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31.08.2022 # 6111
A Torino Tornano i Graphic Design Days

Paolo Falasconi //

A Torino Tornano i Graphic Design Days

Il festival internazionale di visual design dal 17 settembre al 2 ottobre 2022

Si svolgerà dal 17 settembre al 2 ottobre la settima edizione di Graphic Days®, il festival internazionale di visual design promosso a Torino dal 2016 dall‘associazione Print Club Torino, dall‘agenzia quattrolinee e dall‘associazione Plug. Per la prima volta il festival sarà completamente diffuso in città in 6 location principali e con un calendario di oltre 40 appuntamenti a cura degli studi di design del territorio. Altra novità importante di quest‘edizione: tutte le iniziative saranno dedicate al tema Kids.

“Abbiamo scelto di innovare il format del festival” sottolineano Ilaria Reposo e Fabio Guida, curatori artistici di Graphic Days® “perché desideriamo aumentare la pervasività dei nostri contenuti in città e mescolare i pubblici. Non più quindi un luogo principale che ospita la gran parte degli appuntamenti, ma numerose sedi che inaugurano in giorni diversi e illuminano differenti aree delle città, dando vita a un fitto calendario di iniziative che coinvolgerà 12 quartieri e un comune fuori Torino.”

Il 17 e 18 settembre la settima edizione di Graphic Days® apre con un evento speciale all‘interno dei Docks Dora, con un programma di mostre, workshop, talk, proiezioni video, performance, una mostra dell‘artigianato e un‘area food & beverage allestita per l‘occasione. Il 21 settembre inaugura una mostra personale dell‘illustratore Lucio Schiavon presso Spazio Musa, il locale polifunzionale situato di fronte al Santuario della Consolata; si tratta della prima personale dell‘artista, una retrospettiva sull‘opera dell‘illustratore e un percorso declinato sul tema Kids, realizzato ad hoc per il festival. La casa del festival sarà nella Manica del Mosca della Cavallerizza Reale, che dal 23 settembre al 2 ottobre sarà animata da un ricco palinsesto di iniziative tra performance, talk, appuntamenti con illustratori e serigrafi, a corollario di un ampio percorso espositivo dedicato alle eccellenze del panorama del visual design internazionale.

Tra le 6 location principali, il laboratorio Print Club Torino dove il 24 e il 25 settembre si svolgeranno workshop dedicati alla serigrafia e alle tecniche di stampa e la Casa del Pingone che ospiterà una mostra dell‘artista Riccardo Colombo e alcuni laboratori.

Le serate del 27 e del 29 settembre saranno dedicate agli appuntamenti del calendario In the city: oltre 100 studi di design, artisti e realtà che operano sul territorio partecipano al festival curando e progettando nelle proprie sedi 42 iniziative dedicate alle tematiche del festival.

Non si tratta di un festival per kids, ma di un festival che affronta come il visual design si declina per i bambini; non mancheranno in ogni caso anche attività direttamente rivolte ai più giovani. In particolare, dopo la chiusura del festival, venerdì 7 e sabato 8 ottobre verrà attivato un nuovo hub: Cumiana15, per l‘evento off pensato per i bambini dai 6 agli 11 anni e per le loro famiglie con l‘obiettivo di stimolare lo sviluppo della creatività e delle capacità cognitive nei più piccoli. Il programma sarà realizzato con il supporto scientifico di Giorgio Camuffo, professore di comunicazione visiva presso l‘Università Libera di Bolzano e capoprogetto di EDDES, il programma di ricerca dedicato all‘applicazione del design in campo educativo e formativo.



03.10.2022 # 6140
A Torino Tornano i Graphic Design Days

Marco Maraviglia //

AI - Artificial Intelligence. I nuovi confini dell‘intelligenza artificiale per la produzione di immagini

Appunti da una video-call fatta con Massimo Nava, Ida Marinella Rigo e Sabry Ardore

Tutto quel che vedremo nell‘imminente futuro non sarà sempre vero.

In realtà è da sempre che una fotografia può essere ingannevole se decontestualizzata o manipolata in camera oscura per eliminare dissidenti dalle foto dei regimi o rielaborata con un software di post-produzione digitale per levigare fianchi e ringiovanire un soggetto o semplicemente perché è stesso l‘inquadratura a non mostrare ciò che c‘è dietro di essa.

Ma qui parliamo di intelligenza artificiale. Già impiegata in vari ambiti scientifici. Software ai quali si insegna a pensare per fare meglio ciò per cui sono predisposti. Gli “parli” e loro imparano. E più gli parli, più associano le informazioni ricevute perfezionandosi nel loro compito.

Non dobbiamo pensare ai risvolti pazzeschi come in Io e Caterina di Alberto Sordi dove la domestica robot si ingelosisce mettendo la casa a soqquadro. E nemmeno dobbiamo temere di ritrovarci di fronte al kubrickiano Hal 9000, famigerato computer di 2001 Odissea nello Spazio.

Qui ci si rilassa. Anzi, si fa arte. Si genera l‘inesistente per renderlo visibile.

 

L‘Intelligenza artificiale negli ultimi mesi è approdata con vigore nella produzione di immagini.

Ci troviamo di fronte a ritratti di donne bellissime, paesaggi mozzafiato, cavalli che corrono a pelo d‘acqua in mezzo al mare e via via tutto ciò che è immaginabile, è visualizzabile. Sarà visualizzabile. Con effetto foto-realistico. A prova di inganno. Il post-Surrealismo iperrealista del XXI secolo.

Non a caso uno dei primi software utilizzati per l‘AI Art è DALL·E che pronunciandolo ricorda uno dei più grandi surrealisti: Dalì.

 

L‘arte generativa sviluppatasi dagli anni ‘80 in poi è un po‘ la madre dell‘AI per la produzione di immagini. Ma era qualcosa di poco gestibile rispetto agli strumenti che si stanno sviluppando non solo per l‘illustrazione ma anche per l‘elaborazione di testi, musica, video.

I programmi AI di produzione immagini da agosto 2022 hanno avuto un‘escalation grazie al loro costante utilizzo di smanettoni che hanno individuato nuove opportunità creative. “La funzione sviluppa l‘organo”, verrebbe da dire. Utilizzabili su piattaforme proprietarie in versioni Beta, ogni immagine prodotta da artisti digitali, grafici, creativi, non fa altro che implementare le conoscenze al programma stesso.

 

“Text-to-image” è il percorso. Scrivi parole, frasi, testi di canzoni o brani di romanzi e gli algoritmi generano l‘immagine in base a quanto hanno già appreso dagli utilizzi dei precedenti utenti.


© Sabry Ardore

Facemmo un esperimento con amici: inserimmo contemporaneamente la stessa prompt sulla stessa piattaforma, da computer diversi, e il risultato finale fu la produzione di immagini simili ma non uguali.

- Sabry Ardore

 

Perché gli algoritmi hanno una velocità di calcolo vertiginosa. Riconoscono cosa hai realizzato in precedenza cercando di comprendere e affinare il tuo stile personale.

Dipende da quali “filtri” hai utilizzato per le precedenti creazioni. Se hai dato input di stile artistico alla Hopper o che richiamano quello di Van Gogh o di artisti del Rinascimento.

Perché il software è stato comunque scritto inserendo a monte grandi quantità di immagini trasformate in algoritmi. E a quelle immagini si aggiungono via via quelle generate dagli utenti, interfacciandosi, producendo in maniera esponenziale ulteriori dati messi a disposizione dal software stesso e quindi degli utenti. Ma i programmi sono ancora dei fanciulli che hanno ancora tanto da apprendere. E allora può capitare che inserendo nel prompt il nome di uno degli autori conosciuti, si possa generare un‘immagine che riprende il suo stile. Perché anche quello è un parametro intercettato dagli algoritmi.

I prompt sono visibili su alcune piattaforme e quindi copiabili come su Midjourney e Dream Studio, su altre piattaforme restano segreti.

 

Non è raro che ci siano digital artist che si vedono clonati nello stile anche perché c‘è stata un‘impennata di visite sui loro profili. È uno dei motivi per cui gli algoritmi potrebbero cercare di lavorare principalmente su artisti deceduti per evitare implicazioni anche di copyright.

- Massimo Nava

 

Algoritmi… ma quanto sono intelligenti?

 

Capita che ci siano alcuni limiti per la generazione di immagini in AI. Le estremità corporee e a volte le proporzioni nelle figure a mezzo busto e intere non sono congrue.

- Ida Marinella Rigo

 

È ancora tutto in progress, da sperimentare. Artisti digitali e non, grafici, fotografi, nerd o semplici curiosi stanno in realtà contribuendo a sviluppare l‘opportunità dell‘AI Art. Non è importante saper scrivere un poema ma avere le idee chiare di ciò che si vuole ottenere digitando le parole giuste nei prompt. E i programmi miglioreranno sempre di più.

È possibile rimodificare una propria fotografia originale come aggiungere un vestitino, cappellino e sciarpetta al proprio gatto tanto che sono stati nel frattempo annunciati nuovi plugin per Photoshop e altre applicazioni.



© Massimo Nava



La muscolatura del corpo umano non è generata al top ma è qualcosa che via via si sta perfezionando. Al momento le piattaforme non riescono però a produrre linee prospettiche e questo è un altro limite che dovrà essere superato.

- Massimo Nava

 

Ma come iniziare a esplorare e praticare in questo fantastico mondo dell‘AI con DALL·E, Midjourney e simili?

Al momento, essendo tutto in versione beta, non è ancora possibile acquistare programmi. A volte ci sono delle waitlist: ti registri, ti metti in lista di attesa fin quando ti viene dato l‘ok per iniziare.  Recentemente è possibile iscriversi su DALL·E 2 senza mettersi in coda.

Il suggerimento che darei è quello di seguire il gruppo AI Art dove, cercando i post dei moderatori, vi sono indicazioni utili per iniziare attraverso varie piattaforme. Eh sì, perché qui è come se si trattasse di provare varie auto per scegliere quella più adatta alle proprie esigenze.

 

Sono strumenti che servono a produrre immagini quando in rete non si trovano quelle gratuite che servirebbero per un lavoro.

- Sabry Ardore

 

In un futuro, forse non tanto lontano, potremmo ritrovarci buona parte delle immagini pubblicitarie create con AI. Libri illustrati grazie all‘intelligenza artificiale. E probabilmente scorreranno fiumi di parole come oggi stiamo ancora a discutere su quale sia la “vera fotografia” tra pellicola e digitale.

Ma i problemi che si potrebbero presentare saranno altri.

 

Potremmo ritrovarci in situazioni che distorcono la realtà con serie implicazioni sociali come il bullismo o la circolazione di immagini false di persone inserite in filmati di Youporn o Onlyfans o anche per fini politici.

È chiaro che la direzione giusta sarà quella di regolamentare l‘utilizzo di questi strumenti come l‘inserimento di metadati accessibili o filigrane individuabili da appositi lettori.

- Massimo Nava

 

Ci saranno casi in cui i media, senza verificare ciò che pubblicano e in buona fede, ci mostreranno scene di cronaca internazionale realizzate con l‘AI?

 

Ma guardiamo con entusiasmo ai vantaggi delle opportunità dell‘AI.

Oltre quelli che possono essere gli impieghi creativi nel campo dell‘arte e della comunicazione per gli addetti ai lavori, credo che queste applicazioni abbiano fatto la felicità di qualcuno. Ragazzi e adulti che si sentono di creare qualcosa artisticamente. Qualcosa di divertente e appagante che si vive attivamente.

- Ida Marinella Rigo

 

 

Insomma l‘AI ha un suo fascino per la produzione di immagini nel prossimo, immediato futuro. Ma attenzione a non ritrovarsi coinvolti in bugie visive pericolose perché la storia di Al Pacino che riesce a sostenere un grande inganno in S1m0ne è solo un film.



© Ida Marinella Rigo


TIMELINE: LA RAPIDA EVOLUZIONE DELL‘AI

A cura di Massimo Nava


«La premessa è il continuo "riversamento" di funzionalità, fenomeno facilmente osservabile tra le piattaforme che si inseguono in un turbinio di "botta e risposta" che si è velocizzato dalla fine di agosto fino ad oggi (generando, del resto, la mole di articoli e criticità cui accennavo durante la diretta - riferimenti in basso, a fine elenco).»

 

1      Artbreeder, l‘antesignano più noto (2018-2021+): 

Questa piattaforma è la prima ad aver suggestionato gli artisti con le sue funzionalità GAN-generative. Si basa su interfaccia e parametri da governare che costruiscono il risultato in un "mix" interattivo perpetuo (virtualmente). Negli ultimi mesi ha proposto un aggiornamento al suo modello costruttivo ma sembra essere rimasta un po‘ indietro rispetto agli altri. Prevede una formula a pagamento con abbonamento mensile.

2      Nvidia Canvas (2020-2021+): 

La nota Nvidia fece scalpore un paio di anni fa mostrando questa sua applicazione disponibile solo su SO dotati di schede Nvidia. Nei video diffusi inizialmente fu grande lo stupore nell‘assistere ad una modalità di "disegno assistito", promessa che venne mantenuta nella Beta rilascia agli utenti. Il software è ancora in Beta (un aggiornamento è arrivato da poco, mantenendo il tool nel suo stato di Beta, appunto). Nvidia dispone anche di una versione online che sfrutta la dinamica text-to-image/prompt-to-image, anch‘essa in beta, oltremodo macchinosa.

3      Wombo Dream (2021+) 

Wombo nasce nel 2021 cavalcando l‘onda AI che iniziava a farsi sentire con insistenza. Ha guadagnato consensi con la sua applicazione, basata su prompt e preset di stile, preparandosi al mercato NFT fin dalle prime battute (orientamento ufficializzato negli ultimi mesi con l‘aggiornamento dell‘applicazione). A differenza delle altre piattaforme si basa, nativamente, sul formato "Card" tipico di un genere di NFT. I risultati sono piacevoli ma richiedono più tempo e impegno rispetto alle altre piattaforme. 

Negli ultimi tempi ha iniziato ad esplorare una modalità basata su Discord.

4      DiscoDiffusion (2022)

La prima "Collab" che ha inaugurato la stagione del fermento sulle AI si impone subito con il suo stile votato alle Digital Art e, dall‘avvento di Midjourney in poi continuerà ad evolversi con una serie di rilasci frequenti. La sua modalità basata di Google Drive è gratuita e, di conseguenza, fa la felicità della massa che inizia a mostrare i propri risultati online.

5      Midjourney (2022)

Con un approccio differente (sviluppo di una community online e utilizzo dei server Discord) arriva poi Midjourney che tra maggio e agosto rilascia diversi aggiornamenti crescendo in utenza e funzionalità. Da fine agosto in poi la crescita è divenuta esponenziale prendendo "spunto" da Stability ed il suo StableDiffusion raggiungendo livelli qualitativi che spingono e sostengono la community. Dopo la trial è richiesto un abbonamento disposto su livelli diversi.

6      Dall-E (2021+)

Tra i 2 contendenti, entrambi votati alla Digital Art, la piattaforma che ha prodotto uno tsunami di recensioni online è Dall-E che, prima degli altri, permetteva di ottenere anche un buon livello di fotorealismo oltre ad offrirsi come piattaforma in grado di trasformare qualsiasi suggestione in una composizione creativa, per quanto surreale potesse essere. Il suo modello è rimasto vincolato ad un accesso limitato per molto tempo, contribuendo a costruirne il "mito" ma in ritardo sul rilascio effettivo delle altre piattaforme mentre recuperavano il terreno perduto. Oggi continua ad aggiungere funzionalità muovendosi in una direzione parallela ma diversa rispetto agli altri "contendenti". 

Online sono nate altre iniziative basate sul suo codice chiamate "Dall-E mini" come:  https://www.craiyon.com/ (che sono più divertenti che utili).

La vocazione al "meme", in tutti i casi, è evidente.

7      Stability.ai (2020/2021+)

Dalla fine di agosto (22 agosto) arriva sugli schermi l‘azienda che incendierà le polveri e spingerà ad un salto evolutivo Midjourney. È il momento di Stable Diffusion

Stability, di fatto, sarà l‘elemento che renderà "instabile" il mercato rompendo alcuni equilibri. Dispone di 2 modalità: una in versione Collab (del tutto simile a DiscoDiffusion) ed una in versione web-app, più facilmente utilizzabile dagli utenti, chiamata: DreamStudio (inaugurata il 6 settembre).

Le versioni di StableDiffusion seguono il modello gratuito e godono di applicazioni a supporto degli utenti. DreamStudio funziona invece con crediti a consumo.

 

 

 

Massimo Nava

Di Reggio Calabria. Vive a Roma.

Massimo Nava (a.k.a. Artlandis) è Creative Strategist, Social Media Expert, Digital Artist.

Freelance dal 2001 segue le evoluzioni del mondo del mondo digitale, tra sperimentazione, nuovi linguaggi visivi e suggestioni mainstream.

È admin della Community Grafici Creativi e fondatore del progetto di formazione gratuita “Artlandis‘ Learning” (attivo dal 2011 con eventi dal vivo, webinar, podcast, guide e contenuti a tema).

Nel tempo libero si dedica a Cinema e Serie, ai Videogames, alla cucina amatoriale ed alla scrittura.

Vive a Roma, immerso in rete, tra social, nuove idee e progetti.

Ama la diversità, gli archetipi e le Conversazioni.

 

Ida Marinella Rigo

Di Savona. Vive a Milano.

Ligure di nascita, nel 2002 mi trasferisco a Milano. L‘arte è sempre stata per me un bisogno, una necessità. Nel 2014 diverse vicissitudini mi portano a dover cambiare lavoro, stile di vita, a reinventarmi. Un cambiamento traumatico; ho sentito l‘esigenza di esorcizzare le mie paure e la mia irrequietezza. Nel 2016 ho iniziato a “curarmi” da autodidatta con la fotografia: tramite le immagini ho cercato di dare voce ai miei urli muti. La fotografia per me non è staticità ma movimento, mutevolezza, è l‘indefinito all‘interno del finito, è uno strumento malleabile volto a mostrare la “mia” verità. Ad oggi mi sto dedicando allo studio delle AI come strumenti da poter utilizzare come integrazione alle mie fotografie.

 

Sabry Ardore

Di Napoli. Sempre in giro per lavoro.

Fotografa e digital artist.

Laureata in fotografia, cinema e TV presso l‘Accademia di Belle Arti di Napoli, master in Pubblicità art direction e copywriting presso ILAS.

La sua è una ricerca artistica a 360° spaziando tra foto di viaggio, reportage, commercial, sperimentali, autoritratti e composizioni grafiche semplici e complesse con uno stile dark/gothic surreale.

20.09.2022 # 6136
A Torino Tornano i Graphic Design Days

Angelo Scognamiglio //

Adobe acquisisce Figma. Il mondo dell‘interface design è destinato a cambiare?

Tra smentite e conferme, cosa possiamo aspettarci per il futuro della UI/UX design

Era da qualche tempo nell‘aria, ma è stata ufficializzata da qualche giorno attraverso il blog di Adobe una delle più importanti acquisizioni nel mercato creativo degli ultimi anni.

Adobe, leader da decenni nel settore del digital design, ha acquistato Figma - un web tool che negli ultimi anni si è affermato sempre di più tra gli UX/UI designer di tutto il mondo, e che ha conquistato per le sue feature rivoluzionarie come il multiplayer - ponendo di fatto fine alla diretta concorrenza con Adobe XD. La notizia ha fatto certamente sobbalzare tutti, e le reazioni degli utenti di XD e Figma sono le più disparate, dalla rabbia all‘entusiasmo, ma al momento i piani futuri non sono noti e non è chiaro se Adobe XD e Figma continueranno a convivere sotto lo stesso tetto per lungo tempo.

Quel che è stato dichiarato ufficialmente, è che per il momento Figma non subirà alcuna conseguenza dall‘acquisizione, continuando il suo percorso di crescita individuale senza freni o vincoli di alcuna natura, ma è certo che prima o poi le conseguenze dell‘avvenimento inizieranno a sentirsi.

Figma potrebbe negli anni entrare nel pacchetto delle app Creative Cloud e, perché no, beneficiare di tutte le integrazioni con gli altri software Adobe, mentre Adobe potrebbe, grazie alle solide e moderne basi di Figma, migliorare di gran lunga l‘aspetto collaborativo in tempo reale all‘interno dei suoi prodotti, in special modo ora che sono in sperimentazione anche tool quali Photoshop Web.
Perché no, sarebbe un win-win su entrambi i fronti, non ci resta che aspettare qualche anno.

05.04.2022 # 5959
A Torino Tornano i Graphic Design Days

Nicola Cozzolino //

Quali sono le figure professionali che operano nel mondo della comunicazione visiva? Scopriamolo insieme.

In un mondo che premia sempre la velocità rispetto alla qualità, è importante saper distinguere competenze e incompetenze per evitare sgradevoli errori.

Nel corso della mia carriera professionale ho autonomamente deciso di imparare una serie di discipline un po’ per poter meglio rispondere alle varie esigenze di mercato e un po’ perché amo profondamente quello che faccio. La mia idea di base è che, quando chiedi a qualcuno di produrre qualcosa per te o se un cliente ha un certo tipo di esigenza, la cosa più importante è sapere di cosa si stia parlando.


Ma questa non è per forza una regola. Molti professionisti del settore, infatti, puntano sulla qualità e sulla formazione in una specifica disciplina. In questo modo si riduce la possibilità di commettere errori e si rispettano le diverse competenze senza prevaricazioni di sorta. Questo sistema garantisce sempre di lavorare con alti standard di qualità e consente di creare team multidisciplinari in cui ognuno opera in totale autonomia collaborando con diversi esperti in vari ambiti della comunicazione e della progettazione.


Ci si affida, dunque, alle abilità dei singoli professionisti nei vari settori di appartenenza, in grado di soddisfare i bisogni di una data commessa. Parliamo di graphic designer, web designer, illustratori, copywriter, fotografi, ecc... L’importante è, quindi, che ogni attore conosca approfonditamente e in maniera esaustiva la sua materia, in base agli studi, alla preparazione, all’attitudine e alla propria qualifica professionale, così da offrire il massimo contributo possibile nell’eseguire il proprio compito.


Questo è il modo giusto. Ma ce ne sarebbe anche uno sbagliato, purtroppo.


Spesso infatti, per esigenze di budget, per inefficienza o per mancanza di conoscenza, si affidano mansioni a professionisti che nulla conoscono di una certa materia. Assistiamo, quindi, alla sofferenza di graphic designer che si cimentano con le regole del mondo della comunicazione digitale, web designer che hanno a che fare con tecniche di fotoritocco e video editing e copywriter che provano a misurarsi con il fantastico mondo della progettazione visiva.


In pratica sarebbe come schierare una squadra di calcio in cui ognuno ricopra un ruolo diverso dal proprio. Si, certo, puoi anche vincere qualche partita, ma hai le stesse probabilità che un fulmine ti colpisca in piena estate mentre mangi il tuo bel ghiacciolo in riva al mare.


A quanto pare, perciò, un imbianchino può anche saper cambiare un rubinetto, ma se chiami un idraulico forse è meglio. Ma quali sono le discipline del design? Quante figure professionali esistono nel mondo della progettazione legata alla comunicazione?

Iniziamo dalle basi.


Grafico Pubblicitario


La figura del grafico pubblicitario, ben nota ai più per la conoscenza di alcune parole in inglese che spesso e volentieri esibisce in contesti disparati, nasce come derivazione dei primordiali illustratori nel mondo della pubblicità. Fino agli anni Sessanta del Novecento infatti, questa professione era ricoperta da abili disegnatori in grado di realizzare ritratti e illustrazioni più o meno complesse e di realizzare caratteri tipografici in corsivo per abbellire le composizioni. Con l’avvento della tecnologia, con l’utilizzo sempre più massiccio di caratteri tipografici industriali, creati per specifiche esigenze, questa figura è stata gradualmente sostituita con professionisti in grado di usare computer, di conoscere e lavorare con i font, di manipolare e lavorare con immagini e materiale vario. Ecco che nasce la figura del grafico pubblicitario, ossia quei professionisti in grado di produrre composizioni visive su formati pubblicitari seguendo le specifiche di un direttore creativo, un art director o un copywriter. 



Grafico Editoriale


Ve li ricordate quei manufatti di carta patinata simili a libri che contenevano articoli e comunicati di vario genere? Si, esatto, le riviste! Appunto, i grafici editoriali sono specializzati nella progettazione riservata a quella specifica area della comunicazione visiva. La figura del grafico editoriale è spesso tormentata e martoriata, ma le competenze necessarie ad essere un professionista in questa materia sono decisamente tante e complicate. Griglie, guide, margini, colonne, correzioni, bozze, file per la stampa e chi più ne ha più ne metta. A questi progettisti viene affidato l’arduo compito di impaginare materiale da consultare, da leggere e da comprendere (eventualmente). Credo non ci sia compito più difficile. Bisogna infatti conoscere i formati, adattare i contenuti rispetto alle griglie di progettazione, creare le griglie di progettazione, scegliere con cura font e dimensioni, contrasti e posizionamenti, conoscere le regole di lettura e leggibilità, di vicinanza e di allineamento, stabilire le gerarchie visive degli elementi, saper usare un telefono e ordinarsi un caffè al bar. Praticamente tutto, tranne lavorare con foto, immagini e illustrazioni. 



Illustratore


Gli illustratori sono quegli amici un po’ strani che avevamo a scuola, quelli che detenevano la misteriosa arte della rappresentazione visiva su carta. Insomma quelli che un po’ erano artisti e un po’ erano musicisti, un po’ street artist e un po’ casinari e che poi, non si sa bene come, a un certo punto, hanno deciso di diventare tatuatori. Quelli che, però, non hanno scelto questa strada sono diventati illustratori. L’illustrazione è la più affascinante tra le discipline applicate alla comunicazione visiva, per la sua intrinseca caratteristica di saper dimostrare il lavoro svolto. Quando si sceglie un font, infatti, tutti ignorano che per sceglierlo si è diventati ciechi davanti a un computer, che si è letto fino alla nausea o che si è guardato il lavoro altrui per trovare nuove idee fino alla denuncia per stalking. Quando invece si disegna, allora cambia tutto. Ci si perde subito in domande tipo “ma come hai fatto?” Oppure in espressioni di ammirazione tipo “madòh bellissimoh!”. 



Se, però, da un lato la figura dell’illustratore suscita tanti followers, è altrettanto vero che la fama ha sempre un prezzo da pagare. Quanti di voi, infatti, possono dire di non aver mai chiesto all’amico o all’amica che sapevano disegnare di fargli un ritratto del proprio cane ormai scomparso da tempo o di disegnargli la “grafica” per la partecipazione delle nozze del cugino “che tanto che ci vuole ci metti un attimo”?


Questa è la principale causa di morte degli illustratori: non essere pagati per il lavoro svolto. 


Recentemente, questi abili professionisti sono diventati molto richiesti. Un po’ per compensare le mancanze professionali di qualcun altro, un po’ perché ciò che si vede si vende sempre meglio. Molti si improvvisano come grafici pubblicitari o brand designer, ma non sempre i risultati sono entusiasmanti. Possedere buon gusto non è sufficiente per realizzare un progetto. Ma sicuramente aiuta. 


Ora che abbiamo fatto chiarezza sulle basi, possiamo anche fermarci a riprendere fiato. Nella prossima filippica vi parlerò di altre mitologiche figure, che vivono ai margini della società civile in tane illuminate appena dalla luce asettica di un neon, circondati da un alone di mistero e di tetra leggenda. Praticamente parleremo dei programmatori.

17.03.2022 # 5942
A Torino Tornano i Graphic Design Days

Nicola Cozzolino //

Graphic Designer cosa fa e come diventare un Grafico Professionista.

Come si svolge il lavoro di graphic designer e dove lavora un graphic designer.

La prima volta che raccontai a mia madre di voler diventare un graphic designer, mi chiese di aggiustarle il condizionatore.  Visto che sapevo usare i computer, qualsiasi tecnologia non doveva essere un mistero per me. 

Quando ho iniziato a fare questo lavoro, il graphic designer sostanzialmente era colui il quale non aveva voglia di lavorare o di studiare e perciò passava il suo tempo a fare “disegnini” al computer. 


Ma come si diventa graphic designer?


Sostanzialmente ci sono due strade: essere il cugino di qualcuno che prima o poi ti chiederà un logo per un biglietto da visita, oppure studiare. 

Io direi che la seconda strada sia più affidabile, ma come spesso accade nelle cose della vita, la strada più giusta è anche quella più difficile.


Ma le cose facili durano sempre poco. 



Come amo ripetere ai miei allievi, un graphic designer non è un artista ma un artigiano, che come qualsiasi artigiano, per imparare deve praticare. E la pratica non si improvvisa, richiede studio e applicazione. 


Per essere degli abili professionisti della comunicazione visiva, bisogna soprattutto essere presenti, essere immersi nella cultura contemporanea, attingere dal passato per proiettarsi nel futuro. E per questo sguardo attivo, è indispensabile una discreta cultura generale.


Oltre alle tecniche base della progettazione, guide, griglie, allineamenti, gestione degli spazi, equilibri, tecniche del colore, uso dei caratteri tipografici, percorsi di lettura, gerarchie visive, lo studio del graphic design si avvale di molte discipline, dalla sociologia alla psicologia, all’antropologia. 


Queste discipline sono nuclei fondanti per la competenza, non solo perché non sapremo mai con quale progetto dovremo misurarci, ma anche perché, come ogni forma di espressione umana, la grafica parla degli esseri umani agli esseri umani. 

In un bellissimo documentario su un font che ha partecipato alla più grande rivoluzione nel campo della progettazione grafica (Helvetica), qualcuno afferma che i designer collegano le loro teste a quelle degli altri con fili invisibili. Più ci si addentra in questo campo e più ci si rende conto di quanto sia vero. 

Si, è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo (cit.), direbbe qualcuno, ma in realtà si sceglie di essere graphic designer perché si segue la propria inclinazione, sedotti dal gusto e il piacere divino della creazione. 

Avere un’idea e realizzarla è una sensazione di febbrile soddisfazione. Vedere in giro il proprio lavoro, osservare l’effetto che produce sulle persone e il suo impatto sulla società è un’esperienza destinata a segnarci profondamente.


Ogni traguardo, però, necessita del suo percorso. Troppo spesso ho visto svilire questa bellissima professione, troppo spesso assistiamo allo spettacolo di millantatori di varia natura e grado che si improvvisano. No. Il design merita di più, merita rispetto e considerazione. 


Un graphic designer produce bellezza, arte, cultura, e quando si compie questa operazione si lascia una traccia di sé agli altri nel mondo. 


In definitiva, per diventare un graphic designer servono un computer, una matita e un po’ di creatività. Per diventare invece un grande graphic designer servono conoscenza, capacità, cultura e attitudine al miglioramento costante. Perché il miglior lavoro sarà sempre il prossimo, perché la professionalità si costruisce confrontandosi con il cammino percorso.


Ecco come si diventa graphic designer.  

Perché farlo?


Perché essere graphic designer è soprattutto una missione di civiltà.

02.03.2022 # 5931
A Torino Tornano i Graphic Design Days

Marco Maraviglia //

Salvatore Mattozzi, un creativo eclettico al servizio dell’informazione

Illustrazioni, fotomontaggi, immagini che hanno documentato oltre trent’anni della storia editoriale italiana tra storia, cultura e ambiente

Chi è Salvatore Mattozzi

Classe 1955. Nato a Napoli.

È disegnatore, fumettista, illustratore, fotografo, videomaker, grafico, giornalista.

Salvatore Mattozzi è uno degli illustratori più prolifici dello scenario editoriale italiano che dal 1976 vanta collaborazioni per i principali quotidiani, settimanali e mensili nazionali tra cui Il Corriere della Sera, Il Mattino, Il Sole 24 ore, Campus Web, Happy Web, L'automobile, Il Male, L'Espresso, Class. Ha realizzato copertine per libri editi da Mondadori, Pironti, Liguori. E non è tutto.

 

Il suo libretto scolastico lo indirizzava, al termine delle scuole medie, verso il Liceo Artistico ma, avendo avuto votazioni basse dovette ripiegare verso il Liceo Scientifico. Solo un paio d’anni dopo si presentò da privatista per accedere al Liceo Artistico iniziando dal II anno. Dopo una lunga frequentazione come studente di Architettura, lascia l’Università per iniziare a prendersi la sua vita.

Il suo percorso professionale è fatto di innumerevoli tappe che si sono avvicendate tra di loro con una cronologia che talvolta si accavalla, si dirama, si allunga e allarga verso varie esperienze che non possono non collocarlo in quella fascia di creativi poliedrici che hanno lasciato traccia un po’ ovunque nel campo della comunicazione.

 

Qualcosa delle sue esperienze

Iniziò a lavorare nello studio di progettazione del padre architetto che realizzava importanti edifici di Napoli.

Disegnatore tecnico ma anche costruttore di modelli plastici per importanti società. Una passione che a Salvatore Mattozzi gli è rimasta portandolo a riprodurre in scala la stazione della metropolitana dei Campi Flegrei in maniera maniacale e iperrealistica. Colorandone anche con l’aerografo alcuni dettagli. Ma questo lo fa per se stesso. Dal 2017.

Per un periodo lavorò a Radio Spazio Uno come autore di programmi tra cui Strazionissimo che si ispirava alla nota trasmissione Alto Gradimento di Arbore e Boncompagni. Lì entrò in contatto con i rappresentanti di case discografiche che notarono alcuni suoi disegni appesi alle pareti della radio e, da cosa nasce cosa, conobbe Roberto Davini che lo presentò negli uffici della casa discografica RCA dove iniziò a realizzare alcune copertine e successivamente anche per CGD Messaggerie Musicali, Bideri, Wroom.

Suo è Roghetto il diavoletto che disegnò come mascotte per RAI Radio1 di cui realizzarono un gadget che girava nelle redazioni della radio.

Su invito del giornalista Luciano Scateni, iniziò a collaborare per Paese Sera.

Nel 1979 partecipa alla prima edizione del Napoli Comics con una tavola su Stankimort, un omino che acquisiva poteri da super eroe per risolvere i problemi di Napoli ingerendo un semplice chicco di caffè. Grazie al successo del personaggio frutto della fantasia dello stesso Mattozzi, si aprirono le porte del maggior quotidiano del Sud, Il Mattino, che gli pubblicò nel 1981 un inserto di otto pagine dal titolo Super uomini si nasce.

Nel frattempo l’organizzazione della Napoli Comics, gli affidava la realizzazione del manifesto delle edizioni successive della mostra-concorso del fumetto.

Un giovane “Armando Testa” partenopeo cresceva.

Al Mattino ci resta. Anzi, gli affidano la sua postazione dove disegnare per lavorare alla rubrica Mattino ragazzi e poi nel 1986 parte il progetto W la bici dove per la prima volta vengono illustrati itinerari cicloturistici in Campania e da Mattozzi stesso individuati in quanto è sempre stato appassionato di bici, natura, storia, archeologia.

Quel suo Stankimort intanto continuava a viaggiare su altre onde, anzi, su veri chicchi di caffè perché divenne testimonial per il caffè Cirio col primo importante contratto di lavoro.

Per la pubblicità firma inoltre i manifesti per il Comune di Milano, per A2A Energia, per alcune edizioni di Innamorarsi a Napoli e Domenica ecologica e altri lavori per il Comune di Napoli.

A cavallo tra la fine degli anni ’80 e la prima metà dei ’90, Salvatore Mattozzi firma le copertine dei supplementi settimanali del Mattino: La Domenica e L’Agenda del Sole.

Nel 1999 cosceneggiatore con Sonia Bruno e Francesco Esposito, realizza le tavole per il libro La rivoluzione che non fu; Napoli 1799 pubblicato da Liguori Editore. Con ritmo serrato, ironia, tagli delle inquadrature delle strip da videoclip, colori forti.

 

L’alta velocità ai tempi delle chine e della carta

Praticamente entra nelle grazie del direttore del Mattino, Pasquale Nonno, e durante la Guerra del Golfo l’art director del giornale, Carlo Monti, lo incarica di realizzare le tavole che illustrassero la posizione dei mezzi militari. Quasi in tempo reale.

 

Si lavorava ad alta velocità e a mano. Disegni su carta. Alle 15.00 dal corrispondente a Baghdad arrivavano le informazioni. Per le 17.30 dovevo consegnare il lavoro per l’edizione di mezzanotte. Il tutto si ripeteva alle tre del mattino per l’edizione aggiornata che usciva all’alba. Perché nel frattempo truppe e carrarmati si erano già spostati.

Anche di domenica. Giorni di vacanza che saltavano. Poi l’arrivo del computer, del digitale, anche se all’inizio è stato traumatico, mi fece capire che potevo aumentare la mia velocità implementando l’analogico con la tavoletta grafica.

 

Nel periodo analogico Salvatore Mattozzi lavorava con chine, pastelli acquerellabili, areografo. “Per le copertine dei dischi i colori avrebbero contrastato troppo se non avessi usato l’aerografo per rendere le sfumature giuste.”

Nel 1993 Piergiorgio Malone, rinomato designer della grafica italiana e progettista grafico di importanti giornali nazionali, invita Mattozzi a passare al digitale.

 

I “frottage” di Salvatore Mattozzi

La stampa chiamava “frottage” alcuni lavori di Mattozzi ma in realtà erano fotomontaggi realizzati con tecniche miste: ritagli di fotografie con interventi grafici. Tecnica utilizzata da artisti del ‘900 tra cui Henri Matisse, John Heartfield, Hannah Höch.

Fotomontaggi che poi, grazie al digitale, gli hanno consentito di essere più veloce affinandone la tecnica.

Come gli inserti per il Corriere in occasione dei 40 anni di Sanremo.



tecnica- collage fotografico su carta Il Mattino - Mercoledì 8 Gennaio 1997

© Salvatore Mattozzi


Un artista?

Chine, aerografo, pastelli, fotomontaggi… Salvatore Mattozzi ha avuto nel suo percorso professionale la capacità di rinnovare il suo stile. A differenza di altri ben noti illustratori e vignettisti che sono sempre riconoscibili probabilmente per esigenze commerciali, Mattozzi ha sempre scardinato la sua creatività avventurandosi tra reminiscenze culturali e artistiche che lo hanno formato. Nelle sue illustrazioni si intravedono influenze jacovittiane, disneyane, di Bruno Bozzetto, di un certo filone della Pop Art, un po’ di Cubismo, fino a giungere al suo ultimo periodo in cui è fortemente presente lo stile Futurista.

Perché Mattozzi è un appassionato di cultura con una folta libreria i cui libri spaziano dall’archeologia all’arte, dalla fotografia all’architettura, dall’ambiente alla storia e tanti input non possono non dargli spunti alimentando quel prolifico laboratorio di creatività che è nella sua mente.

E il mondo di Mattozzi non è solo fumetto, illustrazione, fotografia, documentari realizzati per la RAI con Mario Franco e Aldo Zappalà ma anche impegno sociale, archeologico e per l’ambiente in quanto promotore dell’Associazione Gruppo Archeologico Napoletano con la quale realizza la prima carta archeologica dei Campi Flegrei e dei Monumenti storici dei Camaldoli e collabora con il Club Alpino, Lega Ambiente, Cicloverdi, WWF.

Ha esposto in varie occasioni i suoi lavori presso lo Studio Morra, al Goethe Institut, all’Institute Francaise de Naples Grenoble.

 

Non sono io a definirmi artista. Non potrei mai essere uno che dice “sono un artista”. Se lo sono, lo lascio dire ad altri.

 

La pensione

Salvatore Mattozzi è ormai in pensione ma resta attivissimo. Circondato da qualcuno dei suoi trentacinque gatti ai quali ha dato nomi di grandi aziende, continua a lavorare per se stesso. Schizzi, disegni, progetti, video, cartoni animati.

Una virulenza creativa addirittura accresciuta nel periodo del lockdown pandemico.

 

Per me non c’è bisogno dello psicanalista. Esprimo i miei problemi, paure, angosce, crisi esistenziali esorcizzandole attraverso il lavoro… di quest'ultimo periodo è tutto materiale inedito, mai pubblicato e che nessuno vedrà mai.

 

La prossima mostra

In occasione dei 130 anni di Il Mattino, alcuni lavori di Salvatore Mattozzi saranno esposti al Circolo della Stampa di Avellino.

Inaugurazione il 12 marzo alle ore 17.30

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Corriere della Sera - CorrierEconomia lunedì 9 gennaio 2012 disegno digitale su tavoletta grafica © Salvatore Mattozzi

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