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27.04.2020 # 5517
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Paolo Falasconi //

Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Si chiama Facetime photoshoots e forse ha già rivoluzionato il mondo della fotografia. Il suo ideatore, Tim Dunk lo ha pensato per riuscire a superare questo momento di lockdown e continuare a fare la sua professione

In copertina photo: © Tim Dunk

In questi giorni mi sono posto spesso la domanda di che cosa resterà, nel mondo del graphic design, di questo momento che stiamo vivendo. Che tipo di esperienza è stata questa per il nostro mestiere e quali cambiamenti, se ce ne saranno, hanno modificato il modo di pensare, di progettare.

Di certo, se qualcosa di buono ci sarà, non potrà non riguardare la creatività. Intanto riesco già a vedere qualche cambiamento nei modi che le persone hanno trovato per rimanere creativi.


Guardiamo al mondo della fotografia
: mi ha colpito l’idea di un fotografo inglese, il cui nome è Tim Dunk. Specializzato in foto per il wedding, (è stato nominato da Rangefinder Magazine uno dei 30 fotografi emergenti al mondo nel settore) che si è inventato un nuovo e interessante modo per continuare a svolgere il proprio lavoro, seppure restando a casa.

Come egli stesso spiega nel proprio sito personale, è possibile ottenere una sessione di shooting, con tanto di consigli su come impostare le luci, tutto questo da remoto sfruttando il cloud e i sistemi di comunicazione offerti da telefoni e tablet. Una volta ottenuta la serie di scatti e caricati sul cloud, dalla sua postazione passa alla post-produzione per poi restituire l’immagine finale all’acquirente.

Non contento di questa idea, ha inserito nel proprio sito una serie di istruzioni sotto forma di risposte alle domande per permettere ad altri colleghi di cimentarsi con questo progetto. Geniale.


photo: © Tim Dunk

16.11.2020 # 5597
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Adelma Rago //

Oliviero Toscani Bazaar aggiorna il catalogo: fino al 31 dicembre, cinque nuove serie e un regalo per chi acquista

Una fotografia è una testimonianza, ed essa acquista valore quando il soggetto ritratto ha moltissimo da raccontare.

Oliviero Toscani Bazaar, fino al 31 dicembre 2020, presenta cinque nuove serie. I protagonisti sono: Andy Warhol, Jasper Johns e Robert Rauschenberg. Trittici fotografici, firmati da Oliviero Toscani, dedicati a tre giganti dell’arte, tratti da reportage realizzati negli anni Settanta, a New York, per Vogue.

A Natale regala Warhol o preferisci Robert Rauschenberg o forse Jasper Johns o tutti e tre insieme? Puoi. Sul catalogo online Oliviero Toscani Bazaar, basta scegliere. In più, Oliviero Toscani ti regala una foto. Davvero, sarà che è Natale.

Una fotografia è una testimonianza, una prova di un determinato momento, questo vale per tutti e soprattutto vale quando i protagonisti sono persone che hanno moltissimo da raccontare e, ancora di più, quando vengono ritratti nel loro mondo, immersi nel loro spazio.


Un’espressione seria, un’altra ancora più determinata poi, subito dopo, un sorriso da ragazzino, una posa da pin-up e, un istante dopo, un cane in braccio, ecco Andy Warhol.

I ritratti sono stati scattati per un servizio di moda, poi pubblicato su Vogue, nel suo studio di Canargie Hall a New York, a metà anni Settanta. Warhol si era vestito con abiti che non avrebbe mai indossato, era come un travestimento che lo divertiva molto. Quando, qualche tempo dopo, venne in Italia, disse a Toscani che la gente per strada lo riconosceva perché lo aveva visto su Vogue.

Lo studio di Jasper Johns, l’ordine, a cosa stava lavorando in quel momento, quanti e quali oggetti? Toscani ha fotografato Jasper Johns nel suo studio a Bowery Street nel 1971, a New York. Jasper era particolarmente di buonumore quel giorno perché il figlio della sua cameriera correva come un matto e gli metteva allegria.

La grande chiesa sconsacrata di Lafayette Street, un bimbo e tre cani intorno a Robert Rauschenberg, un bicchiere tra le mani, i lavori più recenti al muro e tutta quella luce.

L’incontro tra Rauschenberg e Toscani avviene nel studio dell’artista a New York, a Lafayette Street nel 1971. Era una vecchia chiesa sconsacrata e il fotografo ricorda che era piena di gente rumorosa, assistenti di Robert, amici e cani.



C’è chi ritrae il mondo un momento prima che succeda, chi ferma nell’immagine l’atto nel mentre, chi racconta il momento dopo, poi c’è chi come Toscani trae l’essenza. Ecco forse lui non ritrae, ma trae. Una sottrazione la sua, attentissima seppur velocissima, anche nelle foto più colorate, più ricche, in camera c’è solo quel che deve esserci, senza scampo. Così una foto diventa un’icona.




Oliviero Toscani Bazaar, a cura di Nicolas Ballario, oltre alla nuova serie dedicata all’arte con 5 trittici, offre più di 100 fotografie4 formati4 prezzi - dai 250 ai 550 euro - una firma (una volta acquistata l’immagine arriva firmata), tiratura aperta (sempre). Le foto a disposizione vengono aggiornate, periodicamente. In più, ad ogni acquisto superiore a 500 euro, corrisponde un regalo: il Babbo Natale, immagine protagonista di una campagna Fiorucci del 1975.




Se vi sembra un’operazione democratica, lo è. Se vi sembra una buona occasione, anche. Se vi sembra il primo shop on line di un fotografo di chiara fama, pure. Buon divertimento e, se non fossimo stati abbastanza chiari, questi sono i più classici “consigli per gli acquisti”.

Oliviero Toscani Bazaar è stato sviluppato da Otium.

27.05.2020 # 5538
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Marco Maraviglia //

La databilità della fotografia: lo specchio dei tempi ma non sempre

La fotografia ha un suo design influenzato da mode, contesti sociali, contaminazioni culturali, tecnologie. Alcune considerazioni per una filologia della fotografia tra vintage e fake-photography

La databilità della fotografia
Anni fa, durante un seminario di fotografia, fui colpito dall’intervento di uno dei più grandi picture editor di un’agenzia fotografica. Egli illuminò i tanti fotografi presenti in sala con le sue considerazioni sulla databilità della fotografia.

Praticamente suggeriva che, per allestire un archivio fotografico le cui foto potessero avere una maggiore possibilità di vendita estesa nel tempo, era preferibile fare attenzione affinché le immagini non fossero troppo databili.

La databilità della fotografia è determinata dalla presenza nell’inquadratura di elementi che caratterizzano l’epoca in cui è stata presa: auto, persone (il look in certi periodi non perdona), stravolgimenti urbanistici, o altri elementi che ne possano definire il periodo.

Una foto scattata alla facciata del Duomo Milano, senza inquadrare persone, “invecchia” più tardi e ha quindi un tempo di fruibilità, in termini editoriali, di gran lunga superiore a quella che riprende dei turisti in una gondola di Venezia. L’abbigliamento dei turisti, le fotocamere appese al collo, il tipo di occhiali da sole indossati… possono far risalire al periodo dello scatto.

Le foto lockdown
Nei mesi scorsi, al di là delle effettive esigenze professionali di alcuni fotografi, c’è stato un certo “sciacallaggio” nell’andare a fotografare le città deserte. In barba alle norme del lockdown da Covid19. Tra qualche decennio molte di queste immagini saranno facilmente temporalizzate perché in certi luoghi italiani nemmeno a Ferragosto c’è assenza di turisti.

 

Probabilmente tra cento anni chi vedrà immagini di animali nelle grandi città o una foto scattata dall’alto di un palazzo o verso un balcone da una certa altezza, potrà determinare il periodo in cui è stata scattata: marzo/aprile 2020. Ma non è detto. Un tricolore appeso o un gruppo di persone affacciate e che applaude potrebbe essere un elemento che confermi il periodo. Ma ancora non è detto.

Ma sicuramente varrà per tutte quelle immagini in cui compaiono umani occidentali con “museruola”, mascherine di ogni tipo indossate rigorosamente o “fantasiosamente”: primavera/estate 2020.

Dico “umani occidentali” perché ad esempio in Cina da tanti anni usano la mascherina per strada.



databilità della fotografia Gioconda
Databile intorno al ´600 o in periodo lockdown da Covid19?



Databilità della fotografia determinata dal look e dintorni
La società del look determina trasformazioni nel design improntando caratteri stilistici riconoscibili a distanza di anni. Il taglio dei capelli, i corpi tatuati, il borsello da uomo degli anni ’70 e poi il marsupio degli anni 80-’90 che diventa tracolla, zainetto… E poi, ancora, la macchina da scrivere che viene sostituita da un computer che negli anni (mesi a volte) assume nuove sembianze, il cellulare che da citofono-style diventa smartphone, il grammofono che passa il testimone al giradischi, mangiadisci… iPod…

Tutte cose che i costumisti o gli scenografi dei film ambientati conoscono alquanto bene perché sono quelli che provvedono a recuperare gli oggetti di scena per ricreare atmosfere medievali o di epoche più recenti.

Ma a volte si può cadere in errore come l’uso della balestra in Il gladiatore, ambientato in epoca romana quando invece questo tipo di arma è dell’epoca medievale. O altri errori come in certi film degli anni ’60 in cui ci sono forzatamente SOLO arredamenti di quel periodo o automobili prodotte durante il boom economico quando invece nella realtà circolavano ancora le Topolino o altre auto di almeno un decennio precedente.

Alcune considerazioni sulla databilità della fotografia
Con l’ingresso della fotografia nel mondo dell’arte contemporanea, il design definito dalle estetiche tradizionali o contemporanee è stato spesso sostituito dal “concept”: un certo “retroscena” talvolta eccessivamente sovrastrutturato, del pensiero dell’artista fotografo. Alcune di queste necessitano del “bugiardino” di un critico, di un gallerista, di uno storico dell’arte o dello stesso fotografo per essere comprese. Perché non tutte le fotografie possono essere come barzellette che non hanno bisogno di spiegazioni.

La fotografia ha un design che ne può definire la databilità, certo. Ma non sempre. Perché la fake-photography, quella realizzata intenzionalmente per indurre in errore l’osservatore riguardo il periodo storico, è sempre in agguato.

Una coppia di sposi ritratti in una stampa virata color seppia con vignettatura sfumata può ricreare un’atmosfera vintage. In tal caso potrebbe succedere, se questa foto è decontestualizzata dalle altre foto dell’album cerimoniale che l’accompagnano, di aver bisogno di un esperto di moda per poter risalire al periodo in cui sarebbero stati disegnati gli abiti. Un esperto di processi fotografici ci potrebbe anche dire a quale epoca risale il tipo di supporto su cui è stampata la foto.

Il corpo umano ha subìto trasformazioni estetiche nei tempi. Quindi, anche se ci troviamo di fronte a una fotografia di nudo, a prescindere dalla sua estetica compositiva, potremmo a volte stabilire un range temporale in cui è stata realizzata in base all’anatomia del corpo.

Il boom delle palestre della fine degli anni ’80, la chirurgia estetica, le beauty-farm, un’alimentazione più attenta… hanno trasformato i canoni estetici del corpo nelle varie epoche eliminando pancetta e cellulite. sostituendosi a ventri piatti e “tartarughe”. Oggi qualcuno potrebbe considerare la Venere Callipigia un po’ molliccia o conclamare che Betty Page non era bella perché aveva le costole troppo sporgenti. Vallo a dire a un’intera generazione di camionisti e di adolescenti dell’epoca!

La databilità della fotografia, l’attribuzione secondo le evoluzioni tecnologiche
Così come un medio esperto di storia dell’arte riesce ad inquadrare il periodo storico di un dipinto, la databilità della fotografia è individuabile dal “carattere” della fotografia stessa.

I selfie con la bocca a culo di gallina? Qualcuno potrà stimare che si tratti del periodo in cui c’è stato il boom della vendita di smartphone e spesso non oltre il 2015 perché poi sostituito dal fish gape, l’espressione a pesce con la bocca socchiusa.

La post-produzione, la manipolazione delle immagini fotografiche con software digitali, ha definito ulteriori trasformazioni nel design della fotografia contemporanea.

Un giorno lontano l’HDR e l’effetto Dragan saranno certamente riconducibili intorno alla metà del primo decennio del XXI secolo.

I fotomontaggi digitali nascono poco prima dello stesso secolo di cui sopra, in concomitanza della nascita del Photoshop.

Ma attenzione a non confondere un’opera fotografica di Jerry Uelsemann con quella di altri artisti più recenti dediti al fotomontaggio. Perché il primo ha realizzato i suoi fotomontaggi solo e sempre in camera oscura almeno 30 anni prima del Photoshop. Raggiungendo gli stessi risultati!

L’universalità per by-passare la databilità della fotografia
La databilità della fotografia è configurata dal suo design. Il fotografo può scegliere se dare una veste contemporanea al suo lavoro o essere trasversale, borderline per dargli un tocco di universalità rendendolo evergreen. Fuori tempo. Valido in ogni epoca.

Come per certi testi di grandi autori che hanno lavorato sui sentimenti umani, universali, e quindi adattabili in ogni epoca.

In ogni caso, se tra cento anni dovessero sfuggirci elementi per definire la databilità della fotografia, se i file digitali dai quali è possibile risalire a una data certa saranno andati distrutti e resteranno solo le stampe senza una data sul retro scritta dall’autore, probabilmente adotteremo l’analisi al radiocarbonio (carbonio-14) con buona pace dei tribunali.

26.04.2020 # 5519
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Marco Maraviglia //

Fotografi in quarantena, “La finestra sul cortile” ai tempi del Covid

Giancarlo De Luca, Giorgio Galimberti, Francesco Rastrelli, Francesca Sciarra, Carmen Sigillo, ecco come alcuni fotografi stanno vivendo la loro quarantena privata e professionale

Photo copertina: © Francesco Rastrelli


Fotografi in quarantena. Ne ho individuati sei tra quelli che non hanno accantonato del tutto la loro fotocamera e cercando di tirare fuori alcuni loro pensieri.

Il Coronavirus è un virus che si è abbattuto sulla nostra vita stravolgendone il normale corso dei giorni. Nel frattempo ognuno cerca di trascorrere queste giornate cercando di non annoiarsi.

I fotografi in quarantena stanno approfittando per ripulire l’archivio fotografico, fare back-up, (ri)programmare servizi fotografici, progettare mostre, approfondire aspetti della postproduzione con tutorial e webinar…

 

Francesco Rastrelli rientrò in Italia dall’Australia, dopo un rocambolesco viaggio, all’inizio del lockdown. Si mise subito in quarantena e comunque non si è mai fermato. Fotograficamente parlando.

25 giorni per spostare tra oltre 700 plasticoni circa 20.000 diapositive, …, guardarle minuziosamente con lentino sul tavolo luminoso, avere il coraggio di tenerne solo un esemplare, il migliore, e buttare gli altri…. ha reso questo periodo di chiusura da covid, per me un incredibile viaggio nel mio passato di fotografo analogico, ho riesplorato fondali mediterranei e tropicali, rivisto vecchi amici, avventure dei miei reportages. – Francesco Rastrelli



Per Giorgio Galimberti, abituato anche lui a stare sempre in giro per lavoro, essere fotografo in quarantena è stato un impatto brusco che oggi lo fa sentire “piu’ maturo e consapevole rispetto a due mesi fa”.

© Giorgio Galimberti

Inizialmente, come per tutti credo, ho vissuto un momento surreale e faticavo a riempire le mie giornate, poi nel giro di poco ho iniziato a impiegare questo infinito tempo per migliorare la mia fotografia; sistemando l’archivio, dando un restyling al sito web e documentando con la mia fotocamera ogni singola attività che svolgevo… ad ascoltare le tante dirette interessanti che trasmettono sui social network… non ho passato nemmeno una giornata ad annoiarmi sul divano… la programmazione di marzo, aprile e maggio intanto è saltata, Work shop commissionati, mostre e festival… – Giorgio Galimberti





Per Giancarlo De Luca le giornate volano grazie all’attenzione rivolta verso figli costretti anche loro a stare in casa, le video-chiamate ai parenti e amici più stretti, il “cinema” in casa ma…

© Giancarlo De Luca

Mi manca molto la vita di tutti i giorni mi manca molto la routine, quella routine che qualcuno disse “se la ami allora sei davvero felice”… Dentro di me ho costantemente una immagine di quando tornerò in strada, nella mia città, quando riprenderò la mia reflex appesa al chiodo per raccontare qualcosa: è l’immagine di me stesso al centro della Galleria Umberto I di Napoli che piango e urlo con tutta la mia voce, uno sfogo fatto di gioia e amarezza, di speranza e di dolore per quanto è stato … – Giancarlo De Luca



Francesca Sciarra sta approfittando per ampliare il suo progetto Family Tales raccontando innanzitutto la propria vita in casa con i figli.

© Francesca Sciarra

La nostra quarantena in casa ha il sapore della famiglia di una volta. Il tempo passa lentamente e si riempie ogni giorno di qualcosa di nuovo, non ci sono scadenze e non c’è fretta, e le abitudini sono sempre là a coccolarci. Certo, il lavoro manca e le relazioni si allentano… ma sapendo che è questa una condizione che finirà, noi ci dedichiamo a viverla qui e ora nel migliore dei modi… Programmo la giornata quel tanto che basta per fare varie cose, senza stancarmi o annoiarmi. Il mio pensiero è rivolto al benessere della mia famiglia, a garantire armonia e serenità ai miei figli. Sto leggendo molto e approfitto di questo tempo per approfondire le mie conoscenze in materia fotografica… viceversa, sto evitando di ascoltare notizie e di informarmi sul Covid. L’unica cosa che mi manca è il contatto con la natura… – Francesca Sciarra



Carmen Sigillo, avvocato e vincitrice di vari premi per il suo progetto fotografico Born in Italy, inizialmente è stata assalita dalla mancanza di percezione del suo ruolo in questo vuoto. “Chi sarai domani? Cosa vorrai domani?”.

© Carmen Sigillo

…non riuscivo a programmare le mie giornate. Ero completamente travolta dall’odore della morte, dalla paura per i miei cari, dalle continue edizioni dei tg. Mi sembrava di soffocare. Col passare dei giorni, devi darti un programma per non alienarti completamente. E quindi trascorro le mie giornate fotografando, allenandomi e studiando. L’essenziale: le tre cose che mi riescono meglio. – Carmen Sigillo



Fotografi in quarantena che, pur restando a casa, non fermano i propri occhi. E stanno dietro al mirino di una fotocamera. Da casa. In casa.

Come James Stewart che interpretava proprio un fotografo in La finestra sul cortile e che, costretto su una sedia a rotelle, fotografava il vicinato dalla propria finestra con un epilogo tutto hitchcockiano.
Qui Hitchcock c’entra poco. È tutto alla luce del giorno o della sera.
Il disagio, il surrealismo dalle atmosfere dechirichiane e distopiche che nemmeno Fritz Lang o Spielberg avrebbero mai immaginato.

I fotografi in quarantena hanno prodotto immagini che probabilmente potranno servire un giorno per una pubblicazione di interesse antropologico, sociologico, storico. Oltre che fotografico. Uno storytelling condiviso. Per sorridere magari un giorno a questa clausura forzata. Rimpiangendo forse quelle immagini degli animali di ogni specie che si sono appropriati dei territori urbani in tutto il mondo. Dei mari caraibici anche in prossimità delle coste delle città.

… finita la paura, torneremo ad essere quelli di prima, nel bene e nel male. E questo è forse un peccato: un’occasione mancata per migliorarci tutti. – Carmen Sigillo

Penso che la gente fuori… non sarà più quella di prima e soprattutto non sarà più buona di prima come si dice, perché già vittima di cosi tante ingiustizie e privazioni che non consentirà facilmente ad altri di crearne ulteriori, di qualunque natura esse siano. – Giancarlo De Luca

Nel frattempo non si riesce a non pensare al disagio estremo di tante persone claustrofobiche, famiglie indigenti, lavoratori messi in cassa integrazione.

Il mio pensiero fisso e costante è per le persone ammalate, per chi soffre per la perdita dei suoi cari per chi ha vissuto sulla propria pelle la sofferenza della malattia… Noi dobbiamo modificare il nostro stile di vita e cercare di combattere per ripartire con energia… – Giorgio Galimberti

Il pensiero frequente in questi giorni e ciò che mi rattrista di più sono i bambini, quelli che sono stati dimenticati dai vari decreti e quelli che più di tutti noi hanno rispettato l’isolamento. I bambini, incapaci di comprendere l’assenza dei nonni, dei compagni di scuola, delle corse all’aria aperta. I bambini che purtroppo ritengo siano tra quelli che dopo tutto questo avranno bisogno di maggiore attenzione. – Carmen Sigillo


Passerà, tutto passa. Niente è per sempre. La voglia di normalità resta nell’anima di ogni individuo.

I fotografi in quarantena torneranno alla loro vita di sempre, probabilmente migliorata professionalmente per quella soglia di sensibilità e di empatia sviluppata in questo periodo. E ripartire.

Fotocamera al collo, auto con i vetri abbassati, il mio amico Fabio come passeggero e partire per un viaggio nella nostra Italia. – Giorgio Galimberti

Appena tutto sarà finito…, andrò a fare un giro in una di quelle barchette che affittano a Mergellina, con mio padre per andare a pescare, come ai vecchi tempi e per ammirare il mare trasparente come non lo si era mai visto prima. – Sabry Ardore


 Eravamo liberi e c’è tanta voglia di riavere quella libertà che ci è stata negata improvvisamente. Tutto passa. Non può essere altrimenti.

26.04.2020 # 5518
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Paolo Falasconi //

Con #createyourlight Nikon regala l’immagine dell’umanità in questo momento unico nella storia

Nikon lancia una sfida a tutti i fotografi con l´obiettivo finale di documentare questo momento unico nella storia dell´umanità. Ciascuno è chiamato a condividere i propri scatti ispirati da un tema

In copertina photo: © Lily Rose

Nikon lancia una sfida a tutti i fotografi con l’obiettivo finale di documentare questo momento unico nella storia dell’umanità. Ciascuno è chiamato a condividere i propri scatti ispirati da un tema che cambia ogni due settimane.

Ciascun tema è accompagnato da una apposita sezione curata da esperti che forniscono, attraverso un video, una serie di indicazioni, trucchi e suggerimenti per realizzare al meglio il tipo di scatto che la challenge richiede. Una occasione per ripassare alcune tecniche fotografiche o magari acquisire nuove conoscenze pratiche.

Non ci sono limiti di sorta, essendo il contest aperto a tutti e i video sono liberamente consultabili. Tra tutti gli scatti condivisi sui social con l’hashtag #createyourlight, l’azienda sceglierà per ogni tema una serie di fotografie che poi caricherà nella galleria di immagini #CreateYourLight sul sito Web Nikon, per realizzare una mostra duratura della creatività in questi tempi senza precedenti.


Di seguito un video relativo al primo tema:



23.04.2020 # 5515
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Ilas Web Editor //

Oltre 100 fotografi Napoletani insieme per PhotoLifeNapoli

L´iniziativa per raccogliere fondi a favore della Fondazione Giovanni Pascale

Credits - In copertina © Peppe Avallone

Sono oltre 100 i fotografi professionisti napoletani protagonisti del progetto solidale PhotoLifeNapoli, un’iniziativa nata sulla scia di 100 fotografi per Bergamo tra le città più colpite dal Coronavirus.
Ciascuno dei fotografi coinvolti ha deciso di mettere in vendita un proprio scatto d’archivio al costo di 200 euro, una cifra solidale, nella maggior parte dei casi ben più bassa delle quotazioni individuali.

PhotoLifeNapoli nata con un tam tam di telefonate tra i più prestigiosi fotografi della nostra città ha registrato sin dalle prime ore un entusiasmo in parte inaspettato: immediata infatti la risposta della cittadinanza che a poche ore dalla pubblicazione aveva già acquistato buona parte degli scatti in vendita: un’occasione certo golosa per i collezionisti, ma anche l’opportunità di aiutare  la Fondazione G. Pascale nel suo lavoro di ricerca e prevenzione intorno al Coronavirus.
L’iniziativa, che nasce da idea di Gianni Fiorito, fotografo di scena per “The Young Pope” e Anna Camerlingo, già apprezzatissima fotografa per il cinema e impegnata sul set di importanti produzioni Rai (I bastardi di Pizzofalcone, per dirne solo una) ha trovato riscontro immediato tra i colleghi, una risposta unica e compatta che ha consentito di raccogliere un interessante ed inedito bouquet che pure racconta bene ‘lo stato della fotografia’ napoletana.


Credits - dall´alto: © Antonio Gibotta, © Alfonso Grotta, © Angelo Marra, © Antonio Biasiucci, © Pierluigi De Simone, © Anna Camerlingo, © Amedeo Benestante


Non solo Napoli, al centro degli scatti dei 100 professionisti, ma anche alieni, città aliene ed alienanti, ritratti caustici, tanta cronaca, visioni oniriche, lave, turbini, una discreta dose di amarcord, volti noti, foto pubblicitarie.
Il concept del sito photolifenapoli.com è stato realizzato da Alessandro Leone, mentre lo sviluppo dell’applicazione è stata di Giovanni Ferricchio


Per chi volesse contribuire alla raccolta fondi questo è l’Iban della Fondazione G. Pascale:
IT86 I030 6903 5681 0000 0300 008

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