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Mostre ed eventi // Pagina 1 di 230
27.09.2023 # 6341
Al Palazzo Reale di Napoli in mostra Mimmo Paladino

Paolo Falasconi //

Al Palazzo Reale di Napoli in mostra Mimmo Paladino

Le opere esposte sono ispirate all’album Divertimenti per li regazzi (1797) di Giandomenico Tiepolo

È stata prorogata fino al prossimo 9 gennaio la mostra dell’artista Mimmo Paladino (Paduli, 1948) dedicata a Pulcinella in corso al Palazzo Reale di Napoli
L’esposizione intitolata “Mimmo Paladino. I 104 disegni di Pulcinella” con la curatela di Flavio Arensi, è stata inaugurata nella Galleria del Genovese il 6 luglio di quest’anno e avrebbe dovuto chiudere il 3 ottobre 2023.
 
Grande è stata l’affluenza durante l’estate per ammirare il ciclo dei disegni realizzato oltre trent’anni fa dall’artista campano e al quale Paladino ne ha aggiunto un altro, il numero 105, dedicato alla vittoria del terzo scudetto conquistato dalla squadra di calcio del Napoli ed esposto per la prima volta a Palazzo Reale.
 
“Ho raccolto con entusiasmo l’invito di proroga della mostra – ha dichiarato il maestro Paladino - e sono felice che le mie opere siano presenti a Palazzo Reale durante il periodo natalizio. Mi riporta alla mente l’opera La montagna di sale in Piazza del Plebiscito nel 1995 che fu la prima istallazione dopo la pedonalizzazione, esposta proprio in occasione del Natale, fino al mese di febbraio del ’96”.

Poter prolungare la mostra di Paladino è un onore per noi – afferma il direttore di Palazzo Reale, Mario Epifani –. La presenza delle sue opere all’interno del Palazzo Reale crea una connessione con la sua opera permanente Prova d’orchestra all’interno del nostro Giardino Romantico, collocata a copertura della sala prove del Teatro di San Carlo nel 2010”

Le opere esposte sono ispirate all’album Divertimenti per li regazzi (1797) di Giandomenico Tiepolo, capolavoro del Settecento veneziano composto da 104 carte dedicate in cui si illustrano le avventure, la morte e la risurrezione di Pulcinella, al quale Paladino ha voluto rendere omaggio.

Attraverso i suoi disegni, che sono stati recentemente restaurati, il Maestro rappresenta un Pulcinella che conduce una rischiosa prova di forza con il disegno e la storia dell’arte, che risolve per appropriarsi di entrambi e burlescamente batterli.

I 104 Pulcinella di Paladino furono protagonisti nel 1992 di una mostra - curata insieme al volume ormai raro di Michele Bonuomo – tenutasi al Palazzo Liberty a Torino, quindi all’Albertina di Vienna (1993) e alla Kunsthal di Rotterdam (1994). Nello stesso anno, la Galleria civica di Trento approfondì il tema del disegno con un’ampia retrospettiva che dagli esordi arrivava alle opere più recenti. Nei primi mesi di quest’anno la mostra è stata ospitata al Museo Eremitani di Padova.

Informazioni

Dal 6 luglio 2023 al 9 gennaio 2024
La visita è compresa nel biglietto d‘ingresso del Palazzo Reale di Napoli

Costo biglietti: intero 10 + 1 euro* - ridotto (18-25) 2+1 euro* - gratuito fino a 18 anni e possessori Artecard (*Dal 15 giugno al 15 dicembre 2023 sarà destinato 1 euro su ciascun biglietto per la messa in sicurezza dei beni culturali danneggiati dall’alluvione)
Orario: 9.00-20.00 (ultimo ingresso h. 19.00 - chiusura mercoledì)

19.01.2024 # 6383
Al Palazzo Reale di Napoli in mostra Mimmo Paladino

Paolo Falasconi //

Sol LeWitt a Napoli alla Galleria Artiaco

Dal 12 gennaio al 24 febbraio 2024

Il lavoro di Sol LeWitt è caratterizzato dall‘uso di diverse tecniche che gli hanno permesso di trovare il giusto compromesso tra qualità percettiva e concettuale, tra la semplicità dell‘ordine geometrico e la ricerca di bellezza e creazione intuitiva.

La sua ricerca artistica si sviluppa attraverso i suoi famosi disegni murali e le strutture geometriche. Ha decostruito il concetto di autorialità legato alla realizzazione dell‘opera, riconoscendo la preminenza non alla mano, ma alla mente che l‘ha concepita. Parallelamente, l‘artista ha prodotto molte opere su carta durante tutta la sua carriera.

La mostra si concentra su opere mai esposte prima, realizzate tra il 1992 e il 2005, un periodo in cui LeWitt ha deciso di dedicarsi maggiormente alla pittura. La tecnica che utilizza è la tempera su carta, pittura opaca a base d‘acqua, che lo ha affascinato fin dagli anni ‘80. I suoi studi lo hanno portato verso la definizione di forme meno rigide, articolate dalla creazione di profondità spaziali. Il risultato sono opere astratte composte da pennellate fluide e libere.

L‘artista trasforma così idee in incarnazioni visive, manifestazioni visibili di sistemi e regole che si mescolano creativamente, dando origine a una molteplicità di combinazioni. Linee, forme, colori e volumi stabiliscono un equilibrio sottile tra pensiero e forma, ordine e disordine, autorialità e anonimato. Il suo lavoro si articola attraverso strutture mentali e visive concrete in una costante ricerca che gli ha permesso di rinnovarsi continuamente.

I titoli delle opere esposte richiamano la tecnica descritta in precedenza: Pennellate, Linee Orizzontali e Forma Irregolare. Come linee orizzontali in una sovrapposizione virtuosa creano una percezione tridimensionale dalla superficie piatta del foglio, così le forme irregolari definite da tonalità contrastanti conferiscono alla forma una condizione percettiva prominente. Le sue opere si rivelano quindi come strutture che prendono vita attraverso l‘idea, sfidando la dipendenza dell‘artista dalla sua abilità manuale.



Info utili
Dal 12 Gennaio 2024 al 24 Febbraio 2024
NAPOLI Galleria Alfonso Artiaco
INDIRIZZO: Piazzetta Nilo 7
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 081 497 6072

In copertina: Wavy Brushstrokes, 1995, gouache su carta, 37.5 x 57 cm

07.09.2023 # 6329
Al Palazzo Reale di Napoli in mostra Mimmo Paladino

Paolo Falasconi //

Laura Federici, Regina Horti

A cura di Alberto Dambruoso - Inaugurazione 21 settembre 2023 ore 17.00

Il giorno 21 settembre 2023 alle ore 17.00 il Museo Orto Botanico - Sapienza Università di Roma presenta il progetto Regina Horti di Laura Federici, a cura di Alberto Dambruoso, allestito negli spazi della Serra Espositiva. 

Regina Horti nasce da una serie di progetti che dal 2016 l’artista ha portato avanti all’interno del carcere Regina Coeli e dalle suggestioni del vicino Orto Botanico: il mondo del fuori, ricchezza, abbondanza di immagini, luce, ombra, colore e il mondo del dentro, immobile nel ritmo del tempo, del passare delle ore, del mutare delle stagioni, dello scorrere dei giorni. 

“È un privilegio che generalmente capita a pochi artisti, quello di ritornare da protagonisti in un luogo che si era frequentato in passato, magari senza aver pensato all’opportunità di potervi esporre. È ciò che è successo alla pittrice Laura Federici che, nel 2016, si era recata più volte all’interno dell’Orto Botanico trascorrendovi diverse ore della giornata a meditare, scrivere e disegnare e, oggi, a distanza di sette anni, vi fa ritorno per presentare una mostra personale che parla sia dell’Orto (le opere in mostra sono state realizzate dopo un’immersione totalizzante con il paesaggio dell’Orto Botanico) ma al contempo di un altro luogo vicino, il carcere di Regina Coeli dove l’artista ha realizzato diversi progetti artistico-rieducativi con i detenuti, alcuni dei quali ispiratisi proprio all’Orto Botanico. 


“Due luoghi, due storie si fondono qui” scrive l’artista: "uno fuori e l‘altro dentro, vicini e irraggiungibili, chiusi uno all‘altro e al contempo congiunti. L‘edificio della casa circondariale di Regina Coeli viene invaso dai colori dell‘Orto, dal vento e dalle nuvole veloci, la luce mobile e il suono dei suoi abitanti leggeri. Natura e architettura, una coppia selvaggia, che fa fatica a restare unita; le foglie degli alberi a volte perdono colore, a volte ingoiano i cancelli, abitando tranquille le volte”. Tutte le opere di Laura Federici sono caratterizzate da un segno rapido che emerge dal fondo dei suoi dipinti, sopra al disegno prende vita il colore, immediato, veloce anch’esso nell’esecuzione. Ciò è da porre in relazione al modus operandi dell’artista che, nel dar vita alle sue opere, si serve contemporaneamente di più media diversi, ognuno dei quali concorre alla definizione finale dell’opera. Le sue ricognizioni nei luoghi che poi verranno riversati nelle sue tele oppure nelle tavole o ancora nelle carte, partono sempre da registrazioni video. Una volta a studio Federici seleziona i frame video e li estrapola per poi procedere con il disegno, la pittura e a volte il collage. 


Scrive l’artista: “Questi lavori sono sempre per me ‘‘attimi‘‘, porzioni di tempo, più che dipinti; mi piace si legga questo, lo scorrere dello sguardo, la presenza invisibile del frame del video che li ha generati, la luce che muta, lo sguardo che gira mentre il tempo scorre”.” (dal testo critico di Alberto Dambruoso)

Durante il periodo della mostra si svolgeranno incontri, workshop e presentazioni secondo un calendario che verrà di volta in volta comunicato. 

L’apertura al pubblico dal 22 settembre al 22 ottobre 2023 seguirà gli orari del museo. 
 
L‘artista
Laura Federici, artista e architetto, vive e lavora a Roma. Ha all’attivo numerose personali fra quali: Galleria Andrè (Roma 2011; 2012; 2016; 2019); Gallerie Brieve (Parigi, 2014); Galleria l’Affiche (Milano 2008; 2011); Galleria Il Segno (Roma, 2007); Galleria Beit Ahmad (Aleppo, Siria, 2003; 2005). Molte le collettive in cui ha esposto, in Italia e all’estero, fra cui FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma – XV edizione, Roma, il mondo (MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma 2016), Ambasciata Italiana in Vietnam (Casa Italia Hanoi e Fine Arts Museum HCMC, 2018), Istituto Italiano di Cultura di Varsavia (2019), Istituto Italiano di Cultura di Cracovia (2020), ARTFEM Women Artists 2 “International Biennial of Macau - “Natura”, Macau (2021). All’interno della sua produzione di video, tecnica che spesso riveste un ruolo centrale anche nella sua produzione pittorica, si ricordano in particolare le 12 sequenze animate per Un amore di Gianluca Tavarelli (1999), vincitore del N.I.C.E. Film Festival New York. Il suo lavoro - grandi tavole a olio, video, interventi pittorici su fotografia - è caratterizzato da linguaggi diversi e incentrato sulle declinazioni di una peculiare modalità operativa che, muovendosi in una zona di confine fra pittura e registrazione meccanica della realtà, dà vita, sull’onda di un incessante moto à rebours nei tempi del proprio vissuto, a una costellazione di opere che dialogano fra loro in un continuo gioco di stratificazioni di memoria e visioni.


Info

Inaugurazione 21 settembre 2023 ore 17.00 su invito

Apertura al pubblico: dal 22 settembre al 22 ottobre
Orari: dal lunedì alla domenica  9.00 - 18.30 - non è necessaria la prenotazione
Biglietteria: 06 49917107 (10:00 - 17:30)
Tariffe: intero 5,00 € (non è necessaria la prenotazione) - ridotto 4,00 € 6-18 anni; over 65; studenti universitari e scuole; soci enti convenzionati - gratuito 0-5 anni; studenti e personale Sapienza Università di Roma; diversamente abili e relativi accompagnatori; docenti accompagnatori di gruppi scolastici

Museo Orto Botanico
Largo Cristina di Svezia, 23 A - 24 - Roma 
info-ortobotanico@uniroma1.it
https://web.uniroma1.it/ortobotanico

06.09.2023 # 6326
Al Palazzo Reale di Napoli in mostra Mimmo Paladino

Paolo Falasconi //

TINA MODOTTI. L’opera

La grande mostra di Palazzo Roverella mette al centro l’artista e la sua produzione, attualizzandone le istanze sociali.

Dal 22 settembre al 28 gennaio, in Palazzo Roverella a Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo, propone l’esposizione – prodotta da Dario Cimorelli Editore con Cinemazero – “Tina Modotti. L’opera”, che ripercorre il lavoro della leggendaria fotografa, con oltre 300 scatti, molti mai visti in Italia; dalle immagini che raccontano la società e il lavoro nel Messico degli anni Venti, alla ricostruzione dell’unica mostra del 1929 a lei dedicata e da lei organizzata, fino alle rare immagini che raccontano il suo errare in molti Paesi.
“A lei, più che ad altri intellettuali del ’900, si è dato il discutibile privilegio di essere interessati maggiormente alla sua vita invece che alla sua produzione”, annota il curatore Riccardo Costantini.
Che aggiunge: “Oggi però è il tempo di ripensarla nella totalità della sua produzione e riscoprirla fuori dalla biografia, partendo dalla sua fotografia, come artista autonoma e donna, libera, umana, armata di profondi valori sociali, attenta alla condizione degli ultimi, alle battaglie di riforma ed educazione, capace di istanze al femminile di rara forza e precoci per i tempi: tutti temi di assoluta attualità che attraversano da sempre i suoi scatti, ribaditi oggi nello scoprire e studiare quelli meno noti”.


Image: © Tina Modotti - Donna di Tehuantepec, Messico 1929 ca.



“Tina Modotti è, oggi più che mai, la sua fotografia: Cinemazero negli anni, assieme a Gianni Pignat e Piero Colussi, ha portato avanti l’ambizioso progetto di ricostruire la produzione fotografica della Modotti, con ricerche in ogni lato del pianeta, fra musei e collezionisti privati, arrivando a individuare oltre 500 fotografie da lei scattate, molte, moltissime di più di quelle note.
Tina non è più, come bene diceva una grande ricercatrice che si è occupata della sua opera – Sarah M. Lowe – “la più nota fotografa sconosciuta del XX secolo”. Ora le sue foto sono acquisite, catalogate (anche se non sempre esibite) dai grandi musei del mondo e da diverse istituzioni culturali, nonché battute a prezzi da capogiro per la loro rarità nelle aste più prestigiose.
La mostra rodigina approfondisce la varietà di approcci dell’artista rispetto al soggetto ripreso, dalle nature morte, dai lavori più grafici e astratti, alla documentazione sociale fino alla comunicazione politica. Un percorso che ricostruisce la sua abilità di utilizzare la metonimia più della metafora e del simbolo, con quella capacità tuttora commovente di raccontare il reale – fra leggera sfocatura e precisa attenzione al “cuore” del soggetto – con assoluta forza comunicativa. Innegabilmente allieva di uno dei più grandi fotografi della storia, Edward Weston, ma capace fin da subito di attestare una sua autonomia stilistica.
Ecco allora che se la mostra di Rovigo un centro doveva avere, non poteva che essere votato alla sua indipendenza: la sua unica mostra personale realizzata in vita (dicembre 1929), ricostruita per la prima volta nel modo più completo. Perché Tina Modotti, donna, fotografa e artista, sia prima di tutto la sua articolata opera e non certo una femme fatale, la compagna o solo l’allieva di qualcuno”, chiosa il curatore.



31.08.2022 # 6110
Al Palazzo Reale di Napoli in mostra Mimmo Paladino

Paolo Falasconi //

Herbarium. I fiori sono rimasti rosa

In mostra le opere di Alessandra Calò, a Bologna presso l‘atelier Maison Laviniaturra

Inaugura giovedì 15 settembre la mostra “Herbarium. I fiori sono rimasti rosa” dell‘artista Alessandra Calò, accompagnata da un testo critico di Azzurra Immediato.
Prosegue cosi la stagione espositiva promossa da Maison laviniaturra, noto atelier-salotto bolognese di moda fondato dalla fashion designer Lavinia Turra, con mostre di artiste donne che continuerà fino al 2023 con Valentina D‘Accardi e Malena Mazza.

Ancora una volta l‘arte, nelle sue diverse forme, e la moda, come espressione di alto artigianato, si fondono per dare vita ad un progetto espositivo ricco di suggestioni e fascinazioni. L‘obiettivo di tali mostre-evento infatti è quello di creare un luogo di incontro dove poter far confluire mondi diversi ma sinestetici: la stilista Lavinia Turra oltre a dar vita alle sue note collezioni prêt-à-couture crea spesso allestimenti concettuali d‘immagine che ne riflettono l‘ispirazione.

Dal 15 settembre, tra le creazioni stilistiche dell‘atelier, si intrecciano e mescolano le opere dell‘artista Alessandra Calò di intenso significato sociale e simbolico, una serie di diorami fotografici, frutto di un percorso condiviso con alcune persone fragili facenti parte del progetto sociale “Incontri! Arte e persone” ai Musei Civici di Reggio Emilia. “Incuriosita dalla ricca collezione custodita ed esposta nel museo, il focus è caduto su ciò̀ che non è visibile al pubblico: una serie di erbari custoditi in un vecchio armadio nella Saletta della Botanica – così racconta l‘artista – Nonostante il carattere scientifico che li contraddistingue (famosa è la collezione settecentesca di Filippo Re), ci siamo soffermati sullo sguardo romantico scoperto sfogliando un erbario dell‘allora quattordicenne Antonio Casoli Cremona (1885) che catalogava in maniera amatoriale tutte le erbe presenti nel suo giardino e nei dintorni della città”.

Da questa osservazione della natura e della sua imperfezione, La Calò insieme ai partecipanti del laboratorio hanno trasformato le erbe spontanee (le cosiddette “erbacce”) in impronte su carta fotografica grazie alla tecnica del fotogramma, la stessa tecnica usata da molti artisti delle avanguardie del ‘900 come Man Ray. Alessandra Calò ha poi dato vita a sovrapposizioni di immagini e simboli che rimandano al concetto di fragilità e umanità, unendo alle forme delle erbe quelle delle mani stesse dei partecipanti. Un nuovo e innovativo modo di concepire l‘immagine che racconta il gesto di cura evocato dai protagonisti delle fotografie fino ad arrivare alla simbiosi e al parallelismo con la natura e l‘umanità raffigurata.

“Restando fedele al mio modus operandi – Alessandra Calò spiega – ho creato sovrapposizioni dove materiali d‘archivio, fotografia e processo analogico di stampa si fondono per dare vita ad un‘opera. La tecnica consiste nell‘esporre oggetti a contatto con l‘emulsione fotosensibile, nello specifico quella utilizzata per il nostro erbario è composta da sali d‘argento e di ferro, e si chiama callitipia. Ho realizzato numerosi progetti con doppie esposizioni e sovrapposizioni, ogni immagine è unica, così come è unico ciascun partecipante. Oggi si punta alla perfezione con altissime risoluzioni…io cerco di andare controcorrente e puntare al difetto, perché è lì che riconosco l‘umanità. Percepisco l‘essere umano propriamente il risultato di svariate sovrapposizioni”.

Nel suo testo critico, che accompagna la mostra, Azzurra Immediato sottolinea che “…La ricerca che riconosce l‘animo umano come abitante di questa terra, con il suo mistero esistenziale e la sua attesa immanente, è parte dell‘abbecedario attuato da Alessandra Calò, nei suoi progetti artistici ed in particolare da Herbarium. I fiori sono rimasti rosa…. che sviluppandosi in una forma composita di teche, stratificazioni di supporti e scrittura, sembra perimetrare una dispersione di storie, di soggetti, di un tempo passato e di visioni in grado di porre in stretto dialogo il presente. Il suo processo di analisi e un trascorso altero che Alessandra Calò, insieme alle sei persone che l‘hanno accompagnata nei Musei Civici di Reggio Emilia, ha ricostruito in maniera simbolica, frutto di una armonia oggettivata dal raccordo tra il processo fotografico e il fine semantico iniziale. Se la sovrapposizione, invero, definisce una sorta di ‘scrittura fotografica‘ attribuibile alla Calò, Herbarium è sublimazione di un cammino che si è mosso a partire dall‘osservazione delle antiche raccolte naturalistiche sino alla realizzazione di un erbario rayografico…. Un‘esperienza che ha scelto di radicarsi in una ramificazione di rarità, umane e naturali, attraverso cui, inoltre, la sperimentazione continua – legata a doppio filo con la relazione tra λόγος e τέχνη – per farsi esegesi della meraviglia dell‘imponderabile, della bellezza che rimanda alla dimensione essenziale dello spirito e che fa persino del difetto, dell‘imperfezione, il carattere di una plusvalenza ontologica avente luogo nell‘alveo della purezza umana, laddove la verità non è una certezza bensì una pluralità di punti di vista tali da rendere veritiere talune dinamiche.

Da questo progetto, dal profondo significato sociale, è nato anche un libro d‘artista dal titolo “Herbarium. I fiori sono rimasti rosa” pubblicato da studiofaganel editore.


LAVINIA TURRA
Nata a Bologna, cresciuta fra donne che tagliavano e cucivano, ha frequentato da bambina antiche sartorie e imparato l‘amore per questo lavoro. Il suo mestiere nasce e cresce con l‘uso delle mani, che conoscono e usano non solo i colori e le matite, ma soprattutto le stoffe e i tessuti, adoperando forbici, ago e filo. Arriva a questo lavoro attraverso un‘attrazione e una lunga strada di "connivenze" e "complicità" legate all‘arte, alla pittura, al teatro.
Curiosa per natura, la relazione personale e l‘ascolto sono alla base del suo modo di “vestire” perché l‘abito, “deve rappresentare la donna e non travestirla”.
Nel 2017 fonda Maison laviniaturra, sentendo la necessità di uno spazio che non solo offra ma accolga, come solo una “casa” sa fare. L‘apertura della Maison coincide anche con l‘inizio della collaborazione creativa con la figlia Cecilia Torsello, rinnovamento e fresca energia del brand. Un prodotto 100% Made in Italy, tessuti di ricerca, forme timeless e dettagli all‘avanguardia: Maison laviniaturra propone una propria idea di lusso, legato all‘etica di produzione, all‘individualità e ispirata alla cultura del bello.

ALESSANDRA CALO
Alessandra Calò è un‘artista che utilizza differenti mezzi per approfondire temi legati all‘identità e alla memoria. Pratica dominante nel suo lavoro è il recupero e la reinterpretazione di materiali d‘archivio attraverso i quali non intende attuare una rievocazione nostalgica del passato ma proporre una nuova visione della realtà. Nel 2015 partecipa a Fotografia Europea con il progetto Fotoscopia, che entra a far parte della collezione ArtphileinFoundation.
Nel 2016 il suo progetto Secret Garden vince il Premio Combat per l‘Arte Contemporanea e successivamente realizza il suo primo libro d‘artista (2018, Danilo Montanari Editore) con prefazione di Erik Kessels, menzione speciale al Premio Bastianelli come miglior libro fotografico pubblicato in Italia. Secret Garden entra a far parte della Collezione Maramotti, Donata Pizzi, MoMA e Met Museum. Nel 2018 partecipa a Circulation Festival (Parigi) con il progetto Kochan, ed una personale all‘IIC di Madrid per la XIV Giornata del Contemporaneo. Nel 2022 partecipa ai festival Fotografia Europea (Reggio Emilia), Rencontre Photo Gaspésie (Canada), Diaphane Photaumnales (Francia). Le sue opere fanno parte di importanti collezioni e sono state esposte in prestigiose mostre e festival internazionali.

INFO UTILI MOSTRA
Herbarium. I fiori sono rimasti rosa di Alessandra Calò

DOVE: Maison laviniaturra, via dei Sabbioni 9, Bologna
INAUGURAZIONE: Giovedì 15 settembre ore 17:30
QUANDO: dal 15 settembre al 31 ottobre 2022
ORARI: dal martedì al sabato, dalle 17:00 alle 19:00
Su appuntamento. Per visitare la mostra è necessario telefonare al 320 9188304

CONTATTI MAISON LAVINIATURRA
FACEBOOK: Maison laviniaturra
INSTAGRAM: maisonlaviniaturra
SITO: maison laviniaturra

UFFICIO STAMPA: CULTURALIA DI NORMA WALTMANN

01.07.2022 # 6089
Al Palazzo Reale di Napoli in mostra Mimmo Paladino

Paolo Falasconi //

SENSORAMA. Lo sguardo, le cose, gli inganni

08 Luglio 2022 - 30 Ottobre 2022 Nuoro, Museo MAN

SENSORAMA adotta in modo colto e originale il modello del Museo delle illusioni e affida alle opere di artisti del passato e del presente l’esplorazione della relazione tra Visione e Percezione con l’obiettivo di mostrare la complessità dei fenomeni cognitivi e il “piacere” di essere ingannati.

L’illusione è la nostra realtà. Perché del mondo, là fuori, vediamo il poco che i nostri occhi sono in grado di vedere. “How your eyes trick your mind”, come gli occhi ingannano la mente, dicono gli inglesi. Il risultato è una rappresentazione delle cose che non è reale per niente. Tocca al nostro cervello orientarsi fra apparenze ed enigmi.
Chi si occupa di percezione parte da queste premesse, ma sa di avere alle spalle secoli di discussione filosofica, da Platone in avanti. La domanda “vediamo davvero la realtà?” è un antico dilemma. Oggi però le neuroscienze possono cominciare a dare una risposta, studiando gli organi di senso e analizzando la capacità del cervello di interpretare i segnali che questi gli inviano.

Il museo MAN di Nuoro, che da sempre si dedica alla ricerca e ai diversi linguaggi del contemporaneo, inaugura una nuova stagione espositiva che mira a riflettere su alcuni temi sollecitati dal dramma della pandemia e della reclusione: la comunicazione interrotta, lo sguardo velato dal diaframma di uno schermo, la lettura delle immagini sottratte alla vista e restituite in una realtà virtuale. Tornare a guardare, ad allenare gli occhi e a porsi interrogativi sulla verità (o meno) della visione è lo scopo di una mostra che, partendo da antecedenti storici, dai padri nobili di una pittura di verità e d’inganno, come René Magritte e Giorgio de Chirico, apre lo spettro alle indagini estetiche più recenti in fatto di percezione e autenticità. Ecco allora le fotografie allo specchio di Florence Henri o le tavole ottico-cinetiche di Alberto Biasi, gli ambienti avvolgenti e conturbanti di Peter Kogler o Marina Apollonio; e ancora, le sculture anamorfiche di Marc Didou o le performance intese come veri e propri trompe-l’œil umani di Liu Bolin, l’uomo invisibile.

Il titolo della mostra SENSORAMA è ispirato al nome di una macchina ideata nel 1957 dal regista statunitense Morton Heilig per testare esperienza sinestetiche nel suo cinema d’esperienza, al fine di amplificare impressioni, oltre che sonore con audio stereofonico, persino tattili, dinamiche e olfattive. Per vedere la musica è il nome di una sezione riservata a scoprire proprio la sinestesia, l’automatismo psichico che consiste nell’associare in un’unica immagine due contenuti riferiti a due sfere sensoriali diverse.

SENSORAMA è tanto cinema, arte d’artificio per eccellenza, “fabbrica delle illusioni” fin dal suo esordio e terreno di sperimentazioni visive delle avanguardie. Il percorso della mostra contempla la cinematografia fantastica di George Méliès basata sulla sparizione degli oggetti ottenuta con uno primitivo stop frame e la levitazione di cose e persone con la ripresa a passo uno, per arrivare alle fantasmagoriche interazioni tra avanguardie artistiche (Léger, Man Ray, Picabia, Cocteau, Duchamp…) e cinema. Cinema sperimentale appunto che, facendo suo lo statuto della magia e giocando con inganni e deformazioni percettive, butta all’aria la nostra “consueta” esperienza del reale.

I meravigliosi paradossi dell’era digitale. Con l’installazione in realtà aumentata la “non realtà” esce dai suoi confini, allaga la nostra percezione e dà un accesso a nuovi significati in una visione/versione multilayer. Senza l’impiego di device, ma grazie all’utilizzo del proprio telefonino (Bring Your Own Device), si potrà vivere la fascinazione “intelligente e complessa” di un contenuto a più strati, indispensabile completamento della visione di un mondo in transizione.

Il progetto si arricchisce di installazioni site specific, nel caso per esempio degli interventi studiati ad hoc per il MAN da parte di artisti come Felice Varini, autore di disegni nello spazio, monumentali quanto effimeri, oltre a una stanza magica progetta dal designer Denis Santachiara e una grotta di libri scavati come rocce da impronte di corpi impalpabili realizzata da Marco Cordero.

SENSORAMA vuole rappresentare insomma il grado zero della percezione, utile per ripulire lo sguardo, per tornare a stupirci di fronte ai paradossi della vista, per ricominciare a osservare le opere con sguardo indagatore, per avvicinarci alle immagini consapevoli di un limite fluido fra reale e virtuale, ma pronti ad aguzzare gli occhi per svelare i meccanismi che orchestrano il processo stesso della visione. Un invito a imparare a guardare. Ma, soprattutto, a dubitare.

Catalogo Electa con testi di Baingio Pinna, Chiara Gatti e Tiziana Cipelletti

Ufficio Stampa
STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Via San Mattia 16, 35121 Padova
Tel. +39.049.663499
referente Simone Raddi, simone@studioesseci.net
www.studioesseci.net

MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro
Via Sebastiano Satta 27 – 08100 Nuoro
tel +39.0784.252110
Orario invernale: 10:00 – 19:00
Orario estivo: 10:00 – 20:00
(Lunedi chiuso)
info@museoman.it

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