: in un’osservazione d'insieme della sua opera, si ha infatti la sensazione di essere di fronte a una “visione di suoni”, un susseguirsi di litanie che evocano i canti tradizionali delle donne africane.

Hassan riesce in questo modo a salvare la memoria di un passato che non può più essere affidato solo alla tradizione orale, senza però stravolgerne l’essenza imprigionandolo in un segno definitivo.

26.08.2017 # 4910
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

Un'eterna bellezza

a Rovereto fino al 5 novembre 2017

Dopo la devastazione del Primo Conflitto Mondiale, nel clima europeo del ritorno all’ordine, si affermano ricerche e movimenti, come la Metafisica, l’esperienza di “Valori Plastici”, il Novecento italiano e la poetica del Realismo magico, che recuperano temi e soluzioni formali della tradizione artistica. I soggetti allegorici, il ritratto, la figura, il paesaggio e la natura morta sono interpretati secondo un nuovo linguaggio che declina in chiave moderna i valori dell’arte antica e rinascimentale. In questo contesto si consolida l’importanza della conoscenza tecnica intesa come strumento di restituzione e trasfigurazione del reale, alla ricerca di una dimensione trasognata e senza tempo.


Attraverso capolavori assoluti del primo Novecento, Un’eterna bellezza propone un percorso tra le opere dei maestri dell’arte italiana che guardano al passato e al canone classico come fonti di ispirazione. Il percorso espositivo è articolato in sette sezioni: Metafisica del tempo e dello spazio; Evocazioni dell'antico; Paesaggi; Poesia degli oggetti; Ritorno alla figura. Il ritratto; Il nudo come modello; Le stagioni della vita. In mostra oltre cento opere di alcuni tra i più significativi protagonisti dell’arte italiana: Carrà, Casorati, de Chirico, de Pisis, Savinio, Severini, Sironi ma anche Bucci, Cagnaccio, Donghi, Dudreville, Funi, Malerba, Martini, Marussig, Oppi e Wildt.
L’esposizione intreccia una fitta rete di rimandi visivi con le opere delle Collezioni del Mart presenti nel percorso permanente. Queste ultime sono segnalate da apposite didascalie che mettono in evidenza i collegamenti con Un’eterna bellezza.



26.08.2017 # 4909
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

Da Duchamp a Cattelan. Arte contemporanea sul palatino

a Roma fino al 29 ottobre 2017

L’arte contemporanea torna a confrontarsi con l’archeologia nella mostra Da Duchamp a Cattelan. Arte contemporanea sul Palatino curata da Alberto Fiz, che presenta 100 opere - dal 28 giugno al 29 ottobre 2017- tra grandi installazioni, sculture, dipinti, fotografie e opere su carta di artisti provenienti da 25 diverse nazioni. 


Accanto a maestri riconosciuti come Marina Abramović, Gino De Dominicis, Marcel Duchamp, Gilbert & George, Joseph Kosuth, Barbara Kruger, Richard Long, Allan McCollum, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Remo Salvadori, Mario Schifano, Mauro Staccioli, sono proposti i lavori realizzati da alcuni tra i più significativi esponenti delle ultime generazioni quali Mario Airò, Maurizio Cattelan, Anya Gallaccio, Cai Guo-Qiang, Claudia Losi, Paul McCarthy, Sisley Xhafa, Vedovamazzei e Luca Vitone. Non manca, poi, una serie di lavori realizzata da designer e architetti quali Ugo La Pietra, Gianni Pettena e Denis Santachiara. 


All’interno dello Stadio Palatino e del peristilio inferiore della Domus Augustana, con le Terrazze e le Arcate Severiane, la mostra articola le sue tematiche essenziali: le Installazioni architettoniche in situ, efficace accostamento tra archeologia e arte contemporanea; le Mani, disegnate, fotografate, dipinte, scolpite, simbolo comunicativo e forza creatrice; i Ritratti, traccia identitaria per eccellenza e genere artistico dove gli antichi romani hanno primeggiato. 


Architettura, identità, comunicazione, creazione sono temi che la contemporaneità interpreta spesso con disinvolta ironia, in maniera destabilizzante, rifiutando ogni dogma: a confronto con le maestose architetture dei palazzi imperiali del Palatino, questi materiali ci interrogano sul senso del tempo e della permanenza. Sono interventi, molti dei quali creati appositamente per questo progetto al Palatino, che non vogliono essere rassicuranti ma, senza chiedere permesso, i segni del presente suggeriscono differenti percorsi di comprensione dell’antico. 


I lavori provengono dal Museo ALT creato dall’architetto Tullio Leggeri, tra i maggiori collezionisti italiani che, fin dagli anni ’60, ha caratterizzato il suo rapporto con gli artisti sviluppando i loro progetti e suggerendo soluzioni tecniche e creative. Tra le monumentali rovine, viene esposta una significativa selezione delle oltre 1000 opere che costituiscono la sua raccolta. 

Dopo Post Classici (2013) e Par Tibi, Roma, Nihil (2016), anche da Duchamp a Cattelan. Arte contemporanea sul Palatino è promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma - Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ed Electa, questa volta assieme all’Associazione ALT - Arte Lavoro Territorio. L’ideazione è di Francesco Prosperetti e Alberto Fiz. 

15.08.2017 # 4905
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

MARC CHAGALL - I COLORI DELL'ANIMA

a Sorrento fino al 31 agosto 2017

Dal 15 luglio è in esposizione la mostra di dipinti di Marc Chagall dal titolo “I Colori dell’Anima”. Le opere dell’artista franco-bielorusso sono esposte nelle 10 sale di Villa Fiorentino, la splendida dimora del corso Italia sede della Fondazione Sorrento. 

A Villa Fiorentino sono esposte in tutto 120 opere, tra le quali spiccano 20 capolavori assoluti realizzati mediante varie tecniche, dall'olio su tela alle gouache su carta, passando dai disegni a matita colorata fino agli inchiostri di china su masonite. A compendio di questo importantissimo nucleo di lavori pittorici, sono affiancate tre cicli tra litografie ed acqueforti per un totale di 100 opere grafiche.

Per quanto arduo sia stilare una classifica di rilevanza, il cardine della mostra è senza dubbio rappresentato da quattro opere di grandi dimensioni che, in ordine cronologico, sono:

“La cruche aux fleurs”, olio su tela datato 1925, opera iconica della ricerca del maestro sulle tematiche floreali che lo accompagneranno per tutta la vita.

“ Russian village”, olio su tela del 1929, uno struggente omaggio alla memoria poetica ed allo stesso tempo realistica del paese natale dell'autore.

“Le Coq Violet” risalente al periodo 1966 – 1972, una tecnica mista (olio, gouache e inchiostro di china su tela) considerata tra le opere maggiormente rappresentative dell'intera produzione di Chagall nella sua piena maturità artistica.

“L’homme rouge à la casquette”, opera datata 1976 ed anch'essa una tecnica mista, ovvero olio e gouache su tela, nella quale si affacciano e mescolano temi cari al maestro come i soggetti animali, e sottili tematiche religiose.

A compendio di questa selezione di opere originali, è presente un'area multimediale, nella quale vengono mostrate ed animate alcune tra le splendide vetrate multicolori di destinazione ecclesiastica realizzate da Marc Chagall. 



15.08.2017 # 4904
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

MIMMO PALADINO

a Pietrasanta (LU) fino al 10 settembre 2017

Sabato 29 luglio 2017, a Pietrasanta (LU), in via Nazario Sauro 56, si apre la nuova sede, la seconda nel capoluogo versiliano, della Galleria Giovanni Bonelli.

A inaugurare lo spazio sarà Mimmo Paladino (Paduli, BN, 1948), con la mostra dal titoloOpere scelte che presenta 15 tecniche miste su cartone dell’artista campano.

L’esposizione, in programma fino al 10 settembre, curata da Flavio Arensi, propone una panoramica del lavoro di Paladino, nella quale si riconosce la cifra espressiva più caratteristica, densa di simbolismo e mistero. Al suo interno, infatti, si incontrano frammenti di figure geometriche, teste e mani, case, numeri, stelle, vasi attraverso un linguaggio che fonde spazio e tempo e rimanda spesso a un universo primitivo e arcano, rivisitato da uno sguardo contemporaneo.

L’alfabeto cui Mimmo Paladino ricorre, si basa sulla cultura arcaica e mediterranea che fonda le proprie radici figurative nell’arte italiana del Quattro e del Cinquecento, da Paolo Uccello, a Piero della Francesca a Leonardo da Vinci, e quelle filosofiche nel neoplatonismo rinascimentale, ma in cui i simboli che riporta sulla superficie, siano essi navi o fiori, case o stelle, richiamano a significati universali che appartengono alla storia minima di ciascun uomo.

L'opera di Paladino si manifesta in tutta la sua complessità, svelando la formazione concettuale e analitica, dato imprescindibile di un lavoro pittorico mai casuale, che spazia fra le istanze della tradizione e quelle dell’avanguardia e attinge da culture arcaiche ed extraeuropee.

Nei suoi lavori, il linguaggio dell’arte e la pratica d’artista sembrano essere qualcosa di magico o di sciamanico, il luogo di un rito o di una tragedia. Le sue opere, pur essendo figurative e simboliche, evocano significati e contenuti senza mai svelarne l’origine, ma solo esprimendone l’ombra, la maschera o la traccia archetipica.

Nei cartoni esposti a Pietrasanta s’incontrano, inoltre, rappresentazioni di pianeti, geometrie musicali, riflessioni poetiche sulla condizione dell’uomo, e una tecnica mista e collage su legno del 2013 caratteristico di un lavoro iniziato oltre vent’anni fa e che ha fra i suoi più interessanti risultati il trittico del 1999, oggi conservato al Museo di Rivoli.

24.07.2017 # 4892
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

L'EDUCATION SEXUELLE.

a Riccione e Rimini fino al 5 agosto 2017

Il ritrovamento di una cartella contenente centinaia di disegni erotici/pornografici realizzati da diversi artisti (tra i più noti Alberto Vargas, Franz von Bayros, A. Modigliani,  Auguste Rodin, Agostino Carracci, Mirko Vucetich, e un presumibile Klimt) avviene grazie ad un erede residente nella città eterna che settimane fa si è messo in contatto con l'istituzione Italia Liberty al quale ha comunicato di aver trovato in casa rovistando negli archivi del padre una cartella contente centinaia di disegni di natura erotica/pornografica su carta. Pastelli, carboncini, matite colorate, acquerelli e chine datati da inizio Novecento agli anni dell'Art Déco assieme a qualche opera datata anni '60. Si sono individuate subito prestigiose firme di autori che hanno segnato un'epoca. Tra essi l'illustratore Alberto Vargas, famoso per le ragazze Pin-Up apparse anche nelle copertine della rivista Playboy. Il presidente di Italia Liberty, esperto d'arte Liberty, Andrea Speziali ha analizzato con cura i disegni (oltre 200 opere che meritano anni di studi) deducendo che si tratta di un importante ritrovamento per la Storia dell'Arte in quanto colui che possedeva queste opere era certamente un magnate in contatto con tanti artisti del periodo e grande viaggiatore. La maggior parte delle opere è attribuibile a Mirko Vucetich, per questo l'erede romano si è rivolto a Speziali che per anni ha studiato l'artista. Vucetich è stato un poliedrico personaggio noto per la Partita a scacchi di Marostica, vincitore di molteplici premi alle Biennali di Venezia, architetto e scultore. Sue opere anche al Brooklyn Museum. 


«Egli all'epoca era assai famoso e amico con tanti artisti ad esempio Filippo De Pisis. A casa degli eredi si trovano diverse opere di De Pisis che per acquisto o per scambio Vucetich ha raccolto. Negli scritti e documenti di Mirko V. già in passato avevo visto testimonianze scritte e fotografiche che testimoniano il contatto con personaggi quali Vargas, Modigliani e Rodin. Ma fino ad oggi non avevo trovato nell'archivio di famiglia opere di questi artisti di natura pornografica.» A. S. 


Diversi carteggi presentano nella carta un timbro speciale e quasi tutti sono datati e firmati. Le località riportate sono tra New York, USA e Parigi. I soggetti sono bordelli che si consumavano nelle case chiuse tra America e Francia. Al momento non sono stati analizzati tutti i disegni. Possibile qualche opera realizzata anche in Italia. I temi sono diversi, dal ritratto alla scena del bordello alle varie tavole come se fossero delle storie intitolate ''L'éducation sexuelle'', ''La belle faville'', ''Mytology'', ''La faville Oedipus'' o ''Sexual life''. Tutti ben conservati con qualche macchia di muffa e umidità. Prossimamente si valuterà un restauro.


LA MOSTRA - In vista di questa grande scoperta saranno esposte al pubblico per la prima volta alcune opere nella rassegna che sarà allestita dal 23 luglio al 5 agosto nel fascinoso contesto del Palazzo del Turismo di Riccione dal titolo ''L'education Sexuelle. Il Novecento nelle case chiuse tra New York e Parigi''. In contemporanea alla mostra ''Italian Liberty'' già in programma nello stesso edifico. 

24.07.2017 # 4890
ILLUSTRI PERSUASIONI. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.

Daria La Ragione // 0 comments

Perchè Kimono Oggi

a Caraglio fino al 5 novembre 2017

Da domenica 23 luglio a domenica 5 novembre 2017 il Filatoio di Caraglio ospiterà una mostra che, attraverso oltre 100 kimono originali, propone un viaggio nel mondo, nella cultura e nell’estetica del Sol Levante, ancora oggi fonte di suggestioni per arte, grafica, design e moda. 

La scelta del luogo non è casuale: nel 1868, quando il Giappone si apre al mondo con la restaurazione Meiji, i setaioli italiani sono già nel paese da diversi anni per approvvigionarsi dei bachi giapponesi, gli unici a resistere alla pebrina, malattia che impedisce al baco di produrre il prezioso filo. Furono dunque i semai, i setaioli italiani in Giappone, i primi ad instaurare un importante rapporto di fiducia e conoscenza con il paese del Sol Levante e tra i semai piemontesi, uniti nella “Società Bacologica Torinese”, alcuni erano proprio di Caraglio. 

Nel percorso di mostra – progetto di Consolata Pralormo curatela di Nancy Stetson Martin con Fabiola Palmeri – emergono la vita, le tradizioni, le feste e i paesaggi giapponesi grazie ai motivi decorativi, ai colori, alle raffinate rappresentazioni di fiori e foglie, insetti e animali, montagne e onde impetuose. Dal linguaggio del decoro, parte integrante della cultura giapponese, emerge poi quel vasto “impero dei segni” che racchiude il pensiero poetico di una cultura visiva di origini antiche e significati profondi. “…In Asia il decoro parla” afferma Nancy Martin Stetson. 

Attraverso 4 sezioni dedicate rispettivamente al succedersi delle stagioni, al paesaggio, all’acqua e all’arte, la mostra mette in luce la stimolante bellezza dei kimono e del Giappone, da sempre luogo di straordinaria potenza evocativa e da oltre un secolo punto di riferimento estetico per l’Occidente. Quella stessa estetica che conquistò e sconvolse il mondo artistico europeo di fine Ottocento, influenzando il linguaggio pittorico di Van Gogh, Monet, Degas e Klimt, continua a ispirare ancora oggi artisti, designer e molta della produzione grafica contemporanea, fino al cinema e all’arte del tatuaggio. 

“Il linguaggio del decoro va studiato – sostiene Nancy Martin Stetson – il suo luogo di esposizione privilegiato è il kimono che ci fa intravedere un mondo ordinato e forse felice, raccontato in segni. Segni convenzionali che uniscono una civiltà millenaria. È questo mondo, attraverso i suoi motivi, i suoi pattern e i suoi colori, che vogliamo raccontare”. 

I kimono esposti provengono da una preziosa collezione privata, composta da oltre 700 kimono quotidiani e destinati alle cerimonie familiari del periodo Meiji (1868-1912), del breve periodo di pace Taishō (1912/1926) e del primo ventennio del periodo Shōwa (1926/1945). 



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