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13.09.2022 # 6128
The Queen, una Regina POP che non ha lasciato nulla al caso

Marco Maraviglia //

The Queen, una Regina POP che non ha lasciato nulla al caso

Comunicazione, look, battute in pubblico, persino uno spot pubblicitario. Alcuni elementi che hanno reso popolare Lilibet. Un caso da studiare

“London Bridge is down”. E inizia l‘Operazione London Bridge, il protocollo di tutte le fasi ampiamente preorganizzate per i funerali della Regina. Perché nulla è mai stato lasciato al caso. E non lo saranno nemmeno i dettagli del funerale di Lilibet, come veniva chiamata dai più cari.

 

Abiti dai colori sgargianti che, se messi accanto in un guardaroba, apparirebbero come una mazzetta di colori Pantone. Un outfit specificamente creato per essere identificabile facilmente dai bodyguard, si dice, ma ovviamente anche dalla gente. Cappelli con decorazioni floreali e con colori coordinati agli stessi abiti. Foulard da campagnola annodato sotto il mento durante le sue passeggiate a cavallo in quel di Windsor.

Quel saluto con la mano, unico, che è entrato nell’iconografia di souvenir turistici: pupazzetti con mano mobile esposti nelle vetrine di Portobello road.

Borsetta sempre nera al seguito che la rendeva una donna normale con le sue cose più essenziali da tenere sempre con sé.

La Regina Elisabetta II indubbiamente è stata un’icona POP senza eguali negli ultimi cento anni.

 

Una questione di cura del brand? Sembrerebbe di sì.

L‘inizio della gestione del suo brand inizia durante i sedici mesi di preparativi per il giorno dell‘incoronazione. Il duca Filippo di Edimburgo, il marito che fu supervisore dei dettagli della celebrazione, sembra che volle fortemente che l‘evento avesse un impatto mediatico facendo entrare le telecamere della BBC e suggerendo alla regia i punti di vista più adeguati. L‘allora premier Churchill lo sconsigliò, ma l‘ultima parola fu della regina. E tutto il mondo per la prima volta visse in tv, se pur in differita, l‘incoronazione di un reale come una favola che si materializzava. Settanta anni fa. Mese più, mese meno.

 

Per Elisabetta II tutto è andato bene. O perlomeno questa è la percezione della massa. Con alcune decisioni prese senza far rumore. Con la sensazione che ogni sua scelta fosse la più giusta. Quando, fuori dai cancelli di Buckingham Palace, andò tra la gente che deponeva omaggi floreali per Lady Diana, una signora le porse dei fiori ma Elisabetta le disse che dovevano essere per “lei, Lady D” e così le controversie sul suo rapporto con la nuora furono accomodate.

Non possiamo sapere se si trattò di una scena costruita a tavolino. I più maliziosi possono pensarlo.

Perché è il brand, costruito o meno, che conta. E scandali piccoli e grandi a corte passano sempre in secondo piano.

Consapevole del potere di comunicazione dell‘immagine, nel 1970 concede alla BBC di riprendere alcune scene della vita familiare di Buckingham Palace. Entrare in questo modo diretto nelle case contribuì ulteriormente alla sua popolarità.

Nel 1965 i Beatles vengono insigniti del titolo di baronetti. E così anche Angelina Jolie, Elton John, Mick Jagger, Liz Taylor, Emma Thompson, Steven Spielberg, Bono Vox, Rod Stewart e tanti altri hanno avuto onorificenze direttamente dalla regina Elisabetta II.

Circondarsi di personaggi noti del mondo dello spettacolo, a livello internazionale, non fa che aumentare la popolarità su altri canali. Entrando nell’immaginario dei fan che non seguono abitualmente le vicende politiche. E si crea una sorta di transfert di popolarità reciproca. Amplificandola.

Nessun “rumore legale”. La satira non è mai condannata. Stare allo scherzo è caratteristica delle persone intelligenti. E così, guardando i dipinti di George Condo che la ritraggono in maniera ironica, caricaturale, sdentata, aspetto paonazzo, è probabile che abbia solo sorriso.

 

È stata tra i personaggi che, con la sua effigie, ha occupato più copertine di riviste internazionali.

Nell‘aprile 2022, in occasione dei 70 anni di regno, Vanity Fair le dedica tre copertine diverse tratte dall‘opera in serigrafia Reigning Queens del 1985 realizzata da Andy Warhol. Opera poi acquistata dalla Royal Collection arricchendo la collezione privata nel castello di Windsor.

Un’opera, quella di Warhol, che riproduceva una fotografia di Peter Grugeon fatta a sua Altezza nel 1975 e utilizzata durante il Giubileo d’argento nel 1977.

 

Il 26 febbraio 1952 Dorothy Wilding realizzò il primo servizio fotografico ufficiale per Elisabetta.

I fotografi hanno avuto un gran ruolo per la comunicazione verso il pubblico, in termini di brand. Quelli che realizzarono ritratti ufficiali della regina sono stati Stirling Henry Nahum (Baron Studios); Cecil Beaton che riuscì a restituire immagini glamour e non austere e “politiche” e così conquistandosi il titolo di baronetto. Poi ricordiamo Antony Charles Robert Armstrong-Jones che sposandosi con Margaret, sorella della regina, ebbe l’occasione di ritrarre scene di vita familiare nella casa reale.

E poi ancora Donald McKague, Anthony Buckley, Annie Leibovitz.

David Bailey, noto fotografo di moda, la immortalò nel 2014. Fotografia in bianconero che lei preferiva perché “i colori distraggono l‘attenzione dal soggetto”.

 

Il rapporto con la fotografia era costante per Lilibet. Più volte in pubblico è stata immortalata con una Leica a tracolla. Usava anche una cinepresa. In rete circolano foto in cui è ritratta nel momento in cui si “fa un selfie” con alcuni familiari. Segno dei tempi.

 

Un giorno chissà se vedremo le fotografie che ha scattato in tutti questi suoi anni la regina. Lei – non dimentichiamolo – è stata anche mamma, e poi nonna, ed è stata prima fidanzata e poi moglie. Conoscete fidanzate, mogli, mamme o nonne che non abbiano mai fotografato, per esempio, i loro cari, le vacanze, qualche gita o candeline che venivano spente? Io non ne ho conosciute.

- Giovanni Ruggiero, fotogiornalista

 

Elizabeth II è stata protagonista in film cinematografici interpretati da Emma Thompson in una serie della BBC, da Helen Mirren (The Queen, 2006) e, ancora, The Crown la serie di Netflix che per quattro stagioni ha ripercorso tutta la sua storia con fatti realmente accaduti e leggermente romanzati. Fino allo spot Happy and glorious per pubblicizzare i giochi olimpici del 2012 a Londra, dove interpreta se stessa al fianco di Daniel Craig, il James Bond dell’epoca. E non sono mancate sitcom dove gli sketch prendevano in giro i comportamenti della regina e i protocolli reali.

 

Lilibet è stata una donna che sapeva come viaggiare nei tempi che ha vissuto ponendosi sulla stessa lunghezza d’onda. Senza farsi scalfire da critiche o canzoni di protesta come God save the queen dei Sex Pistols. E così non è mai apparsa agli occhi del mondo antiquata, eccessivamente monarchica o una nonnina ingenua.

Tutto ha contribuito alla sua popolarità. In comunicazione si chiama image making e il guru del marketing Philip Kotler ci potrebbe scrivere un libro intero analizzando tutte le operazioni che hanno contribuito a rendere POP la regina Elizabeth II: il look, la scelta delle foto ufficiali, il canale Twitter usato personalmente nel 2014 (@BritishMonarchy, ma non c’è più), le battute in pubblico, i rapporti con i VIP…

 

Dio non ha salvato la regina. Si è salvata da sé. Perché ha saputo gestire il suo brand fino alla fine. E non con scelte inconsapevoli.

 

© Marco Maraviglia

Foto di copertina: Elisabetta II a Berlino – 2015. Fonte Wikimedia 

31.05.2022 # 6070
The Queen, una Regina POP che non ha lasciato nulla al caso

Paolo Falasconi //

Creative Commerce, il futuro della pubblicità è servito

Questo è il cambiamento più importante in pubblicità dopo la rivoluzione digitale

Se c'è una cosa che il tempo in questi ultimi due anni ci ha aiutato a focalizzare, e la pandemia ad evidenziare ancora di più, è che nel mondo della comunicazione pubblicitaria il consumatore in quanto persona e non acquirente, è la figura chiave intorno a cui concentrarsi.

Indipendentemente forse da ciò che il mercato avrebbe voluto, è emerso chiaramente il bisogno delle persone di ricalibrare il proprio stile di vita in funzione di una maggiore attenzione alle interazioni e alla qualità del tempo investito in una qualunque attività.

In termini più concreti questo si potrebbe tradurre come una aumentata propensione alla partecipazione diretta, più immediata, maggiormente orientata a favorire l'interazione fisica possibilmente reale e, dove possibile, anche virtuale sfruttando la tecnologia.

La customer experience ha assunto una importanza fondamentale per garantire il giusto grado di connessione tra il brand e il consumatore e la necessità di garantire la continuità nell'accesso ai beni e ai servizi ha spinto i marchi a dotarsi di piattaforme di e-commerce estremamente avanzate, oltre a curare in generale la UX in modo da eliminare eventuali filtri e passaggi non strettamente necessari per rendere l'esperienza complessiva più fluida e appagante.

L'aspetto più interessante però è che da un punto di vista della creatività, tutto questa tecnologia ha una importanza notevole per consentire alla comunicazione di fare un vero salto in avanti. Stiamo assistendo alla nascita di una nuova fase per la comunicazione pubblicitaria.

Così come appare oggi chiaramente, il commercio non è più solo una questione di transazioni economiche ma rappresenta una grande opportunità per i brand che, sfruttando la tecnologia, possono sperimentare nuove forme di commercio che pongono al centro l'esperienza d'acquisto, e lavorano per costruire nuove interazioni.

Se da un lato il mondo è cambiato, la maggior parte del business pubblicitario sta facendo fatica ad andare avanti, ma la direzione è decisa. Le aziende più innovative si stanno già muovendo per reclutare persone altamente creative capaci di interpretare questi bisogni, schierando nuove competenze e aprendo posizioni per ruoli più complessi e per certi versi meno codificati e più "disordinati".

Il Creative Commerce rappresenta il futuro prossimo su cui si giocherà la carta della creatività interconnessa con la tecnologia e la cultura, per produrre una esperienza del tutto nuova in cui marchio e consumatore sono estremamente vicini.

Per capire di cosa stiamo parlando un ottimo esempio è la campagna DIESEL "Enjoy before returning" di Publicis Italia, vincitrice del Leone di Titanio a Cannes nel 2021, che ha visto un coinvolgimento dei social e di diversi mezzi per raccontare del Wardrobing (cioè l'acquisto e poi la restituzione di un capo dopo averlo indossato). Tutto il concept è costruito per coinvolgere tanto l'acquirente quanto il brand senza soluzione di continuità ed è pensato con l'obiettivo di raggiungere un forte impatto commerciale, come in effetti è accaduto.

Mondo virtuale e mondo reale stanno convergendo rapidamente verso un unico luogo man mano che la tecnologia aprirà nuovi modi per connettersi e i consumatori oramai si aspettano il vantaggio aggiuntivo di una esperienza dove l'aspetto commerciale è solo una parte del gioco.

Su questa base si stanno muovendo molti altri grandi marchi e in effetti il Cannes Lions si è attrezzato con un suo premio Creative Commerce Lions per celebrare proprio l'approccio creativo e immersivo dell'esperienza commerciale.    

04.04.2022 # 5864
The Queen, una Regina POP che non ha lasciato nulla al caso

Paolo Falasconi //

Emailchef - Il software per newsletter che punta tutto sulla user experience

Come creare e inviare campagne di email marketing in pochi clic e nel rispetto del GDPR con la piattaforma made in Italy

“L’email marketing morirà!” dicevano in coro i più disfattisti fino a non molto tempo fa. I social network, infatti, sembravano capaci di far vacillare le solide basi della comunicazione pubblicitaria via mail. I clic e le conversioni - così si prevedeva - avrebbero seguito il trend social, spostandosi su altre piattaforme più moderne rispetto alla posta elettronica. 

Mai le previsioni furono così distanti dalla realtà. Dopo anni dall’avvento dei social media più famosi al mondo (da Facebook, Twitter, Instagram fino a TikTok), l’email rimane il miglior modo per mettere in comunicazione brand e consumatori. E lo sa bene il team di Emailchef, il software di email marketing made in Italy che, grazie a un supporto clienti in lingua italiana e una piattaforma che punta tutto sull’avanguardia ma anche sulla semplicità d’uso, guida passo passo i clienti nella creazione delle proprie campagne di email marketing. 

Cos’è, come funziona e quali sono i vantaggi di Emailchef

Emailchef è un software per l’email marketing con una tecnologia avanzata ma semplice da usare, con tante funzionalità alla portata di qualunque tipo di utente. 

Attraverso la piattaforma (interamente disponibile in italiano) è possibile gestire liste di contatti, creare, progettare e inviare newsletter e dare vita a moduli di iscrizione per il proprio sito web o app. 
Si parte con l’importazione delle liste o l’inserimento manuale dei contatti; si scelgono i vari segmenti poi si passa alla fase più importante del progetto: la scelta dei template o la creazione tramite un editor a blocchi; infine si procede all’impostazione di eventuali automazioni (email di compleanno, anniversario, up e cross-selling etc.), all’invio e al monitoraggio dei dati

Il risultato è professionale e originale e ottenuto con pochi e semplici clic. In caso di problemi o difficoltà, il customer service in italiano è sempre pronto a ad assistere i clienti in tutte le fasi di progettazione, invio e tracking della campagna (caratteristica non così scontata quando si tratta di software di email marketing).

In particolare, un team di esperti fornisce supporto per la deliverability, un problema spesso trascurato dalle maggiori compagnie di software specializzate in newsletter ed email marketing. La deliverability, infatti, costituisce la capacità delle email di arrivare davvero a destinazione (nella casella di posta in entrata dei destinatari), senza finire in spam. Spesso gli utenti sono ignari dell’importanza di questo tasso e continuano a inviare email che vengono contrassegnate come spam, minando per sempre la loro reputazione d’invio e quindi la possibilità di ottenere dei risultati. 

Emailchef è una piattaforma davvero completa e incentrata sull’offrire all’utente la miglior user experience possibile. Gallerie di newsletter già pronte all’uso, plugin dedicati a Wordpress o ai maggiori e-commerce (Woocommerce, Prestashop e Magento), strumenti di analisi avanzata permettono agli utenti di crescere grazie a un email marketing fatto con professionalità. 

L’importanza di essere ‘GDPR compliant’

Le piattaforme di email marketing sul mercato sono moltissime e non è facile orientarsi nella scelta della migliore. Tra le valutazioni da fare figurano sicuramente il prezzo, le caratteristiche e la facilità di utilizzo. Però, c’è un fattore molto importante che spesso viene trascurato: la sicurezza dei dati.

Emailchef è 100% GDPR compliant, vale a dire che maneggia i dati sensibili delle liste contatti in maniera corretta e trasparente, nel pieno rispetto della normativa europea del GDPR (2018). 
Al contrario della maggior parte delle altre piattaforme di email marketing più famose, Emailchef utilizza server e IP localizzati in Europa, eliminando il rischio di incorrere in eventuali sanzioni per un uso improprio dei dati personali. 

L’attenzione al rispetto delle leggi unita a un supporto clienti specializzato, un’interfaccia in italiano e a strumenti semplici da usare ma dai risultati professionali rendono Emailchef la soluzione ideale (e made in Italy) per gestire tutte le fasi della propria strategia di email marketing. 
La sua grande carta vincente? Un’attenzione all’utente perfetta a 360°. 

05.01.2022 # 5591
The Queen, una Regina POP che non ha lasciato nulla al caso

Adelma Rago //

LEGO “Adults Welcome”: la versatilità di un brand immortale

Da sempre suoi iconici mattoncini liberano la creatività di piccoli e grandi artisti ma, adesso, c’è un motivo in più per amare LEGO.

Stormtrooper attaccati da api assassine, draghi che spengono incendi, un’automobile che diventa la cabina di una ruota panoramica, e la Terra che si trasforma nella pallina di un cono gelato: sembra strano? Non nel mondo LEGO. O, almeno, non nel mondo che LEGO ci ha fatto conoscere e adorare, un luogo fatto di fantasia e creatività, dove tutto è possibile.


Recentemente il brand ha deciso di associare la totale libertà di immaginazione, alla totale libertà di pensiero e, in tal senso, la campagna Don’t stop me now - della serie Rebuild the world - è un inno ad entrambi i valori.



Con LEGO “Adults Welcome” però, l’azienda leader mondiale del settore è andata oltre, superando sé stessa, e proponendo una campagna multi soggetto che mostra come un set LEGO, possa essere amato non solo da bambini e irriducibili appassionati ma anche dagli adulti. Persone con un lavoro a tempo pieno, magari di ufficio, con una routine incessante, per le quali gli imprevisti possono rappresentare una notevole fonte di stress.




Ecco che il marchio si inserisce quasi a gamba tesa in questo meccanismo, spezzando il ciclo al quale i consumatori sono sottoposti ogni giorno e regalando loro una piacevole pausa, per costruire qualcosa con le proprie mani, impegnando il cervello in un’attività diversa, per ritrovare la tranquillità e la spensieratezza che sembravano perdute, grazie ad una sorta di LEGO-terapia.



I tre soggetti della campagna sono del tutto simili tra loro e, all’interno di essi, si alternano diversi protagonisti e i loro piccoli incidenti quotidiani. Escludendo questi due elementi, sia le inquadrature che molti dei set e degli esterni impiegati, sono replicati sistematicamente con grande precisione e maestria.



In un’atmosfera deliziosamente vintage, scopriamo le tipiche attività dei tre personaggi, dal risveglio, al rientro a casa ma, ognuna di esse, è costantemente interrotta da fastidiose disavventure: una ruota a terra, un cucchiaio scivolato nella minestra, un laccio della scarpa spezzato. Al termine di ognuna di queste giornate però, tutti loro ritrovano la quiete e il sorriso, costruendo il proprio modellino di LEGO Adults Welcome.



Tre storie ironiche ed efficaci per un target dalla vita sempre più frenetica, consumatori che, grazie a LEGO, potranno finalmente rilassarsi e tornare bambini per un po’.


20.09.2021 # 5790
The Queen, una Regina POP che non ha lasciato nulla al caso

Paolo Falasconi //

Magnum. E se nessun piacere fosse impossibile?

Un film commercial di MullenLowe Group Italia per celebrare i 700 anni della scomparsa del Sommo Poeta

Questo bellissimo film commercial di MullenLowe Group Italia per Magnum fa parte della serie di progetti pensati per rafforzare la strategia commerciale dietro la collection di ice cream pensata per celebrare i 700 anni dalla scomparsa del Sommo Poeta.

Tutto prende vita da 'Il bacio di Dante e Beatrice', un dipinto originale che rappresenta il piacere dell'amore immortale, quello tra Dante e la musa della 'Divina Commedia'.

L'incredibile intreccio tra realtà e immaginazione scaturisce dal talento artistico di Roberto Ferri. Donne e uomini, corpi sinuosi e posture intriganti, angeli e demoni, purezza e impudicizia, lo spirito e la carne sono gli ingredienti dei dipinti dell'artista tarantino già affermato anche all’estero, che ha studiato Caravaggio, Michelangelo e Guercino reinterpretandoli e rendendoli di nuovo attuali. Dà corpo, sostanza e forma (una forma bellissima) ai sogni, o agli incubi, che tutti abbiamo dentro.

Un esperimento assolutamente interessante che, al pari dell'artista, "pittore antico capace di applicare il suo magistero a pensieri moderni" riporta nel presente il mito di Dante e Beatrice come simbolo di un amore immortale e lo rende contemporaneo confermando ancora una volta l'importanza chiave di uno storytelling forte e coinvolgente.

Il film


12.04.2021 # 5704
The Queen, una Regina POP che non ha lasciato nulla al caso

Adelma Rago //

“The Ultimate Safety Test”: sicurezza e sostenibilità nel nuovo, sorprendente, spot Volvo

Volvo è sinonimo di sicurezza. Ecco come l’azienda ha esteso questo concetto, legando la propria immagine alla sostenibilità…

Volvo è un’azienda leader nel settore automobilistico che, negli anni, ha fatto della sicurezza su strada un suo valore cardine. Seguendo l’esempio di altri top brands, ha deciso di sostenere una causa di importanza globale, reinterpretando ed ampliando la propria visione del concetto di sicurezza.


La protezione è alla base della filosofia Volvo e può essere considerata un vero e proprio marchio di fabbrica. Da sempre, gli sforzi dell’azienda si concentrano nel rendere i propri veicoli non solo accattivanti, accoglienti e performanti ma, soprattutto, sicuri.



Con The Ultimate Safety Test - il nuovo commercial realizzato dalla Grey - Volvo ha fatto un passo importante in materia di sicurezza, associando quest’ultima al concetto di sostenibilità, e annunciando al suo target di volersi occupare non solo dei rischi dovuti agli impatti su strada ma anche a quelli relativi all’impatto ambientale. Con una vera e propria dichiarazione di intenti, infatti, Volvo comunica che, oltre ad avere a cuore la vita dei propri clienti, a partire da oggi, avrà concretamente a cura la vita dell’intero pianeta, puntando su veicoli all-electric.



Il film, in apparenza, sembra un classico demonstration, del quale presenta tutti gli elementi tipici: un esperto ci mostra l’accuratezza dei safety test Volvo, illustrandone due tra i più comuni - il crash test laterale e frontale e il test su strada - e prodigandosi nell’offrire spiegazioni riguardo alle scrupolose ed ingegnose procedure impiegate dall’azienda, per garantire la sicurezza dei propri veicoli. L’uomo, infine, ci chiede di seguirlo in prossimità di un ghiacciaio, luogo dove ci si sta apprestando ad eseguire un ultimo, estremo, test: la caduta di una Volvo da un’altezza di 30 metri. Poco prima di dare il via alla verifica, però, dal fianco del ghiacciaio si stacca una parte di esso, che crolla rovinosamente in acqua, interrompendo la dimostrazione con improvvisa e brutale solennità. La rottura del format, è seguita dalle lines di chiusura, nelle quali Volvo ci ricorda che l’ultimo - e decisivo - test di sicurezza è quello nei confronti del cambiamento climatico e che, in tal senso, Volvo ha scelto di avere un obiettivo concreto: puntare alla distribuzione di veicoli completamente elettrici.




Come ha affermato anche il CEO di Volvo Cars, Håkan Samuelsson “Per noi, oggi, la sostenibilità è importante quanto la sicurezza.“ e, con questa campagna, possiamo affermare che Volvo lo abbia dichiarato apertamente, compiendo una scelta importante e responsabile non solo nei confronti del suo target e ma anche del nostro pianeta.


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