Mostre ed eventi // Pagina 2 di 230
28.09.2021 # 5800
Abracadabra, 60 illustratori a Torino al Museo Egizio

Paolo Falasconi //

Abracadabra, 60 illustratori a Torino al Museo Egizio

Fino al 1° novembre, la mostra che ha anche un obiettivo operativo

Si è conclusa ieri la sesta edizione di Graphic Days®, il festival internazionale di visual design che si è svolto dal 16 al 26 settembre a Torino e che ha visto la partecipazione di oltre 9mila persone.

Non tutte le iniziative terminano con la fine del festival: fino al 1° novembre è visitabile la mostra “Abracadabra” nel cortile del museo Egizio. Il progetto, promosso da Graphic Days®, in collaborazione con Città di Torino, Museo Egizio, IGPDecaux e con il partner tecnico Printaly, mostra la capacità della cultura di creare benessere e di migliorare la qualità della vita, con un impatto positivo sulla città.

60 illustratori hanno donato le loro opere al progetto; il ricavato dalla vendita delle illustrazioni esposte sarà devoluto al progetto “Regala un albero” della Città di Torino e sarà destinato a piantare nuovi alberi in città. 

Le opere sono esposte nel cortile del Museo Egizio e negli spazi pubblicitari di IGPDecaux dando vita a una mostra diffusa nelle strade di Torino
Ogni manifesto ha un QR code, attraverso il quale lo spettatore può prendere parte a un’esperienza di gamification grazie all’applicativo Goodvertising sviluppato da IGPDecaux e procedere all’acquisto dell’opera prescelta. Si unisce in questo modo la fruizione del manifesto al valore di una donazione sostenibile per la forestazione urbana intercettando in modo innovativo e contemporaneo la grande voglia di partecipazione dei cittadini.

Di seguito, il link per il sito della mostra:




In copertina: © particolare dell'opera di Giordano Poloni

08.03.2022 # 5934
Abracadabra, 60 illustratori a Torino al Museo Egizio

Mia Di Domenico //

“MiRo”: il viaggio fotomaterico di Jacopo di Cera

La stessa tratta ferroviaria percorsa per dieci anni e vissuta guardando fuori dallo stesso finestrino

“Il viaggio è sempre una metamorfosi che evita la banalità del quotidiano: viaggiare è uscire fuori da sé stessi per ritrovarsi in maniera diversa.”

 

Così recita l’incipit dell’ultimo progetto “MiRo” del fotografo milanese Jacopo di Cera. Una tratta ferroviaria, come suggerisce l’abbreviazione “Mi” di Milano e “Ro” di Roma, percorsa per dieci anni e vissuta guardando fuori dallo stesso finestrino, seduto sullo stesso sedile, dello stesso vagone ma con occhi sempre nuovi e affamati.

 

Un’Italia che scorre, che muta e che stupisce chi ha il coraggio di perdersi per ritrovarsi. Chi di uno status, quello da pendolare, ne fa per necessità una scelta di vita.



 

E allora tutto diventa ancora una volta occasione per essere altro, altrove. In luoghi dove non siamo, ma saremmo potuti essere. E per innamorarsi, senza paura. E forse il segreto della vita è tutto qui: lasciarsi travolgere dalla bellezza di ciò che ci circonda.

 

Un viaggio “fotomaterico” dove la fotografia si misura con applicativi diversi e diventa parte integrante di una sintassi più complessa e strutturata. È ora “un punto di partenza e non di arrivo” come suggerisce l’artista. Ogni tappa, ogni fotografia, è infatti una stampa diretta su vetro di un finestrino del treno. Una cornice che inquadra pezzi di vita mai uguali, scanditi da quel viaggio prestabilito dove ci si può perdere tra i pensieri e avere, finalmente, il tempo di respirare.

 

Un pezzo di un puzzle più grande che vede il fotografo immergersi in realtà disparate dove la fotografia, la geometria del soggetto (“Italian Summer”) e la materia (“Fino alla fine del Mare”) continuano a rincorrersi e intrecciarsi per dare vita a qualcosa di puro. 



 

Jacopo Di Cera nasce a Milano nel 1981. Lavora da subito nelle principali aziende multinazionali occupandosi di marketing. Il suo punto di vista eclettico e travolgente è contaminato dall’influsso di fotografi internazionali con i quali si confronta e sperimenta. Numerosi sono i riconoscimenti che ottiene tra i quali ricordiamo il quarto posto al prestigioso concorso del National Geographic nel 2010. Ha partecipato ad esposizioni e fiere italiane e internazionali (MIA – Milano; Palazzo Velli Expò – Roma; Les rencontres de la photographie – Arles; Festival Con_vivere – Carrara; PAN – Napoli; Paratissima – Torino; Fotofever (Paris Photo) – Parigi; Biennale Arte – Venezia).


21.02.2022 # 5919
Abracadabra, 60 illustratori a Torino al Museo Egizio

Mia Di Domenico //

Vivian Maier: “inedita” in mostra ai Musei Reali di Torino

In esclusiva la serie di scatti realizzati durante il suo viaggio in Italia, tra Torino e Genova, nell’estate del 1959.

Vivian Maier. Un nome, un mistero. Un mondo permeato da una quotidianità precipitosa e ambiziosa del sogno americano e un modo di raccontarlo: il suo, delicato e profondamente evocativo. Ogni gesto apparentemente anonimo diventa così parte di una poesia invisibile che la Maier continua a scrivere instancabilmente per 45 anni, camminando per le strade dei quartieri proletari tra New York e Chicago. 

È ora inedita, come suggerisce il nome stesso della mostra “Vivian Maier. Inedita” ospitata dalle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino dallo scorso 9 Febbraio fino al 26 Giugno 2022, dopo una prima tappa al Musée du Luxembourg di Parigi. 

La mostra, curata da Anne Morin e co-organizzata da diChroma e dalla Réunion des Musées Nationaux – Grand Palais, prodotta dalla Società Ares srl con i Musei Reali e il patrocinio del Comune di Torino, presenta più di 250 immagini che ci offrono uno sguardo ulteriormente nuovo e pervasivo della vita dell’artista tra fotografie a colori, oggetti personali e filmati in Super 8 dove coincidenze della realtà e occhi sconosciuti si intrecciano ancora esplicandosi in dieci sezioni con la sua figura che guarda e si guarda ora riflessa in una vetrina di un negozio, ora lungo la sua ombra. 

Inedita come la serie di scatti realizzati durante il suo viaggio in Italia, tra Torino e Genova, nell’estate del 1959. 


Un documentario di vita, dalle tematiche estremamente moderne e dal linguaggio articolato, dettato dall’esigenza d’affermazione e liberazione che accompagna lo spettatore durante tutta la mostra. 

Diventa così un’occasione per soffermarsi su un sentire autentico di una donna, di Vivian, non più sconosciuta piombata, solo post mortem nel 2009 grazie al ritrovamento di John Maloof dei suoi negativi, nel cuore della street photography.



Quando 

Date: 9 Febbraio 2022 - 26 Giugno 2022
Orario: 10:00 - 18:00
(dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 19.00; sabato e domenica dalle 10.00 alle 21.00) 

Dove 

Sala Chiablese
Piazzetta Reale, 1 - Torino 

Prezzo 

Intero: € 15,00; Ridotto: € 12,00 (over 65, insegnanti, ragazzi tra 18 e 25 anni, gruppi, giornalisti non accreditati); Ridotto: € 10,00 (possessori del biglietto intero dei Musei Reali); Ridotto ragazzi: € 6,00 (ragazzi tra 12 e 17 anni compiuti); Pacchetto famiglia: fino a due adulti € 12,00 cad. e ogni ragazzo tra 12 e i 17 anni € 6,00 cad.; Gratuito: possessori dell’Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta, Torino+Piemonte card, bambini da 0 a 11 anni, persone con disabilità, dipendenti MiC 

Più informazioni 

www.museireali.beniculturali.it

20.12.2021 # 5858
Abracadabra, 60 illustratori a Torino al Museo Egizio

Paolo Falasconi //

“Da Altopascio a Mount Meru: sul sentiero del bene” Di Stefano Lotumolo

Il 22 dicembre si inaugura la mostra fotografica di Stefano Lotumolo, curata da Flow & Foto, nelle figure di Federica Cerami e Francesca Sciarra.

“Da Altopascio a Mount Meru: sul sentiero del bene” Di Stefano Lotumolo
A cura di Flow & Foto: Federica Cerami e Francesca Sciarra. 
Opening on line: mercoledì 22 dicembre 2021 ore 19:30


Mercoledì 22 dicembre si inaugura “Da Altopascio a Mount Meru: sul sentiero del bene”, la mostra fotografica di Stefano Lotumolo, curata da Flow & Foto, nelle figure di Federica Cerami e Francesca Sciarra.

La mostra ha un percorso espositivo progettato per garantire una esperienza immersiva allo spettatore che si sentirà, da subito, parte attiva del percorso, proiettato in una dimensione nuova, piena di stimoli visivi e sonori.
Il lavoro di Stefano parla di terre lontane che hanno bisogno di essere viste, accolte e aiutate e stimola ad avere uno sguardo attivo per adoperarsi nei progetti di aiuto messi in campo da Stefano con la sua associazione “Radici Globali”

Dall’albero, del poeta Hikmet, inizia la storia di Stefano Lotumolo che un giorno, immerso nel verde del suo lavoro di floricoltore, decide di volgere il suo sguardo verso la natura, negli angoli più lontani del mondo, abbracciando quella umanità invisibile che scrive una pagina di storia che forse nessuno leggerà mai con la giusta dose d’amore.
Questo ribaltamento del suo sguardo diventa la bussola per orientarsi in un mondo nuovo che trasforma nella sua seconda pelle, pronto ad accogliere tutto il nuovo e l’inespresso che trova all’interno del mirino della sua macchina fotografica.
Il viaggio dell’eroe ha inizio: nulla sarà più come prima perché Stefano, come un novello Diogene, da quel giorno, cammina, con la sua lanterna magica, per portare luce e speranza a chi non ha la possibilità di vivere dentro una normale soglia di dignità.
La fotografia, testimone vigile di questo mondo nuovo, diventa il suo cuore pulsante che si apre ad accogliere le storie lontane, provando a compiere gesti concreti per realizzare cambiamenti di vita.
“Da Altopascio a Mount Meru: sul sentiero del bene” è il racconto di mille incontri di amore con la madre terra, piena di sorprese colorate e con i volti sorridenti, pieni di energia di chi, nonostante le avversità, si affida ancora alla possibilità che la vita possa regalare qualcosa di inaspettato.
Scorrendo queste immagini, viaggiando con Stefano dentro ogni fotogramma, scopriremo che ogni lembo di terra dell’angolo più remoto del mondo è parte del nostro cammino e ogni volto, che i nostri occhi incroceranno, è una proiezione del nostro volto: siamo tutti uguali e tutti assieme in un unico grande afflato di vita.
Il viaggio termina con una immagine notturna rivolta al cielo che rappresenta un inno alla gioia, una apertura verso l’immenso e le sue infinite possibilità, con l’augurio che tutti noi, spettatori di tanta bellezza, possiamo ogni giorno diventare attori di un cambiamento del cammino di chi ha “soltanto” bisogno di essere accolto in un abbraccio di vita.


La galleria ha la forma di un albero: lo spettatore entra dal tronco e, percorrendo la chioma, passa in rassegna tutte le fotografie esposte fino ad arrivare al cuore pulsante rappresentato da un box di legno all’interno del quale sono esposti tutti i volti incontrati lungo il viaggio.
Nella Galleria, inoltre, troverete un video introduttivo di Stefano e il testo critico di accompagnamento alla mostra.
All’esterno della Galleria, invece, troverete il catalogo, il trailer del suo film e le informazioni sui progetti ai quali potrete aderire per aiutare le popolazioni visitate e accolte dallo sguardo di Stefano.


Per informazioni: 
flowefoto@gmail.com 
https://www.facebook.com/editingperfotografi



La mostra, interamente virtuale, è ospitata sulla piattaforma Artsteps.com e sarà visibile, gratuitamente, da mercoledì 22 dicembre alle ore 20.00, a questo link:

09.10.2021 # 5815
Abracadabra, 60 illustratori a Torino al Museo Egizio

Marco Maraviglia //

Modalità: No Humans. Le visioni di otto artisti per un mondo (im)probabilmente distopico

Massimo Sgroi, curatore della mostra presso la Andrea Nuovo Gallery, ci conduce in un percorso di riflessioni relative all’influenza del progresso sull’uomo e l’ambiente

Cosa fanno gli artisti per produrre opere? Pensano. A volte si lasciano passare addosso il malessere della vita. Come tir che affondano le ruote su dune di sabbia lasciando tracce, impronte, ma senza distruggerle, accolgono il tormento di quei copertoni che li investono. Metabolizzano il vissuto, a volte inconsciamente, mentre conducono la vita di tutti i giorni. Poi la lente della mente mette a fuoco su ciò che stanno per andare a materializzare. Comunicano visivamente la loro immaginazione. Il loro briefing consiste in quegli input che solo gli artisti colgono grazie a una sensibilità che raccoglie metadati tra i rumori di informazioni lasciate inesplorate dai comuni mortali. Talvolta con risultati avveniristici.

Alla fin fine, fanno comunicazione visiva. Con un approccio diverso da quello di un creativo pubblicitario. Ma comunque comunicano. Art director, copywriter e grafici questo lo sanno e perciò li incontriamo spesso in musei o in occasione di mostre d’arte. L’arte è linfa per la mente. Sorgente per la comunicazione.

 

Massimo Sgroi, curatore della mostra Modalità: No Humans, ha messo insieme otto artisti internazionali (fotografia, pittura, digital art, installazioni) seguendo il filo di un racconto su quel che potrebbero essere le (im)probabili trasformazioni dell’ambiente psicologico e fisico vissuto dall’uomo; urbano e naturale: Güler Ates, Jean Michel Bihorel, Patrick Jacobs, Federica Limongelli, Suzanne Moxhay, Barbara Nati, Helene Pavlopoulou e Simon Reilly.

Tecnologia e innovazione favoriscono il progresso ma c’è un prezzo da pagare? L’individuo si arricchisce umanamente, emozionalmente, o sta subendo un processo di svuotamento della sua stessa presenza attraverso la trasformazione del proprio habitat?

 

Il tempo scorre trasformando la vita reale sempre più in un universo parallelo, virtuale, fatto di polvere elettronica. Le piazze dove ci si incontrava divengono “second life”; al calcio o minigolf si gioca online con persone che manco conosci e che vivono (vivono?) in altri luoghi. Con i lockdown si è testato il gradimento del pubblico rispetto ai concerti da seguire online. Da casa. Senza l’essenza del brusio e di sguardi che si incrociano che solo dal vivo fanno meglio apprezzare lo spettacolo. Incontri culturali svolti in video. I veri effetti psicologici dello smart working e della didattica a distanza sono ancora tutti da approfondire. Ma non possiamo negarci che hanno contribuito a una desocializzazione che porta a uno svuotamento di valori dell’individuo. Alterazioni nelle sfere amicali, affettive. E quindi della propria mente.

Un progresso che sembra sfuggire di mano, in cui valori come l’identità, la memoria storica, il pensiero emergente, vengono penalizzati, sopraffatti.L’uomo rischia di diventare sempre più un passivo consumer. Con quella protesi-display di cui non riesce più a farne a meno.

In un mondo di un futuro prossimo, potremmo essere costretti a restare chiusi in casa per lunghi periodi per avversità climatiche, tempeste geomagnetiche, blackout, lunghi periodi di austerity per scarsezza di risorse. Sarebbe una grande brutta guerra che noi contemporanei non vorremmo vivere e di cui abbiamo modo di vedere le prime avvisaglie.

 

Come sarà il mondo con lo svuotamento interiore dell’individuo? E come sarebbe il mondo con una popolazione fisicamente decimata o annullata del tutto?

 

Modalità: No Humans ci pone di fronte a riflessioni etiche lasciando all’osservatore un’ampia interpretazione. Ma l’aspetto positivo di un mondo che si rigenera grazie all’assenza umana, per un’implosione del progresso, in paesaggi metafisici e iperrealistici, contrasta con il dramma della sua stessa estinzione. L’URBEX (Urban Exploration) suggerita in alcune opere, contiene fascino e allerta. Il fascino di avere il privilegio di sentirsi unico abitante di paesaggi rigenerati, sfuggiti a regole geologiche e biologiche. E un avvertimento che dovrebbe farci pensare sul dove stiamo andando.

Il mondo di oggi non è un granché ma bisogna essere sognatori per (ri)costruire gli umani.



Photo credit: Barbara Nati, Inverted Kingdom (Underpass); Modalità: No Humans, 2021. CourtesyAndrea Nuovo Home Gallery

 

 

 

 

 

MODALITÁ: NO HUMANS

Artisti: Güler Ates, Jean Michel Bihorel, Patrick Jacobs,Federica Limongelli, Suzanne Moxhay, Barbara Nati, Helene Pavlopoulou e SimonReilly.

A cura di Massimo Sgroi

Dal 01/10/2021 al 07/01/2022

Orari: martedì - venerdì, ore 10:00 - 13:15 e 16:15 - 19:00

Sabato, domenica e lunedì su appuntamento / Ingresso Libero

Andrea Nuovo Home Gallery

Via Monte di Dio, 61, 80132 – Napoli

Tel. +39 081-18638995

www.andreanuovo.com/- info@andreanuovo.com

 

Ufficio Stampa:Fabio Pariante - fabiopariante@gmail.com 

20.09.2021 # 5786
Abracadabra, 60 illustratori a Torino al Museo Egizio

Paolo Falasconi //

Sessantanove giorni nel segno di Vito Nesta

Al Palazzo Reale di Genova la prima mostra dedicata a un designer contemporaneo, in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Design dell’Università di Genova.

Dallo scorso 17 giugno a Palazzo Reale di Genova è visitabile la mostra Diario di un designer. Sessantanove giorni nel segno di Vito Nesta, a cura di Alessandro Valenti e Luca Parodi, prima esposizione del museo dedicata a un designer contemporaneo, in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Design dell’Università di Genova.

Il percorso si snoda attraverso tracciati paralleli che mostrano il lavoro del designer in due distinte modalità espositive che ripercorrono, da un lato, il vissuto durante i giorni del lockdown e, dall’altro, omaggiano la dimora genovese attraverso oggetti e arredi contemporanei messi in dialogo con i pezzi storici del museo.

La prima modalità è installativa. Nella Galleria degli Specchi, un tavolo – che è anche una metafora della tavola apparecchiata – raccoglie cento piatti creati nei sessantanove giorni di isolamento trascorsi in casa, usando la ceramica come le pagine di un diario.

Il tema dell’esperienza è il fulcro della narrazione: nei piatti in mostra prendono forma, in una moltitudine di motivi compositivi, le sensazioni e gli stati d’animo di quelle giornate solitarie, i ricordi riaffiorati per caso, i piccoli cambiamenti quotidiani osservati dalla finestra.

Si delinea un forte rapporto con il tempo, da una parte monotono che sembra non scorrere, dall’altra quasi regalato, che permette un’introspezione che trova nel disegno la propria manifestazione. Il risultato è un mondo figurativo, a tratti astratto, in cui l’immaginato si trasforma in reale e viceversa, un luogo in cui gli echi di popolazioni lontane, bellezze ancestrali, nature selvagge e città chiaroscurali si relazionano con il rigore di prismi e geometrie grafiche e con l’antico mistero raffigurato su monete e carte da gioco.

La seconda modalità espositiva è mimetica e vede il segno di Vito Nesta infiltrarsi tra le stanze del museo, dando vita a un sottile gioco di rimandi e mimesis. L’esperienza si snoda lungo le sale finemente decorate di stucchi e affreschi, dove l’osservatore si trova inconsapevolmente a ricercare e scoprire gli oggetti realizzati dal designer.

Sono presenti in mostra il tavolo progettato per la mostra e realizzato da  Studio F, i pouf in tiratura limitata e le due panche pezzi unici, prodotte da Tappezzerie Druetta e foderate con tessuti fuori collezione di RUBELLI, che entrano a far parte degli arredi del Museo, il tappeto Turquerie disegnato per Les-Ottomans, i vasi in ceramica Grand Tour realizzati per la mostra Musica da viaggio. Vito Nesta nelle stanze di Giuseppe Verdi del 2019, i vasi in vetro presentati quest’anno con l’azienda Effetto Vetro.


Informazioni

DIARIO DI UN DESIGNER. SESSANTANOVE GIORNI NEL SEGNO DI VITO NESTA.
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Via Fabio Filzi 33, Milano 1, +39 02 39 29 76 76

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